Praticare l’autosvezzamento: in cosa consiste?

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L’autosvezzamento è una parola nuova che indica qualcosa di molto poco nuovo, è una parola composta per un concetto molto semplice.

Significa passare dall’alimentazione esclusivamente lattea a quella solida, senza usare prodotti specifici per il bambino. Non è così anomalo come sembra.

Praticare l’autosvezzamento: come si fa? I principi sono pochi e semplici, vediamoli.

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Sicuro che il freddo faccia ammalare i bambini?

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“Non correre, non sudare, non andare fuori, il freddo ti fa ammalare!”

Io da piccola mi ammalavo molto poco e (per fortuna) non avevo una mamma che mi urlasse dietro questa roba. La mia era fissata solo coi piedi nudi. Mai piedi nudi. Solo al mare e durante la doccia.

Per il resto, non sono cresciuta col collegamento in testa freddo=qualcosa che ti fa ammalare.

La mia casa non era tenuta a 22 gradi e vivendo in campagna, giocavo molto spesso all’aperto, con tutte le temperature. A 11 anni ho anche iniziato a sciare, e ricordo domeniche lunghissime passate al freddo (vero) coi capelli sulle orecchie imbiancati dai cristallini di ghiaccio e la lacrima che si incrostava mentre scendeva sulla guancia, durante la discesa.

Ecco…mai preso neanche il raffreddore in montagna: tutto questo freddo, non mi faceva male?

Ovviamente in tutto questo ero coperta in maniera adeguata: sulla neve, ero vestita da neve. All’aperto, con l’aria fresca, portavo le giacche a vento le scarpe pesanti e l’intimo bello adeguato. Ero al freddo ma non SENTIVO freddo. Se sei a -15 gradi e sei ben equipaggiato, e non c’è vento, non senti freddo. Se non sei vestito bene e si alza in venticello, puoi avere freddo anche a 18 gradi e potresti raffreddarti, cominciare a starnutire, avere brividi…ma non è il freddo che ti sta facendo male: è l’inadeguatezza dei vestiti. A 18 gradi si sta bene anche seduti immobili per un po’!

Se il corpo si raffredda, cioè se percepiamo che ci stiamo gelando i piedi perché ci si sono bagnate le scarpe,o perché abbiamo sudato parecchio e all’improvviso ci siamo fermati e/o raffreddati ; o che abbiamo la pancia scoperta e ci sono correnti d’aria che ci fanno sentire un fresco diffuso e persistente..allora dobbiamo correre ai ripari, coprirci subito, asciugarci, cambiarci gli indumenti bagnati.

Ma se stiamo bene e la nostra pelle non è ghiacciata..il freddo non può farci nulla!

Il discorso che inganna generazioni di mamme, è che di solito quando fa più freddo, c’è il picco di malattie influenzali. Quindi sembra facile supporre: il freddo, fa ammalare! Continua la lettura di Sicuro che il freddo faccia ammalare i bambini?

Gestione dei pannolini lavabili: il mistero svelato

 

i pannolini si gestiscono come il resto del bucato!

Il più grande mistero della pratica dell’uso dei pannolini lavabili: come si gestiscono?

Con tutto il da fare che si ha quando c’è un bimbo piccolo, i ritmi stravolti, l’aumentato numero di lavatrici, il sonno arretrato, ecc ecc ..come è possibile avere il tempo di stare a lavare i pannolini? Anzi…com’è possibile avere il tempo di pensare anche ai pannolini…non solo lavarli. Risposta-banale-, ma è questa: volere è potere. Che non vuol dire fare la mamma martire che di notte strofina i pannolini con le occhiaie e i piatti nel lavello.

“Stare lì a lavare i lavabili, non si campa più…” Mah..non bisogna mica lavarli d’inverno al fiume con una temperatura di 2 gradi. Volendo, il carico dei pannolini lavabili di inserisce nei programmi famigliari di gestione bucato come si inserisce il carico di un nuovo sport, di una nuova passione, o come si inserisce una qualsiasi attività in più a quelle preesistenti. Si fa un po’ di programmazione e si fa come tutte le altre faccende. Niente di assurdo.

