#bastatacere ma basta anche col fidarsi troppo

#‎bastatacere‬ è un’iniziativa di madri per le madri e per tutti quelli che sono pronti ad ascoltare la nostra voce. Non sosteniamo nessuna professione in particolare ma ci auspichiamo per noi e per le nostre figlie un’arte ostetrica appropriata garantita dal Nostro Sistema Sanitario Nazionale, augurandoci che tutti i fornitori di assistenza alla nascita possano metterla in pratica con amore, dedizione e competenza

dal gruppo facebook: bastatacere le madri hanno voce

bastatacere ostetrica

#bastatacere è stato un progetto bellissimo,  a cui non ho partecipato attivamente in quanto non ho avuto maltrattamenti ostetrici e ho vissuto i miei due parti in maniera molto poco traumatica.

Ma ho seguito i vari messaggi di denuncia e sfogo di tante donne che hanno ricevuto trattamenti poco professionali e spesso anche insulti gratuiti e fuori luogo.

 

Cos’è che davvero andrebbe cambiato? La cultura ostetrica? La prassi ospedaliera?

Sì, in parte.

L’errore di fondo, però, che ho visto io con i miei occhi è : l’“estrema fiducia” che abbiamo verso l’alto. Verso chi sa di più , verso chi può di più, verso chi lavora da più tempo. Ci si  fida ciecamente, e non si riesce a immaginare che qualcuno ci veda semplicemente come oggetti che fanno numero.

E c’è, in particolare, un’eccessiva fiducia nei reparti maternità. Tante donne rifiutano l’idea di un corso preparto, interno o esterno alla struttura ospedaliera. Non vogliono sapere, credono siano perdite di tempo, perché tanto poi ci sono i medici. Tanto poi al momento di partorire che ti metti, a respirare?

Sicuramente è più invitante fare altro col pancione: andare a passeggio, fare acquisti, farsi foto, preparare il corredino e quant’altro. Col mio secondo figlio ho vissuto più pienamente la preparazione al parto, ma alla fine non ho avuto il coraggio e la forza di preparare un piano del parto, come mi era stato (giustamente) consigliato poco prima del termine.

Non sono riuscita a farlo e sapete perché? Perché mi richiedeva tempo e fatica per capire cosa scriverci, e non avevo tanta forza. Non ero nella giusta predisposizione per farlo, avevo troppe paure e mi dicevo che mi sarebbe bastato avere un parto come il primo, per essere a posto. Quindi ho scelto la stesa struttura ospedaliera della volta precedente. Affidandomi a quella professionalità che avevo testato e che mi aveva regalato un parto relativamente sereno.

La seconda componente è stata la paura: paura che qualcosa andrà storto, paura di prendere la decisione sbagliata e poi sentirsi dire da qualcuno te l’avevo detto. Perché, come capita spessissimo a tutti , non mi sentivo abbastanza capace di prendere un po’ in mano la situazione e far valere i miei diritti, non essendo minimamente abituata a farlo.

Siamo usi a fidarci ciecamente di tante figure professionali, come se non fossero umane, come se avessero una rettitudine morale intrinseca inattaccabile, che li fa valere più degli altri, li fa essere meno approssimativi o meno inclini a dire mezze verità o d aggiustare le cose secondo i propri comodi – magari anche a discapito di altri.

Ci ho riflettuto tanto sopra, e ho capito che oltre alle ragioni personali di ognuno di noi, come paura, mancanza di tempo per formarsi e tante altre possibili cause, principalmente il motivo per cui spesso non ci occupiamo dei nostri diritti è che è più comodo, non doversi informare su nulla, tanto “ci sono loro”.

Più comodo dedicare il nostro tempo e i nostri pensieri solo ad attività rassicuranti e futili.

Più facile chiedere in giro o in piazza, mentre si parla d’altro, anziché da fonti indipendenti. Ed è più comodo, affidare l’esito di eventi delicati e importanti come il parto  a chi “è esperto”, in modo che la nostra paura e la nostra ignoranza abbiano questo scudo forte –  che qualcun altro regga nei momenti complicati della nostra vita.

La professionalità, magari quella profumatamente pagata, è vista come intoccabile e istituzionalmente valida: così è, e chi ne dubita è solo un fanatico. Ma non si tratta di dubitare delle competenze dei professionisti; semplicemente, loro non possono sostituirsi a noi.

Devono essere una fonte di conoscenze per noi, una figura di riferimento, un punto di appoggio. Non sono loro a doversi sobbarcare tutto il peso delle nostre sensazioni, delle nostre credenze e delle nostre priorità.

Non possiamo essere tuttologi, e questo lo so. Non posso diventare esperta di : farmaci, medicina, medicina alternativa, alimentazione, ginecologia, ostetricia, amministrazione pubblica, diritto pubblico e privato, tossicologia, e primo soccorso.  Devo affidarmi a qualcuno esperto, devo trovare un professionista di cui fidarmi e a cui afferire quando mi si presenta un problema.

Ma non posso neanche lavarmi le mani di tutto il sapere che gira intorno alla mia salute, e in generale, alla mia vita di donna e cittadina; sperando che altri , al posto mio, si prendano la briga di stare attenti al mio benessere e alla tutela dei miei interessi.

Tuttologi no, ma un po’ più inseriti nella marmellata della conoscenza sì, per capire cos’è che ci succede, e per avere un quadro trasparente del concatenarsi degli eventi.

Si rifugge troppo spesso, il ruolo pesante di dover capire, apprendere e ragionare.

