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Come educare i bambini alla felicità?

Educare i bambini è il compito più difficile che spetta ai genitori e sono tanti i dubbi che si possono avere durante le varie tappe di crescita dei propri figli. 
Educarli alla felicità e non alla perfezione è la cosa ideale da fare per la loro salute fisica e mentale.
Come fare? Ecco a voi una serie di consigli da mettere in pratica fin da subito che faranno sentire i vostri bambini amati, liberi di conoscere il mondo che li circonda e non giudicati.

 

I rischi della perfezione

I genitori ambiscono ad avere figli che abbiano successo nella vita ma rischiano di esigere da loro la perfezione fin da piccoli. In questo modo si innesca una competizione non sempre benefica fra bambini e chi non riesce a mantenere il passo degli altri inevitabilmente si sentirà escluso e infelice. Un articolo pubblicato dalla rivista Psicoadvisor ha stilato un elenco da tenere in considerazione se invece che alla perfezione, si ambisce alla felicità dei nostri figli.

La perfezione: i 5 svantaggi

1)Troppi impegni privano i bambini dei necessari momenti di gioco e svago. L’infanzia è un momento magico per ogni individuo. È il momento per giocare, divertirsi e immaginare tutto ciò che si desidera. I bambini devono avere tempo in abbondanza per giocare con gli amici, annoiarsi, divertirsi da soli e, perché no, commettere anche qualche errore. Riempirgli la giornata con sport, corsi di ogni tipo e attività obbligate, toglierà loro la possibilità di vivere un’infanzia ricca di ricordi.

2)Togliere il piacere di fare le cose. Se i genitori insistono sull’ottenimento sempre  di ottimi risultato senza premiare mai lo sforzo, i bambini perdono il piacere di fare le cose. Trasmettete piuttosto il messaggio che è importante provarci e che il risultato in fondo non è fondamentale. In questo modo impareranno anche che a scuola è fondamentale imparare e non esclusivamente i voto conseguito.

3)Non istillate la paura di fallire. Fino da piccoli, stimolare i bambini ad avere successo, significa insegnargli la paura di fallire. Il rischio è che da adulti non diventino indipendenti e intraprendenti ma al contrario, sempre timorosi e non sicuri delle proprie potenzialità.

4)La perdita di autostima. Se fin da piccoli i bambini vengono spinti verso il perfezionismo, crescendo inizieranno a temere che non sia mai sufficiente il risultato raggiunto. Con questo pensiero fisso in testa si rischia di porre le basi per avere adulti insicuri e con nessuna autostima.

Le 8 regole per crescere bambini felici

1)Fate sentire il vostro amore incondizionato ai figli. Gli errori li commettiamo tutti e in qualsiasi momento della vita. Fate capire con i gesti e non solo a parole che i vostri bambini li amate incondizionatamente, nonostante ciò che facciano o dicano.

2)Con voi i bambini devono sentirsi al sicuro e protetti.

3)I bambini devono poter perdere tempo giocando serenamente.

4)Fate sentire i bambini speciali e unici, proprio come uniche lo sono tutte le altre persone del mondo.

5)Ogni bambino merita rispetto. Rispettatelo sempre e insegnategli a rispettare il prossimo.

6)Tenete sempre in considerazione che ogni bambino apprende secondo il proprio personale ritmo. Stimolare l’apprendimento va benissimo ma esercitare una pressione eccessiva è solo controproducente.

7)Dedicategli molto tempo. La cosa che più influisce sul carattere dei bambini ma anche sul rendimento scolastico è il tempo che dedicate ai vostri figli. Non è necessario che abbiano molti giochi di ultima generazione o chissà cosa ma piuttosto hanno bisogno di attenzioni.

8)Lasciateli liberi di giocare. Evitate di brontolargli se si sporcano con la terra mentre giocano o cose simili. Hanno bisogno della propria libertà e di conoscere le cose giocando. Se ne parla anche in questo articolo: il miglior gioco!

 

Non pretendere che tuo figlio sia il migliore, pretendi piuttosto che sia felice!

 

 

Esercizio periodico del cosa faccio bene e cosa faccio male – Ospite Beatrice!