 

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Ogni tipo di pannolino ha le sue caratteristiche: io uso i pocket con interno in pile e inserti staccati, inseribili a seconda delle necessità. Uso poi il velo catturapupù che è un velino sottilissimo che si toglie al cambio; si butta nel cestino sia se è solo umido sia ovviamente se contiene il profumato “solido”.

Cosa resta? Il pannolino da lavare, che si può tenere in un bidoncino, a secco, con un po’ di bicarbonato sul fondo per attenuare eventuali odori. Il lavaggio va fatto a giorni alterni o al max ogni due giorni. I prodotti da usare sono : percarbonato di sodio per lavare e igienizzare; acido citrico come deodorante/ammorbidente. Come si fa il carico in lavatrice? Come al solito. Temperatura tra i 40 e i 60 gradi. Centrifuga al massimo, non si rovinano. Si stendono come tutti gli altri panni…sul filo, con la molletta. I pocket, essendo scomponibili, asciugano presto: considerate gli stessi tempi dei capi di intimo.

Si raccolgono si riassemblano e sono pronti. Mi sembra strano scrivere queste istruzioni..insomma si gestiscono come tutto il resto.

Domande frequenti:

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I 5 cartoni più avvincenti per la famiglia

 

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Come arricchire la cineteca di famiglia

Quando la mia prima figlia ha compiuto due anni, ho pensato di farle regalare dai parenti questuanti (cosa le serve, cosa le compro, cosa le piace..) una mini collezione di cartoni animati. A quell’età non serve niente di particolare, la creatura non sa ancora chiedere quello che vede in pubblicità, quindi ricevere dei bei dvd è senz’altro un piacere per tutta la famiglia. Certo con la pirateria è più economico e sbrigativo, ma non è la stessa cosa. Non so perchè, un dvd originale mi ispira sicuramente molto di più di un gioco a pile che dopo pochi giorni va a prendere parte nelle cataste di giochi ammucchiate in qualche angolo.

Se poi sono anche a buon mercato, meglio ancora. Dicevo, in quei giorni, dovendo scegliere un 7/8 titoli, mi sono trovata un po’ in difficoltà..ok, i grandi classici, Biancaneve, Cenerentola..ma poi? Tutti gli altri? Quali sono adatti a mia figlia? Quali no? Dove la trovo una lista giusta?… Ricordo che avevo cercato ma trovato ben poco..sui siti di e-commerce più famosi trovavo solo i film recenti, o cmq tutti insieme indistintamente non mi dicevano nulla..insomma come facevo a sapere quali fossero i giusti titoli per una collezione azzeccata?

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La raffinata arte del sì sì con la testa

 

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Oggi sono ispirata a scrivere sulla famosa arte del sì sì con la testa, una forma creativa che le mamme devono imparare presto a gestire, per poter sopravvivere serenamente al loro ingresso nel mondo genitoriale.

Il primo pensiero di una neomamma (ma anche neopapà) alle prese con osservazioni, consigli non richiesti e notizie catastrofiche riguardo alla puericultura -specialmente quella riguardante neonati- sarebbe quello di rispondere abbastanza gentilmente e di offrire il proprio punto di vista, spiegando perchè e per come abbia deciso di fare una cosa piuttosto che un’altra. Insomma, come in una discussione di qualsiasi altro tipo: tu dici la tua, io dico la mia, civilmente osserviamo che forse entrambi abbiamo un pochino di ragione,  poi dipende sempre dal caso specifico, non si può generalizzare ecc ecc e così via con un normo-dialogo.

Ebbene: quando si tratta di neonati o bambini molto piccoli, i discorsi da persone adulte e mature si riducono drasticamente e si passa a una specie di attacco offensivo -senza possibilità di contrattacco- da parte di chi “ci è passato prima di te”.

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Perchè i pannolini lavabili? Anzi, perchè no?

 

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Dunque, faccio parte di quella stretta cerchia di gente che anni orsono, nel lontano 2008, incappò in questa specie di revival di una pratica usata per centinaia di anni..l’uso dei pannolini lavabili (abbreviati con PL) per bambini .

