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Cyberbullismo e educazione digitale: cosa possono fare scuola e genitori

Cyberbullismo ed educazione digitale: ne sappiamo abbastanza?
Non sempre il fenomeno del cyuberbullismo viene chiamato con il suo nome.
A volte i ragazzi dicono solo di essere stati insultati su Facebook o che qualcuno ha inondato il loro telefono di messaggi meschini. Mentre la maggior parte di questi incidenti si verificano a casa o fuori, i problemi poi si riversano anche in classe, rendendo il cyberbullismo un problema che gli insegnanti non possono ignorare.

La risposta non è vietare la tecnologia, affermano gli esperti, ma sapere usare la tecnologia nel modo giusto. Per prima cosa, sia come genitori sia come insegnati o educatori, dobbiamo promuovere un clima di rispetto. Per prima cosa dobbiamo educare noi stessi al digitale e poi stare attenti ai segnali di pericolo. 

Come riconoscere il cyberbullismo

Il cyberbullismo è molto diffuso: ragazze soggette a critiche per una foto o video, ragazzi presi in giro per essere diversi o non ‘adatti’. Una volta che qualcosa diventa virale, le molestie sono continue perché sono condivise, ripetute e quasi impossibili da cancellare. Nei casi più estremi, il cyberbullismo può scatenare la violenza o il suicidio. E diversamente dal bullismo tradizionale, il bullo può rimanere anonimo e ignaro del dolore inflitto al suo bersaglio.

Come si può riconoscerlo? Partendo dai comportamenti a scuola.
La scuola è il centro della vita dei ragazzi. Le molestie online possono aver luogo durante la notte e a casa, ma la ricaduta è spesso osservata a scuola e può interferire con l’ambiente educativo. Nel peggiore dei casi, gli studenti sono così preoccupati per il cyberbullismo che non possono concentrarsi sui loro studi o hanno paura di andare a scuola.

La svogliatezza e la paura ad uscire di casa poi si ripercuote anche nella vita domestica, con molti dei ragazzi che si rinchiudono in sé stessi senza voler vedere nessuno.

Cosa fare

Le scuole e alcune associazioni stanno lottando per creare politiche che affrontino il cyberbullismo e l’uso dei telefoni cellulari e dei social network. Come riportato all’inizio la soluzione non è vietare la tecnologia ma imparare ad usarla meglio.

Prima di tutti impariamo noi stessi i termini giusti e gli ambienti in cui si muovono bulli, haters e hacker online. Dopodiché prendiamo sul serio ciò che avviene online: non sono solo sciocchezze ma possono compromettere seriamente la vita di un ragazzo.

Educhiamo i ragazzi all’uso positivo di internet: non postare contenuti sensibili, non commentare con disprezzo, non far girare video pericolosi. Internet è un grande strumento per fare ricerca e per conoscere nuove realtà, ma stiamo bene attenti a che dati diffondiamo online e con chi parliamo. Più il materiale scambiato online è imbarazzante più è probabile che diventi di dominio pubblico e che provochi danni.

Forniamo ai nostri ragazzi una modalità per affrontare il cyberbullismo anche attraverso degli strumenti per proteggersi online come possono essere antivirus, firewall e connessioni VPN. Infine, fai sapere ai bambini che ti importa e vuoi aiutare.

Se c’è un problema, li sosterrai, non li punirai e non porterai via i loro dispositivi tecnologici. Il bullismo si interrompe quando le vittime parlano. Fatevi mostrare le prove, come screenshot o le chat stesse, salvate tutti i dati possibili e parlatene più possibile, sia con la vittima (da cui va tolto il senso di colpa) sia con il bullo (a cui spesso va fatto comprendere l’impatto delle proprie azioni).

La risposta al cyberbullismo non è solo punizione e silenzio ma è anche educazione e parlarne più possibile.

Creare un account ai bambini: Family Link è la soluzione?

A un certo punto della vita genitoriale, si presenta la fatidica questione, se comprare o meno un cellulare al proprio figlio, uno smartphone, se attivargli una SIM, se connettere anche le sue attività a un account bambini (personale) anziché lasciarlo navigare con il nostro account “da adulti”.
La risposta ideale non esiste, perché le varie spinte ed esigenze dei ragazzi dipendono da mille variabili che sono diverse da famiglia a famiglia, così come sono diverse le risposte e le reazioni.

In ogni caso, ogni genitore ha bisogno di un minimo di comprensione dei meccanismi che accompagneranno bambini e ragazzi nel loro ingresso nel modo digitale interconnesso.
Quindi…come si fa?

 Esiste un requisito di età minima per la creazione di un Account Google per un bambino tramite Family Link?

No. Sta a te decidere quando è il momento giusto per consentire a tuo figlio di utilizzare un telefono o un tablet Android.



Logo e colori di Family Link – Per creare account bambini

Una volta eseguito l’accesso al suo Account Google, mio figlio vedrà annunci pubblicitari?

Sì. I servizi Google sono supportati grazie agli annunci pubblicitari, quindi tuo figlio potrebbe vedere annunci pubblicitari quando utilizza i nostri prodotti.

Posso utilizzare Family Link per controllare le attività di un adolescente?

Sì, Family Link può essere utilizzato per supervisionare gli adolescenti (bambini di età superiore ai 13 anni o all’età minima richiesta nel paese in cui ti trovi). A differenza dei bambini di età inferiore all’età minima, gli adolescenti hanno la possibilità di interrompere la supervisione in qualsiasi momento, ma se lo fanno, i genitori vengono informati e i loro dispositivi vengono temporaneamente bloccati e resi inutilizzabili.



Queste sono le prime indicazioni reperibili dalla pagina dedicata di Google. 
Cosa ne pensi?

Lo smartphone è adatto a ragazzi minori di 14 anni?
Ed è giusto dare in mano ai minori i cellulari dei genitori, quindi aperti e non controllabili a posteriori?
Questa e tante altre domande riguardano genitori di 10enni, 11 enni , ma anche 9enni e 8enni…


Perché utilizzare un programma per creare account bambini come Family Link?