 

Ecco a voi il primo guest post di Enigmamma: una mia collega e lettrice ha gradito l’idea e ha scritto il suo contributo per il neonato tema Esercizio periodico del cosa faccio bene e cosa faccio male.

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L’autrice di oggi si chiama Beatrice Turchi, creatrice e curatrice del blog “L’agenda di mamma Bea”; mi colpisce una frase con cui si presenta:

 “L’allegria e il divertimento in famiglia non devono mai mancare, ogni giorno i  bambini si devono sentire coccolati e coinvolti nelle attività familiari … io sono qui per questo!”

il suo blog ricco di spunti, idee, è gradevole e giocoso. Per quanto riguarda il suo pezzo su Enigmamma, per me è stato molto curioso vedere come ognuna di noi focalizzi diversamente le idee e si concentri su determinati punti e comportamenti della propria vita (genitoriale e non)…ma adesso, lascio a lei la parola!

 

 

 

Credo che questo sia uno degli esercizi più difficili, ma allo stesso tempo utili, per la propria vita da genitore: mettere nero su bianco i difetti ma anche i pregi del proprio modo di educare i figli. I primi ti creano ansia perché ti fanno capire che stai sbagliando, gli altri ti creano ansia lo stesso perché pensi “sono sicura di fare davvero bene?!”

Ecco, partirei proprio da questa: l’ansia, il sentimento che da sempre più mi divora… partirei anche da cosa faccio male, meglio togliersi il dente subito!

Cosa faccio male:

  • come accennavo, sicuramente sono troppo ansiosa. Nei confronti di tutto ciò che mi circonda, non solo di mio figlio; e lo so, rischio di fargli involontariamente del male;
  • permetto di guardare troppa televisione: questo è un mal comune, lo so. Il problema è che mio figlio spesso non ha qualcuno con cui giocare, e si piazza davanti alla televisione mentre io sono occupata in altre faccende.
  • concedo troppe merende: mio figlio, il pomeriggio, a volte sembra che abbia “crisi di astinenza da cibo”: apre continuamente il frigorifero, facendo una merenda dietro l’altra e arrivando all’ora di cena con pochissima fame;
  • giochiamo poco all’aria aperta: sto con mio figlio tutti i santi pomeriggi eppure mi ritrovo a dover svolgere qualche compito, quale spesa, commissioni varie, che non ci permettono di vivere il giusto tempo all’aria aperta.

Ovviamente cerco continuamente di migliorare su questi punti, ma non è così facile!

Vediamo in cosa sono bravina…

Cosa faccio bene:

  • offro tante letture: fin da subito, ho letto a mio figlio tanti libri , ovviamente adatti alla sua età e ai suoi gusti;
  • ho tanta pazienza: contrariamente al mio carattere, irascibile, contraddistinto dal mio segno zodiacale -il toro- , con mio figlio ho sempre cercato di esser paziente e di spiegargli le cose anche 100 volte, rispondendo a tutti i suoi dubbi e le sue domande e, soprattutto, resistendo alle sue provocazioni;
  • sono consapevole dei miei limiti: come dico sempre nel mio blog, la mamma perfetta non esiste. Ne sono ormai consapevole e non perdo tempo prezioso col confronto con altre mamme: ognuna di noi ha dei limiti, di cui non deve crucciarsi troppo;
  • ci piace girare il mondo, soprattutto il nostro Paese;
  • cucino spesso con mio figlio: ho sempre cercato di avvicinare mio figlio a questa e in generale a tutte le attività quotidiane e di routine

Mio figlio, attualmente, è molto interessato alle letture, è curioso, vuole sapere, vuole conoscere. E credo che la curiosità sia fondamentale per la sua crescita personale e per il modo in cui affronterà la scuola.

Per quanto riguarda la mia pazienza, non è per niente facile; in metodo che spesso adotto, quando sento che sono arrivata al limite, è quello di andarmene in un’altra stanza, e lì cerco di calmarmi (permettendo, in questo modo, anche a mio figlio di calmarsi)…diventa tutto più facile e, una volta ritrovata la calma, torno da lui con un’energia diversa e più positiva.

