Esperimenti sociali, complotti e ingenuità

arcobaleno

 

Non so se anche voi fate parte del popolo che qualche tempo fa si è arcobalenizzato!

Cioè se avete reso la vostra foto dei profili social a strisce colorate, cliccando su un tasto che attiva una specifica app, lanciata in occasione del sì alle unioni civili in tutti gli Stati Uniti.

La bandiera a strisce colorate, associata alla pace a ai diritti umani, si è vista dilagare in trasparenza su tantissimi profili, ovviamente di persone che hanno apprezzato la faccenda.

Premesso che io ho gioito molto della notizia ma non ho arcobalenizzato la mia foto profilo (sia perché la la mia foto è già un cartoon, sia perché vado sempre di fretta e cerco di fare e cliccare solo robe essenziali e di vitale importanza), volevo invitarvi a leggere comunque quest’articolo, sia che siate parte del popolo sì all’ arcobaleno, sia che siate parte del popolo che teme che le cose stiano prendendo una brutta piega.

Come dico di solito, e lo dico anche qui, a me non piace fare comunelle e gruppetti di omopensanti, e nel mio blog cerco di restare su temi generali che possono interessare chiunque e che non prevedono l’appartenenza a particolari correnti di pensiero.

Io volevo fermarmi a pensare a un aspetto di questa vicenda che poco c’entra coi matrimoni omosessuali o le opinioni a riguardo: pochi giorni dopo il fatto, e dopo l’arcobalenizzazione di tante foto, è venuta fuori la grande notizia bomba che l’app che ha permesso a tante persone di colorare in tal modo le immagini, fosse un ESPERIMENTO SOCIALE e che gli ignari utenti fossero delle povere cavie ingenue e “braccate” nella loro ingenuità per fare conteggi e esperimenti su quanto fosse veloce (addirittura virale) la diffusione di una applicazione in seguito a un evento di particolare importanza sociale.

Insomma, una roba allarmistica, della serie: voi, poveri tonti, avete usato l’app arcobaleno, senza sospettare di nulla, e invece stavano facendo uno studio su di voi, teneri tontoloni. Io almeno l’ho interpretata così, e credetemi, i toni del tam tam erano questi; non ero coinvolta in prima persona, quindi no, non mi ha dato fastidio la velata offesa, ma mi ha dato fastidio la supposizione che sui social e sul web sia tutto vero, puro, sano, gratis, facile, a portata di mano e senza scopi di studi o guadagno da parte di terzi. Della serie, “pensavo che facebook fosse una cosa seria, invece ci fanno gli ESPERIMENTI SOCIALI”.

Scrivo esperimenti sociali con caratteri speciali perché mi sembra una parola spropositata e grottesca: ma che vuol dire, quando si è su un social network, temere un esperimento sociale?

Non è ingenuità spinta credere che il mondo digitale ci permetta un cazzeggio illimitato e divertente, in cambio di niente?

Mi sembra il minimo, ci danno una piattaforma da usare gratis, in cambio ci osservano, studiano, usano. Non c’è niente di male a fruire di un servizio gratis, e soprattutto se lo accetti e lo utilizzi tutti i giorni della tua vita, puoi anche farti qualche domanda. Gestire facebook, gestire i server che ospitano tutte le nostre cavolate, gestire lo spam, i contenuti vietati, garantire la pulizia e l’efficienza di facebook, non è un mestiere a metà: è un mestiere, noi ci passiamo il tempo ma chi ci lavora, appunto lavora. Ognuno di noi lo usa in tanti modi diversi, lo usa molto, e ci sono migliaia di persone che ci lavorano dietro per potercelo “offrire”.

E queste persone, senza cercare a tutti i costi di complottare chissà cosa, sono pagate e stipendiate da diverse figure e per i più svariati motivi.

Facebook, come tutti i social, cerca di crescere sempre, offrire di più, sostituirsi ad altri siti (pare che presto le pagine facebook permetteranno di gestire pure l’e-commerce): chiedetevi sempre cosa state facendo, anche quando state giocando a candy crush.

L’esperimento sociale non è stato solo quello dell’arcobaleno: è tutto un esperimento sociale, più vi esponete sulla rete, più state offrendo dati a chi fa ricerche, statistiche, marketing.

E badate bene che gli strumenti informatici sono molto, molto potenti: pensate solo alla localizzazione della vostra posizione o al fatto che, quando ricevete una mail da un generatore di newsletter, chi l’ha mandata saprà se e quante volte l’aprite, e se e quante volte cliccate sui contenuti.

Quindi non temete, partecipare alla vita dei social network non fa di voi delle cavie ignare di chissà quali esperimenti sociali: è un sistema piuttosto trasparente. I veri esperimenti sociali in cui siamo cavie ignare…saranno altri. E non così facili da immaginare. Chi urla al complotto, di solito, non vi sta mai svelando un complotto di quelli veri.

Sta solo cercando i suoi 15 minuti di social-popolarità.

 

Foto di mia proprietà, senza filtri o ritocchi.

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