Lo schiaffo che ci vuole

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Contraria allo schiaffo come metodo educativo, ma proprio molto contraria, mi sono sforzata di accettare il fatto che molti genitori lo usano e me ne sono fatta una ragione. Uno può dire, meglio educare male ma almeno educare. Mah, sarà. Non parlo, e non intendo parlare nel mio blog, del caso in cui i genitori non si prendono la briga di educare. Non li contemplo. Non credo, infatti, che un genitore che non educa i figli, si metta a leggere il mio blog! Probabilmente riterrà una perdita di tempo anche solo pensare a come si educano i figli, figuriamoci se legge qualcosa o se ha voglia di parlare con altri di come e cosa fa.

Quindi, prima di andare avanti, per essere contraria allo schiaffo, non intendo che sono contraria a contrariare un bambino, a insegnargli come si sta al mondo, o a dirgli di no.

Spesso si fa confusione tra chi non vuole dare mai e in nessun modo un dispiacere o una delusione al figlio, facendolo vivere in un mondo fatato (e distorto), e chi cerca di impostare regole, rimproveri, e anche una rimessa al suo posto al figlio senza ricorrere a schiaffi e altri interventi corporei tipo stritolare l’orecchio, stringere il braccio, dare la pacca al sedere.

Non sono la stessa cosa!! Sono due tipi di genitori molto molto diversi tra loro!

Quindi lasciamo da parte quelli che non si accorgono di ciò che succede intorno a loro e parliamo di chi è un po’ più sul pezzo. Che possono essere sia schiaffeggiatori che non schiaffeggiatori.

Invece di dirvi perché sono contraria, oggi mi va di dirvi quand’è che lo schiaffo secondo me è dato con pertinenza. Se lo dessero tutti con cognizione, probabilmente non sarei così contraria. Per fortuna ho avuto l’onore di assistere anche a schiaffi dati con un certo filo logico, e mi sono accorta che un buon genitore non si vede da quale stile adotta ma da come lo adotta.

Per me è accettabile quando la mamma o il papà non riescono più a comunicare col figliocosa che hanno fatto fino al momento prima: se qualcosa va storto e si sta per perdere il controllo della situazione, lo schiaffo può ristabilire un ordine che in qualche modo c’era già;

è anche accettabile quando il figlio mette in serio pericolo se stesso o altri, e il genitore è preso alla sprovvista: ci vuole un intervento istantaneo, in effetti sì, ci vuole, quindi amen, questo forse è l’unico caso in cui condivido una reazione anche esagerata.

Altra cosa che fa tanta differenza è l’atmosfera che si crea intorno all’evento:

uno schiaffo pertinente viene dato a malincuore e con un senso di necessità dai genitori;

il genitore schiaffeggiatore pertinente lo fa e basta, non si nasconde, non simula nè dissimula, insomma lo dà alla luce del giorno, chi c’è c’è, chi guarda guarda, insomma il genitore sta facendo qualcosa che lo assorbe completamente, non sta nascondendosi nè sta facendo un gesto plateale, non sta macchinando cattiveria o furbizia dietro il gesto. Se la sta vedendo con suo figlio, non si sta atteggiando.

In altri casi, cioè quando non si verificano le condizioni dette sopra, secondo me si sbaglia di grosso e anzi ci sto pure male. Vedere un papà che stritola l’orecchio della figlia senza farsi vedere (ma io l’ho visto ehhehehe) o un genitore che tira una bella scoppola tra capo e collo , con disprezzo, a bambini che non hanno fatto assolutamente nulla di sbagliato, ma hanno solo fatto qualcosa che il genitore non aveva sotto controllo, mi fa stare proprio male e mi fa venire voglia di prendere la persona da parte e chiederle: qual è il tuo problema? A una festa di pochi mesi fa ho dovuto fare uno sforzo enorme…il tipo in questione dopo la scoppola risonante al collo della figlia si è girato indietro, e, anzichè nessuno, ha visto me…

Ecco in quel momento ci siamo guardati e ho capito come nasce una rissa. Per rispetto dei bambini e della festa  sono stata zitta, ma ho davvero rispettato la vittima di quel gesto? Secondo me no.