  • Perché inserendo un account da minorenne su uno smartphone, automaticamente scattano alcuni processi automatici di protezione da contenuti non adatti
  • Perché uno o più adulti possono essere collegati a quell’account e farne una stretta supervisione
  • Perché anche i ragazzi devono abituarsi ad avere una propria identità digitale, e ad assumersi la responsabilità di agire sul web con la propria persona e non attraverso un “aggeggio” dei grandi

Sei d’accordo? Perché?
Qui trovi il seguito dell’articolo: Come avviene il controllo con family-link?

Il freddo non fa ammalare i bambini…finalmente un poster virale!

Ripartono i primi freddi e ripartono i sintomi tipici delle infezioni alle vie aeree…
Quest’anno una simpatica sorpresa, vagando sul web ho visto che qualcuno ha creato un poster ad hoc e…incredibile, è diventato “virale”!

Il freddo non fa ammalare!

Virale, in questo caso, è proprio la parola azzeccata…dovrebbero saperlo tutti che i virus circolano meglio se ci sono tante persone nello stesso posto che se lo passano…proprio come avviene sui social.

Il freddo non fa ammalare, se si è coperti

Ovviamente dire che il freddo non faccia ammalare non significa che possiamo starcene spensierati, in maniche corte, anche quando ci sono temperature rigide.
Il concetto che fa fatica a passare è che, data una buona condizione generale di salute, non è il freddo a causarci i malanni di stagione, bensì è il passaggio di virus e germi in ambienti chiusi e aria secca.
Tutto il discorso nasce dal grande equivoco che se si sta chiusi in casa o altrove, col termosifone acceso e poco cambio d’aria…si sta al sicuro!
E invece no. L’ambiente ottimale non dev’essere caldo e chiuso, bensì fresco e arieggiato, e le persone devono imparare a coprirsi in modo adeguato e a strati, per potersi coprire e scoprire in caso di variazioni di temperatura.

Arieggiare le stanze e le aule: ma coi vestiti sempre asciutti

Purtroppo l’adulto, timoroso delle basse temperature, evita di arieggiare spesso gli ambienti di casa, magari relegando la faccenda al giorno delle grandi pulizie; addirittura può arrivare a chiedere agli insegnanti di evitare di arieggiare le aule durante le lunghissime ore di scuola.
Sapendo bene che caldo, starnuti, contatto stretto tra i banchi creano un ambiente ideale per la diffusione dei virus: e allora perché è così diffusa questa visione distorta?

Forse perché non si è abituati a gestire il sudore…Il sudore regola la temperatura corporea, e se l’ambiente è troppo caldo o se ci si muove per diversi minuti in effetti si suda, e, eposti a correnti fresche o fredde, si rischia di prendersi un raffreddore!
Ma ecco, l’ideale sarebbe cercare di insegnare ai bambini a gestire il sudore, e anziché “proibire di sudare” potremmo abituare i nostri bimbi a vestire particolarmente leggeri e a portarsi una maglietta di ricambio per cambiarsi dopo l’attività motoria, sia a scuola che in altri ambienti dove si pratica sport.

Per saperne di più, leggi qui un altro articolo a riguardo o visita il celebre articolo de ll Post!

Attività manuali ideali per bambini in età prescolare

Attività manuali in tenerissima età: se tuo figlio è un bambino in età prescolare probabilmente già sai che lo sviluppo di abilità motorie di base è importantissima.

Attività motorie per bambini in età prescolare

I bambini hanno bisogno di buone capacità motorie per poter svolgere semplici compiti quotidiani come vestirsi, mangiare, allacciarsi i lacci delle scarpe ecc. A scuola, devono essere in grado di tagliare, incollare, disegnare e di avere il controllo appropriato delle mani per scrivere .

I primi anni di vita sono il periodo in cui queste abilità devono essere completamente sviluppate.

Mentre ci sono infinite idee di attività su Pinterest e Google per attività di motore estremamente creative, ho pensato che avrei semplificato le cose condividendo 10 delle cose più elementari che puoi lasciare fare a tuo figlio.

Ecco 10 attività di base che i tuoi bambini dovrebbero svolgere quasi quotidianamente per garantire che sviluppino le loro abilità motorie. Ho anche suggerito diversi modi per fare ogni attività. Ricorda: più l’attività è libera, migliore sarà per lo sviluppo e la creatività del tuo bambino.
Non è necessario preparare tutte queste attività o renderle elaborate o complicate.

Più semplice è, meglio sarà.

1. Taglio

Il taglio è un’abilità importante che dovrebbe essere praticata regolarmente. Con il tempo i bambini imparano a tenere un paio di forbici correttamente e tengono il foglio con l’altra mano, controllando la carta mentre tagliano. Se hanno 5 anni e stanno tenendo le forbici in modo errato, dimostrano la presa corretta e aiutano a correggerla quando necessario. Le attività di taglio includono:

  • Tagliare la carta senza linee – tagliando liberamente
  • Tagliare lungo le linee – ad es. linee rette, linee ondulate
  • Ritagliare forme – per esempio quadrati, triangoli, cerchi
  • Ritagliare immagini lungo le linee

2. Strappo

Lo strappo è un’attività eccellente per lo sviluppo dei muscoli delle dita. All’inizio i pezzi saranno grandi e casuali ma, alla fine, il bambino avrà il controllo per strappare piccoli pezzi di pezzi nelle dimensioni che vogliono.

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Lascia che il tuo bambino o bambino in età prescolare (anche il tuo bambino) strappi liberamente e abituati a controllarlo con le dita.
Crea un collage con carta colorata o riviste e pezzi di carta lacrima da incollare sull’immagine.
Crea diversi confetti colorati strappando piccoli fogli e separandoli in base al colore.
Strappa materiali diversi: giornali, carta, carta da riviste, cartone, carta velina, ecc.

