Vita genitoriale: non avrei mai immaginato che…

 

Quando da piccola o da adolescente immaginavo la mia vita adulta, avevo una vaga certezza che avrei avuto dei figli, questo sì. Ecco, finora, di tutto quello che avevo immaginato, questa è l’unica aspettativa che si è realizzata in pieno, anche in anticipo rispetto ai miei programmi iniziali.

In che cosa, invece, le mie aspettative genitoriali sono rimaste, come dire, soltanto congetture e immagini sbiadite che non fanno assolutamente  parte della mia realtà odierna, ve lo spiego subito:

1.Mi aspettavo che i figli avessero un’autonomia molto molto limitata nei primi anni di vita

Praticamente, credevo che ai bambini andasse insegnato tutto, ma proprio tutto. Non sapevo che avessero già un set completo di comportamenti istintivi, non sapevo che imparassero a mangiare, esprimersi, camminare e lamentarsi da soli. Addirittura rimasi meravigliata nello scoprire che appena nati si attaccano al seno e iniziano a poppare.

Non so perché: forse l’abitudine alle bambole ferme e ignare di tutto (che non mi sono mai piaciute…), forse perché non avevo mai riflettuto su quanto l’essere umano sia “animalesco” come tutti gli altri esseri viventi, insomma fatto sta che, soprattutto con la mia prima figlia, mi sono ritrovata a dirmi: e caspita, ma questa fa tutto da sola! Ricordo in particolare quando nelle prime settimane di vita, lei già faceva tantissime espressioni facciali legate a ciò che succedeva intorno a lei: ma chi gliele ha insegnate?

2.Immaginavo pomeriggi silenziosi, notti tranquille e risvegli fiabeschi

Sapevo che i bambini piangono, che hanno bisogno di molta assistenza e che non possono essere lasciati soli, ma non sapevo che possono anche non avere nessuna regolarità col sonno, anche per diversi anni. Immaginavo la mia vita con bimbi piccoli fatta di torte fatte in casa, pomeriggi davanti alla tv con copertina e tisana, domeniche tranquille col sugo a bollire per due ore e l’arrosto in forno arrotolato da me in persona, mentre i bambini dormono fino alle 12. Oppure immaginavo che avrei finalmente coltivato hobby e letto tanti libri, dato che sarei uscita di meno e la vita mondana sarebbe crollata a picco.

Macchè. Se la domenica riusciamo a uscire per una passeggiata senza aver prima messo sottosopra tutto ciò che non è fissato ai muri, è già tanto. Se riesco a comprare gli ingredienti per una torta e a usarli prima che scadano, mi sento realizzatissima. Con l’arrivo del secondo figlio, la quantità di alimenti preparati con cura e dedizione, o con preparazioni lunghe, è scesa vicinissima allo zero, e se penso che da giovane universitaria con una cucina 2×2 condivisa in 5 mi dicevo: quando avrò la mia cucina, piena di giusti attrezzi e in cui io possa muovermi, darò libero sfogo alla mia creatività …Devo dire che mi sento davvero una che non aveva capito niente. In effetti adesso regna la regola: qualsiasi cosa vuoi fare, l’importante è che non richieda più di 10/12 minuti. Quindi ricette veloci, libri letti a colpi di due o tre pagine alla volta, riviste lette dopo 3-4 mesi dalla loro entrata in casa..film…cosa? Un film??

3.Supponevo una conoscenza maggiore  da parte dei genitori, del mondo dei figli, della loro psicologia, delle loro esigenze

Nella mia fervida immaginazione di ragazza, pensavo che i genitori fossero molto preoccupati della crescita (anche emotiva) dei loro figli; e che, non so attraverso quale canale o quale ambito, ricevessero qualche indicazione o suggerimento per la loro educazione e per capire le loro esigenze. Invece, nada. Deserto. Voragini. Il nulla eterno. All’educazione dei figli, ci pensano la scuola, il catechismo, e l’improvvisazione. Chi ha figli più complicati da gestire…si attacca!! O inizia iter irritantissimi e costosi tra diagnosi varie, richieste di sostegni alla scuola, definizioni varie di disturbi più o meno eidenti e tanto altro ancora.

