Il terremoto degli altri

Ho sempre vissuto il terremoto degli altri.

Per tutta la mia infanzia e adolescenza non ci sono stati grandi terremoti, ho un ricordo vago di quello del 1984. Alle elementari ci fu una giornata formativa con una prova di evacuazione, che non andò bene ma non importa.

Fino al terremoto umbro del 97 non conoscevo il terremoto. Non conoscevo nulla se non le essenziali indicazioni in caso di emergenza e non pensavo che ci fossero dei sistemi per affrontarlo.

In quel periodo per la prima volta ho conosciuto la durezza di questo evento.

Nel 2001 sono andata a studiare a Perugia, il ricordo era ancora vivissimo nelle facce di tutti. I viaggi in autobus nelle vie scomode della Valnerina mi mettevano sempre un magone indefinibile. Guardavo quelle casette sparute e non riuscivo neanche a pensare come si vivesse lì, tra un cartello “forno” e uno “scuola” attaccati alle casupole.

Mi chiedevo come potesse essere sentire un forte terremoto. A qualcuno ho anche ingenuamente chiesto “com’è stato”, e la risposta

terremoto

 

 

è stata solo uno sguardo verso il basso e un moto di commozione.

Nel 2002 ho sentito per la prima volta una scossa da adulta. Mi sono sorpresa e incuriosita. Sono uscita fuori e poi rientrata per leggere dove fosse l’epicentro.

Il mio entusiasmo e la mia curiosità furono spenti dalla notizia di quella scuola. Mi sono sentita una stupida solo allora, per essermi chiesta com’è un terremoto.

Passano gli anni. Cresco e arriva il 2009, arriva L’Aquila.

Stavolta non c’è niente da dire. Siamo a pochi km effettivi, anche se in realtà sono 100. Quello che arriva la fa sembrare più vicina. Tutte le scosse di assestamento sentite tutte per bene.

Adesso non devo chiedere più niente a nessuno.

Arriva il 2012, e il terremoto va a colpire una zona ritenuta non sismica dove abitano alcuni dei miei affetti più cari.

Altra mattinata di angoscia finchè non riesco a telefonare a chi era lì spiazzato da una bestia ignota e inattesa.

Molto dolore per le conseguenze e lo strascico.

Poi arriva il 2016, e Amatrice. Stavolta facevo parte di quelli che si arrabbiano della non tempestività delle notizie, e mi sono iscritta ai tweet dell’Ingv.

Aiuto un’amica che è  all’estero a cercare una sua conoscente di Amatrice, sui social, ma niente, arriva presto la triste notizia.

Sentiamo di conoscenti che erano lì, e dopo un po’ pure lì la tristissima notizia dei loro figli.

 

Il terremoto finora è stato sempre degli altri, ma credo di conoscerlo ormai il dolore che porta.

Chi lo sottovaluta, beato lui.

 

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