 

Nel corso degli anni sta diventando più semplice restare occupati in attività frivole che accorgersi di ciò che ci succede intorno. E, ovviamente, non solo negli ospedali.

Ricordiamoci però che la vita è nostra, e se non ci pensiamo noi a tutelare i nostri diritti, sono pochissime le persone disposte a farlo al posto nostro.

bastatacere ostetrica

Adotta1blogger perché…

Perché mi sento come tra compagni di banco.

Quelli dell’ultima fila, quelli che fanno “rumore”. Non quelli molesti, però. Quelli che starebbero bene anche al primo posto, ma non ci stanno.

Ecco, la sensazione è quella. Fai il tuo dovere, ma chiacchieri pure. Sei in fondo, non sei in prima fila, quindi hai il borbottìo facile e puoi gesticolare dietro le schiene degli altri. Puoi anche mandare aeroplanini di carta, se sai scegliere il momento per farlo.

Adotta1blogger
In Adotta1blogger respiro un’aria da “school of rock”

 

E le tue scorribande non sono distrazioni, ma contributi all’allegria del gruppo.

Io vivo Adotta1blogger come Il catenaccio finale di una variegata e proficua classe:

le materie sono web writing, blogging, content curation, marketing più o meno velato, poesia, prosa, qualche elemento di grafica e psicologia e sociologia dei social network

I docenti sono altri studenti, che si trovano a un livello diverso dal tuo,

o che sono ferrati in una materia ma non in altre…lo scambio è alla pari, e invece della cattedra c’è un maxischermo dove ognuno proietta qualcosa che ha trovato stimolante.

Una classe aperta, che puoi frequentare a giorni alterni, o per un giorno interno, come ti senti.

Puoi scegliere di approfondire una conoscenza o semplicemente di tenere il conto di chi c’è.

Nessuno ti chiede niente, non sei obbligato a cliccare, o ad apprezzare, sei tu stesso che decidi quando mettere del tuo, se commentare, se rimanere in silenzio. Lo schermo è lì, sempre vivo e colorato, che ti offre spunti di ogni genere. Prenderai solo ciò che riconoscerai come tuo, e utile per la tua attività.

E offrirai ciò che troverai opportuno condividere.

Tu hai il tuo banco, il tuo blog e il web, e decidi che tipo di studente diventare.

E forse studente non è la parola giusta, anche se rende un giusto significato.

Più che studenti, siamo osservatori. Osservatori del web e delle sue particolarità, dei suoi movimenti e delle sue evoluzioni.

La particolarità sta proprio nel sentirsi parte di un osservatorio, di porsi un tantino al di fuori della moltitudine di blog e blogger circolanti in rete, per cercare di prenderne le misure, le caratteristiche e i colori.

E poi, ecco, la vera parte entusiasmante di stare all’ultima fila, è il tipo di legami che si creano.

C’è sempre gente che non se la prende, gente pronta a mediare, a chiederti cosa ne pensi anche se non ti conosce poi così bene, che con un gesto ti fa capire molto, e a cui non hai bisogno di chiedere una mano, perché mentre realizzi di averne bisogno, se ne sta già accorgendo e te la offre. Quelli dell’ultimo banco lo sanno, che magari a volte si fa un po’ troppa caciara e si rischia l’effetto comunella, ma no: in realtà l’ultima fila accoglie tutti, l‘ultima fila si arricchisce tanto di più, quanto maggiore è l’eterogeneità dei suoi elementi.

       Adotta1bloggerAdotta1blogger

Con Adotta1blogger riassaporo ogni giorno quella parte bella della scuola, quella che ti rimane anche a distanza di anni: la sensazione di “crescere” insieme agli altri, in un percorso comune che rimarrà a lungo un segno indelebile della propria vita.

 

Poesia delle mamme

mamma green
Poco è stato come l’avevamo immaginato
a volte non ci siamo riconosciute allo specchio
o nel nostro urlo stanco e mal gridato.
Ci guardiamo intorno e come un’ombra pesante
ogni difficoltà sembra l’orma di una nostra abilità mancante.
Osserviamo i nostri piccini e ci chiediamo
quanto mai il nostro amore saprà tenerci vicini.
A volte sole nelle quattro mura,
a volte come leonesse di fronte a una caccia dura.
Un attimo di pena sarà venuto a tutte
e poi, come ogni giorno, la scelta di guardare avanti
e non a quello che ci ha un po’ distrutte.
Non tutti giorni sono belli e carichi di gioia,
il nostro ruolo ci inghiotte e a volte ci porta alla noia.
L’errore più grande è quello di pensare che una mamma debba fare qualcosa,
o che non la debba fare.
Ognuna di noi sa quello che le passa,
dentro e attraverso
e come si rilassa.
Ognuna di noi guardando l’altra
può fare molto: vedere che anche lei,
nei suoi reconditi nascosti,
ha un cuore indaffarato, ad amare e
a sconfiggere mostri.
La madre a volte è sola, ed è giusto così,
perché solo lei in quel momento,
può e dev’essere lì.

 

 

 

 

Alle mamme

Il primo compleanno e un incontro speciale

Il blog compie un anno…mi sarebbe piaciuto stupire i lettori con qualcosa di speciale: un’infografica, una novità, qualche dato statistico su quest’anno di blogging, una dedica, dei ringraziamenti. Ma purtroppo non ho abbastanza tempo per cose fighe, non sono così perfettamente organizzata ed è già tanto se ho la connessione che va e una mezz’ora per scrivere. Ho creato questo blog per usare il poco tempo libero in maniera nuova, per non fare della rete un vizio pigro, e per rendere un po’ virtuoso il tempo speso online.

compleanno enigmamma

 

Così ho deciso che -oltre a dire grazie a tutti quelli che hanno letto e apprezzato- per l’occasione, delizierò i  lettori con…un semplice racconto-testimonianza del mio fantastico, unico, sensazionale e forse irripetibile….

incontro con un lupo!

