Praticare l’autosvezzamento: in cosa consiste?

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L’autosvezzamento è una parola nuova che indica qualcosa di molto poco nuovo, è una parola composta per un concetto molto semplice.

Significa passare dall’alimentazione esclusivamente lattea a quella solida, senza usare prodotti specifici per il bambino. Non è così anomalo come sembra.

Praticare l’autosvezzamento: come si fa? I principi sono pochi e semplici, vediamoli.

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  • Il bambino mostrerà interesse per il cibo da solo e non in un preciso periodo: può essere a 5 mesi e mezzo o 7, o anche più tardi. Quando mostrerà questo interesse, sarà il primo segnale che è pronto.
  • Il bambino regge bene la schiena da solo, cioè riesce a stare seduto senza aiutini vari; in questo modo è assicurata la giusta maturazione dei muscoli che si attivano per masticare e deglutire: ecco l’altro elemento per capire che si è pronti.
  • Il bambino non deve per forza avere i denti per poter iniziare a mangiare: giacché gli alimenti verranno comunque proposti sminuzzati o schiacciati, basteranno anche le gengive per dare una masticatina e per cominciare.
  • Non servono attrezzi particolari per svezzare: bastano gli arnesi usuali, coltello, grattugia, tritatutto, passaverdura.
  • Ovviamente per autosvezzare un bambino e proporgli gli stessi cibi del resto della famiglia, il resto della famiglia deve mangiare in modo salutare…

Quindi, la necessità di omogeneizzati, farine solubili, liofilizzati, pastine della dimensione del micron è una necessità indotta, potrebbero essere utili secondo me nelle prime due/tre settimane, per imparare a destreggiarsi e per capire che tipo di “mangiatore” è nostro figlio, ma non di più.

Io ho saputo di questa teoria solo col mio secondo figlio, e l’ho messa in atto in maniera rigorosa per quanto riguarda il momento di cominciare, ma comunque ho iniziato con la “pappa pediatrica” perchè avevo paura che fosse una teoria affascinante ma non sicura al 100%. Passata la prima quindicina di giorni, mi sono sentita molto tranquilla e ho lasciato la strada vecchia per la nuova… è stato molto bello e soprattutto molto meno impegnativo dello svezzamento classico. Sia portare i suoi orari a incontrarsi coi nostri, sia cercare di cucinare cose gustose senza soffriggere e senza caricare di grassi, mi è piaciuto molto e l’ho trovato piacevole, mentre ricordo che preparare la pappa separata era lo stesso piacevole perchè stai sempre facendo da mangiare per tuo figlio, ma è qualcosa di molto più “freddo”, come un dovere, qualcosa un po’ da laboratorio.

Soprattutto il fatto che si preveda che il bimbo mangi con le sue mani, è stato affascinante e meno stressante di dover dare la pappa imboccando. Anzi, più che stressante, imboccare è proprio meccanico, insomma noioso. Invece vedere un bimbo piccolo che assaggia dalle sue stesse mani, ha davvero qualcosa di curioso ed effettivamente “nature”.

I miei figli a prescindere dal tipo di svezzamento si sono rivelati dei grandi mangiatori, apprezzano tutto, in quantità abbondanti e hanno sempre finito il piatto senza dover insistere, fare aeroplanini, accendere la tv. Quindi non so dirvi se è vero che autosvezzando, il rapporto che il bambino ha col cibo ha meno rischi di diventare conflittuale: non lo so. Sicuramente con l’autosvezzamento il bambino si diverte di più, mangia le stesse cose dei genitori e scopre molto prima sapori e consistenze diversi. Per me è stata una bella scoperta, voi che ne pensate?

Siete preoccupati dal pericolo soffocamento? Si consiglia di seguire un corso di pratica di disostruzione a tutti, perchè il rischio di soffocamento c’è sempre.

Anzi pare che autosvezzando, il bimbo impari prima a tossire di riflesso, in caso qualcosa vada storto. Ma anche qui, non dico niente, certe cose possiamo farle se ci sentiamo tranquilli, non perchè qualcuno ci assicura che sia meglio o peggio!

Voi svezzereste in questo modo o lo avete fatto? Come vi siete trovate?

Qui vi parlo delle differenze che ho trovato io coi miei bimbi…Lasciate un commento!

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2 thoughts on “Praticare l’autosvezzamento: in cosa consiste?

  1. Mi ero informata sull’autosvezzamento e avevo deciso che sarebbe stata la nostra strada. In particolare condivido il concetto di rispettare i tempi del bambino, perciò ho aspettato che fosse pronto e mostrasse interesse per il cibo. A 5 mesi e mezzo ha iniziato gli assaggi di frutta (fresca, non omogeneizzati) e nonostante l’interesse sputava un pochino, ma in pochi giorni ha imparato a deglutire. Il nostro non è stato però un vero e proprio autosvezzamento, causa la mia paura per il soffocamento. Insomma inizialmente ha iniziato con le pappe e pian piano piccoli assaggi del nostro cibo. Ora a 8 mesi e mezzo mangia con le sue manine, anzi si arrabbia se viene imboccato col cucchiaino. Non abbiamo ancora fatto il corso di disostruzione ma è in programma. Mi hanno comunque aiutato molto le letture di Gonzalez e Piermarini sul tema: “Il mio bambino non mi mangia” e “Io mi svezzo da solo”. Raccomandatissimi.

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