In questo sono rimasta molto delusa…siamo sicuri, di essere così tanto evoluti come crediamo?

4.Immaginavo una regolarità e una scansione dei tempi definibile a priori

Sempre a causa della mia immaginazione ingenua e martellante, mi aspettavo che la vita genitoriale fosse, diciamo, più scandita e regolare di quella da gente senza figli. I figli vanno a nanna presto, hanno i loro impegni, ci sono orari precisi da rispettare e quasi quasi ci si annoia… Il weekend si pianifica, il ristorante si prenota, la vacanza si decide con calma, tutto è più schedulato.

Anche qui, profonda sorpresa. I figli ti insegnano a vivere sulla cresta dell’onda, momento per momento, senza fare piani troppo ardimentosi e ottimisti. La regolarità diventa solo quella di andare a fare la fila dal pediatra: tutto il resto è improvvisazione, last minute, lo decido il nanosecondo prima di farlo, vediamo come sta, a volte tutto in pomeriggio va deciso in base a se e come è stato fatto un opportuno sonnellino. Quella volta che si addormenta e credi di avere solo 20 minuti di respiro, è la volta che dorme 5 ore filate e tu avresti potuto fare il cambio di stagione a 4 armadi , farti la tinta e preparare le lasagne per il freezer. Ma non lo hai fatto, perché sai che non puoi iniziare lavori del genere e poi lasciarli a metà.

Forse qui il problema è mio. Accetto consigli.

5.Mi aspettavo…una maggiore facilità nella gestione degli affari famigliari

Mi aspettavo una gestione della vita dei piccoli un poco più sostenibile. Attività, campi estivi, locali adatti ai bambini, reti di babysitter…Diventa tutto molto, molto complicato se la mamma deve lavorare e non ha una o più nonne a totale disposizione. E non è solo una questione di fatica o di spese: ci sono proprio dei vuoti, assenza di servizi, assenza di spazi pensati per i bambini, assenza di idee per genitori sommersi dagli impegni. Il bambino diventa qualcosa a cui trovare una sistemazione, e per questo molto spesso i bambini sono sovraesposti ad attività varie, palestre, lingue, musica ecc ecc: perché i genitori hanno bisogno di un sostegno, e non possono più permettersi di stare a casa coi bambini fino alla loro maggiore età. Che si fa se i genitori devono uscire di sera? Che si fa se un genitore è fuori e l’altro ha impegni impellenti?

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Che si fa d’estate? Dove vanno i bambini quando la scuola è chiusa?Boh! Avverto un po’ di senso di abbandono, della serie, hai voluto i figli, e adesso ti attacchi.

 

Queste sono state le mie perplessità di madre, finora, che hanno completamente spiazzato il mio ideale giovanile di vita coi figli. Ho parlato soprattutto di vita pratica, perché è proprio quella che immaginavi diversa. Il resto, sentimenti, emozioni e legami, non sono neanche immaginabili a priori, e , com’è giusto che sia, soltanto l’arrivo del figlio crea quel senso di meraviglia e di desiderio di giustizia nel mondo. Che quando non hai figli, puoi solo immaginare e pregustare; quando poi arrivano, diventano un’inspegabile forza  che ti fa sopportare tutto il resto!

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Questo post partecipa al progetto #Stormoms sul tema di Marzo: Grandi speranze e grandi aspettative

L’intricato senso della parola “naturale”

 

Una parola abusata, o meglio usata a casaccio e col significato che fa più comodo.Ma che significa naturale?

Significa istintivo, animalesco. Oppure significa logico, semplice, scorrevole. Oppure significa privo di artificialità.

Insomma significa ( o dovrebbe significare) una caratteristica nativa, che nasce spontaneamente e resta com’è, senza interventi invasivi, senza interferenze, ma anche reale, vero, e quindi, giusto.