Nella mia descrizione personale spiego sempre che guardo orizzonti green…cioè che cerco sempre di avere attenzioni e cura per l’ambiente, ma non mi ritengo una ecologista radicale, perché non riesco a fare tutto quello che vorrei, in questo ambito, e pur facendo tante scelte ecologiche, non sono così tanto immersa in una vera vita a impatto zero, come mi piacerebbe.

Quello che voglio dire oggi col mio racconto, che forse non ho mai spiegato davvero per bene, è che la mia tendenza green…è una tendenza spontanea. Sono nata e cresciuta in campagna e non sono interessata a temi ambientali per ragioni lavorative, di studio, di appartenenza a un partito: io sono proprio abituata a un certo stile di vita, che è quello della campagna semplice . E ogni volta che sento parlare di qualcosa che è sostenibile e a basso impatto ambientale, mi sento come pervasa da un senso di giustizia, da un senso di pace interiore, che mi riporta alla vita campestre semplice e sana dei miei nonni.

Mi sento green perché i miei nonni e i miei genitori erano green per forza, e non per scelta.

Passo quindi al rmaiella abruzzoacconto: i miei genitori vivono in aperta campagna e quando vado a trovarli ho a disposizione diverse strade, la più cittadina ( la statale), la più rapida(quella che passa per alcune frazioni piccole) e la più panoramica, che forse è la più lunga e dissestata ma offre un paesaggio che toglie il fiato.Ovviamente la panoramica è quella che percorro meno spesso, ma più volentieri. Il paesaggio il giorno del racconto è più o meno così, come in foto;

 

è un giorno di febbraio, sono sola in macchina, pioviccica e sento il mio animo green che ha voglia di essere coccolato, così scelgo di andare da mia mamma facendo la strada di aperta campagna. Vado piano sia perché pioviggina, sia perché voglio far durare questo mio piccolo rito rigenerante il più possibile.

A un certo punto la strada si fa così piena di buche che mi tocca rallentare, fino a fermarmi e reinserire di nuovo la prima. In quel momento, con la coda dell’occhio mi accorgo di una macchia. Una macchia marrone immobile a circa due metri dal lato passeggero. Mi fermo e vedo un animale, forse un cane?

Spengo la macchina. Guardo meglio. Il finestrino è pieno di goccioline e non vedo bene. Giro il quadro e abbasso il finestrino. C’è il lupo.

Lo guardo negli occhi, e mi guarda negli occhi.

Eh.

Continuo a guardarlo, e lui pure. Non so come spiegarlo, ma avevo la testa vuota. Non ho neanche riflettuto sul fatto che fosse un lupo. Lo guardavo e basta, e dentro la mia testa risuonava solo la frase: vediamo che fa.

Con la mano frugo in borsa e prendo lo smartphone. Tra aprire la fotocamera, puntarla e avvicinarmi al finestrino, ovviamente, la belva si è indispettita e ha indietreggiato di qualche passo. Restando comunque a guardarmi.

 

Poi si è avviata verso un lato. E così ho la foto. Lupo Appenninico in piovoso pomeriggio abruzzese di febbraio.

Eccola.

lupo maiella enigmamma

Fatta la foto, ho continuato a seguire con lo sguardo l’animale, che balzellando balzellando è tornato giù per la piccola scarpata da cui probabilmente era arrivato.

Qual è la cosa meravigliosa di questo incontro?

Che, lì per lì, l’ho dimenticato. Ero talmente immersa in una specie di meditazione bucolica, che non ci ho pensato più, per niente. Sono arrivata dai miei e l’avevo già rimosso. Ero stata veramente in uno stato meditativo profondo? Forse sì.

Non mi ero fatta domande, non mi ero chiesta se fosse un lupo vero o solo un cane molto simile al lupo.

Non avevo ragionato su dov’ero, che stagione fosse, che clima, non avevo usato la mia parte “evoluta” di cervello, ma solo quella più istintiva, più pratica. Forse se fossi stata a piedi mi sarei messa a correre o avrei cercato di seguirlo.

Non lo so! Fatto sta, che dopo qualche tempo, guardando le foto, qualcuno mi ha chiesto: dove l’hai fotografato questo lupo?

E io: lupo? Che lupo? Ho dovuto guardare la foto e ricordarmi della cosa…Poi ho finalmente realizzato che avevo incontrato un lupo e lo avevo anche guardato negli occhi, e grossomodo credo di aver rimosso il fatto di averlo fotografato perché, presa dal trasporto meditativo, ero convinta che l’immagine fosse troppo sfocata, e che la figura dell’animale non fosse abbastanza definita.

Non avevo neanche rivisto la foto per capire se fosse venuta bene. Era stato tutto un susseguirsi di azioni istintive. Cercavo di stare ferma immobile e di osservare. Ho vissuto un momento di estraniamento. Il lupo è riuscito a portarmi in uno stato diverso da quello in cui sono quando guido, parlo, rifletto e analizzo.

Uno stato green-meditativo che auguro a tutti di vivere – credo che possa capitare la stessa cosa anche coi panorami o con l’osservazione di altri fenomeni tanto semplici da vivere quanto ormai dati per scontati . Come un forte temporale, il mare mosso d’inverno o un’uscita subacquea.

