Il magico potere del 2016

Come è possibile che un libro sull’ordine abbia avuto un tale successo?

Ma cosa avrà da dire questa Kondo, col suo “Magico potere del riordino”?

kondo

Solo chi è un disordinato cronico può capire un altro disordinato cronico.

Non sono mai stata ordinata e non ho neanche mai aspirato a esserlo; mi andavo benissimo com’ero.

Il disordine non mette ansia, non disturba e non fa perdere tempo al vero disordinato.

I disordinati con la D maiuscola non perdono i loro oggetti, sanno benissimo dove sono (o dove cercarli).

Ecco, se non siete di questa categoria, leggete l’articolo ma vi avverto: non vi piacerà. Non vi serve. Siete di un altro mondo. Questo articolo tratta temi che voi non avete bisogno di trattare. Leggetelo, magari lo girate a qualcuno di vostra conoscenza. Ma probabilmente non vi piacerà.

Cosa mi è successo poco prima che finisse il 2015? Ho letto il libro di Marie Kondo, Il magico potere del riordino. Avevo letto qualche commento, recensione, e non mi aveva neanche incuriosito. Un libro che parla di come mantenere la casa in ordine…che noia. Poi però, notando l’ enorme successo che ha riscosso, ho iniziato a chiedermi, forse potrei leggerlo: così come faccio con molti best seller. Anche se non mi ispirano, li leggo per capire cos’è che ha colpito i lettori. La cosa che mi ha proprio convinta a procurarmelo è stata un’osservazione di un’amica, che dava a questa scrittrice della matta perché parlava con gli oggetti.

Ecco…forse proprio lì ho deciso che dovevo leggerlo: una mezza matta, che parlando di ordine in casa, ha venduto alla grande, con un libricino sottile e leggero: lo leggerò!

Come al solito, i grandi best seller una cosa in comune ce l’hanno, a prescindere dalle doti artistiche e creative degli scrittori: dicono alla gente ciò che la gente ha bisogno di sentirsi dire. Questo libro dalle prime righe mi dice cose che…nessuno mi ha detto mai!

Cosa si dice di solito a un disordinato?

-Che macello! Ma come fai?

-Che macello! Ma come fai a pulire?

-Che macello! Non ti viene l’ansia?

-Che macello! Perché non metti in ordine?

-Come hai fatto ad arrivare a questo punto?

E altre frasi simili, in cui traspare un senso di incomprensibilità reciproca tra chi riesce a tenere tutto in ordine e chi invece non lo fa. E invece questa illustre signora Kondo, ecco cosa fa: cerca di comprendere i disordinati. Lei è una professionista dell’ordine. Ti dice che non riesci a mantenere l’ordine perché nessuno ti ha mai insegnato come si fa.

Che per me, è una delle grandi verità della vita, in ogni ambito…

tutti possiamo fare bene qualcosa

se qualcuno ci insegna bene a farla!

E così mi sono appassionata alla lettura, portata a termine in pochissimi giorni, e che mi ha regalato una nuova visione del mio disordine.

Ogni tanto anche un disordinato prova a mettere un po’ a posto, anche per ripassare un po’ cos’è che ha e che non ha, e per buttare quelle cose che sono proprio da buttare. In genere, almeno io, quando non mi sentivo più a mio agio nei miei spazi, davo una sistematina qui, una lì, buttavo quattro cose inutili o che erano diventate inutili, notavo un miglioramento e mi dicevo: ecco, adesso sono pronta per rimettere tutto piano piano in disordine. In effetti, come natura vuole, pian piano tutto tornava comodamente al proprio posto, tutto tendeva alla comodità più assoluta, io mi muovevo comodamente tra le mie cose e questo ciclo si ripeteva all’infinito.

E questa periodicità di mettere a posto ogni tot, mi dava allo stesso tempo una momentanea euforia ma anche un senso di fatica vana: dev’essere noiosissima la vita degli ordinati, sempre a riordinare…

Il concetto chiave di questo libro è, invece, proprio questo: non devi aver bisogno di riordinare, perché se le cose sono al loro posto, non torneranno in disordine “da sole”. Ed avere un posto non significa solo avere uno spazio che si dedica a quell’oggetto, ma significa scegliere bene come mettere le cose e soprattutto…scegliere bene cosa avere in casa!!

Siamo troppo abituati ad avere case-magazzino e troppo poco abituati ad avere case che ci trasmettano accoglienza, leggerezza, essenzialità. E quando dico siamo, intendo noi disordinati cronici o quelli che stanno sempre a riordinare per l’ansia di perdere il controllo della roba che tende all’entropia.

Il libro offre uno scorcio particolarissimo in questo senso, e a me personalmente ha permesso di capire dove sbaglio. Il primo e più grande errore è quello di trattare male le cose. Il secondo è quello di non avere in mente un ideale preciso di casa, con oggetti disposti in maniera ottimale per me e il mio stile di vita: bisogna avere in testa qualche immagine netta a cui si voglia tendere, tipo Ikea o Homify, e non solo un vago gusto su cosa ci piace e cosa non ci piace.

Terzo errore: pensare che un oggetto che sia stato comprato (quindi pagato) debba restare in casa, altrimenti rappresenterebbe una perdita. Questo è stato il più difficile da accettare. Gli innumerevoli indumenti che non indossiamo mai…vanno tolti. Così come tante altre cose. Questo è il passaggio più duro da assorbire e da mettere in pratica. Infatti ha qualcosa di terapeutico. Non è per tutti.

Ma vale la pena provare a leggere il libro: forse può sembrare eccessivamente e forzatamente”zen” per noi occidentali, ma a me ha fatto bene, e in questo 2016 sta prendendo forma, in casa mia, l’evento.

 

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