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Il primo compleanno e un incontro speciale

Il blog compie un anno…mi sarebbe piaciuto stupire i lettori con qualcosa di speciale: un’infografica, una novità, qualche dato statistico su quest’anno di blogging, una dedica, dei ringraziamenti. Ma purtroppo non ho abbastanza tempo per cose fighe, non sono così perfettamente organizzata ed è già tanto se ho la connessione che va e una mezz’ora per scrivere. Ho creato questo blog per usare il poco tempo libero in maniera nuova, per non fare della rete un vizio pigro, e per rendere un po’ virtuoso il tempo speso online.

compleanno enigmamma

 

Così ho deciso che -oltre a dire grazie a tutti quelli che hanno letto e apprezzato- per l’occasione, delizierò i  lettori con…un semplice racconto-testimonianza del mio fantastico, unico, sensazionale e forse irripetibile….

incontro con un lupo!

Nella mia descrizione personale spiego sempre che guardo orizzonti green…cioè che cerco sempre di avere attenzioni e cura per l’ambiente, ma non mi ritengo una ecologista radicale, perché non riesco a fare tutto quello che vorrei, in questo ambito, e pur facendo tante scelte ecologiche, non sono così tanto immersa in una vera vita a impatto zero, come mi piacerebbe.

Quello che voglio dire oggi col mio racconto, che forse non ho mai spiegato davvero per bene, è che la mia tendenza green…è una tendenza spontanea. Sono nata e cresciuta in campagna e non sono interessata a temi ambientali per ragioni lavorative, di studio, di appartenenza a un partito: io sono proprio abituata a un certo stile di vita, che è quello della campagna semplice . E ogni volta che sento parlare di qualcosa che è sostenibile e a basso impatto ambientale, mi sento come pervasa da un senso di giustizia, da un senso di pace interiore, che mi riporta alla vita campestre semplice e sana dei miei nonni.

Mi sento green perché i miei nonni e i miei genitori erano green per forza, e non per scelta.

Passo quindi al rmaiella abruzzoacconto: i miei genitori vivono in aperta campagna e quando vado a trovarli ho a disposizione diverse strade, la più cittadina ( la statale), la più rapida(quella che passa per alcune frazioni piccole) e la più panoramica, che forse è la più lunga e dissestata ma offre un paesaggio che toglie il fiato.Ovviamente la panoramica è quella che percorro meno spesso, ma più volentieri. Il paesaggio il giorno del racconto è più o meno così, come in foto;

 

è un giorno di febbraio, sono sola in macchina, pioviccica e sento il mio animo green che ha voglia di essere coccolato, così scelgo di andare da mia mamma facendo la strada di aperta campagna. Vado piano sia perché pioviggina, sia perché voglio far durare questo mio piccolo rito rigenerante il più possibile.

A un certo punto la strada si fa così piena di buche che mi tocca rallentare, fino a fermarmi e reinserire di nuovo la prima. In quel momento, con la coda dell’occhio mi accorgo di una macchia. Una macchia marrone immobile a circa due metri dal lato passeggero. Mi fermo e vedo un animale, forse un cane?

Spengo la macchina. Guardo meglio. Il finestrino è pieno di goccioline e non vedo bene. Giro il quadro e abbasso il finestrino. C’è il lupo.

Lo guardo negli occhi, e mi guarda negli occhi.

Eh.

Continuo a guardarlo, e lui pure. Non so come spiegarlo, ma avevo la testa vuota. Non ho neanche riflettuto sul fatto che fosse un lupo. Lo guardavo e basta, e dentro la mia testa risuonava solo la frase: vediamo che fa.

Con la mano frugo in borsa e prendo lo smartphone. Tra aprire la fotocamera, puntarla e avvicinarmi al finestrino, ovviamente, la belva si è indispettita e ha indietreggiato di qualche passo. Restando comunque a guardarmi.

 

Poi si è avviata verso un lato. E così ho la foto. Lupo Appenninico in piovoso pomeriggio abruzzese di febbraio.

Eccola.

lupo maiella enigmamma

Fatta la foto, ho continuato a seguire con lo sguardo l’animale, che balzellando balzellando è tornato giù per la piccola scarpata da cui probabilmente era arrivato.

Qual è la cosa meravigliosa di questo incontro?

Che, lì per lì, l’ho dimenticato. Ero talmente immersa in una specie di meditazione bucolica, che non ci ho pensato più, per niente. Sono arrivata dai miei e l’avevo già rimosso. Ero stata veramente in uno stato meditativo profondo? Forse sì.