Quindi ecco, ringrazio ogni lettore che ha apprezzato i miei pezzi, e con questo racconto vi invito a vivere la greenitudine per voi stessi, in prima persona, per ricordarvi ogni tanto che oltre a tante altre belle cose, siamo semplicemente degli animali che fanno parte di un ecosistema più grande e più potente di qualsiasi tecnologia.

Non dimentichiamolo mai!

Guardando le madri, storia con quesito

Guardando le mamme, mi sono fatto una mia idea. Le osservo tutti i giorni, perché mi passano davanti di continuo. Alcune sono già mamme, altre lo diventeranno. Ne vedo di tante misure, ne vedo anche tante che magari sono state già mamme e torneranno ad esserlo; sicuramente ce ne saranno anche tante che poi madri non lo diventeranno, ma non lo sanno ancora.

Vedo soprattutto i visi. Le donne che passano qui, guardano solo avanti. Non si fermano ad osservare l’arredamento, le finestre, gli scaffali, le persone. Guardano avanti.

Camminano spedite, anche quando hanno il pancione a limite. Si guardano tra loro e guardano speranzose i loro accompagnatori; o si guardano la pancia, o il seno. Guardano il loro neonato e cercano la loro strada.

 

Queste donne che passano di qui non sono eleganti, nè agghindate, non le vedo quasi mai col tacco o coi capelli in ordine. Sono indaffarate a guardare avanti. A volte sono morbide. A volte, molto morbide. Certe mi sembrano  gommose come una caramella, una gelatina. Viene voglia quasi di affondare le mani nelle loro forme, nelle loro braccia e sulle loro cosce. Hanno un aspetto misterioso e rassicurante allo stesso tempo.

Queste donne stanno facendo i conti con la vita. A volte si appoggiano a me, perché io sono sempre qui, un punto fermo. Vorrei parlare, raccontare e chiedere, ma poi alla fine taccio. Svolgo il mio ruolo e ogni giorno offro me stesso, ciò per cui mi hanno messo qui. Sogno di poterne seguire una, per una volta, di queste donne.

La vorrei vedere, dopo che si allontana da me, dove andrà, cosa farà, come continuerà a guardarsi intorno, come continuerà a fare i conti con la strada che ha intrapreso. Ma non posso.

Posso solo limitarmi ad accompagnarle finché non scompaiono, dietro una porta, e allora diventano per me inaccessibili. Rimango fermo al mio posto, e medito e cerco di fissarmi in mente i loro visi, le loro espressioni di speranza mista a timore, a preoccupazione, a gioia e spesso anche a sconforto.

Vedo anche molto spesso persone che piangono e hanno bisogno di me. Una volta ho anche preso un pugno, poi mi è pure toccato sostenere quella persona arrabbiata e delusa. Ma fa parte anche questo del mio lavoro.

Sicuramente ci sono posti migliori in cui stare, a me è capitato questo: forse tanti miei colleghi vedono scene più ricche, più divertenti e spassose, più raffinate, magari hanno il privilegio di poter stare anche all’aria aperta e godersi sole, aria, mare, vento mentre io sono sempre in questo diffuso grigiore, artificioso.

Ma il privilegio che è concesso a me, è concesso a pochi. Io vedo le donne poco prima e poco dopo della loro più grande metamorfosi, del loro personale incontro con l’energia della vita che va avanti. Io vedo ogni giorno donne che guardano avanti, e fanno strada alla vita. Andrà male, andrà bene, sarà dura, sarà difficile da digerire o sarà come programmato: loro guardano avanti, non le distrae nulla.

Hanno addosso, sulla pelle, il velo magico di chi sta regalando all’universo la vita, attraverso loro stesse e le loro viscere.

Assisto ogni giorno al miracolo della donna che si sdoppia e non torna più intera.

Vedo Donne, tutti i giorni, che diventano Madri, lasciate un po’ sole, dirette verso l’ignoto, sicure della loro anima che si trasforma, e per sempre.

Vorrei vederle meno sole, e aiutarle.

Chi è che parla, secondo voi? Lasciate un commento con la risposta!

 

Blog donne, tanti, scritti da donne, come orientarsi? Ecco i miei preferiti

Prima di aprire il mio blog mammesco ho frequentato diversi siti creati e gestiti da mamme: “blog donne”, tutti molto belli, tanti tipi di madri, idee, ricette, consigli…Per tutti i gusti, insomma.
Il tempo passato a leggere altre madri sul web è stato parecchio, finché ho sentito l’esigenza di qualcosa di diverso, e ho creato Enigmamma per aggregare e appuntare dei contenuti che per me erano difficili da trovare in rete…o comunque difficili da tenere insieme.

blog donne

Insomma, ho creato il blog “che avrei voluto leggere”. Ovviamente il mio blog mi piace molto, ma non sono mai davvero soddisfatta, penso spesso che avrei potuto scrivere meglio, di più, con più insistenza, con più critica, con più tutto. Alcuni pezzi, quando li rileggo, mi sembrano troppo corti e poco interessanti, altri mi piacciono talmente tanto che quando li rileggo faccio fatica a ricordarmi dove abbia trovato tanti spunti e tanta vena creativa.

Detto questo, andiamo al dunque: aprendo il mio blog, non ho affatto smesso di leggere altre mamme, donne, professioniste. E ho scoperto (il perché ancora mi sfugge) che i blog che mi piacciono di più sono spesso poco noti, poco condivisi, e insomma poco trovabili.

Probabilmente perché, come il mio, sono abbastanza giovani. Oppure perché trattano temi poco “da facebook” o non cavalcano l’onda del momento – io sono riuscita a pubblicare solo un post natalizio sotto Natale, per tutte le altre ricorrenze dell’anno non sono riuscita a creare articoli “ad hoc”.

