Tu, quanta pazienza hai?

Perché ci sono tante persone con pazienza in formato mini? Come mai è così facile sbottare coi propri figli, e perché vedere una persona con una pazienza apparentemente infinita, stimola ancora più nervosismo?

Oggi voglio dedicare il post a questa dote, di cui poche persone riescono ad avere abbastanza riserve. Soprattutto, vorrei capire meglio cos’è che asciuga tanto in fretta le nostre piccole o grandi riserve.


pazienza

Delle vere e proprie risposte non ce le può dare nessuno; è evidente che la nostra pazienza sia risucchiata dai troppi piccoli eventi che durante la giornata ci costringono a tacere quando invece vorremmo controbattere. Tanti piccoli imprevisti ci prendono quelle energie che ci rendono carichi, reattivi e operosi di prima mattina. Ma coi figli, è davvero molto facile sbottare senza un motivo davvero valido. Soprattutto a fine giornata, quando c’è da fare e ognuno ha i suoi accumuli da far esplodere.

Accade o perché ci stuzzicano, e tanto, in un momento in cui siamo troppo presi da altro: da attività manuali o intellettuali che proprio non possiamo rimandare.

Oppure accade perché riescono a fare per la millesima volta quell’azione che noi, in quel momento non riusciamo proprio a tollerare, magari perché avevamo molto chiaramente fatto capire che no, non si doveva fare. E magari sono mesi che ripetiamo che non si fa.

Io personalmente perdo la pazienza in ambito uditivo: se è accesa la tv a volume alto, qualcuno frigna, qualcuno chiede, qualcuno lagna, qualcuno urla parole indecifrabili dalla stanza in fondo al corridoio..posso diventare una specie di esplosione vulcanica…alle volte sono stata anche tentata di scaraventare la tv dalla finestra.

Rimane un mio sogno nel cassetto, vedere volare la tv. Spero, un giorno, di poterlo fare!

Allora, tornando a noi, com’è che si può allenare la nostra cara amica pazienza a restare con noi per il maggior tempo possibile? La mia risposta, scaturita da varie letture in tema di autocontrollo e gestione dello stress  è : saper pianificare e saper accettare che probabilmente pochissimo, del pianificato, andrà in porto. Cioè dovremmo sempre sapere cosa fare e cosa far fare ai nostri figli: ma dobbiamo imparare ad accettare che no, non abbiamo il controllo su tutti gli eventi. Non è in nostro potere controllare tutto. Non dobbiamo aspirare al controllo.

E questo ci aiuterà con l’autocontrollo.

Siamo genitori e non divinità. Dobbiamo dare il massimo per impostare ritmi, regole e per mostrare ai figli come vogliamo che ci si comporti in casa e fuori. Tutto qui. Non significa che dobbiamo far girare ogni singolo meccanismo alla perfezione: questo stile famigliare da favola (che di solito si vede in tv…) è appunto, solo da favola.

Niente andrà come fantastichiamo, non saremo i genitori più bravi se i nostri figli saranno fermi affettuosi e sull’attenti come soldatini (anche perché, secondo me non ci stanno con nessun metodo). Non possiamo pretendere da noi stessi che tutto vada a gonfie vele, che in un’ora riusciremo a preparare la cena, riordinare, fare e disfare una lavatrice, farli lavare e vestire, il tutto senza intoppi. Ecco, dovremmo prevedere l’intoppo costante. Quando avremo capito che l’intoppo è sempre lì , con noi, e che fa parte anche lui della nostra famiglia, sicuramente avremo fatto un buon passo verso una migliore gestione del nostro livello di stress.

Cercando di seguire questo modo di fare, sicuramente si ottengono buoni risultati, ma c’è da fare davvero uno sforzo, insomma costerà fatica. Costa fatica non dare retta a certe immagini inculcate così fortemente nelle nostre menti, in cui “tutto va bene” si identifica con “tutto va come avevo previsto”.

Dovremmo imparare ad accettare che, in famiglia, “tutto va avanti”, e capire che sia un peccato perdere tempo ad arrabbiarsi, anziché godersi lo spettacolo.

 

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