Deduzioni varie sull’autosvezzamento

Il mio secondo figlio sta per compiere tre anni, e posso quindi fare qualche piccolo resoconto sulla scelta di autosvezzarlo;

con la prima figlia avevo seguito la prassi “pediatrica” di pappe, seggiolone separato, pasto separato, acquisti separati. Conosco quindi entrambi gli approcci e posso confrontarli.

Ecco 3 domande che mi sono posta ed ecco le risposte:

1.Hai trovato qualche differenza sostanziale nel modo di mangiare dei tuoi figli? Secondo te cosa è cambiato tra l’uno e l’altro?

I miei figli, come tutti i bambini, hanno caratteristiche e gusti unici, indipendentemente dallo stile alimentare che adotta la famiglia.

Detto questo, i miei bimbi hanno sempre mangiato piuttosto volentieri e si adattano a gran parte dei pasti improvvisati o che non posso programmare. Detto questo, l’autosvezzamento tende ad assecondare di più l’appetito del bambino, e da quello che vedo, il bimbo autosvezzato si sa regolare di più. E’ come se conosca meglio la quantità di cibo di cui ha bisogno. Per esempio, il mio secondo bimbo, ha un appetito diverso a seconda che abbia fatto attività o meno, e se è concentrato o dispiaciuto o triste, tende a mangiare nello stesso modo di sempre.

autosvezzamento

Mia figlia invece, tende più a cercare cibo continuamente, anche quando è annoiata. Non fa differenza il suo stato di stanchezza o di appetito, lei mangia comunque, se vede che è pronto. Se è giù o arrabbiata spesso chiede cibo e se dobbiamo andare da qualche parte, già pensa a cosa mangeremo. Lei si adatta di più, nel senso che mangia anche alimenti poco elaborati, poco conditi e poco gustosi. Diciamo che è più il tipo che dice: è ora di mangiare, e si mangia. Se c’è un piatto che non gradisce si incupisce e si offende. Il fratello è più il tipo che dice: se mi va e mi piace, mangio, altrimenti non mi interessa.

Riconducibile al tipo di svezzamento? Forse, un po’!

2. Ci sono cibi che non mangiano affatto?

La prima esclude patate e verdure cotte, il secondo non vuole pasta ripiena, pasta dalle forme strane,  crackers. Entrambi mangiano da sempre verdure crude, frutta, senza che io abbia mai  insistito. Il piccolo preferisce assaggiare cose diverse nello stesso pasto, la grande no. Quindi, direi, nessuna differenza: sono semplici gusti, e sono cose che hanno sempre rifiutato fino da piccolissimi.

3. Devi insistere per farli sedere a tavola?

La grande, avendo quasi 8 anni, ovviamente non ha più questo tipo di problema. Spesso apparecchia, mi aiuta a cucinare, quindi sa che al momento di mangiare ci si mette tutti a tavola. Lei ha un appetito particolarmente aggressivo, quindi ha sempre preso parte molto volentieri ai pasti, mai pregata. Il secondo invece è diverso, non è concentrato sul cibo e si ricorda di avere fame solo quando vede la tavola imbandita. A volte non vuole sedersi (perché ha già mangiucchiato qualcosa) e io non insisto. Se invece ha il giusto appetito, si siede, mangia il necessario e poi si allontana. A volte vuole stare in braccio a me e vuole mangiare dal mio piatto, forse gli ricorda l’infanzia 🙂 .

autosvezzamento

Come se l’autosvezzamento abbia dato “meno” importanza a questo rito del mangiare e riempirsi. Insomma avere la pancia piena non dovrebbe essere una sensazione quotidiana, da cercare a tavola. Dovrebbe essere qualcosa che capita ogni tanto…ecco, credo che l’autosvezzamento aiuti in questo senso: a non abituarsi all’abbuffo. La nostra prima figlia è una buona forchetta, a volte da contenere: chi saprà mai se con l’autosvezzamento sarebbe stato diverso?

Quindi, in definitiva: non credo che l’autosvezzamento possa determinare così tanto il tipo di alimentazione del bimbo; quello che incide moltissimo, di sicuro, è il tipo di alimentazione che la famiglia segue quotidianamente e a cui tutti i bimbi, prima o poi, si abituano (gli autosvezzati lo fanno solo con più anticipo e più libertà di scelta).

Secondo me è la strada più semplice da seguire, sia per i genitori che per i bambini, e tende a seguire l’istinto naturale di cibarsi quando si sente la fame e quando si vede qualcosa di attraente.

Per questo motivo lo raccomanderei a tutti, ma anche e soprattutto per vivere il momento del pasto con meno ansia: il bambino se lasciato libero si autoregola e tende a mangiare da solo, quindi perché forzare e rendere il pasto un momento complicato?

 

Qui un mio breve post sul tema e qui un articolo di Uppa, che dovrebbe rassicurare i dubbiosi.

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