Io non voglio fare pena

Sono abruzzese, e non voglio fare pena.

Mi rincuora la solidarietà ma non voglio fare pena a nessuno.

Per diverso tempo, negli ultimi mesi, mi è capitato -quotidianamente- di chiedermi:

Sono stupida?

Sono immatura?

Sono ancora intrappolata in quella specie di sogno utopico-romantico della tarda adolescenza che ci fa credere a tutti, chi più chi meno, che può esistere un mondo migliore?

Sono rimasta troppo inchiodata alle favole musicali di Imagine e de La canzone popolare?

Diversi giorni mi sono risposta anche di sì. Ci sono i mutui, le bollette, i figli da crescere, l’auto da riparare e non si può sempre pensare a queste cavolo di teorie e alle cover della canzone popolare. Non si può sognare. Non si può pretendere di essere ascoltati e non si può neanche lamentarsi sempre per quello che non va. Non è che i diritti siano per forza dei diritti da riscuotere. Intanto sono scritti sulla carta e già ti devi accontentare.

Non è che siccome hai visto una città dove tutto funziona, allora puoi paragonarla alla tua. Non puoi fare la snob. Non puoi pensare che il mondo vada come pensi tu. Non puoi credere che riesci a fare una protesta fatta perbene tu e i tuoi 4 gatti di amici che ti fanno compagnia. Non puoi e non devi. Piuttosto vai a lavoro, paga, spendi e ricordati di andare a votare contro le trivelle e al referendum di Renzi, perché se sei una cittadina col senso civico non puoi non andare a votare.

Devi capire tutto quello che c’è dietro e dire la tua.

Ma non ti mettere a cercare di capire perché non hai garantiti i tuoi diritti di base. Quella è solo teoria.

Ricordati di indignarti perché Charlie Hebdo fa una vignetta orribile e ricordati che quando c’è al potere il tuo partito, o il tuo preferito, o il tuo amico, devi dire o fare qualcosa per la causa e prendere una posizione. Chiara. Cerca pure di spingere per la tua scelta politica, cioè cerca di infangare perbenino quelli “dell’altra parte”.

Insulta Salvini coi MoonBoot.

Ok me lo ricorderò, non so se lo farò. Però ho capito che si dovrebbe fare così.

Per me però è più importante fare altro. Non mi interessa chi c’è al potere in questo momento, se scopro che vengono fatte cose alla buona. Non mi interessa chi ho votato se vedo qualcosa che va storto. Me ne frego altamente se un grillino viene indagato appena di insedia o se una grande compagnia petrolifera trivellerà per 25 anni, per 30 o per 35. Per me prima verrebbero i diritti di base.

abruzzo

Per primo, quello di avere una scuola a norma, antisismica, nel 2017.

Non ce l’abbiamo. Ma come non ce l’hanno i miei figli, non ce l’hanno manco i miei conterranei, nè metà dell’Italia centrale, e forse anche di più. Questa immagine qui sopra che dice “Non posso credere che sto protestando per questa merda nel 2016″, me la sono guardata spesso, nei mesi scorsi, in pratica dopo ogni scossa di terremoto. Quindi molto spesso.

La guardavo e mi chiedevo, ma sono io che sono stupida a voler protestare per questa merda?

terremoto abruzzo

Terremoti e scuole – Italia

Magari quelle donne della foto protestano perché hanno fame, perché non hanno assistenza medica, perché vivono male. Io invece vivo bene. Ho una casa calda e i soldi per comprare i beni di base. Cosa avranno da protestare? Chi è che riesce davvero a protestare?

Poi c’è quest’altra foto, che pure ho osservato con un misto di trasporto, emozione, e con quelle canzoni che ho detto sopra che rimbombavano dentro la testa. Le donne polacche contro il divieto di abortire. Loro ce l’hanno fatta.

abruzzo

Sono tante, in una piazza, fanno rumore, ce l’hanno fatta. Perché quello che si vuole fare quando si protesta (senza la bandierina politica a corredo) è fare luce…dove non c’è. La bandierina la puoi pure mettere…ma significa che non protesteresti contro la tua bandiera, se vedessi un’ingiustizia.

Quindi non ti credi vittima di un’ingiustizia, stai solo facendo campagna per altri. Io parlo proprio di protestare veramente, opporsi a qualcosa che non va bene, non di tifo politico o di simpatie e antipatie.