Non mi ero fatta domande, non mi ero chiesta se fosse un lupo vero o solo un cane molto simile al lupo.

Non avevo ragionato su dov’ero, che stagione fosse, che clima, non avevo usato la mia parte “evoluta” di cervello, ma solo quella più istintiva, più pratica. Forse se fossi stata a piedi mi sarei messa a correre o avrei cercato di seguirlo.

Non lo so! Fatto sta, che dopo qualche tempo, guardando le foto, qualcuno mi ha chiesto: dove l’hai fotografato questo lupo?

E io: lupo? Che lupo? Ho dovuto guardare la foto e ricordarmi della cosa…Poi ho finalmente realizzato che avevo incontrato un lupo e lo avevo anche guardato negli occhi, e grossomodo credo di aver rimosso il fatto di averlo fotografato perché, presa dal trasporto meditativo, ero convinta che l’immagine fosse troppo sfocata, e che la figura dell’animale non fosse abbastanza definita.

Non avevo neanche rivisto la foto per capire se fosse venuta bene. Era stato tutto un susseguirsi di azioni istintive. Cercavo di stare ferma immobile e di osservare. Ho vissuto un momento di estraniamento. Il lupo è riuscito a portarmi in uno stato diverso da quello in cui sono quando guido, parlo, rifletto e analizzo.

Uno stato green-meditativo che auguro a tutti di vivere – credo che possa capitare la stessa cosa anche coi panorami o con l’osservazione di altri fenomeni tanto semplici da vivere quanto ormai dati per scontati . Come un forte temporale, il mare mosso d’inverno o un’uscita subacquea.

Quindi ecco, ringrazio ogni lettore che ha apprezzato i miei pezzi, e con questo racconto vi invito a vivere la greenitudine per voi stessi, in prima persona, per ricordarvi ogni tanto che oltre a tante altre belle cose, siamo semplicemente degli animali che fanno parte di un ecosistema più grande e più potente di qualsiasi tecnologia.

Non dimentichiamolo mai!

L’intricato senso della parola “naturale”

 

Una parola abusata, o meglio usata a casaccio e col significato che fa più comodo.Ma che significa naturale?

Significa istintivo, animalesco. Oppure significa logico, semplice, scorrevole. Oppure significa privo di artificialità.

Insomma significa ( o dovrebbe significare) una caratteristica nativa, che nasce spontaneamente e resta com’è, senza interventi invasivi, senza interferenze, ma anche reale, vero, e quindi, giusto.

Non si può, però, confondere i due termini, naturale e giusto.

Per tanti motivi. Perché la natura, seppur perfetta nei suoi cicli, pone all’uomo tanti limiti, che è giusto tenere a bada, con gli artifici umani.

La natura va osservata e capita per poterla gestire, per poterla in qualche modo controllare e per non esserne inghiottiti. Non tutto quello che è naturale, è bene assoluto, per quanto riguarda la vita sulla Terra. Ma allora, perché all’aggettivo naturale viene affibbiata questa idea di sano, giusto e pulito?

Gli istinti sono tutti giusti?

Gli alimenti che troviamo in natura sono tutti sani?

Io vedo una gran confusione su questo senso della parola naturale: troppo spesso viene appiccicata anche a consuetudini che di naturale, istintivo e nativo non hanno nulla.

Diventa naturale qualsiasi cosa, se ti abitui all’idea. Diventa naturale un maltrattamento, un sopruso, un tradimento. Anche una legge ingiusta o obsoleta, è ritenuta naturale.

E diventa naturale (col senso di ovvio) anche andare contro la legge, aggirarla o trovare delle scappatoie, per sopravvivere. Quindi, cos’è, e quando è giusta, questa naturalità?

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Il termine io lo uso spessissimo e sulla naturalità, ho anche basato un po’ l’idea del mio blog.

Per una vita genitoriale più naturale, per gestire l’educazione e le varie tappe dei miei figli in maniera più naturale. Per porsi delle questioni su quanto è giusto stravolgere per partito preso la nostra natura “animalesca”a vantaggio di pratiche, usi, costumi, stili educativi che spesso ci spersonalizzano e, più che esseri viventi, ci fanno diventare solo esseri ubbidienti e consumanti.

I campi di applicazione della parola naturale sono così vari, che farne un’analisi dettagliata diventa insostenibile. Politica, diritti, alimentazione, cure mediche, prodotti cosmetici, giocattoli…Tutto può essere definito naturale, ma in contrapposizione a cosa, esattamente?

