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No kids, per me no problem!

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Spopola anche in Italia cartello “no Kids” che, ho sentito dire, si può trovare in certi ristoranti, stanze di albergo, stabilimenti balneari, addirittura voli di linea. Personalmente mai visto, sarà che abito in un paese piccolo, sarà un’americanata, non so. Comunque sia: a me l’idea piace, e pare che dove si pratichi, ci sia sempre il pienone. A molti sembra una discriminazione e una limitazione alla libertà delle famiglie.

A me invece sembra un atto di civiltà per diversi motivi: così come mi piace leggere sulla pagina di un hotel che la struttura è amica dei bambini o che i bambini sono i benvenuti, il che significa per me avere la strada spianata per le mie esigenze, mi pare equo che anche altre esigenze siano soddisfatte dalle strutture ospitanti. Continua la lettura di No kids, per me no problem!

Perchè mi appassiona l’educazione?

Mi sono appassionata all’educazione quando ho vissuto i primi capricci di mia figlia, non quelli di routine, ma quelli con delirio, urla senza senso, in cui i bambini si dimenano, si buttano a terra…e di fronte ai quali i genitori non sanno che fare.

Mi sono detta, sarà normale, sarà vero che sono fasi, sarà anche una tappa obbligata. Ma non posso credere che dobbiamo restare così, senza risorse, a guardare i nostri figli che non riescono a dirci cosa vogliono e noi che non sappiamo dire loro quanto li vorremmo far contenti senza dire loro sempre e comunque “sì”. E’ troppo facile scegliere gli estremi: estrema autorità, sempre “no è no”, “decido io”, “devi ascoltare e basta”; oppure estremo lassismo “ma tanto sono solo bimbi”, “sì va bene te lo compro basta che poi stai zitto”,”ti do il ciuccio, il tablet, il gelato, la tv accesa in camera e le patatine a letto così poi dormi senza rompere” oppure “faccio quello che vuole che non riesco a vederlo piangere”. Davvero siamo ridotti a scegliere tra questi estremi?

L’umanità è così allo stato brado per quanto riguarda la comprensione del bambino e le logiche educative da non aver altro da offrire che questo triste derby dei sergenti contro i lassisti?

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Libri educativi: come scegliere il libro adatto

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Nei primi anni di vita di mia figlia, mi è capitato spesso di fermarmi davanti al reparto dei libri educativi: tanti nomi, tanti titoli, come scegliere il libro adatto al mio stile in particolare?

Possiamo seguire il consiglio di amici, leggere recensioni di sconosciuti. Ma la linea di pensiero che fa per noi, il nostro bisogno personale non ci verrà indicato da nessuno: dovremo trovarlo noi. Continua la lettura di Libri educativi: come scegliere il libro adatto

Pedagogia sperduta e lontana

 

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Spesso mi sono chiesta come mai una materia così importante per la comunità non venga insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado.

In particolare, la Pedagogia è una materia che viene insegnata solo in scuole volte a formare formatori (insegnanti per lo più), ed è contornata, per tutto il resto dell’umanità, da un alone di mistero. Credo che se fermassimo gente per strada e chiedessimo : “lei sa cos’è la pedagogia?” risponderebbero in maniera errata, e, comunque, anche nel caso in cui fosse un parola nota e famigliare, sono sicurissima che nessuno mostrerebbe così tanto interesse in approfondirla e cercare di capirne di più.

“Disciplina che studia le teorie, i metodi e i problemi relativi all’educazione  e alla formazione della personalità”

-Garzanti

Come mai sono teorie riservate solo alle maestre di scuola elementare e agli insegnati di materie letterarie? La teoria pedagogica in un certo senso è usata in maniera unidirezionale, è utile al maestro per saper gestire l’educazione dell’allievo, ma c’è una linea così netta tra chi insegna e chi impara? Io la vedo più una disciplina interessante per tutti, perché tutti prima o poi diventiamo maestri o educatori di altre persone.

Ne deduco che sia inserita in determinati programmi liceali e universitari per persone che dovranno affrontare l’educazione di gruppi di persone in età infantile , pre-adolescenziale, o adolescenziale. In modo che abbiano qualche strumento, qualche dritta, qualche punto fermo. Ma perché solo a loro??

E tutti noi altri?

Ci sono persone che frequentano licei scientifici o tecnici, o classici, oppure che non proseguono gli studi dopo l’obbligo scolastico, mi chiedo, tutte queste persone, non si meritano di avere , anche loro, qualche strumento, qualche dritta, qualche punto fermo?

Mi spiace che sia così, io solo quando ho avuto i miei figli ho scoperto questo mondo così vario e interessantissimo; mi sono chiesta, e se si provasse un po’ a diffondere meglio questo tipo di conoscenza? Invece di studiare troppa storia e troppe scienze quando siamo ancora molto giovani…non potremmo essere stimolati a guardare i comportamenti degli altri, degli amici , dei famigliari, sostenuti da qualche solida base teorica?

I luoghi comuni in psicologia e anche in pedagogia sono tantissimi, e secondo me sono troppe anche le pretese educative che si hanno sui genitori. I bambini devono essere educati, i genitori devono inculcare il senso del dovere, del rispetto, i genitori non devono permettere questo e quello, i bambini devono imparare questo e quello, e così via di luoghi comuni fino alla fatidica “una sberla non ha mai fatto male a nessuno”…uhm a me non piace questa ricerca dell’educazione del figlio così alla cieca..

Il genitore è costretto ad arrangiarsi, cercando di ricordare com’è stato educato a sua volta, cercando di fare il meno peggio, cercando di fare il possibile.

A volte cerca pure di rinunciare a cose in cui crede pur di tenere alta la sua dignità di educatore. Ovvio c’è anche chi non se ne occupa, pensando “tanto è carattere”…”tanto ci pensa la maestra a farli filare”…ovvio: c’è anche chi, non sentendosi adeguato, non educa.

Vorrei sapere se per voi è logico tutto questo!Dovrebbe essere un dovere sociale, essere tutti un po’ educatori, sapere almeno cosa significa. Non per forza sapere come si fa o conoscerne i segreti più reconditi. Come si fa con matematica e italiano: alla fine della terza media nessuno è onnisciente in queste due materie, ma una vaga idea, almeno, la popolazione ce l’ha…