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Fidarsi dei propri figli: come si fa?

 

Tutti viviamo un impegno quotidiano: quello di rendere il figlio fiducioso verso il genitore.

Cerchiamo di far capire ai bambini cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa si fa e non si fa, dedicandoci alle spiegazioni con tanta cura e disponibilità.

Li curiamo, li coccoliamo e li facciamo sentire al sicuro, e ci sentiamo felicissimi di vedere quanta fiducia ripongano i bambini in noi genitori;

mamma fiducia

 

ma noi, ci impegniamo così tanto a fondo anche nel dimostrare la nostra fiducia verso di loro?

 

Io no, non abbastanza!

Purtroppo si tende a dare poca importanza a questo aspetto: il bambino è sempre visto come qualcosa a cui fornire indicazioni, guide, regole, lodi, affetto, protezione, richiami…

Ma la nostra fiducia? Il nostro dire: “Mi fido di te”, quante volte viene fuori, in una giornata?

Quante volte ci preoccupiamo di valutare se e quante volte abbiamo ricordato ai nostri figli che ci fidiamo di loro e che anche loro ci fanno sentire “bene“coi loro gesti, coi loro ragionamenti, con le loro azioni e quant’altro?

Sicuramente poco. Perché ovviamente ci sono incombenze più urgenti, e che hanno effetti nell’immediato.

Ma a volte basta poco, anche farsi raccontare un aneddoto senza dare una nostra valutazione o un giudizio, anche chiedere solo come si sentono senza chiedere perché e per come, e lasciare che si esprimano liberamente.

Si fa sempre più fatica man mano che i figli crescono: maggiore è la loro capacità di prendere piccole decisioni, di ricevere delusioni o di “sbagliare” qualcosa, un compito, una scelta…

Maggiore è la nostra tendenza a intervenire e a mettere del nostro per indicare loro il senso di giusto e sbagliato, di causa e conseguenza.

Come se non ci fidassimo della loro personale capacità di comprendere e sperimentare direttamente la realtà che li circonda. O come se avessimo fretta di rivelare loro certe realtà che si apprendono solo col tempo e l’esperienza: quindi, che fare?

Niente, fidarsi. Fidarsi come ci fidiamo di un adulto. Confidare nel fatto che anche un bambino piccolo fa i suoi ragionamenti logici e che impara a farli anche se noi non forniamo sempre loro lo schema da seguire.

Ascolto, e fiducia.

Non so come, ma quando decido che devo fidarmi dei figli poi ne rimango sempre stupita. Probabilmente a causa del fatto che i bambini si accorgono se li stiamo “sottovalutando”e reagiscono male, restituendoci dei comportamenti nervosi e in qualche modo offesi.

Sì, probabilmente è vero, ogni volta che ci dimentichiamo di qualcosa, i nostri figli sono lì per ricordarcelo, e se offriamo accoglienza a priori, di fronte a qualsiasi cosa si presenti, i figli ci rendono indietro quel senso di complicità e sincerità così tanto difficili da ottenere – quando siamo offuscati dall’arido interventismo adulto.

 

 

Il rispetto si guadagna con l’età?

Ogni volta che ho approfondito il tema dell’educare e del convivere felicemente coi bambini, e ogni volta che ho visto funzionare qualche tecnica suggerita per stabilire una buona comunicazione coi bimbi, c’è stata un grande attenzione al rispetto.

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Ognuno di noi ha la sua personale concezione del rispetto, ma, in generale, sappiamo tutti cos’è: non sopraffare, non denigrare, non deridere, non lasciarsi andare a considerazioni affrettate…Insomma avere rispetto di qualcuno significa tenere in considerazione la sua sensibilità, i suoi gusti, le sue esigenze e tante altre cose ancora. Ma, sostanzialmente, l’essenza vera del rispetto è il non imporre se stessi all’altro. Non appena imponiamo una nostra idea, una nostra esigenza o una nostra priorità a quelle di un’altra persona, arrecandole un danno o un fastidio, stiamo mancando di rispetto.

 

Perché è così facile credere che i bambini non meritino il rispetto? O che il rispetto verso di loro, si debba manifestare in modalità diverse da quelle usate tra adulti? Continua la lettura di Il rispetto si guadagna con l’età?