Ogni volta che definiamo qualcosa “naturale”, stiamo veramente parlando di un qualcosa che è strettamente legato alla natura e non alla creazione, ingegno, sotterfugio, marketing spinto….dell’essere umano che crea artifici pericolosi per sè e per gli altri umani?

Una naturalità davvero sostenibile è quella che ci faccia progredire, vivere meglio, con una salute migliore e tutelata. Che ci renda facile intessere  rapporti interpersonali, che ci renda possibile risparmiare ma anche acquistare e produrre beni utili a noi, i nostri figli, i nostri genitori, i nostri posteri.

Ciò che  va sostenuto per la sua naturalità, sono le pratiche, i giochi, le iniziative, i progetti, che tengono conto di quello che siamo, che non ci allontanino troppo dalle persone, dai luoghi della natura, dai valori di libertà, libertà di scelta, libertà di vivere secondo i nostri gusti  senza invadere libertà altrui. Che tengano conto delle esigenze reali di adulti e bambini, e non solo delle esigenze di apparenza o di consumo, che pur essendo una parte importante della nostra vita, non possono essere le nostre uniche preoccupazioni.

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Quando sento stravolgere questo senso di sostenibilità, mi sento mancare, la Natura è qualcosa di prezioso con cui dovremmo convivere e con cui bisognerebbe cercare continuamente nuovi equilibri; anche perdendoci dietro tempo, risorse ed energie.

Dovremmo averne grandissima cura, e invece spesso ci si ritrova a nominarla e a renderla partecipe delle nostre vite, unicamente quando qualcuno vuole avere più ragione di un’altro, e appiccicando a caso la parola naturale, rende la sua idea o la sua convinzione, più appetibile e legittima, e falsamente etica.

Tutto ciò che nuoce alla natura stessa, e quindi anche ciò che nuoce all’uomo, non è naturale.

Naturale, è ciò che possiamo portare avanti senza fare danni a casaccio, e che ci renda  liberi. E che ci permetta di riuscire a godere di  questa libertà anche in un futuro molto lontano.

 

Breve guida a siti green

Il mio blog tratta diversi temi,  tenuti insieme dal filo contorto della vita genitoriale: risparmio, scelte ecologiche, attenzione alle relazioni coi figli;un filone abbastanza ampio definibile come “stile di vita naturale”, che detto in termini internazionali potrebbe definirsi Green lifestyle.

Con questo post di oggi vi indico alcuni dei siti che ho trovato più interessanti, finora, e da cui a volte prendo spunti. Sono in ordine casuale, alcuni li leggevo anche prima di aprire il mio blog e continuo a seguirli, altri li ho incontrati col mio percorso nel web. 

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Ecco le Barbie realistiche, sarà, ma io le vedo ugualmente snob

Eccole, le Barbie realistiche!

Anzichè produrle in serie alte, perfette, longilinee e dai visi perfettamente simmetrici e armonici, hanno pensato bene di produrre anche bambole più bassine e tarchiatelle. Ma comunque perfette, dai visi perfettamente simmetrici e armonici, insomma, in poche parole: impeccabili.

 

Fonte immagine Ansa.it
Fonte immagine Ansa.it

 

Anche le bambole più tarchiate hanno comunque le caviglie sottilissime, le braccia tornite e i nasini all’insù.

Sarà ma io già mi immagino i giochi tra bambine: Continua la lettura di Ecco le Barbie realistiche, sarà, ma io le vedo ugualmente snob

Due è già troppo, in Italy

Passare da uno a due figli per me è stato decisamente “frettizzante”. Un termine inventato ora da me…per esprimere la sensazione che vivo ormai da più di due anni.

Le mie attività sono frettizzate. Non frettolose. E’ diverso.

Mi si è frettizzata la vita. Nel senso che in ogni momento, sono necessariamente concentrata sul momento successivo. I pensieri corrono sempre a qualche ora dopo, qualche giorno dopo, qualche mese dopo. Un accavallamento di cose, nomi, appuntamenti, orari, richieste, fogli da firmare, presentare, consultare cerca costantemente di essere districato e portato di pari passo allo scorrere dei giorni sul calendario.

Giochi, vestiti che diventano piccoli, menu da inventare, merende da preparare, ingredienti da controllare si accatastano nella mente…Zainetti, intimo, bagnetti, tutto più schedato e più schematico, rispetto al figlio unico. Frettizzato e anche organizzato, magari male organizzato, ma necessariamente più metodico.

