Il rispetto si guadagna con l’età?

Ogni volta che ho approfondito il tema dell’educare e del convivere felicemente coi bambini, e ogni volta che ho visto funzionare qualche tecnica suggerita per stabilire una buona comunicazione coi bimbi, c’è stata un grande attenzione al rispetto.

bambino-rispetto

Ognuno di noi ha la sua personale concezione del rispetto, ma, in generale, sappiamo tutti cos’è: non sopraffare, non denigrare, non deridere, non lasciarsi andare a considerazioni affrettate…Insomma avere rispetto di qualcuno significa tenere in considerazione la sua sensibilità, i suoi gusti, le sue esigenze e tante altre cose ancora. Ma, sostanzialmente, l’essenza vera del rispetto è il non imporre se stessi all’altro. Non appena imponiamo una nostra idea, una nostra esigenza o una nostra priorità a quelle di un’altra persona, arrecandole un danno o un fastidio, stiamo mancando di rispetto.

 

Perché è così facile credere che i bambini non meritino il rispetto? O che il rispetto verso di loro, si debba manifestare in modalità diverse da quelle usate tra adulti?

Sono convinzioni che ci hanno tramandato i nostri genitori, nonni, nel corso dei decenni e che sono dure da sradicare. Ne siamo vittime tutti, chi più chi meno, e fanno parte proprio del bagaglio culturale del popolo, non solo di alcune persone o di alcuni modi di fare. Vediamo un po’ in dettaglio che succede di solito.

Spesso si crede che i bambini vadano trattati con un rispetto più limitato, perché sono piccoli e non ne conoscono il senso: un po’ come per dire, visto che loro sono piccoli, scalmanati, sinceri e spontanei, non c’è bisogno di rispettarli. Loro non sanno cos’è il rispetto, anzi a volte pare che sfidino l’adulto o che cerchino di manipolarlo. Pertanto, dobbiamo imporci più che possiamo. Per insegnare loro come si sta al mondo. Quindi insegnare, imponendoci, che non devono imporsi…Adesso che sono piccoli mostro loro le mie imposizioni così poi crescendo capiranno che devono rispettarmi senza imporsi su di me. Mi si aggrovigliano i pensieri..cos’è che dovremmo fare esattamente??

Oppure possiamo scordarci il rispetto perché tanto i bambini giocano ridono scherzano e sono irresponsabili, quindi diciamo che vivono in un mondo distorto, e solo imponendoci con forza nelle loro attività possiamo permettere loro di distinguere il bene dal male, le cose giuste, le cose pericolose e quant’altro. Insomma, il rispetto verrà dopo, perché prima bisogna dare al bambino limiti, paletti, indicazioni e schemi mentali troppo importanti per poter stare anche dietro al concetto di rispetto e ascolto. Quindi anche qui: meglio imporsi per dare il senso del limite e poi un domani pensare al rispetto, nella speranza che in questo frattempo il bambino non imiti l’educatore o il genitore ma resti concentrato sul limite, sul divieto, sull’avvertimento…Mi pare di chiedere un po’ troppo. Come se noi a scuola guida, in macchina col docente, dovremmo prenderci parolacce e insulti, magari con una buona dose di nervosismo, solo perché non sappiamo ancora guidare e perché la priorità assoluta della situazione è quella di imparare a a guidare.

Ma voi ve lo ricordate com’era parcheggiare, ripartire in salita, fermarsi allo stop con l’auto dietro appiccicata, i primi tempi in cui lo facevate? E vi ricordate com’era difficile applicare quello che in teoria sapevamo già? Non sarebbe stato ancora più complicato se avessimo avuto qualcuno a fianco che ci ripetesse : “Non mi hai sentito? Ho detto che non si fa così!” “Sei un autista molto cattivo” “Guarda quello là come guida bene, e tu?””Se ti si spegne la macchina mentre riparti stasera niente tv” “Sei sempre il solito”Insomma oh, ma a voi piace subire vessazioni e imposizioni solo perché non avete ancora acquisito la padronanza di qualcosa? A me no! E perché un bambino, che ha anche meno capacità di difendersi, le deve subire?

Quello che gli dobbiamo insegnare, glielo dobbiamo appunto insegnare, con teoria e pratica, e senza fare tanto gli sveltoni. Ricordandoci di mostrare un poco di rispetto. Anche solo per far capire loro con calma cosa stiamo trasmettendo.

