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I miei TED talk preferiti #3 – Sul coding


Oggi consiglio un TED un po’ meno coinvolgente emotivamente rispetto ai primi che vi ho segnalato (qui sulla multipotenzialità e qui sull’introversione).

Stavolta ho scelto un talk coinvolgente dal punto di vista educativo e tecnologico.

Ho anche scritto un articolo sul coding, e la sua introduzione nella scuola.

coding scuola

 

Coding  letteralmente significa “fare codice” dove per codice, in campo informatico, si intende l’insieme delle operazioni che il programmatore informatico scrive e compone per comunicare con la macchina e darle istruzioni.

Ebbene questo signore, Mitch Resnick,  parla proprio di questo; attraverso la presentazione del suo software, Scratch, introduce a una programmazione per blocchi e molto intuitiva da utilizzare.

Il discorso è un poco lungo ma è davvero efficace nel trasmettere la positività di questa novità: quella di introdurre i bambini all’attività profondamente formativa e allo stesso tempo creativa e coinvolgente che è il coding. Buona visione!


 

Coding, bambini e mestieri (finora) incomprensibili

 

Negli ultimi anni  si è introdotta la questione del coding nelle scuole e dell’insegnare ai bambini a interagire coi dispositivi digitali.

Coding letteralmente significa “fare codice” dove per codice, in campo informatico, si intende l’insieme delle operazioni che il programmatore informatico scrive e compone per comunicare con la macchina e darle istruzioni.

Il tema mi affascina per due motivi:

il primo – studiare coding è una grande conquista per gli studenti: bambini e ragazzi di ogni età, iniziano (almeno in teoria) a vivere una scuola più partecipata e più attiva, fatta anche di attività creative legate al mondo che li circonda e non solo più da argomenti teorici, importanti sì, ma pur sempre troppo distanti dalla vita “vera”. O da attività pratiche che riguardano unicamente la sfera artistica: creare non è solo arte, è anche tecnologia!

coding bambini scuola

Programmare finora è stato insegnato solo a studenti del ramo informatico e fisico-matematico.  Col risultato che la maggior parte della popolazione non conosce affatto le potenzialità di un computer o non afferra la possibilità di crearsi programmi personalizzati , anche su software che usano abitualmente (per esempio i fogli Excel sono programmabili, accettano il codice, ma soltanto pochissimi utenti lo sanno e/o  sanno come sfruttare la cosa).

Questo ha portato, negli anni, a un uso passivo degli strumenti informatici : si spera che introducendo strumenti e basi per il coding i futuri utenti avranno un approccio più consapevole e più personalizzato nei confronti di computer, smartphone e app.

Ho trovato che ci sono dei veri e propri giocattoli che introducono al coding anche bambini molto piccoli, o dei software da scaricare che permettono di programmare a blocchi, in maniera intuitiva e molto giocosa.

Un esempio è questo, adatto già dai 3 anni di età : Cubetto, il gioco che insegna il codice in stile Montessori

Un esempio di software è Scratch, per bambini più grandi , diciamo in età scolastica; potete approndire attraverso questo Ted Talk.

 

Il secondo motivo per cui questa buona nuova mi ha incuriosito parecchio, è che io stessa sono stata una studentessa a cui è stato insegnato a programmare; e ho lavorato – e tuttora ci provo-  in campo informatico, senza riuscire a spiegare agli altri in cosa consistessero il mio lavoro/ le mie conoscenze in campo informatico/ il mio ruolo specifico. Non è mai facile spiegare agli altri il tuo mestiere in campo informatico: o crei siti web, o aggiusti computer rotti, oppure sei una figura sbiadita di sindacabile serietà.

E quando, scendendo nel particolare, ho cercato di spiegare cosa significhi programmare e perché e per come ci siano diversi linguaggi in uso,  ho avuto l’impressione di non essere compresa per niente. Quando ho fatto colloqui di lavoro e spiegato le attività svolte in precedenza, ho avuto l’impressione di parlare arabo antico…una volta una intervistatrice mi disse, alla fine del colloquio: “ma quindi, Java ti piace proprio? Lo usi pure per passatempo?”

Come se stessimo parlando di Candy Crush.

coding

Magari in futuro, grazie a questa pratica del coding fin da piccoli, sarà comprensibile a un maggior numero di persone il tipo di lavoro che sta dietro a un programma, a un software, a un portale interattivo, all’home banking…e ci sarà meno atmosfera di mistero : la programmazione non sarà più  vista come “roba solo per nerd”. Anche se poi autodefinirsi nerd va di gran moda sul web e ultimamente fa molto figo…Ma questo non c’entra molto!

