L’abitudine al gioco libero

Anche se ho sempre pensato che il gioco libero fosse un toccasana per i bambini,  – un momento non strutturato, insomma, in cui non ci sia qualcosa di preciso da fare –

all’improvviso mi sono accorta che, se non c’è abitudine al gioco libero, lasciare i bambini senza impegni non è poi così fruttuoso.

 

gioco libero

Fino a pochi mesi fa, come avevo anche già scritto qui, credevo che l’idea fosse valida per bambini di tutte le età.

Quindi che un bambino, lasciato solo con pochi oggetti, possa essere stimolato a crearsi un gioco originale, una situazione immaginaria o anche ad annoiarsi un poco e abituarsi che ne so, a fantasticare, a osservare meglio quello che ha intorno, e cose del genere.

Invece mi sono resa conto che quando il bambino è scolarizzato, quindi abituato ad avere orari precisi con attività precise, scadenze, compiti, test di verifica, la campanella che suona e quant’altro, poi fa fatica a passare le prime giornate libere di vacanza.

Non sa esattamente cos’è che deve fare. Si chiede continuamente che ore siano, non riesce a rilassarsi. Vuole fare i compiti delle vacanze così rivive lo schema scolastico: siediti, prendi le penne, leggi, scrivi, completa, colora. Poi non sa se vuole uscire o stare in casa, si lamenta più o meno di tutto e assume un atteggiamento capriccioso.

Ho pensato che fosse l’impatto con le vacanze, così ho lasciato passare qualche giorno, e ho anche pensato che magari con gli amici sarebbe stato più semplice. Invitiamo gli amici.

Peggio che peggio. Erano in 3 ad essere lamentosi e perplessi. Me li sono ritrovati intorno che mi dicevano di quanto fosse meglio andare a scuola e avere qualcosa da fare. Fate un disegno, guardate un film, fate un lego.

Siamo stufi di disegnare, guardare la tv e fare i lego.

Inventatevi un gioco.

Inventare un gioco come? Ci aiuti?

Come si inventa un gioco?

Bè, a quel punto, ho capito. Anche per giocare all’aperto, in casa o in giardino, ci vuole allenamento. Non ci pensi neanche, ad arrampicarti sull’albero o a costruire una casa di stracci.

Non immagini che puoi prendere un secchio, riempirlo d’acqua, e fare a gara a chi riesce a riempire per primo una bottiglia. Il nascondino non sa di nulla, se non sei abituato ad avere un posto enorme in cui correre a perdifiato per un minuto intero per fare tana.

Forse i parchetti sono troppo piccoli, si passa troppo tempo al chiuso e i bambini, una volta lasciati da soli, si divertono solo se sono al mare o in un altro posto che offra davvero qualcosa di speciale, come la possibilità di tuffarsi, nuotare, fare scivoli e cose del genere.

Un normale giardino di casa, o un salotto con qualche gioco, sono diventati uno sfondo troppo statico e poco stimolante: ma com’è possibile?

Non lo so, fatto sta che anche l’arte di giocare arrangiandosi, va allenata: proprio come la memoria per le tabelline, come i muscoli per saltare e la manualità per colorare dentro i bordi.

Portiamo regolarmente i nostri figli ad annoiarsi da qualche parte: il loro muscolo della creatività va allenato, e se offriamo sempre attività preconfezionate, finirà che crederanno di non poter giocare bene, senza un obiettivo preciso, o senza una struttura ricettiva o il mare. Alleniamo i nostri figli, regolarmente, segnamocelo sul calendario: dalle 16 alle 18 – stanza semivuota , giardino senza altalena, o altri luoghi apparentemente piatti…

A forza di farlo, mi auguro che prima o poi avranno quel sano desiderio che arrivi l’ora del “fai quello che vuoi” e che permetterà loro di inventarsi qualsiasi cavolata, che però sarà completamente frutto dell’istintiva propensione al gioco – che nessuno dovrebbe dimenticarsi di lasciare crescere selvaggiamente.

 

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