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I miei TED talk preferiti #2 – Sull’introversione

 

Mi pare che questo qui sia stato proprio in assoluto il primo TED talk che ho visualizzato in vita mia: qualcuno lo aveva condiviso su Fb e sono rimasta affascinata sia dal tema che dall’idea in sé del programma TED. Ho notato che, ad oggi, si trova in classifica tra i primi 20 Ted più visti in assoluto.

Questi dati fanno riflettere: se un discorso sul fatto che gli introversi debbano smettere di sforzarsi di essere più estroversi, ha avuto tanto successo, vuol dire che buona parte della gente che è introversa ha vissuto questa cosa sulla propria pelle: quella di sentirsi un po’ sbagliata.

 

introverso

 

Personalmente condivido tutto, ma soprattutto il discorso del lavoro di gruppo che, se forzato o troppo incalzante, rende le capacità dei singoli meno “libere” e quindi meno creative, ma anche meno spontanee. Un vero lavoro di gruppo è quello che si ottiene come raccolta finale di idee e creatività dei singoli: in questo modo, non solo si confrontano realmente più teste, ma si percepisce anche meglio chi ha fatto cosa, e chi è più portato per cosa.

Buona visione, lettori introversi ed estroversi…

 

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Vita genitoriale: non avrei mai immaginato che…

 

Quando da piccola o da adolescente immaginavo la mia vita adulta, avevo una vaga certezza che avrei avuto dei figli, questo sì. Ecco, finora, di tutto quello che avevo immaginato, questa è l’unica aspettativa che si è realizzata in pieno, anche in anticipo rispetto ai miei programmi iniziali.

In che cosa, invece, le mie aspettative genitoriali sono rimaste, come dire, soltanto congetture e immagini sbiadite che non fanno assolutamente  parte della mia realtà odierna, ve lo spiego subito:

1.Mi aspettavo che i figli avessero un’autonomia molto molto limitata nei primi anni di vita

Praticamente, credevo che ai bambini andasse insegnato tutto, ma proprio tutto. Non sapevo che avessero già un set completo di comportamenti istintivi, non sapevo che imparassero a mangiare, esprimersi, camminare e lamentarsi da soli. Addirittura rimasi meravigliata nello scoprire che appena nati si attaccano al seno e iniziano a poppare.

Non so perché: forse l’abitudine alle bambole ferme e ignare di tutto (che non mi sono mai piaciute…), forse perché non avevo mai riflettuto su quanto l’essere umano sia “animalesco” come tutti gli altri esseri viventi, insomma fatto sta che, soprattutto con la mia prima figlia, mi sono ritrovata a dirmi: e caspita, ma questa fa tutto da sola! Ricordo in particolare quando nelle prime settimane di vita, lei già faceva tantissime espressioni facciali legate a ciò che succedeva intorno a lei: ma chi gliele ha insegnate?

2.Immaginavo pomeriggi silenziosi, notti tranquille e risvegli fiabeschi

Sapevo che i bambini piangono, che hanno bisogno di molta assistenza e che non possono essere lasciati soli, ma non sapevo che possono anche non avere nessuna regolarità col sonno, anche per diversi anni. Immaginavo la mia vita con bimbi piccoli fatta di torte fatte in casa, pomeriggi davanti alla tv con copertina e tisana, domeniche tranquille col sugo a bollire per due ore e l’arrosto in forno arrotolato da me in persona, mentre i bambini dormono fino alle 12. Oppure immaginavo che avrei finalmente coltivato hobby e letto tanti libri, dato che sarei uscita di meno e la vita mondana sarebbe crollata a picco.

Macchè. Se la domenica riusciamo a uscire per una passeggiata senza aver prima messo sottosopra tutto ciò che non è fissato ai muri, è già tanto. Se riesco a comprare gli ingredienti per una torta e a usarli prima che scadano, mi sento realizzatissima. Con l’arrivo del secondo figlio, la quantità di alimenti preparati con cura e dedizione, o con preparazioni lunghe, è scesa vicinissima allo zero, e se penso che da giovane universitaria con una cucina 2×2 condivisa in 5 mi dicevo: quando avrò la mia cucina, piena di giusti attrezzi e in cui io possa muovermi, darò libero sfogo alla mia creatività …Devo dire che mi sento davvero una che non aveva capito niente. In effetti adesso regna la regola: qualsiasi cosa vuoi fare, l’importante è che non richieda più di 10/12 minuti. Quindi ricette veloci, libri letti a colpi di due o tre pagine alla volta, riviste lette dopo 3-4 mesi dalla loro entrata in casa..film…cosa? Un film??