Non si può, però, confondere i due termini, naturale e giusto.

Per tanti motivi. Perché la natura, seppur perfetta nei suoi cicli, pone all’uomo tanti limiti, che è giusto tenere a bada, con gli artifici umani.

La natura va osservata e capita per poterla gestire, per poterla in qualche modo controllare e per non esserne inghiottiti. Non tutto quello che è naturale, è bene assoluto, per quanto riguarda la vita sulla Terra. Ma allora, perché all’aggettivo naturale viene affibbiata questa idea di sano, giusto e pulito?

Gli istinti sono tutti giusti?

Gli alimenti che troviamo in natura sono tutti sani?

Io vedo una gran confusione su questo senso della parola naturale: troppo spesso viene appiccicata anche a consuetudini che di naturale, istintivo e nativo non hanno nulla.

Diventa naturale qualsiasi cosa, se ti abitui all’idea. Diventa naturale un maltrattamento, un sopruso, un tradimento. Anche una legge ingiusta o obsoleta, è ritenuta naturale.

E diventa naturale (col senso di ovvio) anche andare contro la legge, aggirarla o trovare delle scappatoie, per sopravvivere. Quindi, cos’è, e quando è giusta, questa naturalità?

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Il termine io lo uso spessissimo e sulla naturalità, ho anche basato un po’ l’idea del mio blog.

Per una vita genitoriale più naturale, per gestire l’educazione e le varie tappe dei miei figli in maniera più naturale. Per porsi delle questioni su quanto è giusto stravolgere per partito preso la nostra natura “animalesca”a vantaggio di pratiche, usi, costumi, stili educativi che spesso ci spersonalizzano e, più che esseri viventi, ci fanno diventare solo esseri ubbidienti e consumanti.

I campi di applicazione della parola naturale sono così vari, che farne un’analisi dettagliata diventa insostenibile. Politica, diritti, alimentazione, cure mediche, prodotti cosmetici, giocattoli…Tutto può essere definito naturale, ma in contrapposizione a cosa, esattamente?

Ogni volta che definiamo qualcosa “naturale”, stiamo veramente parlando di un qualcosa che è strettamente legato alla natura e non alla creazione, ingegno, sotterfugio, marketing spinto….dell’essere umano che crea artifici pericolosi per sè e per gli altri umani?

Una naturalità davvero sostenibile è quella che ci faccia progredire, vivere meglio, con una salute migliore e tutelata. Che ci renda facile intessere  rapporti interpersonali, che ci renda possibile risparmiare ma anche acquistare e produrre beni utili a noi, i nostri figli, i nostri genitori, i nostri posteri.

Ciò che  va sostenuto per la sua naturalità, sono le pratiche, i giochi, le iniziative, i progetti, che tengono conto di quello che siamo, che non ci allontanino troppo dalle persone, dai luoghi della natura, dai valori di libertà, libertà di scelta, libertà di vivere secondo i nostri gusti  senza invadere libertà altrui. Che tengano conto delle esigenze reali di adulti e bambini, e non solo delle esigenze di apparenza o di consumo, che pur essendo una parte importante della nostra vita, non possono essere le nostre uniche preoccupazioni.

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Quando sento stravolgere questo senso di sostenibilità, mi sento mancare, la Natura è qualcosa di prezioso con cui dovremmo convivere e con cui bisognerebbe cercare continuamente nuovi equilibri; anche perdendoci dietro tempo, risorse ed energie.

Dovremmo averne grandissima cura, e invece spesso ci si ritrova a nominarla e a renderla partecipe delle nostre vite, unicamente quando qualcuno vuole avere più ragione di un’altro, e appiccicando a caso la parola naturale, rende la sua idea o la sua convinzione, più appetibile e legittima, e falsamente etica.

Tutto ciò che nuoce alla natura stessa, e quindi anche ciò che nuoce all’uomo, non è naturale.