Fatto sta che più frequento gruppi e community variegate – non solo della sfera “casa e famiglia” – ,

più incontro creatrici di idee e articoli che vanno  a braccetto col mio modo di vedere le cose e col mio desiderio di svago online.

Noto soprattutto che lo stile e gli argomenti trattati da queste “scrittrici” allo stesso tempo mi sembrano vicini al mio, e comunque lontani dal mio modo di essere , pensare, agire…come dire, tra noi ho avvertito “similitudini diverse”, stessi pensieri su temi diversi, o diversi pensieri, ma condivisibili, sullo stesso tema. In ogni caso, “blog donne” che sono davvero comunicativi di un qualcosa di interiore, non comunicabile in altri modi.

Perché se un blog di ricette può essere riassunto in un libro, o un portfolio di foto può finire in un catalogo stampato, il senso di un blog “femminino” puro lo sento più prezioso e inafferrabile, e il suo senso si può percepire soltanto seguendolo.

Ecco qui la mia traccia:

1- Una donna al contrario: il titolo del blog la dice tutta. Ognuno dei suoi post mi appassiona e mi incuriosisce, sono sicura che avrà sempre pronta una chicca “al contrario” per stupirmi. Ed ecco, per me che spesso metto orgogliosamente il primo capo che mi capita, un articolo sulla moda e sul fashion blogging: ecco, leggi, e rifletti, mi sono detta, quando l’ho letto. Erano cose che sapevo già, ma viste sulla sua pagina, mi hanno colpito in maniera molto diretta.

2-La vita fertile: la voce del blog è di una professionista preparatissima per tutto ciò che riguarda la psicologia pre e post-parto. E che, con tanto coraggio e determinazione, ha scelto di raccontare il suo caso specifico e la sua presa di coscienza su un aspetto fondamentale della sua vita di donna: un percorso che prende forma

3-Erodaria: il suo stile è molto particolare, e mi verrebbe da dire ermetico. Non so se sia la definizione giusta, ma so che il suo modo di scrivere mi ha intrigato, come se dietro ogni parola – e discorsi all’apparenza semplici, lineari – si nascondessero cento significati diversi. Mamma sì, ma scrive pensieri che girano intorno a tutto il suo mondo e all’essere donna. Semplice ma intenso l’articolo sull’essere troppo poco pronti, di fronte ai maleducati: la risposta giusta al momento sbagliato

4-Volevo fare la rockstar: una delle prime mamme che ho letto e che ho apprezzato come blog mammesco ma non troppo. Mi è rimasta impressa nella mente già col nome del blog: dicendomi che voleva fare la rockstar mi ha già detto molto. Passo a leggerla spesso, sicura che avrà qualche piacevolissimo  pensiero “rock” da offrire ma anche tanta sensibilità di donna e madre da trasmettere. Riflessioni in uno stile per me gradevolissimo: volersi bene, come si fa?

 

Buona lettura…

I miei TED talk preferiti #3 – Sul coding


Oggi consiglio un TED un po’ meno coinvolgente emotivamente rispetto ai primi che vi ho segnalato (qui sulla multipotenzialità e qui sull’introversione).

Stavolta ho scelto un talk coinvolgente dal punto di vista educativo e tecnologico.

Ho anche scritto un articolo sul coding, e la sua introduzione nella scuola.

coding scuola

 

Coding  letteralmente significa “fare codice” dove per codice, in campo informatico, si intende l’insieme delle operazioni che il programmatore informatico scrive e compone per comunicare con la macchina e darle istruzioni.

Ebbene questo signore, Mitch Resnick,  parla proprio di questo; attraverso la presentazione del suo software, Scratch, introduce a una programmazione per blocchi e molto intuitiva da utilizzare.

Il discorso è un poco lungo ma è davvero efficace nel trasmettere la positività di questa novità: quella di introdurre i bambini all’attività profondamente formativa e allo stesso tempo creativa e coinvolgente che è il coding. Buona visione!


 

Coding, bambini e mestieri (finora) incomprensibili

 

Negli ultimi anni  si è introdotta la questione del coding nelle scuole e dell’insegnare ai bambini a interagire coi dispositivi digitali.

Coding letteralmente significa “fare codice” dove per codice, in campo informatico, si intende l’insieme delle operazioni che il programmatore informatico scrive e compone per comunicare con la macchina e darle istruzioni.

Il tema mi affascina per due motivi:

il primo – studiare coding è una grande conquista per gli studenti: bambini e ragazzi di ogni età, iniziano (almeno in teoria) a vivere una scuola più partecipata e più attiva, fatta anche di attività creative legate al mondo che li circonda e non solo più da argomenti teorici, importanti sì, ma pur sempre troppo distanti dalla vita “vera”. O da attività pratiche che riguardano unicamente la sfera artistica: creare non è solo arte, è anche tecnologia!

coding bambini scuola

Programmare finora è stato insegnato solo a studenti del ramo informatico e fisico-matematico.  Col risultato che la maggior parte della popolazione non conosce affatto le potenzialità di un computer o non afferra la possibilità di crearsi programmi personalizzati , anche su software che usano abitualmente (per esempio i fogli Excel sono programmabili, accettano il codice, ma soltanto pochissimi utenti lo sanno e/o  sanno come sfruttare la cosa).

Questo ha portato, negli anni, a un uso passivo degli strumenti informatici : si spera che introducendo strumenti e basi per il coding i futuri utenti avranno un approccio più consapevole e più personalizzato nei confronti di computer, smartphone e app.