3.Supponevo una conoscenza maggiore  da parte dei genitori, del mondo dei figli, della loro psicologia, delle loro esigenze

Nella mia fervida immaginazione di ragazza, pensavo che i genitori fossero molto preoccupati della crescita (anche emotiva) dei loro figli; e che, non so attraverso quale canale o quale ambito, ricevessero qualche indicazione o suggerimento per la loro educazione e per capire le loro esigenze. Invece, nada. Deserto. Voragini. Il nulla eterno. All’educazione dei figli, ci pensano la scuola, il catechismo, e l’improvvisazione. Chi ha figli più complicati da gestire…si attacca!! O inizia iter irritantissimi e costosi tra diagnosi varie, richieste di sostegni alla scuola, definizioni varie di disturbi più o meno eidenti e tanto altro ancora.

In questo sono rimasta molto delusa…siamo sicuri, di essere così tanto evoluti come crediamo?

4.Immaginavo una regolarità e una scansione dei tempi definibile a priori

Sempre a causa della mia immaginazione ingenua e martellante, mi aspettavo che la vita genitoriale fosse, diciamo, più scandita e regolare di quella da gente senza figli. I figli vanno a nanna presto, hanno i loro impegni, ci sono orari precisi da rispettare e quasi quasi ci si annoia… Il weekend si pianifica, il ristorante si prenota, la vacanza si decide con calma, tutto è più schedulato.

Anche qui, profonda sorpresa. I figli ti insegnano a vivere sulla cresta dell’onda, momento per momento, senza fare piani troppo ardimentosi e ottimisti. La regolarità diventa solo quella di andare a fare la fila dal pediatra: tutto il resto è improvvisazione, last minute, lo decido il nanosecondo prima di farlo, vediamo come sta, a volte tutto in pomeriggio va deciso in base a se e come è stato fatto un opportuno sonnellino. Quella volta che si addormenta e credi di avere solo 20 minuti di respiro, è la volta che dorme 5 ore filate e tu avresti potuto fare il cambio di stagione a 4 armadi , farti la tinta e preparare le lasagne per il freezer. Ma non lo hai fatto, perché sai che non puoi iniziare lavori del genere e poi lasciarli a metà.

Forse qui il problema è mio. Accetto consigli.

5.Mi aspettavo…una maggiore facilità nella gestione degli affari famigliari

Mi aspettavo una gestione della vita dei piccoli un poco più sostenibile. Attività, campi estivi, locali adatti ai bambini, reti di babysitter…Diventa tutto molto, molto complicato se la mamma deve lavorare e non ha una o più nonne a totale disposizione. E non è solo una questione di fatica o di spese: ci sono proprio dei vuoti, assenza di servizi, assenza di spazi pensati per i bambini, assenza di idee per genitori sommersi dagli impegni. Il bambino diventa qualcosa a cui trovare una sistemazione, e per questo molto spesso i bambini sono sovraesposti ad attività varie, palestre, lingue, musica ecc ecc: perché i genitori hanno bisogno di un sostegno, e non possono più permettersi di stare a casa coi bambini fino alla loro maggiore età. Che si fa se i genitori devono uscire di sera? Che si fa se un genitore è fuori e l’altro ha impegni impellenti?

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Che si fa d’estate? Dove vanno i bambini quando la scuola è chiusa?Boh! Avverto un po’ di senso di abbandono, della serie, hai voluto i figli, e adesso ti attacchi.

 

Queste sono state le mie perplessità di madre, finora, che hanno completamente spiazzato il mio ideale giovanile di vita coi figli. Ho parlato soprattutto di vita pratica, perché è proprio quella che immaginavi diversa. Il resto, sentimenti, emozioni e legami, non sono neanche immaginabili a priori, e , com’è giusto che sia, soltanto l’arrivo del figlio crea quel senso di meraviglia e di desiderio di giustizia nel mondo. Che quando non hai figli, puoi solo immaginare e pregustare; quando poi arrivano, diventano un’inspegabile forza  che ti fa sopportare tutto il resto!