Naturale, è ciò che possiamo portare avanti senza fare danni a casaccio, e che ci renda  liberi. E che ci permetta di riuscire a godere di  questa libertà anche in un futuro molto lontano.

 

…e che gli regalo?

Regalo da prendere a una festa di compleanno all’ultimo minuto?Andate a cena da amici e volete portare un pensiero ai piccoli? Si avvicina Natale e non sapete che fare?Una persona che non ha figli o che ha figli di altre età, spesso non sa come muoversi.

Per fare un regalo adatto alle varie fasi di crescita, una breve guida per capire da che parte cominciare, !

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Il regalo per i neonati:

Scegliere un regalo per un neonato non è mai facile, ma non spendere troppo per oggetti o vestitini dedicati ai primissimi giorni di vita, è già un grande passo.
I genitori hanno già un corredino, e faranno a malapena in tempo a usare quello.
Se acquistate altri capi probabilmente resteranno non messi o al massimo indossati una sola volta.
Guardate più in avanti, scegliete taglie 3 mesi o più, anche per i giochini.

Se volete regalare qualcosa di più importante o costoso, come giochi medio-grandi, radioline di sicurezza, seggiolone e company, chiedete direttamente ai genitori se gradiscono la vostra idea o se hanno fatto una lista.

Il bimbo non sa nulla, i genitori saranno presi da tante novità…evitiamo i doppioni o il giro in negozio per cambiare l’articolo!

Per andare sul sicuro? Copertine, giochi classici tipo palla morbida, sonaglietti, carillon.

Libricini semplici, felpine e tute di media pesantezza: tutto ciò che il bambino potrà usare nel primo anno di vita e che non costituirà un oggetto troppo ingombrante, in caso di doppione.

Consiglio dell’ultimo minuto: set pappa + bicchierino in plastica con beccuccio

Il regalo per bimbi fino ai 2-3 anni:

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In questi due anni il bambino attraversa tante fasi diverse, dallo stare seduto, inizierà a mangiare, a gattonare,  a camminare…Fare regali in questa fascia è abbastanza semplice, ma occorre stare molto attenti a cosa si regala, per il pericolo di soffocamento con oggetti piccoli e colorati.

Quindi sempre molta attenzione a regalare oggetti sicuri e di buona fattura: con l’indicazione dell’età del bimbo e possibilmente il marchio CE.

Inizia la fase di mattoncini, pupazzi, palla, trottoline, lavagnette o tavolini con attività, ma anche libri più strutturati, tipo pop up o con finestrelle e semplici puzzle. Già da questa età il bambino gradisce molto il regalo, e se trova un capo d’abbigliamento resterà un po’ deluso…

Se volete andare sull’utile, la mamma sarà contentissima, ma aggiungete comunque un piccolo gadget per il bimbo: sarà contentissimo anche con una semplice macchinina o un librottino colorato.

Il momento è buono per giochi come tricicli, bici senza pedali e banchetti da lavoro o mini-cucine: anche in questo caso, accertiamoci che in casa non siano già presenti!

Consiglio dell’ultimo minuto: set di animali in plastica

Il regalo per i bambini 3-5 anni:

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Compiendo i tre anni, al bambino si aprono tanti nuovi orizzonti: ha acquisito abbastanza padronanza delle sue azioni e capisce se è il caso o meno di mettere oggetti in bocca.
Ovviamente il bambino dev’essere sempre supervisionato quando gioca con oggetti piccoli, per la sua innata tentazione a portarli in bocca o a infilarli nel naso.

Ma dai 3 anni tanti giochi diventano diciamo permessi, come i lego classici, i colori, i timbrini, i crea gioielli, la pasta modellabile, le sorprese degli ovetti e così via.


L’offerta si ingrandisce tantissimo e fare un regalo sarà piuttosto complicato per la vastità degli oggetti ma anche per le stampe, i personaggi in voga, le preferenza di ogni bimbo.