Ho trovato che ci sono dei veri e propri giocattoli che introducono al coding anche bambini molto piccoli, o dei software da scaricare che permettono di programmare a blocchi, in maniera intuitiva e molto giocosa.

Un esempio è questo, adatto già dai 3 anni di età : Cubetto, il gioco che insegna il codice in stile Montessori

Un esempio di software è Scratch, per bambini più grandi , diciamo in età scolastica; potete approndire attraverso questo Ted Talk.

 

Il secondo motivo per cui questa buona nuova mi ha incuriosito parecchio, è che io stessa sono stata una studentessa a cui è stato insegnato a programmare; e ho lavorato – e tuttora ci provo-  in campo informatico, senza riuscire a spiegare agli altri in cosa consistessero il mio lavoro/ le mie conoscenze in campo informatico/ il mio ruolo specifico. Non è mai facile spiegare agli altri il tuo mestiere in campo informatico: o crei siti web, o aggiusti computer rotti, oppure sei una figura sbiadita di sindacabile serietà.

E quando, scendendo nel particolare, ho cercato di spiegare cosa significhi programmare e perché e per come ci siano diversi linguaggi in uso,  ho avuto l’impressione di non essere compresa per niente. Quando ho fatto colloqui di lavoro e spiegato le attività svolte in precedenza, ho avuto l’impressione di parlare arabo antico…una volta una intervistatrice mi disse, alla fine del colloquio: “ma quindi, Java ti piace proprio? Lo usi pure per passatempo?”

Come se stessimo parlando di Candy Crush.

coding

Magari in futuro, grazie a questa pratica del coding fin da piccoli, sarà comprensibile a un maggior numero di persone il tipo di lavoro che sta dietro a un programma, a un software, a un portale interattivo, all’home banking…e ci sarà meno atmosfera di mistero : la programmazione non sarà più  vista come “roba solo per nerd”. Anche se poi autodefinirsi nerd va di gran moda sul web e ultimamente fa molto figo…Ma questo non c’entra molto!

O forse sì…forse andrebbe coltivata fin da piccoli (col coding) la parte nerd che ognuno di noi -probabilmente- ha. Una buone dose di conoscenze informatiche, e le capacità logiche e di sintesi che aiuta a sviluppare la programmazione, sapranno renderci sicuramente più liberi e più creativi. E la figura del nerd-sfigato, sono sicura, scomparirà per sempre: sostituita, forse, dal palestrato che si alimenta (ancora!) con una dieta iperproteica. Chi lo sa?

 

Staremo a vedere 🙂

 

 

 

I miei TED talk preferiti #2 – Sull’introversione

 

Mi pare che questo qui sia stato proprio in assoluto il primo TED talk che ho visualizzato in vita mia: qualcuno lo aveva condiviso su Fb e sono rimasta affascinata sia dal tema che dall’idea in sé del programma TED. Ho notato che, ad oggi, si trova in classifica tra i primi 20 Ted più visti in assoluto.

Questi dati fanno riflettere: se un discorso sul fatto che gli introversi debbano smettere di sforzarsi di essere più estroversi, ha avuto tanto successo, vuol dire che buona parte della gente che è introversa ha vissuto questa cosa sulla propria pelle: quella di sentirsi un po’ sbagliata.

 

introverso

 

Personalmente condivido tutto, ma soprattutto il discorso del lavoro di gruppo che, se forzato o troppo incalzante, rende le capacità dei singoli meno “libere” e quindi meno creative, ma anche meno spontanee. Un vero lavoro di gruppo è quello che si ottiene come raccolta finale di idee e creatività dei singoli: in questo modo, non solo si confrontano realmente più teste, ma si percepisce anche meglio chi ha fatto cosa, e chi è più portato per cosa.

Buona visione, lettori introversi ed estroversi…

 

Vi è piaciuto il video?

Commentate!

Breve guida a siti green #2

Il mio blog tratta diversi temi,  tenuti insieme dal filo contorto della vita genitoriale: risparmio, scelte ecologiche, attenzione alle relazioni coi figli; un filone abbastanza ampio definibile come “stile di vita naturale”, che detto in termini internazionali potrebbe definirsi Green lifestyle.

Con questo post di oggi vi indico altri siti green (l’articolo con la prima lista la trovate qui) che ho trovato interessanti, finora, e da cui a volte prendo spunti. Sono in ordine casuale, alcuni li leggevo anche prima di aprire il mio blog e continuo a seguirli, altri li ho incontrati nel tempo, sui vari social. 

green naturale

I- Econote Portale che si occupa di tematiche ambientali, sostenibilità e risparmio. E di tanto altro, sempre in veste “green”. Ha anche una sezione per mamme e papà, ma personalmente lo seguo maggiormente per i numerosi spunti che offre in generale per la vita quotidiana, e anche riguardo a scelte ed acquisti. Una delle ultime pagine che ho letto e apprezzato è stata sul tema del turismo sostenibile. Il portale affronta molti temi diversi, ed è proprio per questo che trovo sempre qualche “curiosità” davvero interessante.

II- Bioradar Uno dei più famosi green magazine, probabilmente anche il più conosciuto e condiviso su facebook. Il sito ha la sezione magazine e quella social; di solito mi soffermo soltanto sugli articoli: la scelta è davvero vastissima, gli articoli interessanti, e i contenuti abbastanza diversificati: ci sono articoli su vari temi come ricette, fai da te, curiosità e anche video e podcast. Una raccolta particolarmente ricca, molto attiva anche sui social. Oggi ho visto questo articolo  sulla coltivazione di frutta e verdura: non credo che riuscirò a metterlo in pratica…il mio pollice non è proprio così green. Ma l’ho trovato comunque molto interessante e ben fatto!