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Questo post partecipa al progetto #Stormoms sul tema di Marzo: Grandi speranze e grandi aspettative

Due è già troppo, in Italy

Passare da uno a due figli per me è stato decisamente “frettizzante”. Un termine inventato ora da me…per esprimere la sensazione che vivo ormai da più di due anni.

Le mie attività sono frettizzate. Non frettolose. E’ diverso.

Mi si è frettizzata la vita. Nel senso che in ogni momento, sono necessariamente concentrata sul momento successivo. I pensieri corrono sempre a qualche ora dopo, qualche giorno dopo, qualche mese dopo. Un accavallamento di cose, nomi, appuntamenti, orari, richieste, fogli da firmare, presentare, consultare cerca costantemente di essere districato e portato di pari passo allo scorrere dei giorni sul calendario.

Giochi, vestiti che diventano piccoli, menu da inventare, merende da preparare, ingredienti da controllare si accatastano nella mente…Zainetti, intimo, bagnetti, tutto più schedato e più schematico, rispetto al figlio unico. Frettizzato e anche organizzato, magari male organizzato, ma necessariamente più metodico.

Tant’è che il mio relax mood in cui ho sempre vissuto ha iniziato a essere un tantino insufficiente e ho dovuto necessariamente fare delle scelte organizzative in casa: comprare divisori per armadi, decidere di sistemare i giochi in uno scaffale, decidere di togliere alcuni giochi dalla circolazione, e così via.

Ma tutto sommato, non ho trovato questo passaggio faticoso, a livello materiale: gli oggetti essenziali e più ingombranti erano già in casa, la consapevolezza che anche il secondo figlio avrebbe potuto dormire poco, e comunque la distanza di età tra i miei figli (5 anni) mi stanno permettendo di affrontare i vari passi con una certa praticità.

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A livello mentale invece la stanchezza si fa sentire, molto probabilmente perché ho dei figli psicologicamente stancanti, più che fisicamente. Non sono dei gran corridori/ arrampicatori/ stravolgitori di arredamento, riescono a stare a tavola seduti, vengono volentieri in macchina e non piantano un capriccio nel bezzo mezzo del supermercato affollato. No, loro sono apparentemente tranquilli. Il che significa che se li incontri per strada o se ci vieni a trovare, loro appaiono calmi. Ma è solo una copertura…:) Continua la lettura di Due è già troppo, in Italy

L’allattamento e il suo significato profondo: sono solo opinioni?

Col mio primo figlio, l’immagine mentale che avevo dell’allattamento era questa: la donna partorisce, produce latte, il bimbo beve, poi dopo un po’ si aggiunge il latte in polvere perché quello materno non basta, poi si passa piano piano ai primi cibi diversi, pappine, brodini, e poi in una data non precisa si passa al cibo spezzettato dei grandi. Non avendo parenti coi bimbi piccoli, e non frequentando nessuna persona con bimbi piccoli o che lavora in ambienti  dedicati all’infanzia, non potevo avere altre fonti, se non quella della pubblicità. Continua la lettura di L’allattamento e il suo significato profondo: sono solo opinioni?

I soliti film di Natale? Ma anche sì!

il post parla dei miei film di natale preferiti per bambini. In genere non scrivo articoli in base al calendario e mi piace scrivere cose che siano rileggibili in qualsiasi momento dell’anno.

Questo, però, è il primo Natale che passerò in compagnia del mio blog. Quindi voglio scrivere un articolo natalizio. Ma unirò alla mia solita manìa di suggerire idee per i bimbi, un certo desiderio di rendermi utile: so che passare le vacanze di Natale, coi bimbi in casa, non è semplice.

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Quindi mi diletto in una dissertazione sui migliori film di Natale per bambini da vedere da soli, in famiglia, con gli amici, coi nonni…

Pellicole per tutti, alcune un po’ datate, forse viste e riviste: ma i bimbi sono piccoli, per loro niente è trito e ritrito; da qualche parte dovranno pur cominciare

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3 punti per l’autonomia dei nostri figli

I nostri figli sono un pezzo di noi, ma coincidono con noi? Dove arriva il limite della pertinenza del nostro intervento?

I figli vanno incoraggiati a fare da soli o vanno seguiti, con una presenza palpabile, affinché ci sentano sempre al loro fianco? E fino a che età?

Boh.