Noi abbiamo attraversato il periodo di Hello Kitty, quello di Peppa Pig e quello di Violetta abbastanza tranquillamente; adesso credo che per la bambine di 2-3 anni sia il momento di Masha e Orso; comunque, ogni paio d’anni esplode un personaggio: il mio consiglio è, se potete, quello di mantenervi distanti dal personaggio top del momento e andare su generi più neutri.
Questo semplicemente perché il bimbo stesso chiede ai genitori quei prodotti, per cui ne saranno già ampiamente forniti.

In questo periodo arriverà anche l’abilità di usare il monopattino o la bici da “grande”. 

Consiglio dell’ultimo minuto:  libricini da colorare + colori, puzzle, automobiline.

Il regalo per bambini 5-8 anni:

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Durante i primi anni delle elementari il bambino inizia a leggere, e a sviluppare tutte le abilità manuali, anche le più raffinate.

Il bambino è pronto per strumenti più avanzati, come orologi, tablet, giochi di società, scacchi e dama, mattoncini di piccolo taglio, videogames e consolle.

Inizia a differenziarsi il gusto “di genere”, quindi le bambine gradiranno bambole, principesse, libricini di moda e similari. I ragazzi mostri e personaggi più o meno aggressivi o misteriosi, e mezzi di trasporto. In generale, se non si conoscono gusti o passioni particolari, conviene andare sui classici, come libri, raccolte di stickers, mattoncini, dvd.

Consiglio dell’ultimo minuto:  libro di lettura, una confezione di lego friends o lego city.

Per i regali da 8 anni in su…ehm…ti farò sapere quando ci sarò passata!

Ti è mai capitato di dover fare un regalo, e non sapere da che parte cominciare?

Che tipo di regali preferite ricevere, tu o i tuoi bambini? Io adoro questi qui, in legno!

 

 

Breve guida a siti green

Il mio blog tratta diversi temi,  tenuti insieme dal filo contorto della vita genitoriale: risparmio, scelte ecologiche, attenzione alle relazioni coi figli;un filone abbastanza ampio definibile come “stile di vita naturale”, che detto in termini internazionali potrebbe definirsi Green lifestyle.

Con questo post di oggi vi indico alcuni dei siti che ho trovato più interessanti, finora, e da cui a volte prendo spunti. Sono in ordine casuale, alcuni li leggevo anche prima di aprire il mio blog e continuo a seguirli, altri li ho incontrati col mio percorso nel web. 

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Ecco le Barbie realistiche, sarà, ma io le vedo ugualmente snob

Eccole, le Barbie realistiche!

Anzichè produrle in serie alte, perfette, longilinee e dai visi perfettamente simmetrici e armonici, hanno pensato bene di produrre anche bambole più bassine e tarchiatelle. Ma comunque perfette, dai visi perfettamente simmetrici e armonici, insomma, in poche parole: impeccabili.

 

Fonte immagine Ansa.it
Fonte immagine Ansa.it

 

Anche le bambole più tarchiate hanno comunque le caviglie sottilissime, le braccia tornite e i nasini all’insù.

Sarà ma io già mi immagino i giochi tra bambine: Continua la lettura di Ecco le Barbie realistiche, sarà, ma io le vedo ugualmente snob

Due è già troppo, in Italy

Passare da uno a due figli per me è stato decisamente “frettizzante”. Un termine inventato ora da me…per esprimere la sensazione che vivo ormai da più di due anni.

Le mie attività sono frettizzate. Non frettolose. E’ diverso.

Mi si è frettizzata la vita. Nel senso che in ogni momento, sono necessariamente concentrata sul momento successivo. I pensieri corrono sempre a qualche ora dopo, qualche giorno dopo, qualche mese dopo. Un accavallamento di cose, nomi, appuntamenti, orari, richieste, fogli da firmare, presentare, consultare cerca costantemente di essere districato e portato di pari passo allo scorrere dei giorni sul calendario.

Giochi, vestiti che diventano piccoli, menu da inventare, merende da preparare, ingredienti da controllare si accatastano nella mente…Zainetti, intimo, bagnetti, tutto più schedato e più schematico, rispetto al figlio unico. Frettizzato e anche organizzato, magari male organizzato, ma necessariamente più metodico.