III- Around Family  Sito che offre idee e spunti per fare gite in famiglia. Per visitare il sito è necessario registrarsi o accedere con account Facebook; io ho scelto di registrarmi. Poi vanno inseriti i propri dati e, sicuramente, tutto questo appare un po’ macchinoso e poco invitante. Ma ritengo che ne sia valsa la pena perché il sito offre mappe, itinerari eventi per famiglie con bimbi da 0 a 12 anni. La parte più bella di questo portale è che, una volta entrati, potete voi stessi inserire vostri itinerari, recensioni, commenti e contribuire alla crescita delle opzioni a disposizione. Il sito si dichiara indipendente, questo significa che i consigli non sono sponsorizzati ma solo frutto delle esperienze di altri genitori.

Pertanto, la forzatura a registrarsi ha proprio questo senso: quello di garantire una certa affidabilità dei contenuti. Provatelo!

IV- Mammole Un classico portale per mamme e future mamme, con una particolare inclinazione verso tematiche naturali. Vedrete già da subito la differenza da altri portali -più famosi e “standard”- dal tipo di banner pubblicitari che compaiono. E, soprattutto, dal team di persone che compone la redazione: sono garantite elevata professionalità ed esperienza pluriennale.  Ecco uno degli articoli che mi è capitato di leggere ultimamente, sul tema del co-sleeping.

 

Conoscete già questi siti? Ne leggete altri? Commentate!

I miei Ted talk preferiti #1 – Emilie Wapnick

Qualche tempo fa, cercando un tema da sviluppare, mi sono ritrovata ad ascoltarmi un TED talk: ho trovato la cosa talmente tanto affascinante, che ho scaricato anche l’App per Android e ho iniziato a passare con TED il mio (seppur poco) tempo libero.

Ma cos’è TED?

Da Wikipedia:

TED (Technology Entertainment Design) è una conferenza che si tiene ogni anno a Vancouver, Columbia Britannica e, recentemente, ogni due anni in altre città del mondo.

La sua missione è riassunta nella formula “ideas worth spreading” (idee che val la pena diffondere). Le migliori conferenze sono state pubblicate gratuitamente sul sito web del TED. Le lezioni abbracciano una vasta gamma di argomenti che comprendono scienza, arte, politica, temi globali, architettura, musica e altro. I relatori stessi provengono da molte comunità e discipline diverse […] Al TED Conference si è aggiunto il TED Global, che si svolge in varie località. Ancora, esistono i TEDx, eventi organizzati in modo autonomo ma basati sulla filosofia TED, e nel pieno rispetto delle linee guida TED.

La sede centrale del personale del TED è a New York City e a Vancouver.

Le conferenze sono tenute in diverse lingue; la maggior parte delle volte è possibile visualizzare i sottotitoli in inglese, solo a volte le conferenze sono tradotte in italiano. Tra le conferenze più interessanti che ho trovato, ce ne sono anche alcune tenute proprio in Italia e in italiano: ma finora, le mie preferite, sono soltanto in inglese. Ho pensato di postare un articolo ogni tanto con un link a un TED talk che mi abbia particolarmente colpito.

Il primo con cui voglio inaugurare questa rassegna è il TED talk di Emilie Wapnick sulla Multipotenzialità: dedicato alle persone che non hanno una specifica “chiamata” lavorativa, che non hanno un unico obiettivo,  ma riescono a realizzare, comunque, “tante cose belle”.

Buona visione e a presto con il prossimo talk!


 

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Vita genitoriale: non avrei mai immaginato che…

 

Quando da piccola o da adolescente immaginavo la mia vita adulta, avevo una vaga certezza che avrei avuto dei figli, questo sì. Ecco, finora, di tutto quello che avevo immaginato, questa è l’unica aspettativa che si è realizzata in pieno, anche in anticipo rispetto ai miei programmi iniziali.

In che cosa, invece, le mie aspettative genitoriali sono rimaste, come dire, soltanto congetture e immagini sbiadite che non fanno assolutamente  parte della mia realtà odierna, ve lo spiego subito:

1.Mi aspettavo che i figli avessero un’autonomia molto molto limitata nei primi anni di vita

Praticamente, credevo che ai bambini andasse insegnato tutto, ma proprio tutto. Non sapevo che avessero già un set completo di comportamenti istintivi, non sapevo che imparassero a mangiare, esprimersi, camminare e lamentarsi da soli. Addirittura rimasi meravigliata nello scoprire che appena nati si attaccano al seno e iniziano a poppare.

Non so perché: forse l’abitudine alle bambole ferme e ignare di tutto (che non mi sono mai piaciute…), forse perché non avevo mai riflettuto su quanto l’essere umano sia “animalesco” come tutti gli altri esseri viventi, insomma fatto sta che, soprattutto con la mia prima figlia, mi sono ritrovata a dirmi: e caspita, ma questa fa tutto da sola! Ricordo in particolare quando nelle prime settimane di vita, lei già faceva tantissime espressioni facciali legate a ciò che succedeva intorno a lei: ma chi gliele ha insegnate?

