Coding a scuola: innovazione o forzatura?

Coding a scuola, ormai presente ovunque: volantini, iniziative, gare, giornate…
Tempo fa avevo parlato del coding, avendolo sentito nominare in giro come argomento da introdurre nella scuola e anche nella vita dei bambini.
Poi ho scoperto che l’introduzione del coding a scuola fa parte di un progetto molto ampio ed è diventato una specie di slogan della nuova scuola, innovativa e moderna.

Non frequentando la scuola dal lato docente, non ho idea di cosa si tratti effettivamente questa spinta verso attività del genere. Di certo, è un’idea che va al passo coi tempi, ma purtroppo va meno al passo con l’evoluzione tecnologica della gente comune. In questo progetto che io apprezzo molto e di cui condivido lo spirito, ci sono diverse cose che effettivamente fanno riflettere assai…e anche un po’ stranire.

Perchè coding? Perché l’inglesismo?

E qui potrebbe partire una filippica…”perché l’informatica è fatta tutta di termini inglesi, corti, rapidi ed efficaci”

Uhm, sì, in Italia sì. Altrove no. Nel resto dell’Europa si traducono tutti i termini nella lingua nazionale e se ne promuove l’uso. Ma non tocchiamo questo tasto del confrontarci sempre con gli altri se no si viene accusati di esterofilia.

Insomma…perché coding e non programmazione?

In teoria il coding a scuola sarebbe questo, programmare, ed è sempre esistito un termine italiano che esprime benissimo il concetto.

 

Come si fa a insegnare logica, sequenzialità, cicli, prima ancora di aver preso possesso della matematica di base, anche solo delle 4 operazioni? (che prima della terza elementare sono del tutto incomplete)

Come si fa a diffondere la cultura del coding se gli insegnanti di scuola primaria non hanno mai programmato in vita loro?

coding a scuola

Il mio punto di vista non è positivo, e alle volte mi sembra che stiano preparando solamente i nuovi operai informatici, che non devono essere altamente formati, ma solo avere manualità grossolana con gli strumenti digitali. Anche il benvenuto agli smartphone…per me è completamente fuori dai binari dell’educazione, per come la immagino io.
Non serviranno solo operai del codice in futuro:avremo sempre bisogno di persone libere di pensare, creative, riflessive, acculturate, curiose…

 

E come mai il coding a scuola è così capillarmente imposto mentre, per esempio, non c’è la stessa attenzione per formare i ragazzi alle emergenze, alla cultura locale, al lavoro manuale e artistico, alla ricerca delle proprie vocazioni?

Secondo me andrebbero stimolati, della primaria, questi aspetti qui nella vita del bambino; lasciandolo piuttosto libero da imposizioni così “fredde” come quella di capire che un tablet ti permette di programmare a blocchi come un puzzle.
Avevo anche pubblicato un post con un TED sul tema Coding, qui, e mi piace ancora tantissimo…ma all’epoca non avevo ancora visto e toccato con mano questa presenza un po’ “tentacolare” del coding, buttato lì come si butta un forte diserbante su un prato che si vuole ottenere più verde…A discapito della salute del terreno.

 

è bene che i bambini sappiano che dietro un programma informatico ci sia un programmatore

va bene che un bambino osservi e sviluppi capacità logiche e sequenziali tipiche della programmazione informatica, fin dalla primaria,( vedi link del progetto a una pagina del Miur)

ottimo che la scuola sia in qualche modo connessa col mondo esteriore e che  continui ad adattare i programmi al tempo presente e alle esigenze pratiche della vita quotidiana

ma…come dice un detto modaiolo del nostro tempo…

Qualquadra non cosa!

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