3. Playdò

Playdò era il mio passatempo preferito in classe. Non solo il playdò rinforza le dita e sviluppa il controllo motorio, ma stimola anche la creatività e le capacità di pensiero.

Concedi un sacco di tempo per giocare liberamente con la plastilina, senza fretta.
Altre volte, fornire formine per biscotti, coltelli, ecc.
Incoraggia il tuo bambino a trovare i propri oggetti da usare con la plastilina (che non fa parte di un set), come le tazze della cucina.
Usa i giocattoli per andare avanti con le loro creazioni a forma di gioco (come i dinosauri nella loro montagna di playdò) e incoraggiare qualche gioco di fantasia allo stesso tempo. La prossima volta possono anche far uscire il dinosauro dal playdough.

4. Incollare

I bambini hanno bisogno di tempo per imparare come applicare la giusta quantità di colla a qualcosa (sia liquido che a bastoncino), come incollarlo esattamente dove vogliono, incollare è dritto ecc. Incollare può essere fatto in vari modi:

Usa la colla liquida (soprattutto per i bambini più piccoli) e lascia che ci mettano le dita dentro! Molti bambini fanno fatica a sporcarsi le mani nella sabbiera o con colla e vernice. Esponile presto
Incolla le lacerazioni o ritagli di carta casuali con colla artigianale, colla per legno ecc.
Costruisci con carta e scatole e usa la colla per legno. Incoraggiali a persistere quando cercano di mettere insieme qualcosa. Estrarre rotoli di nastro e farli sperimentare con taping insieme.

5. Disegno

I bambini dovrebbero disegnare ogni giorno senza fallo. Vogliono disegnare e creare per natura. Utilizzare l’opportunità di introdurre mezzi diversi, come ad esempio:

  • Disegnare con pastelli di diverse dimensioni e spessori
  • Disegnare con pastelli, matite colorate, matite a led, penne, pennarelli e evidenziatori.
  • Disegnare su una tavola con il gesso o sul marciapiede esterno con il gesso (usa gesso grosso e gesso sottile).
  • Usa qualsiasi altro mezzo a cui riesci a pensare. Fai abituare il bambino a tenere utensili di diverse dimensioni e forme e imparare a controllarli.

Mentre potrebbe essere allettante comprare il tuo bambino colorando libri e lasciandoli colorare in foto pre-disegnate, questo è un killer assoluto di creatività !! La carta bianca stimolerà il disegno creativo, una colorazione nella pagina non farà nulla!

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6. Pittura

La pittura è un altra attività amata dai bambini. Più è varia l’attività, meglio è! Esistono molti modi diversi per dipingere:

Dipingi su carta con pennelli di diversi spessori e dimensioni
Prova a creare modelli e impronte con vernici a dita.
Dipingi con foglie, ramoscelli o altri materiali naturali.
Aggiungi il liquido per i piatti alla vernice e soffia bolle, quindi cattura le bolle sulla carta.
Usa diversi tipi di vernice – ad es. colori ad acqua e vernice a base di olio.

7. Threading – Infilatura

L’infilatura è un’attività eccellente per sviluppare abilità motorie. Molti fanno davvero fatica a farlo, è una priorità insegnare ai bambini a fare collanine di vario tipo.

Inizia con grandi perline o anche pasta e infila una collana semplice.
Con il passare del tempo, passare a piccole perle che richiedono molta concentrazione e sforzo per infilare.

8. Costruzione

La costruzione è una grande attività per lo sviluppo sia del controllo grossolano che motorio. Questo può includere la costruzione di blocchi come lego o costruzione con scatole e prodotti di scarto.

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Mentre i pacchetti di costruzione acquistati in negozio sono ottimi (ad esempio un kit per la costruzione di un aereo), sono assolutamente inutili. Avere un grande cesto in casa – come probabilmente il bambino ha a scuola – e riempirlo con rotoli di carta igienica, scatole, carta e altri materiali di scarto utili. Guarderai il tuo bambino che si scervella per cercare di far sì che l’ala rimanga o l’edificio non collassi e impareranno a risolvere problemi che non incontreranno nei pacchetti già pronti.
Sono disponibili tutti i tipi di blocchi per costruzioni, in diverse dimensioni. Man mano che i blocchi diventano più piccoli, il tuo bambino farà sempre più affidamento sul controllo motorio per manipolarli.

9. Puzzle

I puzzle sono grandiosi in quanto li sviluppo sviluppa capacità cognitive e abilità motorie.

Inizia con grandi puzzle di legno…andando avanti, riconosci il livello giusto dal puzzle che tuo figlio ama e può fare, con minima difficoltà. Se lasciano il puzzle e rinunciano subito, probabilmente il gioco proposto è troppo avanzato.
Man mano che il tuo bambino matura, passa a puzzle con pezzi più piccoli e numerosi. Questi richiedono un gran controllo delle attività  motorie, per unirli e abbinarli, con una grande e positivo sforzo dei vostri piccoli!

10. Pegboard

I pegboard sono fantastici perché i pezzi sono piccoli e il bambino deve imparare a tenerli correttamente, per il verso giusto, e inserirli con cura nei fori.

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Inizia con le schede peg che sono più grandi e passa a quelle più piccole in seguito.
Permetti al tuo bambino di fissare i chiodini a caso fino a quando non sono pronti a creare modelli o immagini (liberamente).
Introduci con gradualità modelli che tuo figlio possa seguire per ricreare un motivo prestabilito.

Ricerca sempre un’attività che possa davvero stimolare la creatività, la capacità di risoluzione dei problemi, le abilità fini e grossolane!
Dimentica l’iPad, la TV e le app online … queste attività di base per lo sviluppo di abilità tra i 3 e i 6 anni manterranno i tuoi bambini occupati per ore e impareranno così tanto!

Come educare i bambini alla felicità?

Educare i bambini è il compito più difficile che spetta ai genitori e sono tanti i dubbi che si possono avere durante le varie tappe di crescita dei propri figli. 
Educarli alla felicità e non alla perfezione è la cosa ideale da fare per la loro salute fisica e mentale.
Come fare? Ecco a voi una serie di consigli da mettere in pratica fin da subito che faranno sentire i vostri bambini amati, liberi di conoscere il mondo che li circonda e non giudicati.