2.Immaginavo pomeriggi silenziosi, notti tranquille e risvegli fiabeschi

Sapevo che i bambini piangono, che hanno bisogno di molta assistenza e che non possono essere lasciati soli, ma non sapevo che possono anche non avere nessuna regolarità col sonno, anche per diversi anni. Immaginavo la mia vita con bimbi piccoli fatta di torte fatte in casa, pomeriggi davanti alla tv con copertina e tisana, domeniche tranquille col sugo a bollire per due ore e l’arrosto in forno arrotolato da me in persona, mentre i bambini dormono fino alle 12. Oppure immaginavo che avrei finalmente coltivato hobby e letto tanti libri, dato che sarei uscita di meno e la vita mondana sarebbe crollata a picco.

Macchè. Se la domenica riusciamo a uscire per una passeggiata senza aver prima messo sottosopra tutto ciò che non è fissato ai muri, è già tanto. Se riesco a comprare gli ingredienti per una torta e a usarli prima che scadano, mi sento realizzatissima. Con l’arrivo del secondo figlio, la quantità di alimenti preparati con cura e dedizione, o con preparazioni lunghe, è scesa vicinissima allo zero, e se penso che da giovane universitaria con una cucina 2×2 condivisa in 5 mi dicevo: quando avrò la mia cucina, piena di giusti attrezzi e in cui io possa muovermi, darò libero sfogo alla mia creatività …Devo dire che mi sento davvero una che non aveva capito niente. In effetti adesso regna la regola: qualsiasi cosa vuoi fare, l’importante è che non richieda più di 10/12 minuti. Quindi ricette veloci, libri letti a colpi di due o tre pagine alla volta, riviste lette dopo 3-4 mesi dalla loro entrata in casa..film…cosa? Un film??

3.Supponevo una conoscenza maggiore  da parte dei genitori, del mondo dei figli, della loro psicologia, delle loro esigenze

Nella mia fervida immaginazione di ragazza, pensavo che i genitori fossero molto preoccupati della crescita (anche emotiva) dei loro figli; e che, non so attraverso quale canale o quale ambito, ricevessero qualche indicazione o suggerimento per la loro educazione e per capire le loro esigenze. Invece, nada. Deserto. Voragini. Il nulla eterno. All’educazione dei figli, ci pensano la scuola, il catechismo, e l’improvvisazione. Chi ha figli più complicati da gestire…si attacca!! O inizia iter irritantissimi e costosi tra diagnosi varie, richieste di sostegni alla scuola, definizioni varie di disturbi più o meno eidenti e tanto altro ancora.

In questo sono rimasta molto delusa…siamo sicuri, di essere così tanto evoluti come crediamo?

4.Immaginavo una regolarità e una scansione dei tempi definibile a priori

Sempre a causa della mia immaginazione ingenua e martellante, mi aspettavo che la vita genitoriale fosse, diciamo, più scandita e regolare di quella da gente senza figli. I figli vanno a nanna presto, hanno i loro impegni, ci sono orari precisi da rispettare e quasi quasi ci si annoia… Il weekend si pianifica, il ristorante si prenota, la vacanza si decide con calma, tutto è più schedulato.

Anche qui, profonda sorpresa. I figli ti insegnano a vivere sulla cresta dell’onda, momento per momento, senza fare piani troppo ardimentosi e ottimisti. La regolarità diventa solo quella di andare a fare la fila dal pediatra: tutto il resto è improvvisazione, last minute, lo decido il nanosecondo prima di farlo, vediamo come sta, a volte tutto in pomeriggio va deciso in base a se e come è stato fatto un opportuno sonnellino. Quella volta che si addormenta e credi di avere solo 20 minuti di respiro, è la volta che dorme 5 ore filate e tu avresti potuto fare il cambio di stagione a 4 armadi , farti la tinta e preparare le lasagne per il freezer. Ma non lo hai fatto, perché sai che non puoi iniziare lavori del genere e poi lasciarli a metà.

Forse qui il problema è mio. Accetto consigli.

5.Mi aspettavo…una maggiore facilità nella gestione degli affari famigliari

Mi aspettavo una gestione della vita dei piccoli un poco più sostenibile. Attività, campi estivi, locali adatti ai bambini, reti di babysitter…Diventa tutto molto, molto complicato se la mamma deve lavorare e non ha una o più nonne a totale disposizione. E non è solo una questione di fatica o di spese: ci sono proprio dei vuoti, assenza di servizi, assenza di spazi pensati per i bambini, assenza di idee per genitori sommersi dagli impegni. Il bambino diventa qualcosa a cui trovare una sistemazione, e per questo molto spesso i bambini sono sovraesposti ad attività varie, palestre, lingue, musica ecc ecc: perché i genitori hanno bisogno di un sostegno, e non possono più permettersi di stare a casa coi bambini fino alla loro maggiore età. Che si fa se i genitori devono uscire di sera? Che si fa se un genitore è fuori e l’altro ha impegni impellenti?

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Che si fa d’estate? Dove vanno i bambini quando la scuola è chiusa?Boh! Avverto un po’ di senso di abbandono, della serie, hai voluto i figli, e adesso ti attacchi.

 

Queste sono state le mie perplessità di madre, finora, che hanno completamente spiazzato il mio ideale giovanile di vita coi figli. Ho parlato soprattutto di vita pratica, perché è proprio quella che immaginavi diversa. Il resto, sentimenti, emozioni e legami, non sono neanche immaginabili a priori, e , com’è giusto che sia, soltanto l’arrivo del figlio crea quel senso di meraviglia e di desiderio di giustizia nel mondo. Che quando non hai figli, puoi solo immaginare e pregustare; quando poi arrivano, diventano un’inspegabile forza  che ti fa sopportare tutto il resto!

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Questo post partecipa al progetto #Stormoms sul tema di Marzo: Grandi speranze e grandi aspettative

Dubbi e rebus genitoriali