Altra concezione un tantino deviata, nell’altro senso però, è quella per cui il bambino non dev’essere mai contrariato troppo o mai messo sotto pressione; non deve sforzarsi troppo per imparare cose nuove ed è meglio tenerlo alla larga da ogni frustrazione, difficoltà, insomma, per farla breve: un genitore per stare più tranquillo (quindi  imponendo la propria necessità di stare sereno e a volte anche la pigrizia nel fare da guida) tiene il figlio in una specie di dimensione al rallentatore, in un mondo diverso da quello adulto, dove imparare ed essere capaci di fare cose nuove è una roba da grandi. Quindi si ha verso di lui una sorta di senso di protezione, a cui si associa spesso anche la necessità dell’intervento dell’adulto anche solo per svolgere azioni semplici che altri bambini fanno da soli. Insomma una cosa della serie: visto che sei piccolo, ci penso io così non mi spreco a insegnartelo. Pure questa è una mancanza di rispetto! Anche perché si costringe il bambino a un’autonomia limitata, insomma lo mettiamo comunque in una situazione di inferiorità, solo perché è giovane e insicuro, e non perché non sia in grado di fare da solo.

Convincersi che un bambino si meriti lo stesso rispetto di un adulto non è facile, nella nostra mente ci raffiguriamo il bambino come qualcuno che possiamo prevaricare sempre, solo perché non ha maturato ancora la capacità di discutere, difendersi dai pericoli, rapportarsi con gli altri come fa un adulto. E la prevaricazione non è neanche intenzionale, cioè lo facciamo senza pensarci, perché siamo stati sempre abituati all’idea che il bambino è più un rametto da raddrizzare con la nostra inflessibilità che non un fiore che deve crescere da solo , a cui noi mostriamo quale sia la direzione da prendere col dito, o che dovremmo aiutare a girarsi verso il sole.

Io pure me ne sto convincendo gradualmente, i dubbi sono tanti ed è tanta anche la stanchezza che un genitore accumula: molto spesso una prevaricazione è anche l’arma di difesa del genitore, che si stanca pure di fare da guida e tutto il resto. Il punto è questo, c’è da distinguere tra quando siamo solo stanchi da quando stiamo mettendo in atto delle vere e proprie tecniche controproducenti. Sclerare qualche volta e mettersi un po’ al riparo da stress e senso di impotenza è anche un diritto del genitore, perché la vita famigliare deve svolgersi in modo che tutti si sentano liberi di mostrare le proprie emozioni, anche negative. Il rispetto dev’esserci sempre: quindi, anche anche verso se stessi.

Ma pensare che il bambino possa sopportare tutto, anche più di un adulto, compresi rimproveri e richiami, e che continui a rispettarci solo perché deve, e non perché gli mostriamo come si rispetta davvero, è una strada che tenta, ma che va valutata bene prima di essere imboccata.

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2 thoughts on “Il rispetto si guadagna con l’età?

  1. Ciao Delia, che dire… Mentre leggevo il tuo post pensavo “yess, è proprio così!”
    Imponiamo ai bambini di controllare le proprio emozioni, di prevedere le conseguenze delle loro azioni motorie sia a casa che in ambienti che non conoscono, senza considerare che queste sono tutte azioni complesse, che non capiscono e non hanno la capacità mentale di gestire, almeno non fino ai tre anni.
    Spesso maggiori sono le imposizioni, minore la loro capacità di autonomia, perché le prime frustrazioni e fallimenti generano nel bambino insicurezza e paura, quindi potenzialmente ancora maggiori sbagli, pasticci e drammi familiari. E così ci convinciamo che il bambino ha bisogno di maggiore controllo e maggiori imposizioni, dato che nonostante noi spieghiamo loro cosa vogliamo, non otteniamo i risultati sperati.
    Come dici tu, rispetto per i bambini, comprensione dei loro bisogni e accettazione del loro modo di essere sono difficili da applicare alla vita familiare, specialmente se non c’è tempo per fermarsi, ragionare e ascoltare. E specialmente perché in fondo ancora crediamo che i bambini nascano con un’innata voglia di manipolare i genitori, li crediamo cattivi e vogliamo “spezzare” la loro volontà.
    Le ostetriche con le quali ho lavorato a suo tempo mi dicevano che “il bambino è competente”, sa di cosa ha bisogno per crescere e svilupparsi, a noi spetta la possibilità di lasciare che queste competenze si esprimano, con la giusta dose di compromesso verso le esigenze della famiglia, oppure di soffocare per un più semplice (ma neanche tanto) rapporto di potere.
    Almeno finché i bambini diventano ragazzi, e allora ogni imposizione o rapporto di potere non ha più valore, perché ci si confronta ad armi (quasi) pari.
    C’è un interessante libro, anche in ebook, che parla proprio di questo, si chiama “Amarli senza se e senza ma”, di Alfie Kohn. Lo trovo illuminante, parla anche dell’educazione da “bastone e carota” e lo fa con dati scientifici alla mano.
    Grazie! Una bella lettura, questo sabato mattina!

    Bacio. Carmen

    1. delia

      Ciao e grazie per le belle parole! Grazie anche per il libro suggerito…me lo segno! E noto con piacere che sei già immersa nell’ideologia del bambino competente: se ti va puoi leggere un mio breve pezzo in cui recensisco proprio il libro cult di questa filosofia di pensiero! Eccolo: http://enigmamma.com/il-bambino-e-competente-lo-sapevate/. A presto! 🙂

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