 

I rischi della perfezione

I genitori ambiscono ad avere figli che abbiano successo nella vita ma rischiano di esigere da loro la perfezione fin da piccoli. In questo modo si innesca una competizione non sempre benefica fra bambini e chi non riesce a mantenere il passo degli altri inevitabilmente si sentirà escluso e infelice. Un articolo pubblicato dalla rivista Psicoadvisor ha stilato un elenco da tenere in considerazione se invece che alla perfezione, si ambisce alla felicità dei nostri figli.

La perfezione: i 5 svantaggi

1)Troppi impegni privano i bambini dei necessari momenti di gioco e svago. L’infanzia è un momento magico per ogni individuo. È il momento per giocare, divertirsi e immaginare tutto ciò che si desidera. I bambini devono avere tempo in abbondanza per giocare con gli amici, annoiarsi, divertirsi da soli e, perché no, commettere anche qualche errore. Riempirgli la giornata con sport, corsi di ogni tipo e attività obbligate, toglierà loro la possibilità di vivere un’infanzia ricca di ricordi.

2)Togliere il piacere di fare le cose. Se i genitori insistono sull’ottenimento sempre  di ottimi risultato senza premiare mai lo sforzo, i bambini perdono il piacere di fare le cose. Trasmettete piuttosto il messaggio che è importante provarci e che il risultato in fondo non è fondamentale. In questo modo impareranno anche che a scuola è fondamentale imparare e non esclusivamente i voto conseguito.

3)Non istillate la paura di fallire. Fino da piccoli, stimolare i bambini ad avere successo, significa insegnargli la paura di fallire. Il rischio è che da adulti non diventino indipendenti e intraprendenti ma al contrario, sempre timorosi e non sicuri delle proprie potenzialità.

4)La perdita di autostima. Se fin da piccoli i bambini vengono spinti verso il perfezionismo, crescendo inizieranno a temere che non sia mai sufficiente il risultato raggiunto. Con questo pensiero fisso in testa si rischia di porre le basi per avere adulti insicuri e con nessuna autostima.

Le 8 regole per crescere bambini felici

1)Fate sentire il vostro amore incondizionato ai figli. Gli errori li commettiamo tutti e in qualsiasi momento della vita. Fate capire con i gesti e non solo a parole che i vostri bambini li amate incondizionatamente, nonostante ciò che facciano o dicano.

2)Con voi i bambini devono sentirsi al sicuro e protetti.

3)I bambini devono poter perdere tempo giocando serenamente.

4)Fate sentire i bambini speciali e unici, proprio come uniche lo sono tutte le altre persone del mondo.

5)Ogni bambino merita rispetto. Rispettatelo sempre e insegnategli a rispettare il prossimo.

6)Tenete sempre in considerazione che ogni bambino apprende secondo il proprio personale ritmo. Stimolare l’apprendimento va benissimo ma esercitare una pressione eccessiva è solo controproducente.

7)Dedicategli molto tempo. La cosa che più influisce sul carattere dei bambini ma anche sul rendimento scolastico è il tempo che dedicate ai vostri figli. Non è necessario che abbiano molti giochi di ultima generazione o chissà cosa ma piuttosto hanno bisogno di attenzioni.

8)Lasciateli liberi di giocare. Evitate di brontolargli se si sporcano con la terra mentre giocano o cose simili. Hanno bisogno della propria libertà e di conoscere le cose giocando. Se ne parla anche in questo articolo: il miglior gioco!

 

Non pretendere che tuo figlio sia il migliore, pretendi piuttosto che sia felice!

 

 

Deduzioni varie sull’autosvezzamento

Il mio secondo figlio sta per compiere tre anni, e posso quindi fare qualche piccolo resoconto sulla scelta di autosvezzarlo;

con la prima figlia avevo seguito la prassi “pediatrica” di pappe, seggiolone separato, pasto separato, acquisti separati. Conosco quindi entrambi gli approcci e posso confrontarli.

Ecco 3 domande che mi sono posta ed ecco le risposte:

1.Hai trovato qualche differenza sostanziale nel modo di mangiare dei tuoi figli? Secondo te cosa è cambiato tra l’uno e l’altro?

I miei figli, come tutti i bambini, hanno caratteristiche e gusti unici, indipendentemente dallo stile alimentare che adotta la famiglia.

Detto questo, i miei bimbi hanno sempre mangiato piuttosto volentieri e si adattano a gran parte dei pasti improvvisati o che non posso programmare. Detto questo, l’autosvezzamento tende ad assecondare di più l’appetito del bambino, e da quello che vedo, il bimbo autosvezzato si sa regolare di più. E’ come se conosca meglio la quantità di cibo di cui ha bisogno. Per esempio, il mio secondo bimbo, ha un appetito diverso a seconda che abbia fatto attività o meno, e se è concentrato o dispiaciuto o triste, tende a mangiare nello stesso modo di sempre.

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Mia figlia invece, tende più a cercare cibo continuamente, anche quando è annoiata. Non fa differenza il suo stato di stanchezza o di appetito, lei mangia comunque, se vede che è pronto. Se è giù o arrabbiata spesso chiede cibo e se dobbiamo andare da qualche parte, già pensa a cosa mangeremo. Lei si adatta di più, nel senso che mangia anche alimenti poco elaborati, poco conditi e poco gustosi. Diciamo che è più il tipo che dice: è ora di mangiare, e si mangia. Se c’è un piatto che non gradisce si incupisce e si offende. Il fratello è più il tipo che dice: se mi va e mi piace, mangio, altrimenti non mi interessa.

Riconducibile al tipo di svezzamento? Forse, un po’!