Mi piacerebbe chiederlo a qualche esperto, magari un giorno intervisterò qualcuno, ma per il momento mi piace scrivere sul blog ciò che penso io, una mamma qualunque, perché il mondo è fatto di mamme qualunque come me, e non di iper-extra-arci-laureati in materie psicologiche e sociologiche. Quindi, vediamo, che ne penso? Mia figlia ha quasi 7 anni, ed è questa l’età in cui lei sta facendo  le prime cose “da sola”: per esempio, resta in palestra da sola, va dai nonni da sola, scende a comprare il pane al negozietto sotto casa…e cose del genere.

Per i compiti, ha raggiunto una certa autonomia ma preferisce che io sia lì a fianco a lei, o poco distante, e che controlli senza invadere troppo. Ma come si fa a restare alla giusta distanza?

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Come si fa a non finire nel sostituirsi si figli e fare le loro cose, al posto loro? Spesso, nei compiti, sarebbe tanto più facile suggerire e aiutare i propri figli: si farebbe prima, i figli avrebbero una spiegazione in più, un’occasione in più per ascoltare la regola o la definizione…Ma stiamo veramente facendo i genitori, in questo modo?

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Nomi, tu a quale scaglione appartieni?

Nomi e scelte.
Non mi piacciono, in generale, gli incolonnamenti in categorie, soprattutto quando si parla di genitori. E’ divertente, e anche abbastanza facile categorizzare e deridere i vari stili genitoriali e di comportamento, e di solito non lo faccio perché credo che sia una cosa riduttiva e poco utile, se non per farsi due risate. Ma dopo aver sentito che la Canalis ha dato un nome molto particolare a sua figlia ( non leggo questo genere di notizie, ma te le fanno spuntare ovunque!)…ho deciso, lo farò pure io un post sulle categorie di nominatori di figli.
Tu, che nominatore sei?

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Lo storico-epico

Il genitore che vuole riportare in voga nomi ormai desueti perché troppo antichi, per stufo o per  personaggi troppo particolari ad essi associati.

Tutti i nomi che troviamo nei libri di storia e probabilmente in molti musei.

Romolo, Achille, Dedalo e Icaro, Ulisse, Cleopatra, ce ne sono tanti, nomi di mitologia greca o romana, o di storia dell’Italia e dell’Europa…Cristoforo, per esempio, non è un nome qualsiasi. E neanche Aristotele. E neanche Atena o Penelope. Isacco o Giacobbe…sono tutti bei nomi, ma senza dubbio, da un certo gusto evocativo rivolto al (tra)passato.

Il classico a tutti i costi

Per forza nome classico. Non troppo particolare nè straniero, non suoni troppo complicati. Non troppo antico nè troppo moderno. Classico, e basta. Maria Roberto e i 4 evangelisti. Tutto è il resto è azzardo senza senso. Tutti gli altri fanno del male ai loro figli. I nomi classici sono stupendi, peccato che siano pochi, se uno fa 4 figli è già in difficoltà.

L’esotico

Può essere come vuole, l’importante è che suoni strano. Che metta in difficoltà chi dovrà scriverlo o comprenderlo. Per il resto va bene tutto. Il top dell’esotico è il nome Rosario per una bambina. Diffuso dove, in America Latina? Sicuramente bello ma, per me, metterlo altrove, è proprio l’emblema del genitore che gode nel dire: lo chiamo come cazzo mi pare.

Il ricercato

Il genitore che sceglie un nome molto particolare, spesso con un significato nascosto profondo e misticheggiante. Oppure con una significato legato a qualche sua passione. Non mi viene in mente nessun esempio scrivibile. Forse una volta ho letto di una certa Persefone che si chiamava così perché sua madre amava la danza classica e la mitologica Persefone ne era in qualche modo legata. In questo caso sfiora anche l’epico-nostalgico, ma insomma il succo è questo: non metto mica un nome così alla leggera, tanto per urlare al parchetto. Metto un nome con un senso.

Il modaiolo

Assolutamente nome contemporaneo. Banditi i nomi dello scorso decennio, figuriamoci un nome storico. Nomi biblici? E mica siamo sul set dei 10 comandamenti? Qui siamo nel tremila, i nomi devono essere al passo coi tempi. I nomi che mi ispirano modaiolità sono quelli tipo Aaron e Swuami. I nostri nonni non avrebbero neanche saputo leggerli, quindi sono moderni il giusto. Anche su questa scia possono trovarsi gran bei nomi, anche italiani, tipo Iurih, ma peccato che a volte i nonni vivano abbastanza per poterli chiamare o per dover compilare un loro modulino per la scuola. Cioè va bene tutto, ma il gusto di mettere altri in difficoltà, no. L’importante è fare un bel cartellino chiaro in modo che possano ricordarsi lo spelling, almeno i familiari.