D’estate ci rilassiamo, e io cerco di pensare meno ai problemi e agli impegni vari che, di solito, mi distraggono dal mio ruolo di mamma; le vacanze le stiamo passando con tanto gioco in spiaggia, come al solito leggo tanto tanto sia per me stessa che per il mio bambino e ci godiamo insieme ogni momento della giornata.

Mamma Bea

A me è andata così, quindi è così.

Negli anni dei social si è diffusa la mania di commentare sempre e comunque ciò che si legge sul web.

Tutti commentano tutto: a qualcuno questo dà fastidio, e non sopporta (molto anti-democraticamente) che ognuno possa dire la propria. A me invece fa piacere, per diversi motivi: tra tutti, il principale è che viene meglio fuori il profilo reale della persona.

Nel senso, che avendo davanti uno schermo, anziché una persona o un gruppo di persone,  è più facile sostenere la propria idea, argomentarla ben benino e dedicarsi all’argomento quando se ne abbiano tempo e  voglia. Questo per me è uno dei benefici maggiori del web. Oltre a quello supremo, di poter trovare argomenti di discussione che ci interessano.

Perché prima, se non amavi calcio, Gp e Formula 1, oppure gossip di vario livello, non è che avevi molto spazio e molti spunti per metterti a parlare di qualcosa, con qualcuno, così per puro cazzeggio, ovunque tu fossi. Dovevi per forza leggere un libro o una rivista, e non sempre uno ha voglia di leggere un libro. Magari hai solo voglia di parlare. E non del meteo. Ecco, col web e coi commenti puoi parlare degli argomenti che ti piacciono con altre persone a cui quegli argomenti piacciono e così via.

Qual è invece la cosa più aberrante che ho trovato su questa nuova pratica, il discussionismo?

Che le persone non hanno ben capito cosa significa che qualcosa provochi qualcos’altro. Il famoso causa-effetto. Eppure non è difficile. Una cosa ne causa un’altra, ma non sempre la stessa causa ha lo stesso effetto.

Per dirla in termini calcistici, se uno tira un rigore, e fa goal, una interpretazione sbagliata è: -siccome io ho tirato un rigore e ho fatto goal, vuol dire che tirare un rigore equivale a fare goal.

E voi direte: infatti, devi vedere se lo fai, il portiere potrebbe parare, la palla andare fuori o sul palo etc etc (quali sono poi altri casi?…illuminatemi).

 

E invece il discussionista vi dirà: ma se ti sto dicendo che io ho tirato il rigore e ho fatto goal, perché metti in discussione quello che dico? Ti assicuro che è così, ho fatto davvero un bel goal e ho preso anche applausi e ola.

E voi inizierete una discussione lunghissima dove interverranno persone di una fazione, persone dell’altra, persone che vi diranno che la ragione sta nel mezzo e altre figure ricorrenti, come quello che sicuramente vi dirà che l’Italia ha altri problemi quindi inutile stare a parlare di rigori.

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Vi è capitato vero?

Perché, mi chiedo, si fa fatica a capire che la propria esperienza non è una legge indiscutibile, ma è appunto solo una personale esperienza? Solo uno dei vari esiti possibili di una serie di cause? Continua la lettura di A me è andata così, quindi è così.

Tu, quanta pazienza hai?

Perché ci sono tante persone con pazienza in formato mini? Come mai è così facile sbottare coi propri figli, e perché vedere una persona con una pazienza apparentemente infinita, stimola ancora più nervosismo?

Oggi voglio dedicare il post a questa dote, di cui poche persone riescono ad avere abbastanza riserve. Soprattutto, vorrei capire meglio cos’è che asciuga tanto in fretta le nostre piccole o grandi riserve.


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Continua la lettura di Tu, quanta pazienza hai?

Il rispetto si guadagna con l’età?

Ogni volta che ho approfondito il tema dell’educare e del convivere felicemente coi bambini, e ogni volta che ho visto funzionare qualche tecnica suggerita per stabilire una buona comunicazione coi bimbi, c’è stata un grande attenzione al rispetto.