2. Ci sono cibi che non mangiano affatto?

La prima esclude patate e verdure cotte, il secondo non vuole pasta ripiena, pasta dalle forme strane,  crackers. Entrambi mangiano da sempre verdure crude, frutta, senza che io abbia mai  insistito. Il piccolo preferisce assaggiare cose diverse nello stesso pasto, la grande no. Quindi, direi, nessuna differenza: sono semplici gusti, e sono cose che hanno sempre rifiutato fino da piccolissimi.

3. Devi insistere per farli sedere a tavola?

La grande, avendo quasi 8 anni, ovviamente non ha più questo tipo di problema. Spesso apparecchia, mi aiuta a cucinare, quindi sa che al momento di mangiare ci si mette tutti a tavola. Lei ha un appetito particolarmente aggressivo, quindi ha sempre preso parte molto volentieri ai pasti, mai pregata. Il secondo invece è diverso, non è concentrato sul cibo e si ricorda di avere fame solo quando vede la tavola imbandita. A volte non vuole sedersi (perché ha già mangiucchiato qualcosa) e io non insisto. Se invece ha il giusto appetito, si siede, mangia il necessario e poi si allontana. A volte vuole stare in braccio a me e vuole mangiare dal mio piatto, forse gli ricorda l’infanzia 🙂 .

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Come se l’autosvezzamento abbia dato “meno” importanza a questo rito del mangiare e riempirsi. Insomma avere la pancia piena non dovrebbe essere una sensazione quotidiana, da cercare a tavola. Dovrebbe essere qualcosa che capita ogni tanto…ecco, credo che l’autosvezzamento aiuti in questo senso: a non abituarsi all’abbuffo. La nostra prima figlia è una buona forchetta, a volte da contenere: chi saprà mai se con l’autosvezzamento sarebbe stato diverso?

Quindi, in definitiva: non credo che l’autosvezzamento possa determinare così tanto il tipo di alimentazione del bimbo; quello che incide moltissimo, di sicuro, è il tipo di alimentazione che la famiglia segue quotidianamente e a cui tutti i bimbi, prima o poi, si abituano (gli autosvezzati lo fanno solo con più anticipo e più libertà di scelta).

Secondo me è la strada più semplice da seguire, sia per i genitori che per i bambini, e tende a seguire l’istinto naturale di cibarsi quando si sente la fame e quando si vede qualcosa di attraente.

Per questo motivo lo raccomanderei a tutti, ma anche e soprattutto per vivere il momento del pasto con meno ansia: il bambino se lasciato libero si autoregola e tende a mangiare da solo, quindi perché forzare e rendere il pasto un momento complicato?

 

Qui un mio breve post sul tema e qui un articolo di Uppa, che dovrebbe rassicurare i dubbiosi.

Esercizio periodico del cosa faccio bene e cosa faccio male – Ospite Beatrice!

 

Ecco a voi il primo guest post di Enigmamma: una mia collega e lettrice ha gradito l’idea e ha scritto il suo contributo per il neonato tema Esercizio periodico del cosa faccio bene e cosa faccio male.

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L’autrice di oggi si chiama Beatrice Turchi, creatrice e curatrice del blog “L’agenda di mamma Bea”; mi colpisce una frase con cui si presenta:

 “L’allegria e il divertimento in famiglia non devono mai mancare, ogni giorno i  bambini si devono sentire coccolati e coinvolti nelle attività familiari … io sono qui per questo!”

il suo blog ricco di spunti, idee, è gradevole e giocoso. Per quanto riguarda il suo pezzo su Enigmamma, per me è stato molto curioso vedere come ognuna di noi focalizzi diversamente le idee e si concentri su determinati punti e comportamenti della propria vita (genitoriale e non)…ma adesso, lascio a lei la parola!

 

 

 

Credo che questo sia uno degli esercizi più difficili, ma allo stesso tempo utili, per la propria vita da genitore: mettere nero su bianco i difetti ma anche i pregi del proprio modo di educare i figli. I primi ti creano ansia perché ti fanno capire che stai sbagliando, gli altri ti creano ansia lo stesso perché pensi “sono sicura di fare davvero bene?!”

Ecco, partirei proprio da questa: l’ansia, il sentimento che da sempre più mi divora… partirei anche da cosa faccio male, meglio togliersi il dente subito!

Cosa faccio male:

  • come accennavo, sicuramente sono troppo ansiosa. Nei confronti di tutto ciò che mi circonda, non solo di mio figlio; e lo so, rischio di fargli involontariamente del male;
  • permetto di guardare troppa televisione: questo è un mal comune, lo so. Il problema è che mio figlio spesso non ha qualcuno con cui giocare, e si piazza davanti alla televisione mentre io sono occupata in altre faccende.
  • concedo troppe merende: mio figlio, il pomeriggio, a volte sembra che abbia “crisi di astinenza da cibo”: apre continuamente il frigorifero, facendo una merenda dietro l’altra e arrivando all’ora di cena con pochissima fame;
  • giochiamo poco all’aria aperta: sto con mio figlio tutti i santi pomeriggi eppure mi ritrovo a dover svolgere qualche compito, quale spesa, commissioni varie, che non ci permettono di vivere il giusto tempo all’aria aperta.

Ovviamente cerco continuamente di migliorare su questi punti, ma non è così facile!

Vediamo in cosa sono bravina…

Cosa faccio bene:

  • offro tante letture: fin da subito, ho letto a mio figlio tanti libri , ovviamente adatti alla sua età e ai suoi gusti;
  • ho tanta pazienza: contrariamente al mio carattere, irascibile, contraddistinto dal mio segno zodiacale -il toro- , con mio figlio ho sempre cercato di esser paziente e di spiegargli le cose anche 100 volte, rispondendo a tutti i suoi dubbi e le sue domande e, soprattutto, resistendo alle sue provocazioni;
  • sono consapevole dei miei limiti: come dico sempre nel mio blog, la mamma perfetta non esiste. Ne sono ormai consapevole e non perdo tempo prezioso col confronto con altre mamme: ognuna di noi ha dei limiti, di cui non deve crucciarsi troppo;
  • ci piace girare il mondo, soprattutto il nostro Paese;
  • cucino spesso con mio figlio: ho sempre cercato di avvicinare mio figlio a questa e in generale a tutte le attività quotidiane e di routine

Mio figlio, attualmente, è molto interessato alle letture, è curioso, vuole sapere, vuole conoscere. E credo che la curiosità sia fondamentale per la sua crescita personale e per il modo in cui affronterà la scuola.