Tant’è che il mio relax mood in cui ho sempre vissuto ha iniziato a essere un tantino insufficiente e ho dovuto necessariamente fare delle scelte organizzative in casa: comprare divisori per armadi, decidere di sistemare i giochi in uno scaffale, decidere di togliere alcuni giochi dalla circolazione, e così via.

Ma tutto sommato, non ho trovato questo passaggio faticoso, a livello materiale: gli oggetti essenziali e più ingombranti erano già in casa, la consapevolezza che anche il secondo figlio avrebbe potuto dormire poco, e comunque la distanza di età tra i miei figli (5 anni) mi stanno permettendo di affrontare i vari passi con una certa praticità.

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A livello mentale invece la stanchezza si fa sentire, molto probabilmente perché ho dei figli psicologicamente stancanti, più che fisicamente. Non sono dei gran corridori/ arrampicatori/ stravolgitori di arredamento, riescono a stare a tavola seduti, vengono volentieri in macchina e non piantano un capriccio nel bezzo mezzo del supermercato affollato. No, loro sono apparentemente tranquilli. Il che significa che se li incontri per strada o se ci vieni a trovare, loro appaiono calmi. Ma è solo una copertura…:) Continua la lettura di Due è già troppo, in Italy

Vivibilità e ordine per famiglie coi bimbi

Sulla scia del mio entusiasmo per la lettura del libro della Kondo, (articolo con recensione qui), ho approfondito anche la raccomandazione che mi ha colpito di più, che  è stata: immagina come vuoi i tuoi spazi. Cosa che in genere siamo abituati a fare al contrario: guardiamo degli spazi e cerchiamo di capire se ci vanno a genio.

In questo modo è garantito che si passeranno tante ore a cercare, senza sapere esattamente cosa stiamo cercando. Sicuramente avere spirito di osservazione aiuta a crearsi un’idea di ciò che si vuole, e soltanto avendo tante possibilità di fronte si capisce cosa possa fare al caso nostro. Ma  è anche vero che dobbiamo sapere cosa vogliamo.

Mi viene spontaneo citare un famoso adagio di Seneca:

nessun vento è favorevole

per il marinaio che non sa a quale porto voglia approdare

Nessuno mai ci manderà per posta un’immagine della nostra casa ideale…e no, non valgono cataloghi monomarca: quegli arredi ci piacciono, ci incuriosiscono, ci fanno accendere una lampadina. Ma cosa vogliamo (e cosa non vogliamo) noi in casa nostra possiamo trovarlo soltanto da soli.

Un po’ come per tutti gli altri aspetti della nostra esistenza: se non sappiamo cosa vogliamo, come potremo ottenerlo?

Mi sono messa quindi alla ricerca di quello che voglio: voglio una casa vivibile, comoda, pratica ma anche accogliente e rassicurante. L’essenzialità estrema sicuramente aiuta con l’ordine, ma a quale livello riusciamo ad arrivare, in questa scala dell’ essenzialità? Basta togliere di mezzo tutto? Accessori, soprammobili?

Comprare solo mobili totalmente chiusi per evitare l’effetto “roba in vista”?

E non si rischia di finire per avere un arredo asettico, stile camera sterile?

La mia angoscia nei confronti dell’ordine è sempre stata questa: troppo rigore mi trasmette un senso di vuoto e di noia.

 

Jugendstil Wohnung/ Endetage/ Harvestehude/ Hamburg / Living-Room : Sala da pranzo moderna di Studio Stern

Studio Stern/ Homify.it

 

Cercando di avere bene in mente cosa voglio e cosa si adatta al mio appartamento, quindi immedesimandomi in un marinaio che sa dove deve andare ad attraccare, mi sono messa alla ricerca di ciò che ci vuole per me. Continua la lettura di Vivibilità e ordine per famiglie coi bimbi

Il mio 2015: un’esperienza extra-sensoriale

Salutare il vecchio anno, oggi vorrei farlo da…blogger, raccontando in breve cosa ho appreso da questa esperienza “extra-sensoriale“.