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Ognuno di noi ha la sua personale concezione del rispetto, ma, in generale, sappiamo tutti cos’è: non sopraffare, non denigrare, non deridere, non lasciarsi andare a considerazioni affrettate…Insomma avere rispetto di qualcuno significa tenere in considerazione la sua sensibilità, i suoi gusti, le sue esigenze e tante altre cose ancora. Ma, sostanzialmente, l’essenza vera del rispetto è il non imporre se stessi all’altro. Non appena imponiamo una nostra idea, una nostra esigenza o una nostra priorità a quelle di un’altra persona, arrecandole un danno o un fastidio, stiamo mancando di rispetto.

 

Perché è così facile credere che i bambini non meritino il rispetto? O che il rispetto verso di loro, si debba manifestare in modalità diverse da quelle usate tra adulti? Continua la lettura di Il rispetto si guadagna con l’età?

Lo schiaffo che ci vuole

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Contraria allo schiaffo come metodo educativo, ma proprio molto contraria, mi sono sforzata di accettare il fatto che molti genitori lo usano e me ne sono fatta una ragione. Uno può dire, meglio educare male ma almeno educare. Mah, sarà. Non parlo, e non intendo parlare nel mio blog, del caso in cui i genitori non si prendono la briga di educare. Non li contemplo. Non credo, infatti, che un genitore che non educa i figli, si metta a leggere il mio blog! Probabilmente riterrà una perdita di tempo anche solo pensare a come si educano i figli, figuriamoci se legge qualcosa o se ha voglia di parlare con altri di come e cosa fa.

Quindi, prima di andare avanti, per essere contraria allo schiaffo, non intendo che sono contraria a contrariare un bambino, a insegnargli come si sta al mondo, o a dirgli di no. Continua la lettura di Lo schiaffo che ci vuole

Perchè mi appassiona l’educazione?

Mi sono appassionata all’educazione quando ho vissuto i primi capricci di mia figlia, non quelli di routine, ma quelli con delirio, urla senza senso, in cui i bambini si dimenano, si buttano a terra…e di fronte ai quali i genitori non sanno che fare.

Mi sono detta, sarà normale, sarà vero che sono fasi, sarà anche una tappa obbligata. Ma non posso credere che dobbiamo restare così, senza risorse, a guardare i nostri figli che non riescono a dirci cosa vogliono e noi che non sappiamo dire loro quanto li vorremmo far contenti senza dire loro sempre e comunque “sì”. E’ troppo facile scegliere gli estremi: estrema autorità, sempre “no è no”, “decido io”, “devi ascoltare e basta”; oppure estremo lassismo “ma tanto sono solo bimbi”, “sì va bene te lo compro basta che poi stai zitto”,”ti do il ciuccio, il tablet, il gelato, la tv accesa in camera e le patatine a letto così poi dormi senza rompere” oppure “faccio quello che vuole che non riesco a vederlo piangere”. Davvero siamo ridotti a scegliere tra questi estremi?

L’umanità è così allo stato brado per quanto riguarda la comprensione del bambino e le logiche educative da non aver altro da offrire che questo triste derby dei sergenti contro i lassisti?

Continua la lettura di Perchè mi appassiona l’educazione?

Libri educativi: come scegliere il libro adatto

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Nei primi anni di vita di mia figlia, mi è capitato spesso di fermarmi davanti al reparto dei libri educativi: tanti nomi, tanti titoli, come scegliere il libro adatto al mio stile in particolare?

Possiamo seguire il consiglio di amici, leggere recensioni di sconosciuti. Ma la linea di pensiero che fa per noi, il nostro bisogno personale non ci verrà indicato da nessuno: dovremo trovarlo noi. Continua la lettura di Libri educativi: come scegliere il libro adatto

La mamma di Baltimora e gli schiaffi

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Anche sforzandomi, non riesco a unirmi al coro di voci che inneggia e spera in una mamma come quella di Baltimora per ragazzi che compiono atti di vandalismo. In genere non tratto temi di cronaca e cerco sempre di mantenere i miei discorsi molto generali, ma in questo caso mi sento in dovere di dire la mia, visto che ho aperto un blog che ha come sottotitolo “dubbi e rebus genitoriali”.

Personalmente, per me la mamma di Baltimora è una mamma che non ha saputo educare il figlio. Non ho altro da dire. Io non spero in una mamma di Baltimora per nessuno. Mi auguro che non ce ne siano altre.