Per quanto riguarda la mia pazienza, non è per niente facile; in metodo che spesso adotto, quando sento che sono arrivata al limite, è quello di andarmene in un’altra stanza, e lì cerco di calmarmi (permettendo, in questo modo, anche a mio figlio di calmarsi)…diventa tutto più facile e, una volta ritrovata la calma, torno da lui con un’energia diversa e più positiva.

D’estate ci rilassiamo, e io cerco di pensare meno ai problemi e agli impegni vari che, di solito, mi distraggono dal mio ruolo di mamma; le vacanze le stiamo passando con tanto gioco in spiaggia, come al solito leggo tanto tanto sia per me stessa che per il mio bambino e ci godiamo insieme ogni momento della giornata.

Mamma Bea

Fidarsi dei propri figli: come si fa?

 

Tutti viviamo un impegno quotidiano: quello di rendere il figlio fiducioso verso il genitore.

Cerchiamo di far capire ai bambini cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa si fa e non si fa, dedicandoci alle spiegazioni con tanta cura e disponibilità.

Li curiamo, li coccoliamo e li facciamo sentire al sicuro, e ci sentiamo felicissimi di vedere quanta fiducia ripongano i bambini in noi genitori;

mamma fiducia

 

ma noi, ci impegniamo così tanto a fondo anche nel dimostrare la nostra fiducia verso di loro?

 

Io no, non abbastanza!

Purtroppo si tende a dare poca importanza a questo aspetto: il bambino è sempre visto come qualcosa a cui fornire indicazioni, guide, regole, lodi, affetto, protezione, richiami…

Ma la nostra fiducia? Il nostro dire: “Mi fido di te”, quante volte viene fuori, in una giornata?

Quante volte ci preoccupiamo di valutare se e quante volte abbiamo ricordato ai nostri figli che ci fidiamo di loro e che anche loro ci fanno sentire “bene“coi loro gesti, coi loro ragionamenti, con le loro azioni e quant’altro?

Sicuramente poco. Perché ovviamente ci sono incombenze più urgenti, e che hanno effetti nell’immediato.

Ma a volte basta poco, anche farsi raccontare un aneddoto senza dare una nostra valutazione o un giudizio, anche chiedere solo come si sentono senza chiedere perché e per come, e lasciare che si esprimano liberamente.

Si fa sempre più fatica man mano che i figli crescono: maggiore è la loro capacità di prendere piccole decisioni, di ricevere delusioni o di “sbagliare” qualcosa, un compito, una scelta…

Maggiore è la nostra tendenza a intervenire e a mettere del nostro per indicare loro il senso di giusto e sbagliato, di causa e conseguenza.

Come se non ci fidassimo della loro personale capacità di comprendere e sperimentare direttamente la realtà che li circonda. O come se avessimo fretta di rivelare loro certe realtà che si apprendono solo col tempo e l’esperienza: quindi, che fare?

Niente, fidarsi. Fidarsi come ci fidiamo di un adulto. Confidare nel fatto che anche un bambino piccolo fa i suoi ragionamenti logici e che impara a farli anche se noi non forniamo sempre loro lo schema da seguire.

Ascolto, e fiducia.

Non so come, ma quando decido che devo fidarmi dei figli poi ne rimango sempre stupita. Probabilmente a causa del fatto che i bambini si accorgono se li stiamo “sottovalutando”e reagiscono male, restituendoci dei comportamenti nervosi e in qualche modo offesi.

Sì, probabilmente è vero, ogni volta che ci dimentichiamo di qualcosa, i nostri figli sono lì per ricordarcelo, e se offriamo accoglienza a priori, di fronte a qualsiasi cosa si presenti, i figli ci rendono indietro quel senso di complicità e sincerità così tanto difficili da ottenere – quando siamo offuscati dall’arido interventismo adulto.

 

 

I miei TED talk preferiti #3 – Sul coding


Oggi consiglio un TED un po’ meno coinvolgente emotivamente rispetto ai primi che vi ho segnalato (qui sulla multipotenzialità e qui sull’introversione).

Stavolta ho scelto un talk coinvolgente dal punto di vista educativo e tecnologico.

Ho anche scritto un articolo sul coding, e la sua introduzione nella scuola.

coding scuola

 

Coding  letteralmente significa “fare codice” dove per codice, in campo informatico, si intende l’insieme delle operazioni che il programmatore informatico scrive e compone per comunicare con la macchina e darle istruzioni.

Ebbene questo signore, Mitch Resnick,  parla proprio di questo; attraverso la presentazione del suo software, Scratch, introduce a una programmazione per blocchi e molto intuitiva da utilizzare.

Il discorso è un poco lungo ma è davvero efficace nel trasmettere la positività di questa novità: quella di introdurre i bambini all’attività profondamente formativa e allo stesso tempo creativa e coinvolgente che è il coding. Buona visione!


 

Coding, bambini e mestieri (finora) incomprensibili

 

Negli ultimi anni  si è introdotta la questione del coding nelle scuole e dell’insegnare ai bambini a interagire coi dispositivi digitali.

Coding letteralmente significa “fare codice” dove per codice, in campo informatico, si intende l’insieme delle operazioni che il programmatore informatico scrive e compone per comunicare con la macchina e darle istruzioni.