Aprire e tenere vivo un blog è davvero un’esperienza extra-sensoriale; di solito chi avvia questo tipo di attività ha il gusto della scrittura, della riflessione, un vago gusto estetico-informatico e una vaga sensazione di necessità di comunicare, senza volersi (necessariamente) imporre troppo fragorosamente all’attenzione generale. Le pagine personali si aprono per i più disparati motivi, per ricera di qualcosa, per guadagno, per sfogo, per necessità, per passare il tempo o per mostrare qualcosa che si ha da dire.

Non è un lavoro, non è una cosa privata come un hobby, è accessibile a tutti-tutti. Qualcosa di extra. Se scrivi un blog stai mettendo in giro tutto quello che senti dentro di te, non solo quello che vedi , quello che hai studiato, quello che ti ha incuriosito.

Metti i tuoi sensi in ordine, li disponi su una pagina e poi clicchi sul tasto: Pubblica.

 

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Da quel tasto e da quell’atto di pubblicare, a me arriva una strana sensazione: sto affidando qualcosa all’etere, e non so che fine farà. Chi la leggerà.

Mi sento, certe volte, come col messaggio della bottiglia: la butto nel mare, sperando che chi la leggerà saprà intendere quello che volevo intendere e saprà che da qualche parte c’è qualcuno che non ha voluto tenere quel messaggio per sè.

Ed è un modo nuovo, di lanciare la boccia . Sì, i blog esistono ormai da tanti anni, ma solo da pochissimo tempo le persone hanno sempre in mano uno strumento connesso, e solo da pochissimissimo tempo tutte le persone che conosciamo si sono connesse sui social più diffusi. Quindi, ora, i contenuti dei blog, sono davvero contenuti per tutti.

Trovabili da tutti. La nostra boccia di vetro attraccherà di sicuro su una spiaggia, più o meno affollata. Qualcuno sicuramente si fermerà a leggere il nostro messaggio, per interesse ma anche per riempire un po’ del suo tempo vuoto o morto. O perché è curioso oppure perché qualcuno che gli piace ha condiviso un articolo.

Ho avuto tantissimi contatti con diversi blogger(s) di ogni tipo, e la traccia indelebile che rimarrà, per me, è trovare in ciascuno di loro un pezzetto di “extra-sensorialità”, la stessa che sento su di me. Una specie di capacità di comunicare al di fuori della norma, o forse più che capacità un desiderio. Una bramosìa, direi, di arrivare da qualche parte con la propria piccola pergamena e di vederla esposta per poter permettere alle parole di prendere aria e di liberarsi verso gli altri.

Forse chi apre un blog ha proprio sentito questa necessità, di esplodere i propri pensieri verso gli altri, forse perché di solito parla poco, o perchè capita spesso tra gente che non vuole sentire. Oppure, sta benissimo tra la gente e stava benissimo senza blog, ma attraverso di esso lascia scorrere qualcosa che prende vita solo in silenzio, in solitudine e di fronte a uno schermo grigio.

La sua attività è molto simile a quella di uno scrittore, ma un blogger ha tante cose in meno: non ha una precisa professionalità, non ha un editore, non ha un canale classico di pubblicità, non ha in pratica niente…Niente di riconducibile ad attività degli anni passati.

Forse, tanti anni fa, qualcuno che scriveva messaggi sui muri, con le bombolette spray, avrebbe aperto un blog, chi lo sa?

I detentori di blog che ho incontrato hanno sempre questa caratteristica: sono pazienti, molto pazienti. Ed educati. Sì educati, rispettosi degli altri, perchè se non lo si è , non si riesce a mantenere un blog. Non si può essere spavaldi, con un blog, nè menefreghisti del mondo.