Il melodico

L’importante è il suono. E l’accoppiata col cognome. Non importa se chiamo mia figlia Minima o Mela. Suona bene col cognome. A parte gli scherzi, io forse sono un po’ di questa categoria, il suono conta molto per me, visto che poi dovrà echeggiare per anni e anni nella nostra vita…Scegliere un bel suono per me è un’ottima scelta.

Il composto

I genitori compostanti per me sono quelli che hanno sempre avuto il nome del cuore e non riescono a rinunciarvi: allora ben venga, aggiungere il nome in più, che sia un ricordo o una fissa o un legame o quant’altro. Mi sarebbe piaciuto un nome composto per i miei figli, ma non trovavamo accordi su un nome, figuriamoci su due! Però ha il suo fascino, e di certo, in caso di omonimie, è molto più carino avere un secondo nome che essere chiamato nome+cognome, o peggio ancora solo col cognome.

L’estroso

L’estroso è quello che gode della mia ammirazione: abbina le tipologie precedenti creando nomi unici e particolari. Oppure, sceglie nomi che non sono comunemente usati come nomi, riuscendo comunque ad ottenere un buon risultato e una sensazione piacevole a chi ascolta. Un grande esempio: Africa. Una coppia di miei conoscenti ha scelto questo nome e io ne sono rimasta affascinata. Coraggio quanto basta, voglia di dare un senso, melodicità, esoticità. Certo non è un nome classico, ma avrebbe potuto esserlo.

Il rinominatore

Rinomina i figli coi nomi dei propri genitori. Per alcuni non è una scelta:si fa così e basta, per altri una scelta un poco obbligata. Per altri (come nel mio caso) è un colpo di fortuna, perché si ha un nome che piace e che accorda due genitori sprovvisti di un nome preferito. Secondo me molto adatto anche agli indecisi, o a chi ha paura di sbagliare. Però attenzione, andiamoci piano, perché se il modaiolo a tutti i costi rischia di cadere nel ridicolo, certi nomi di nonni e bisnonni, pure non scherzano. Ci vuole un po’ di coscienza.

Tu come hai scelto il nome, o come lo sceglieresti? Io in definitiva mi pongo tra un melodico e un nostalgico, di certo mi sento poco modaiola e non mi piacciono i nomi che contengano le lettere straniere. Ma ammiro molto chi sceglie un nome molto particolare, senza sfiorare quell’alone di difficoltà nella scrittura o nella pronuncia che, secondo me, non è bene trasmettere come eredità ai nostri pargoletti. Dover ripetere il proprio nome per incomprensibilità per me no, non è un bel fare. Sempre per quel discorso, che il figlio sì, è nostro, ma ancora prima di chiamarlo per nome per la prima volta, dobbiamo ricordarci di rispettarlo.

Figli: e il pezzo di vita senza di loro, dove lo mettiamo?

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Oggi parlerò di uno dei ricordi più cari, più bistrattati e sicuramente più fraintesi e incatalogabili: il ricordo di quando non ero ancora diventata mamma.

Un ricordo sempre estremizzato: ci sono i negazionisti (quando non avevo figli, non esistevo/ero una nullità/non capivo niente), i super- nostalgici (quando non avevo figli non avevo responsabilità e potevo scolarmi i rhum e pera tutto il weekend/non capivo niente/non dovevo preoccuparmi di nulla), i traumatizzati (quando non avevo figli comandavo la mia vita, ora no/ non capivo niente), e gli adultizzati (da quando sono genitore capisco i miei genitori/non capivo niente)

Il fattore comune è sempre: non capivo niente. Comunque si senta questo ricordo, almeno per quello che sento e leggo io, ciò che accomuna tutti è la sensazione di avere ricevuto una grande rivelazione sulla vita, diventando genitori. Sicuramente è verissimo e affascinante, ma:

un ricordo positivo verso noi stessi, perché non riusciamo a visualizzarlo?

Perché dobbiamo per forza sminuire il nostro io precedente? Continua la lettura di Figli: e il pezzo di vita senza di loro, dove lo mettiamo?

Mamme e figli anni 80: un mosaico irripetibile

Sono nata esattamente nel 1980: un anno facile facile per fare i conti. Nel 2000 avevo vent’anni.