Tant’è che il mio relax mood in cui ho sempre vissuto ha iniziato a essere un tantino insufficiente e ho dovuto necessariamente fare delle scelte organizzative in casa: comprare divisori per armadi, decidere di sistemare i giochi in uno scaffale, decidere di togliere alcuni giochi dalla circolazione, e così via.

Ma tutto sommato, non ho trovato questo passaggio faticoso, a livello materiale: gli oggetti essenziali e più ingombranti erano già in casa, la consapevolezza che anche il secondo figlio avrebbe potuto dormire poco, e comunque la distanza di età tra i miei figli (5 anni) mi stanno permettendo di affrontare i vari passi con una certa praticità.

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A livello mentale invece la stanchezza si fa sentire, molto probabilmente perché ho dei figli psicologicamente stancanti, più che fisicamente. Non sono dei gran corridori/ arrampicatori/ stravolgitori di arredamento, riescono a stare a tavola seduti, vengono volentieri in macchina e non piantano un capriccio nel bezzo mezzo del supermercato affollato. No, loro sono apparentemente tranquilli. Il che significa che se li incontri per strada o se ci vieni a trovare, loro appaiono calmi. Ma è solo una copertura…:) Continua la lettura di Due è già troppo, in Italy

Vivibilità e ordine per famiglie coi bimbi

Sulla scia del mio entusiasmo per la lettura del libro della Kondo, (articolo con recensione qui), ho approfondito anche la raccomandazione che mi ha colpito di più, che  è stata: immagina come vuoi i tuoi spazi. Cosa che in genere siamo abituati a fare al contrario: guardiamo degli spazi e cerchiamo di capire se ci vanno a genio.

In questo modo è garantito che si passeranno tante ore a cercare, senza sapere esattamente cosa stiamo cercando. Sicuramente avere spirito di osservazione aiuta a crearsi un’idea di ciò che si vuole, e soltanto avendo tante possibilità di fronte si capisce cosa possa fare al caso nostro. Ma  è anche vero che dobbiamo sapere cosa vogliamo.

Mi viene spontaneo citare un famoso adagio di Seneca:

nessun vento è favorevole

per il marinaio che non sa a quale porto voglia approdare

Nessuno mai ci manderà per posta un’immagine della nostra casa ideale…e no, non valgono cataloghi monomarca: quegli arredi ci piacciono, ci incuriosiscono, ci fanno accendere una lampadina. Ma cosa vogliamo (e cosa non vogliamo) noi in casa nostra possiamo trovarlo soltanto da soli.

Un po’ come per tutti gli altri aspetti della nostra esistenza: se non sappiamo cosa vogliamo, come potremo ottenerlo?

Mi sono messa quindi alla ricerca di quello che voglio: voglio una casa vivibile, comoda, pratica ma anche accogliente e rassicurante. L’essenzialità estrema sicuramente aiuta con l’ordine, ma a quale livello riusciamo ad arrivare, in questa scala dell’ essenzialità? Basta togliere di mezzo tutto? Accessori, soprammobili?

Comprare solo mobili totalmente chiusi per evitare l’effetto “roba in vista”?

E non si rischia di finire per avere un arredo asettico, stile camera sterile?

La mia angoscia nei confronti dell’ordine è sempre stata questa: troppo rigore mi trasmette un senso di vuoto e di noia.

 

Jugendstil Wohnung/ Endetage/ Harvestehude/ Hamburg / Living-Room : Sala da pranzo moderna di Studio Stern

Studio Stern/ Homify.it

 

Cercando di avere bene in mente cosa voglio e cosa si adatta al mio appartamento, quindi immedesimandomi in un marinaio che sa dove deve andare ad attraccare, mi sono messa alla ricerca di ciò che ci vuole per me. Continua la lettura di Vivibilità e ordine per famiglie coi bimbi

Il mio 2015: un’esperienza extra-sensoriale

Salutare il vecchio anno, oggi vorrei farlo da…blogger, raccontando in breve cosa ho appreso da questa esperienza “extra-sensoriale“.

Aprire e tenere vivo un blog è davvero un’esperienza extra-sensoriale; di solito chi avvia questo tipo di attività ha il gusto della scrittura, della riflessione, un vago gusto estetico-informatico e una vaga sensazione di necessità di comunicare, senza volersi (necessariamente) imporre troppo fragorosamente all’attenzione generale. Le pagine personali si aprono per i più disparati motivi, per ricera di qualcosa, per guadagno, per sfogo, per necessità, per passare il tempo o per mostrare qualcosa che si ha da dire.