Il tema mi affascina per due motivi:

il primo – studiare coding è una grande conquista per gli studenti: bambini e ragazzi di ogni età, iniziano (almeno in teoria) a vivere una scuola più partecipata e più attiva, fatta anche di attività creative legate al mondo che li circonda e non solo più da argomenti teorici, importanti sì, ma pur sempre troppo distanti dalla vita “vera”. O da attività pratiche che riguardano unicamente la sfera artistica: creare non è solo arte, è anche tecnologia!

coding bambini scuola

Programmare finora è stato insegnato solo a studenti del ramo informatico e fisico-matematico.  Col risultato che la maggior parte della popolazione non conosce affatto le potenzialità di un computer o non afferra la possibilità di crearsi programmi personalizzati , anche su software che usano abitualmente (per esempio i fogli Excel sono programmabili, accettano il codice, ma soltanto pochissimi utenti lo sanno e/o  sanno come sfruttare la cosa).

Questo ha portato, negli anni, a un uso passivo degli strumenti informatici : si spera che introducendo strumenti e basi per il coding i futuri utenti avranno un approccio più consapevole e più personalizzato nei confronti di computer, smartphone e app.

Ho trovato che ci sono dei veri e propri giocattoli che introducono al coding anche bambini molto piccoli, o dei software da scaricare che permettono di programmare a blocchi, in maniera intuitiva e molto giocosa.

Un esempio è questo, adatto già dai 3 anni di età : Cubetto, il gioco che insegna il codice in stile Montessori

Un esempio di software è Scratch, per bambini più grandi , diciamo in età scolastica; potete approndire attraverso questo Ted Talk.

 

Il secondo motivo per cui questa buona nuova mi ha incuriosito parecchio, è che io stessa sono stata una studentessa a cui è stato insegnato a programmare; e ho lavorato – e tuttora ci provo-  in campo informatico, senza riuscire a spiegare agli altri in cosa consistessero il mio lavoro/ le mie conoscenze in campo informatico/ il mio ruolo specifico. Non è mai facile spiegare agli altri il tuo mestiere in campo informatico: o crei siti web, o aggiusti computer rotti, oppure sei una figura sbiadita di sindacabile serietà.

E quando, scendendo nel particolare, ho cercato di spiegare cosa significhi programmare e perché e per come ci siano diversi linguaggi in uso,  ho avuto l’impressione di non essere compresa per niente. Quando ho fatto colloqui di lavoro e spiegato le attività svolte in precedenza, ho avuto l’impressione di parlare arabo antico…una volta una intervistatrice mi disse, alla fine del colloquio: “ma quindi, Java ti piace proprio? Lo usi pure per passatempo?”

Come se stessimo parlando di Candy Crush.

coding

Magari in futuro, grazie a questa pratica del coding fin da piccoli, sarà comprensibile a un maggior numero di persone il tipo di lavoro che sta dietro a un programma, a un software, a un portale interattivo, all’home banking…e ci sarà meno atmosfera di mistero : la programmazione non sarà più  vista come “roba solo per nerd”. Anche se poi autodefinirsi nerd va di gran moda sul web e ultimamente fa molto figo…Ma questo non c’entra molto!

O forse sì…forse andrebbe coltivata fin da piccoli (col coding) la parte nerd che ognuno di noi -probabilmente- ha. Una buone dose di conoscenze informatiche, e le capacità logiche e di sintesi che aiuta a sviluppare la programmazione, sapranno renderci sicuramente più liberi e più creativi. E la figura del nerd-sfigato, sono sicura, scomparirà per sempre: sostituita, forse, dal palestrato che si alimenta (ancora!) con una dieta iperproteica. Chi lo sa?

 

Staremo a vedere 🙂

 

 

 

I miei TED talk preferiti #2 – Sull’introversione

 

Mi pare che questo qui sia stato proprio in assoluto il primo TED talk che ho visualizzato in vita mia: qualcuno lo aveva condiviso su Fb e sono rimasta affascinata sia dal tema che dall’idea in sé del programma TED. Ho notato che, ad oggi, si trova in classifica tra i primi 20 Ted più visti in assoluto.

Questi dati fanno riflettere: se un discorso sul fatto che gli introversi debbano smettere di sforzarsi di essere più estroversi, ha avuto tanto successo, vuol dire che buona parte della gente che è introversa ha vissuto questa cosa sulla propria pelle: quella di sentirsi un po’ sbagliata.

 

introverso

 

Personalmente condivido tutto, ma soprattutto il discorso del lavoro di gruppo che, se forzato o troppo incalzante, rende le capacità dei singoli meno “libere” e quindi meno creative, ma anche meno spontanee. Un vero lavoro di gruppo è quello che si ottiene come raccolta finale di idee e creatività dei singoli: in questo modo, non solo si confrontano realmente più teste, ma si percepisce anche meglio chi ha fatto cosa, e chi è più portato per cosa.

Buona visione, lettori introversi ed estroversi…

 

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Vita genitoriale: non avrei mai immaginato che…

 

Quando da piccola o da adolescente immaginavo la mia vita adulta, avevo una vaga certezza che avrei avuto dei figli, questo sì. Ecco, finora, di tutto quello che avevo immaginato, questa è l’unica aspettativa che si è realizzata in pieno, anche in anticipo rispetto ai miei programmi iniziali.

In che cosa, invece, le mie aspettative genitoriali sono rimaste, come dire, soltanto congetture e immagini sbiadite che non fanno assolutamente  parte della mia realtà odierna, ve lo spiego subito:

1.Mi aspettavo che i figli avessero un’autonomia molto molto limitata nei primi anni di vita

Praticamente, credevo che ai bambini andasse insegnato tutto, ma proprio tutto. Non sapevo che avessero già un set completo di comportamenti istintivi, non sapevo che imparassero a mangiare, esprimersi, camminare e lamentarsi da soli. Addirittura rimasi meravigliata nello scoprire che appena nati si attaccano al seno e iniziano a poppare.

Non so perché: forse l’abitudine alle bambole ferme e ignare di tutto (che non mi sono mai piaciute…), forse perché non avevo mai riflettuto su quanto l’essere umano sia “animalesco” come tutti gli altri esseri viventi, insomma fatto sta che, soprattutto con la mia prima figlia, mi sono ritrovata a dirmi: e caspita, ma questa fa tutto da sola! Ricordo in particolare quando nelle prime settimane di vita, lei già faceva tantissime espressioni facciali legate a ciò che succedeva intorno a lei: ma chi gliele ha insegnate?

