Il post-parto, il baby-blues, ma anche un sano sticazzi

Quando si parla di depressione post-parto, babyblues, crolli ormonali e altri malesseri dell’anima -più o meno riconoscibili- che si riscontrano con una certa frequenza nella vita delle neo-mamme, l’atmosfera si fa subito seria, e grave.

Viene in mente un quadretto costituito da un misto di noia, solitudine, pensieri troppo profondi, ma scavati in una profondità sbagliata e inquietante. Un orologio che scorre troppo lento, o troppo veloce, una cena preparata con troppa ansia o con troppa poca voglia. Una casa di neogenitori supersilenziosa o troppo ordinata, o troppo disordinata e rumorosa. Viene in mente un bambino urlante e qualcuno che dice: vedrai passerà, quando crescono i figli, poi sì che sarà peggio. Viene in mente un desiderio di stoppare tutto e andarsene, che in realtà non si vuole mettere in atto, ma che appare al momento l’unica strada possibile, visto che non si intravede nessuna altra opzione. O meglio, nessuna sopportabile.

Insomma quando si parla esplicitamente di depressione si fa presto a collegare situazioni pesanti e stati d’animo altrettanto gravi, e non si pensa mai a quanto, invece, la depressione sia diffusa in contesti, ambienti, case e neomamme che invece appaiono, a chi sta loro accanto, completamente e indiscutibilmente NORMALI.

Colleghiamo il concetto di depressione a casi isolati, casi particolari, casi di persone predisposte o che vivono male un nuovo arrivo, per problemi magari già presenti che vengono accentuati dalla nascita di un figlio. E spesso, sento collegare il concetto di depressione a una certa debolezza di carattere, a un non saper reagire nel giusto modo, a una tendenza al lasciarsi andare, quasi come ci fosse una falla nella forza di volontà o nella maturità della neomamma. Insomma, la conoscenza di questo brutto male è ancora molto molto superficiale, proprio per quel che riguarda la depressione in generale, e non solo quella del post-parto.

La depressione è una malattia, e va curata. Ovviamente prima di tutto, andrebbe diagnosticata. E non analizzata a voce, tra parenti, conoscenti, cercando di alleviare la sofferenza di chi è un po’ depresso con consigli (sicuramente dati in buona fede) che possono essere anche peggiorativi della situazione.

Non sono un’esperta di questo argomento, pertanto consiglio a tutti quelli che sospettano di avere in se stessi o in persone vicine, quel sottile senso di sofferenza, ripetuto e demotivante, di consultare un medico e parlare senza remore di queste sensazioni limitanti e, in certi casi, persecutorie. Non dovremmo pensare  che non possa accadere a noi o a un nostro caro. Non è una malattia rara. Non è eccesso di ansia. Può capitare anche a personalità forti e risolute, o a persone totalmente appagate. Non è da sfigati.

Ciò che mi interessava ribadire in questo articolo è che per le neomamme, la vera prova non è quella di accudire il bambino bensì quella di affrontare tutto il resto della popolazione, nel suo nuovo ruolo. Sentirsi inadeguate o giudicate è facilissimo, o comunque sentirsi come se tutti volessero farti sentire inadeguata o giudicata, è quasi matematico.

cuoredita

Non so se per una questione ormonale o per cultura di chi si ha intorno, o per entrambi: la neomamma è sempre molto osservata e criticata nei dettagli, quasi a livello di una sposa il giorno del matrimonio. Solo che il matrimonio dura un giorno, invece il puerperio è lungo, e fatto di giorni, notti, scoperte, novità, anche ansie giuste (vogliamo mettere l’ansia della morte in culla?).

E oltre tutto questo, che sarebbe pesante anche in situazioni ordinarie, si aggiunge anche lo scompenso ormonale coi relativi strascichi tipo sbalzi di umore, irritabilità e simili. Pertanto diventa molto più complicato capire se ci si sente male e smarrite per un motivo fisiologico o solo per stanchezza cronica.

Ci sono tantissime fonti su cui trovare consigli giusti, per i papà, per i parenti: lasciamo in pace la mamma, lasciamo la diade mamma-bambino conoscersi e viversi in santa pace (almeno i primi 40 giorni), invece di aprire la bocca per sparare pallonate, andiamo a fare la spesa, prepariamo un piatto pronto, puliamo il bagno oppure il frigo, offriamo alla mamma di guardare il bimbo che dorme per farle fare un bagno…Sicuramente le famiglie e le persone vicine ai neonati capiscono che il momento è delicato, ma il punto è che ogni mamma è diversa e ciò che a qualcuna fa piacere può dare fastidio a un’altra, pertanto non possono esserci schemi da seguire. Bisogna ascoltare la neomamma e il neopapà…non è difficile.

La neomamma, se opportunamente informata, pronta e matura, riuscirà a fare la mamma eccellentemente, senza i consigli di nessuno, purchè abbia la capacità di dire tra sè e sè un sano “sticazzi” quando qualche osservazione o qualche commento la urtano o la indispongono. La parola sticazzi riassume molto bene ciò che la neomamma dovrebbe fare: ascoltare sì, ma senza lasciarsi coinvolgere più di tanto. Purtroppo questo è facile solo se si ha una certa serenità interiore: in caso contrario, se non si riesce a sorvolare e se ci si sente sempre prese come bersaglio, è bene parlare con un medico, ma anche col pediatra o col ginecologo: una figura professionale che sappia indicarci una strada per cominciare a capire se c’è qualcosa che non va, oppure se semplicemente stiamo affrontando troppe rotture in un momento troppo delicato.

Autostima, sostegno del proprio partner, serenità nei rapporti famigliari sicuramente valgono tanto quando nasce una mamma. Ma anche e soprattutto essere informate può garantire una partenza sana e serena della nuova vita da genitore, in modo da essere pronti ad affrontare eventuali problemi o periodi difficili. E sempre con uno sticazzi pronto in tasca.

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