Non è un lavoro, non è una cosa privata come un hobby, è accessibile a tutti-tutti. Qualcosa di extra. Se scrivi un blog stai mettendo in giro tutto quello che senti dentro di te, non solo quello che vedi , quello che hai studiato, quello che ti ha incuriosito.

Metti i tuoi sensi in ordine, li disponi su una pagina e poi clicchi sul tasto: Pubblica.

 

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Da quel tasto e da quell’atto di pubblicare, a me arriva una strana sensazione: sto affidando qualcosa all’etere, e non so che fine farà. Chi la leggerà.

Mi sento, certe volte, come col messaggio della bottiglia: la butto nel mare, sperando che chi la leggerà saprà intendere quello che volevo intendere e saprà che da qualche parte c’è qualcuno che non ha voluto tenere quel messaggio per sè.

Ed è un modo nuovo, di lanciare la boccia . Sì, i blog esistono ormai da tanti anni, ma solo da pochissimo tempo le persone hanno sempre in mano uno strumento connesso, e solo da pochissimissimo tempo tutte le persone che conosciamo si sono connesse sui social più diffusi. Quindi, ora, i contenuti dei blog, sono davvero contenuti per tutti.

Trovabili da tutti. La nostra boccia di vetro attraccherà di sicuro su una spiaggia, più o meno affollata. Qualcuno sicuramente si fermerà a leggere il nostro messaggio, per interesse ma anche per riempire un po’ del suo tempo vuoto o morto. O perché è curioso oppure perché qualcuno che gli piace ha condiviso un articolo.

Ho avuto tantissimi contatti con diversi blogger(s) di ogni tipo, e la traccia indelebile che rimarrà, per me, è trovare in ciascuno di loro un pezzetto di “extra-sensorialità”, la stessa che sento su di me. Una specie di capacità di comunicare al di fuori della norma, o forse più che capacità un desiderio. Una bramosìa, direi, di arrivare da qualche parte con la propria piccola pergamena e di vederla esposta per poter permettere alle parole di prendere aria e di liberarsi verso gli altri.

Forse chi apre un blog ha proprio sentito questa necessità, di esplodere i propri pensieri verso gli altri, forse perché di solito parla poco, o perchè capita spesso tra gente che non vuole sentire. Oppure, sta benissimo tra la gente e stava benissimo senza blog, ma attraverso di esso lascia scorrere qualcosa che prende vita solo in silenzio, in solitudine e di fronte a uno schermo grigio.

La sua attività è molto simile a quella di uno scrittore, ma un blogger ha tante cose in meno: non ha una precisa professionalità, non ha un editore, non ha un canale classico di pubblicità, non ha in pratica niente…Niente di riconducibile ad attività degli anni passati.

Forse, tanti anni fa, qualcuno che scriveva messaggi sui muri, con le bombolette spray, avrebbe aperto un blog, chi lo sa?

I detentori di blog che ho incontrato hanno sempre questa caratteristica: sono pazienti, molto pazienti. Ed educati. Sì educati, rispettosi degli altri, perchè se non lo si è , non si riesce a mantenere un blog. Non si può essere spavaldi, con un blog, nè menefreghisti del mondo.

Un insieme di caratteristiche complesse, insieme alla voglia di lanciare messaggi, insieme alla capacità di dialogare mentalmente con un immaginario lettore, una insolita capacità di produrre pensieri interessanti per gli altri, e tante altre sfuggenti competenze, mi hanno rivelato qualcosa di nuovo e inaspettato:

i blogger sono extra-senzienti, cioè sentono tutto ciò che li circonda in maniera estesa, con antenne particolari.

Forse un blog rappresenta la nuova forma d’intrattenimento del web e quindi un’arte.

L’arte di bloggare.

Sorrido, ma comunque da questo 2015 ho appreso tanto, e nella sfera del blogging ho carpito tante sfumature diverse, che mi hanno resa soddisfatta di aver messo in pratica una stramba idea che mi circolava in mente da tempo.

Quando si cerca di intrattenere gli altri , quale che sia il canale artistico scelto, si fa sempre una grande grandissima opera innanzitutto su se stessi.

E lo scorrere delle giornate, quando si scava su se stessi, diventa più intenso: mi piace definire questo stato come “extrasensoriale”.