Un insieme di caratteristiche complesse, insieme alla voglia di lanciare messaggi, insieme alla capacità di dialogare mentalmente con un immaginario lettore, una insolita capacità di produrre pensieri interessanti per gli altri, e tante altre sfuggenti competenze, mi hanno rivelato qualcosa di nuovo e inaspettato:

i blogger sono extra-senzienti, cioè sentono tutto ciò che li circonda in maniera estesa, con antenne particolari.

Forse un blog rappresenta la nuova forma d’intrattenimento del web e quindi un’arte.

L’arte di bloggare.

Sorrido, ma comunque da questo 2015 ho appreso tanto, e nella sfera del blogging ho carpito tante sfumature diverse, che mi hanno resa soddisfatta di aver messo in pratica una stramba idea che mi circolava in mente da tempo.

Quando si cerca di intrattenere gli altri , quale che sia il canale artistico scelto, si fa sempre una grande grandissima opera innanzitutto su se stessi.

E lo scorrere delle giornate, quando si scava su se stessi, diventa più intenso: mi piace definire questo stato come “extrasensoriale”.

 

 

Dedicato agli amici del gruppo Adotta1blogger

 

L’allattamento e il suo significato profondo: sono solo opinioni?

Col mio primo figlio, l’immagine mentale che avevo dell’allattamento era questa: la donna partorisce, produce latte, il bimbo beve, poi dopo un po’ si aggiunge il latte in polvere perché quello materno non basta, poi si passa piano piano ai primi cibi diversi, pappine, brodini, e poi in una data non precisa si passa al cibo spezzettato dei grandi. Non avendo parenti coi bimbi piccoli, e non frequentando nessuna persona con bimbi piccoli o che lavora in ambienti  dedicati all’infanzia, non potevo avere altre fonti, se non quella della pubblicità. Continua la lettura di L’allattamento e il suo significato profondo: sono solo opinioni?

I soliti film di Natale? Ma anche sì!

il post parla dei miei film di natale preferiti per bambini. In genere non scrivo articoli in base al calendario e mi piace scrivere cose che siano rileggibili in qualsiasi momento dell’anno.

Questo, però, è il primo Natale che passerò in compagnia del mio blog. Quindi voglio scrivere un articolo natalizio. Ma unirò alla mia solita manìa di suggerire idee per i bimbi, un certo desiderio di rendermi utile: so che passare le vacanze di Natale, coi bimbi in casa, non è semplice.

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Quindi mi diletto in una dissertazione sui migliori film di Natale per bambini da vedere da soli, in famiglia, con gli amici, coi nonni…

Pellicole per tutti, alcune un po’ datate, forse viste e riviste: ma i bimbi sono piccoli, per loro niente è trito e ritrito; da qualche parte dovranno pur cominciare

Continua la lettura di I soliti film di Natale? Ma anche sì!

Li avete, 35 bei ricordi d’infanzia?

35 cose belle: avevo iniziato questo post il giorno del mio compleanno per festeggiare i miei 35 anni, col desiderio di scrivere una lista di 35 cose belle della mia infanzia che ho trovato bellissime quando le hanno rivissute i miei figli. Diciamo fino ai 7/8 anni, l’età della mia pargola maggiore. Poi l’ho lasciato in bozze, e nel frattempo sono accaduti diversi avvenimenti che mi hanno distratta dal blog, e che hanno portato a un piccolo vuoto creativo.

ricordi

Niente, lo riprendo e lo trasformo in una specie di post pre-natalizio…sulla scia dell’emotività regnante sul web in questo periodo, continuo l’elenco sperando di tirare fuori un sorriso o dei teneri ricordi ai miei coetanei, e, se vi va, qualche condivisione (visto che ormai gli alberi di Natale li avete postati tutti…vi fornisco nuovo materiale da diffondere!). E, ovviamente, sono tutte , o quasi, cose che si possono fare o vivere solamente da bambini, ed è proprio in questo che sta la loro bellezza. Continua la lettura di Li avete, 35 bei ricordi d’infanzia?

Dubbi e rebus genitoriali