Quando vedi una scena che assomiglia di più a un maltrattamento che a un momento educativo in cui il genitore si nasconde o si guarda intorno appena compiuto il gesto, o lo fa apposta per far vedere quanto ci tiene ad avere un figlio educato, quando il bambino ha la faccia umiliata e non solo delusa o triste, quando il genitore dopo varie tonalità di urla si accorge di non avere nessuna connessione col figlio e allora lo va a sistemare corporalmente, insomma quando la scena è diciamolo chiaramente: penosa

allora io mi chiedo come siamo arrivati a una cosa del genere, dal cercare di farci ascoltare dai figli arriviamo a usarli per sentirci forti, per scaricare il nostro stress, per prendercela con qualcuno che non si può ribellare, per colmare un vuoto creato dalla superficialità, dalla trascuratezza, dalla poca importanza che si dà al dialogo coi figli in situazioni di tranquillità per poi ricordarsi all’improvviso, quando serve, che un modo per comunicare si deve pur avere e quindi si va avanti con la costrizione corporea.

Ci resto male, ci riteniamo tanto evoluti e non sappiamo stabilire una connessione pacifica coi nostri stessi figli?

Forse siamo ancora molto ma molto lontani dall’essere davvero un popolo civile!

E voi, che ne pensate?

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6 thoughts on “Lo schiaffo che ci vuole

  1. A me è scappata una piccola sberla un paio di volte, ma per noi la violenza fisica è assolutamente out: credo sia una reazione per scaricare la rabbia, più che un gesto utile, qualsiasi sia la situazione. Mi chiedo anche… se mi concedo la sculacciata qua e là, insomma, se ne ammetto una, poi ne ammetto due… poi si rischia di perdere il controllo, no? Detto questo, anche le parole, spesso, possono essere “violente”, io ne ho parlato qui: http://www.pensierirotondi.com/che-cosa-la-violenza/
    Grazie per le tue riflessioni, comunque: sicuramente chi si pone domande, sculacciata o meno, è una madre con grande coscienza.

    1. Grazie a te! Ho fatto una capatina al tuo blog, molto suggestivo! Grazie per il tuo intervento! 🙂

  2. Ciao Enigmamma!
    intanto volevo farti i complimenti per il tuo blog. Sempre ricco di spunti di riflessione, come questo.
    ammetto che spesso ricorro alla sculacciata per riportare l’ordine. Quando i gemelli iniziano a spalleggiarsi, ridendomi in faccia e tentando di farsi più forti di me, chiudendo tutti i canali di comunicazione allora riporto l’ordine con la “pausa di riflessione sul divano” e nei casi più eclatanti arrivo alla sculacciata.
    Fa stare male più me credo.
    mi piacerebbe capire quali altri opzioni avrei…forse prima dovrei imparare io a gestire la frustrazione dei no dei miei figli?
    Approfondire è un nostro obbligo come genitori, se così ci vogliamo chiamare! 😉

    1. Ciao e grazie! Di certo con due gemelli non dev’essere facile; il punto è che ogni madre sa quali sono i limiti che i figli possono o non possono oltrepassare. Certo io affermo di essere contraria allo schiaffo ma magari urlo o minaccio, che comunque non è un bel fare. Il punto di partenza potrebbe essere che prima o poi con gli schiaffi bisognerà smettere, per cui prima si impara a stabilire una connessione coi figli anche quando si è molto arrabbiati o frustrati e meglio è. Sono i nostri figli, secondo me vale la pena provarci !

  3. Sicuramente lo schiaffo non è il modo migliore e giusto per educare i figli…credo più che sia più una necessità del genitore di scaricare la rabbia di quel momento. E’ pur vero che ogni tanto un piccolo schiaffo pure ci vuole…a me a volte è capitato…quando proprio non se ne può più di dare uno schiaffo a mia figlia pur sapendo che non è educativo!

    1. Ciao e grazie per aver letto il mio articolo! L’importante per me, come hai letto nelle mie riflessioni, è porsi qualche domanda e non credere di essere sempre e comunque nel giusto!

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