 

 

Dedicato agli amici del gruppo Adotta1blogger

 

L’allattamento e il suo significato profondo: sono solo opinioni?

Col mio primo figlio, l’immagine mentale che avevo dell’allattamento era questa: la donna partorisce, produce latte, il bimbo beve, poi dopo un po’ si aggiunge il latte in polvere perché quello materno non basta, poi si passa piano piano ai primi cibi diversi, pappine, brodini, e poi in una data non precisa si passa al cibo spezzettato dei grandi. Non avendo parenti coi bimbi piccoli, e non frequentando nessuna persona con bimbi piccoli o che lavora in ambienti  dedicati all’infanzia, non potevo avere altre fonti, se non quella della pubblicità. Continua la lettura di L’allattamento e il suo significato profondo: sono solo opinioni?

I soliti film di Natale? Ma anche sì!

il post parla dei miei film di natale preferiti per bambini. In genere non scrivo articoli in base al calendario e mi piace scrivere cose che siano rileggibili in qualsiasi momento dell’anno.

Questo, però, è il primo Natale che passerò in compagnia del mio blog. Quindi voglio scrivere un articolo natalizio. Ma unirò alla mia solita manìa di suggerire idee per i bimbi, un certo desiderio di rendermi utile: so che passare le vacanze di Natale, coi bimbi in casa, non è semplice.

auguri

 

Quindi mi diletto in una dissertazione sui migliori film di Natale per bambini da vedere da soli, in famiglia, con gli amici, coi nonni…

Pellicole per tutti, alcune un po’ datate, forse viste e riviste: ma i bimbi sono piccoli, per loro niente è trito e ritrito; da qualche parte dovranno pur cominciare

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Li avete, 35 bei ricordi d’infanzia?

35 cose belle: avevo iniziato questo post il giorno del mio compleanno per festeggiare i miei 35 anni, col desiderio di scrivere una lista di 35 cose belle della mia infanzia che ho trovato bellissime quando le hanno rivissute i miei figli. Diciamo fino ai 7/8 anni, l’età della mia pargola maggiore. Poi l’ho lasciato in bozze, e nel frattempo sono accaduti diversi avvenimenti che mi hanno distratta dal blog, e che hanno portato a un piccolo vuoto creativo.

ricordi

Niente, lo riprendo e lo trasformo in una specie di post pre-natalizio…sulla scia dell’emotività regnante sul web in questo periodo, continuo l’elenco sperando di tirare fuori un sorriso o dei teneri ricordi ai miei coetanei, e, se vi va, qualche condivisione (visto che ormai gli alberi di Natale li avete postati tutti…vi fornisco nuovo materiale da diffondere!). E, ovviamente, sono tutte , o quasi, cose che si possono fare o vivere solamente da bambini, ed è proprio in questo che sta la loro bellezza. Continua la lettura di Li avete, 35 bei ricordi d’infanzia?

3 punti per l’autonomia dei nostri figli

I nostri figli sono un pezzo di noi, ma coincidono con noi? Dove arriva il limite della pertinenza del nostro intervento?

I figli vanno incoraggiati a fare da soli o vanno seguiti, con una presenza palpabile, affinché ci sentano sempre al loro fianco? E fino a che età?

Boh.

Mi piacerebbe chiederlo a qualche esperto, magari un giorno intervisterò qualcuno, ma per il momento mi piace scrivere sul blog ciò che penso io, una mamma qualunque, perché il mondo è fatto di mamme qualunque come me, e non di iper-extra-arci-laureati in materie psicologiche e sociologiche. Quindi, vediamo, che ne penso? Mia figlia ha quasi 7 anni, ed è questa l’età in cui lei sta facendo  le prime cose “da sola”: per esempio, resta in palestra da sola, va dai nonni da sola, scende a comprare il pane al negozietto sotto casa…e cose del genere.

Per i compiti, ha raggiunto una certa autonomia ma preferisce che io sia lì a fianco a lei, o poco distante, e che controlli senza invadere troppo. Ma come si fa a restare alla giusta distanza?

figli

Come si fa a non finire nel sostituirsi si figli e fare le loro cose, al posto loro? Spesso, nei compiti, sarebbe tanto più facile suggerire e aiutare i propri figli: si farebbe prima, i figli avrebbero una spiegazione in più, un’occasione in più per ascoltare la regola o la definizione…Ma stiamo veramente facendo i genitori, in questo modo?

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