Il revival sta ad indicare che non è soltanto un tornare indietro e quello che facevano le nostre nonne, ma è anche la rivisitazione di una vecchia pratica: il pannolino di nuova generazione è studiato per ridurre al minimo i fastidi per il bambino e per permettere alla mamma lavanderina di continuare lo stesso a vivere secondo i ritmi della propria epoca.

 

Cosa mi ha convinto a usarli?

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Pedagogia sperduta e lontana

 

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Spesso mi sono chiesta come mai una materia così importante per la comunità non venga insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado.

In particolare, la Pedagogia è una materia che viene insegnata solo in scuole volte a formare formatori (insegnanti per lo più), ed è contornata, per tutto il resto dell’umanità, da un alone di mistero. Credo che se fermassimo gente per strada e chiedessimo : “lei sa cos’è la pedagogia?” risponderebbero in maniera errata, e, comunque, anche nel caso in cui fosse un parola nota e famigliare, sono sicurissima che nessuno mostrerebbe così tanto interesse in approfondirla e cercare di capirne di più.

“Disciplina che studia le teorie, i metodi e i problemi relativi all’educazione  e alla formazione della personalità”

-Garzanti

Come mai sono teorie riservate solo alle maestre di scuola elementare e agli insegnati di materie letterarie? La teoria pedagogica in un certo senso è usata in maniera unidirezionale, è utile al maestro per saper gestire l’educazione dell’allievo, ma c’è una linea così netta tra chi insegna e chi impara? Io la vedo più una disciplina interessante per tutti, perché tutti prima o poi diventiamo maestri o educatori di altre persone.

Ne deduco che sia inserita in determinati programmi liceali e universitari per persone che dovranno affrontare l’educazione di gruppi di persone in età infantile , pre-adolescenziale, o adolescenziale. In modo che abbiano qualche strumento, qualche dritta, qualche punto fermo. Ma perché solo a loro??

E tutti noi altri?

Ci sono persone che frequentano licei scientifici o tecnici, o classici, oppure che non proseguono gli studi dopo l’obbligo scolastico, mi chiedo, tutte queste persone, non si meritano di avere , anche loro, qualche strumento, qualche dritta, qualche punto fermo?

Mi spiace che sia così, io solo quando ho avuto i miei figli ho scoperto questo mondo così vario e interessantissimo; mi sono chiesta, e se si provasse un po’ a diffondere meglio questo tipo di conoscenza? Invece di studiare troppa storia e troppe scienze quando siamo ancora molto giovani…non potremmo essere stimolati a guardare i comportamenti degli altri, degli amici , dei famigliari, sostenuti da qualche solida base teorica?

I luoghi comuni in psicologia e anche in pedagogia sono tantissimi, e secondo me sono troppe anche le pretese educative che si hanno sui genitori. I bambini devono essere educati, i genitori devono inculcare il senso del dovere, del rispetto, i genitori non devono permettere questo e quello, i bambini devono imparare questo e quello, e così via di luoghi comuni fino alla fatidica “una sberla non ha mai fatto male a nessuno”…uhm a me non piace questa ricerca dell’educazione del figlio così alla cieca..

Il genitore è costretto ad arrangiarsi, cercando di ricordare com’è stato educato a sua volta, cercando di fare il meno peggio, cercando di fare il possibile.

A volte cerca pure di rinunciare a cose in cui crede pur di tenere alta la sua dignità di educatore. Ovvio c’è anche chi non se ne occupa, pensando “tanto è carattere”…”tanto ci pensa la maestra a farli filare”…ovvio: c’è anche chi, non sentendosi adeguato, non educa.

Vorrei sapere se per voi è logico tutto questo!Dovrebbe essere un dovere sociale, essere tutti un po’ educatori, sapere almeno cosa significa. Non per forza sapere come si fa o conoscerne i segreti più reconditi. Come si fa con matematica e italiano: alla fine della terza media nessuno è onnisciente in queste due materie, ma una vaga idea, almeno, la popolazione ce l’ha…

Dubbi e rebus genitoriali