2.Immaginavo pomeriggi silenziosi, notti tranquille e risvegli fiabeschi

Sapevo che i bambini piangono, che hanno bisogno di molta assistenza e che non possono essere lasciati soli, ma non sapevo che possono anche non avere nessuna regolarità col sonno, anche per diversi anni. Immaginavo la mia vita con bimbi piccoli fatta di torte fatte in casa, pomeriggi davanti alla tv con copertina e tisana, domeniche tranquille col sugo a bollire per due ore e l’arrosto in forno arrotolato da me in persona, mentre i bambini dormono fino alle 12. Oppure immaginavo che avrei finalmente coltivato hobby e letto tanti libri, dato che sarei uscita di meno e la vita mondana sarebbe crollata a picco.

Macchè. Se la domenica riusciamo a uscire per una passeggiata senza aver prima messo sottosopra tutto ciò che non è fissato ai muri, è già tanto. Se riesco a comprare gli ingredienti per una torta e a usarli prima che scadano, mi sento realizzatissima. Con l’arrivo del secondo figlio, la quantità di alimenti preparati con cura e dedizione, o con preparazioni lunghe, è scesa vicinissima allo zero, e se penso che da giovane universitaria con una cucina 2×2 condivisa in 5 mi dicevo: quando avrò la mia cucina, piena di giusti attrezzi e in cui io possa muovermi, darò libero sfogo alla mia creatività …Devo dire che mi sento davvero una che non aveva capito niente. In effetti adesso regna la regola: qualsiasi cosa vuoi fare, l’importante è che non richieda più di 10/12 minuti. Quindi ricette veloci, libri letti a colpi di due o tre pagine alla volta, riviste lette dopo 3-4 mesi dalla loro entrata in casa..film…cosa? Un film??

3.Supponevo una conoscenza maggiore  da parte dei genitori, del mondo dei figli, della loro psicologia, delle loro esigenze

Nella mia fervida immaginazione di ragazza, pensavo che i genitori fossero molto preoccupati della crescita (anche emotiva) dei loro figli; e che, non so attraverso quale canale o quale ambito, ricevessero qualche indicazione o suggerimento per la loro educazione e per capire le loro esigenze. Invece, nada. Deserto. Voragini. Il nulla eterno. All’educazione dei figli, ci pensano la scuola, il catechismo, e l’improvvisazione. Chi ha figli più complicati da gestire…si attacca!! O inizia iter irritantissimi e costosi tra diagnosi varie, richieste di sostegni alla scuola, definizioni varie di disturbi più o meno eidenti e tanto altro ancora.

In questo sono rimasta molto delusa…siamo sicuri, di essere così tanto evoluti come crediamo?

4.Immaginavo una regolarità e una scansione dei tempi definibile a priori

Sempre a causa della mia immaginazione ingenua e martellante, mi aspettavo che la vita genitoriale fosse, diciamo, più scandita e regolare di quella da gente senza figli. I figli vanno a nanna presto, hanno i loro impegni, ci sono orari precisi da rispettare e quasi quasi ci si annoia… Il weekend si pianifica, il ristorante si prenota, la vacanza si decide con calma, tutto è più schedulato.

Anche qui, profonda sorpresa. I figli ti insegnano a vivere sulla cresta dell’onda, momento per momento, senza fare piani troppo ardimentosi e ottimisti. La regolarità diventa solo quella di andare a fare la fila dal pediatra: tutto il resto è improvvisazione, last minute, lo decido il nanosecondo prima di farlo, vediamo come sta, a volte tutto in pomeriggio va deciso in base a se e come è stato fatto un opportuno sonnellino. Quella volta che si addormenta e credi di avere solo 20 minuti di respiro, è la volta che dorme 5 ore filate e tu avresti potuto fare il cambio di stagione a 4 armadi , farti la tinta e preparare le lasagne per il freezer. Ma non lo hai fatto, perché sai che non puoi iniziare lavori del genere e poi lasciarli a metà.

Forse qui il problema è mio. Accetto consigli.

5.Mi aspettavo…una maggiore facilità nella gestione degli affari famigliari

Mi aspettavo una gestione della vita dei piccoli un poco più sostenibile. Attività, campi estivi, locali adatti ai bambini, reti di babysitter…Diventa tutto molto, molto complicato se la mamma deve lavorare e non ha una o più nonne a totale disposizione. E non è solo una questione di fatica o di spese: ci sono proprio dei vuoti, assenza di servizi, assenza di spazi pensati per i bambini, assenza di idee per genitori sommersi dagli impegni. Il bambino diventa qualcosa a cui trovare una sistemazione, e per questo molto spesso i bambini sono sovraesposti ad attività varie, palestre, lingue, musica ecc ecc: perché i genitori hanno bisogno di un sostegno, e non possono più permettersi di stare a casa coi bambini fino alla loro maggiore età. Che si fa se i genitori devono uscire di sera? Che si fa se un genitore è fuori e l’altro ha impegni impellenti?

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Che si fa d’estate? Dove vanno i bambini quando la scuola è chiusa?Boh! Avverto un po’ di senso di abbandono, della serie, hai voluto i figli, e adesso ti attacchi.

 

Queste sono state le mie perplessità di madre, finora, che hanno completamente spiazzato il mio ideale giovanile di vita coi figli. Ho parlato soprattutto di vita pratica, perché è proprio quella che immaginavi diversa. Il resto, sentimenti, emozioni e legami, non sono neanche immaginabili a priori, e , com’è giusto che sia, soltanto l’arrivo del figlio crea quel senso di meraviglia e di desiderio di giustizia nel mondo. Che quando non hai figli, puoi solo immaginare e pregustare; quando poi arrivano, diventano un’inspegabile forza  che ti fa sopportare tutto il resto!

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Questo post partecipa al progetto #Stormoms sul tema di Marzo: Grandi speranze e grandi aspettative