O forse sì…forse andrebbe coltivata fin da piccoli (col coding) la parte nerd che ognuno di noi -probabilmente- ha. Una buone dose di conoscenze informatiche, e le capacità logiche e di sintesi che aiuta a sviluppare la programmazione, sapranno renderci sicuramente più liberi e più creativi. E la figura del nerd-sfigato, sono sicura, scomparirà per sempre: sostituita, forse, dal palestrato che si alimenta (ancora!) con una dieta iperproteica. Chi lo sa?

 

Staremo a vedere 🙂

 

 

 

Pedagogia sperduta e lontana

 

education

Spesso mi sono chiesta come mai una materia così importante per la comunità non venga insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado.

In particolare, la Pedagogia è una materia che viene insegnata solo in scuole volte a formare formatori (insegnanti per lo più), ed è contornata, per tutto il resto dell’umanità, da un alone di mistero. Credo che se fermassimo gente per strada e chiedessimo : “lei sa cos’è la pedagogia?” risponderebbero in maniera errata, e, comunque, anche nel caso in cui fosse un parola nota e famigliare, sono sicurissima che nessuno mostrerebbe così tanto interesse in approfondirla e cercare di capirne di più.

“Disciplina che studia le teorie, i metodi e i problemi relativi all’educazione  e alla formazione della personalità”

-Garzanti

Come mai sono teorie riservate solo alle maestre di scuola elementare e agli insegnati di materie letterarie? La teoria pedagogica in un certo senso è usata in maniera unidirezionale, è utile al maestro per saper gestire l’educazione dell’allievo, ma c’è una linea così netta tra chi insegna e chi impara? Io la vedo più una disciplina interessante per tutti, perché tutti prima o poi diventiamo maestri o educatori di altre persone.

Ne deduco che sia inserita in determinati programmi liceali e universitari per persone che dovranno affrontare l’educazione di gruppi di persone in età infantile , pre-adolescenziale, o adolescenziale. In modo che abbiano qualche strumento, qualche dritta, qualche punto fermo. Ma perché solo a loro??

E tutti noi altri?

Ci sono persone che frequentano licei scientifici o tecnici, o classici, oppure che non proseguono gli studi dopo l’obbligo scolastico, mi chiedo, tutte queste persone, non si meritano di avere , anche loro, qualche strumento, qualche dritta, qualche punto fermo?

Mi spiace che sia così, io solo quando ho avuto i miei figli ho scoperto questo mondo così vario e interessantissimo; mi sono chiesta, e se si provasse un po’ a diffondere meglio questo tipo di conoscenza? Invece di studiare troppa storia e troppe scienze quando siamo ancora molto giovani…non potremmo essere stimolati a guardare i comportamenti degli altri, degli amici , dei famigliari, sostenuti da qualche solida base teorica?

I luoghi comuni in psicologia e anche in pedagogia sono tantissimi, e secondo me sono troppe anche le pretese educative che si hanno sui genitori. I bambini devono essere educati, i genitori devono inculcare il senso del dovere, del rispetto, i genitori non devono permettere questo e quello, i bambini devono imparare questo e quello, e così via di luoghi comuni fino alla fatidica “una sberla non ha mai fatto male a nessuno”…uhm a me non piace questa ricerca dell’educazione del figlio così alla cieca..

Il genitore è costretto ad arrangiarsi, cercando di ricordare com’è stato educato a sua volta, cercando di fare il meno peggio, cercando di fare il possibile.

A volte cerca pure di rinunciare a cose in cui crede pur di tenere alta la sua dignità di educatore. Ovvio c’è anche chi non se ne occupa, pensando “tanto è carattere”…”tanto ci pensa la maestra a farli filare”…ovvio: c’è anche chi, non sentendosi adeguato, non educa.

Vorrei sapere se per voi è logico tutto questo!Dovrebbe essere un dovere sociale, essere tutti un po’ educatori, sapere almeno cosa significa. Non per forza sapere come si fa o conoscerne i segreti più reconditi. Come si fa con matematica e italiano: alla fine della terza media nessuno è onnisciente in queste due materie, ma una vaga idea, almeno, la popolazione ce l’ha…