Prima di scrivere, ho letto qualche articolo: a parte il caso specifico della famosa mamma, che ha picchiato in diretta il figlio che partecipava ad atti vandalici (il video è uno dei più visti di questi giorni) specificando che ha avuto quella reazione perchè non voleva che il figlio diventasse vittima della polizia: mi chiedo, ma perchè augurarsi una mamma schiaffeggiante per un figlio vandalo?  Continua la lettura di La mamma di Baltimora e gli schiaffi

Pedagogia sperduta e lontana

 

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Spesso mi sono chiesta come mai una materia così importante per la comunità non venga insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado.

In particolare, la Pedagogia è una materia che viene insegnata solo in scuole volte a formare formatori (insegnanti per lo più), ed è contornata, per tutto il resto dell’umanità, da un alone di mistero. Credo che se fermassimo gente per strada e chiedessimo : “lei sa cos’è la pedagogia?” risponderebbero in maniera errata, e, comunque, anche nel caso in cui fosse un parola nota e famigliare, sono sicurissima che nessuno mostrerebbe così tanto interesse in approfondirla e cercare di capirne di più.

“Disciplina che studia le teorie, i metodi e i problemi relativi all’educazione  e alla formazione della personalità”

-Garzanti

Come mai sono teorie riservate solo alle maestre di scuola elementare e agli insegnati di materie letterarie? La teoria pedagogica in un certo senso è usata in maniera unidirezionale, è utile al maestro per saper gestire l’educazione dell’allievo, ma c’è una linea così netta tra chi insegna e chi impara? Io la vedo più una disciplina interessante per tutti, perché tutti prima o poi diventiamo maestri o educatori di altre persone.

Ne deduco che sia inserita in determinati programmi liceali e universitari per persone che dovranno affrontare l’educazione di gruppi di persone in età infantile , pre-adolescenziale, o adolescenziale. In modo che abbiano qualche strumento, qualche dritta, qualche punto fermo. Ma perché solo a loro??

E tutti noi altri?

Ci sono persone che frequentano licei scientifici o tecnici, o classici, oppure che non proseguono gli studi dopo l’obbligo scolastico, mi chiedo, tutte queste persone, non si meritano di avere , anche loro, qualche strumento, qualche dritta, qualche punto fermo?

Mi spiace che sia così, io solo quando ho avuto i miei figli ho scoperto questo mondo così vario e interessantissimo; mi sono chiesta, e se si provasse un po’ a diffondere meglio questo tipo di conoscenza? Invece di studiare troppa storia e troppe scienze quando siamo ancora molto giovani…non potremmo essere stimolati a guardare i comportamenti degli altri, degli amici , dei famigliari, sostenuti da qualche solida base teorica?

I luoghi comuni in psicologia e anche in pedagogia sono tantissimi, e secondo me sono troppe anche le pretese educative che si hanno sui genitori. I bambini devono essere educati, i genitori devono inculcare il senso del dovere, del rispetto, i genitori non devono permettere questo e quello, i bambini devono imparare questo e quello, e così via di luoghi comuni fino alla fatidica “una sberla non ha mai fatto male a nessuno”…uhm a me non piace questa ricerca dell’educazione del figlio così alla cieca..

Il genitore è costretto ad arrangiarsi, cercando di ricordare com’è stato educato a sua volta, cercando di fare il meno peggio, cercando di fare il possibile.

A volte cerca pure di rinunciare a cose in cui crede pur di tenere alta la sua dignità di educatore. Ovvio c’è anche chi non se ne occupa, pensando “tanto è carattere”…”tanto ci pensa la maestra a farli filare”…ovvio: c’è anche chi, non sentendosi adeguato, non educa.

Vorrei sapere se per voi è logico tutto questo!Dovrebbe essere un dovere sociale, essere tutti un po’ educatori, sapere almeno cosa significa. Non per forza sapere come si fa o conoscerne i segreti più reconditi. Come si fa con matematica e italiano: alla fine della terza media nessuno è onnisciente in queste due materie, ma una vaga idea, almeno, la popolazione ce l’ha…