Non capita a tutti di vivere a cavallo di un nuovo secolo, a vent’anni poi! Qualcuno si ricorda la febbre del Millennium Bag?Che bei ricordi.

Dunque, anni 80 vissuti in pieno, o meglio, li ho vissuti da bambina, ma comunque c’ero, e mi ricordo benissimo alcuni dei fenomeni di quegli anni. Oltre a programmi tv come Bim Bum Bam e Drive In, ricordo i cartoni animati giapponesi sui canali privati e le monete da 1,2, 5 e 20 lire. Riesco perfino a ricordare che c’erano ancora alcuni beni che costavano 25 lire (le caramelle alla menta). Il ghiacciolo base già costava 50 lire, nei miei ricordi.

Ma cosa ricordo di più e con più affetto? La mia infanzia…campestre! Certo perché dalle mie parti, negli anni 80, c’erano ancora moltissimi contadini con piccole campagne e piccoli allevamenti di proprietà, quindi molti dei miei coetanei hanno avuto nonni contadini o allevatori, con relativa fattoria e attività scadenzate dallo scorrere delle stagioni.

 

Le mie nonne avevano ( e ovviamente usavano) entrambe la zappa, la falce, il forcone, tagliavano l’erba, davano da mangiare agli animali, raccoglievano le uova ancora calde e così via. Per un bambino dai 2 anni in su tutto questo è bellissimo.

Quello che mi fa strano e chi mi fa riflettere sulle generazioni è tutto questo: Continua la lettura di Mamme e figli anni 80: un mosaico irripetibile

Il post-parto, il baby-blues, ma anche un sano sticazzi

Quando si parla di depressione post-parto, babyblues, crolli ormonali e altri malesseri dell’anima -più o meno riconoscibili- che si riscontrano con una certa frequenza nella vita delle neo-mamme, l’atmosfera si fa subito seria, e grave.

Viene in mente un quadretto costituito da un misto di noia, solitudine, pensieri troppo profondi, ma scavati in una profondità sbagliata e inquietante. Un orologio che scorre troppo lento, o troppo veloce, una cena preparata con troppa ansia o con troppa poca voglia. Una casa di neogenitori supersilenziosa o troppo ordinata, o troppo disordinata e rumorosa. Viene in mente un bambino urlante e qualcuno che dice: vedrai passerà, quando crescono i figli, poi sì che sarà peggio. Viene in mente un desiderio di stoppare tutto e andarsene, che in realtà non si vuole mettere in atto, ma che appare al momento l’unica strada possibile, visto che non si intravede nessuna altra opzione. O meglio, nessuna sopportabile.

Insomma quando si parla esplicitamente di depressione si fa presto a collegare situazioni pesanti e stati d’animo altrettanto gravi, e non si pensa mai a quanto, invece, la depressione sia diffusa in contesti, ambienti, case e neomamme che invece appaiono, a chi sta loro accanto, completamente e indiscutibilmente NORMALI. Continua la lettura di Il post-parto, il baby-blues, ma anche un sano sticazzi

Come riconoscere le varie forme di bullismo?

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Tra bambini, ci sono momenti diversissimi tra loro, che si riconducono sempre però alla stessa radice: la voglia prendersela, senza motivo, col più debole. Gli atteggiamenti tipici del bullismo li abbiamo ormai impressi nelle nostre menti, con immagini esplicite, di gruppetti di ragazzini che raggirano in modo più o meno pesante la persona indifesa, molto spesso sola, poco abile nel difendersi e, per qualche motivo, particolarmente diversa dal resto del gruppo dei bambini che lo circondano. Quindi una vittima incompresa incalzata da soggetti molto popolari o dalla personalità prevaricatrice e arrogante.

Ma è davvero solo questo il bullismo? Sempre così palesemente espresso? No, e il problema è proprio questo. Continua la lettura di Come riconoscere le varie forme di bullismo?

Tu, quanta pazienza hai?

Perché ci sono tante persone con pazienza in formato mini? Come mai è così facile sbottare coi propri figli, e perché vedere una persona con una pazienza apparentemente infinita, stimola ancora più nervosismo?

Oggi voglio dedicare il post a questa dote, di cui poche persone riescono ad avere abbastanza riserve. Soprattutto, vorrei capire meglio cos’è che asciuga tanto in fretta le nostre piccole o grandi riserve.


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