A volte ho pensato di avere una fissazione, a volte ho pensato di essere paranoica o di soffrire di manie di protagonismo. Insomma le ho pensate tutte. Ho cercato di comprendere il senso dell’eccesso di aiuti arrivati dopo il terremoto di Amatrice, perché così tanti aiuti da non sapere dove metterli? Cosa smuove il terremoto nelle coscienze degli altri? Perché per stare bene nel nostro territorio ci vogliono gli aiuti? Perché ci sono persone che devono restare senza nulla e devono essercene altre che le riempiono di beni, come a volerle abbracciare, e a voler dividere quel che si ha? Che lo sappiamo tutti, quello che abbiamo è sempre un pochino di più di quello che davvero ci serve.

Forse è proprio questo stare bene che ci frena? Ci frena dall’aprire gli occhi, dal bussare a tutte le porte, dal protestare a oltranza? Anche quando ci negano un diritto di importanza apparentemente secondaria, come quello di avere una scuola che soddisfi appieno certi requisiti?

Non so cosa ci frena. Cosa mi frena. Mi frena tutto. Tutto tende a restare com’è. Chi viene colpito da una disgrazia, se l’è cercata oppure non poteva fare nulla.

La scossa è stata anomala.

La neve è stata eccezionale.

Non si può prevedere niente.

Non ci sono fondi.

L’amministrazione precedente bla bla bla.

L’attuale amministrazione bla bla bla.

Vi siete fissati con questa cosa della sicurezza, ma l’ingegnere assicura che è sicuro.

Si fa il possibile.

Non disturbare la gente che lavora.

La legge non permette altro.

Non esagerare.

No io non voglio esagerare. Non è un hobby. Non è un vizietto. Non sto lasciandomi andare. Sono presente, molto lucida.

Sono al massimo del mio senso civico in questo periodo, come credo tutti gli Abruzzesi e molti centro-italiani, e anche italiani che stanno altrove, soprattutto ex-terremotati o ex-inondati o ex-slavinati e quant’altro…

Dove si sbaglia, in tempo di pace? Perché l’ardore che si mostra in questi giorni, non c’è in tempi di calma apparente ? Abbiamo paura di rompere l’idillio di vivere in una società evoluta e che ci tutela? Non vogliamo pensare al peggio proprio quando sembra che finalmente tutto sia a posto?

Ci basta o ci facciamo bastare che finalmente ci sia il nostro partito o personaggio preferito al comando – e ci sembra che stia male metterci a fare protesta proprio in questo momento apparentemente “giusto”?

Le risposte non le ho, ma io come abruzzese non credo di aver molto bisogno di aiuti post terremoto e di compassione quando nevica. Io credo che la cosa a cui aspira ogni abruzzese con un po’ di buon senso sia quella di poter arrivare a superare quell’abisso che c’è – perché c’è – nel modo di porsi rispetto ai diritti fondamentali conquistati negli anni.

La tendenza a rimandare, a nascondere un po’ il malessere sotto il tappeto, a tapparsi gli occhi nel vedere il malvedere…O il tirare a campare, il ritenersi troppo fortunati per doversi ritrovare senza nulla, la convinzione che “siccome siamo brava gente” non ci capiterà mai niente di brutto, o che al massimo se capita qualcosa “era destino”…

Per me sono retaggi dell’arretratezza civile del popolo: di cui faccio parte, e di cui tante volte ho sentito sulla mia pelle i limiti e la mentalità ancora troppo chiusa rispetto a un vero reale e moderno “diritto al benessere”.

Io non voglio essere ascoltata quando sono incastrata nella neve a chiedere aiuto…voglio essere ascoltata quando dico che è inutile di fare finta di nulla, se ti accorgi che certi meccanismi sono rimasti fermi a livello di società sottosviluppate.

 

e prendiamola fra le braccia questa vita danzante
questi pezzi di amore caro, quest’esistenza tremante
che sono io e che sei anche tu, che sono io e che sei anche tu
alzati che sta passando la canzone popolare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c’è qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c’è qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c’è qualcosa da chiarire ancora, ce lo dirà
se c’è qualcosa da cantare ancora, ce lo dirà

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