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BILINGUISMO. Risposte alle paure più comuni dei genitori

Il bilinguismo, oltre a costituire la capacità di parlare perfettamente e correntemente due lingue, è anche diventato negli ultimi anni una scuola di pensiero o una filosofia che sempre più famiglie hanno sposato. Con l’obiettivo di regalare ai propri figli la possibilità di parlare due lingue contemporaneamente, molti genitori non bilingue hanno deciso di iscrivere i propri bambini a istituiti bilingui o internazionali.

In molte tra queste famiglie si pongono la domanda “quando iniziare?”. Quando è il momento migliore nella vita del bambino per cominciare un percorso di apprendimento di una seconda lingua (generalmente la lingua inglese)?

Molti esperti, professionisti, medici e scienziati sono concordi nell’affermare che già dalla nascita i bambini hanno una propensione all’acquisizione di una o più lingue contemporaneamente.

Molti genitori però si scontrano con più paure o dubbi. Per esempio, si chiedono se sia troppo presto, se sia troppo tardi (molti ritengono erroneamente che se il bambino sa già leggere allora non potrà più assimilare correttamente una seconda lingua oltre al proprio idioma madre), quali siano i reali benefici della conoscenza di una seconda lingua e quanto davvero una scuola bilingue può essere di aiuto e di ausilio a questo obiettivo.

TROPPO PRESTO?

“Presto è meglio”. Cominciare subito ad insegnare una seconda lingua ai propri figli è una scelta corretta e facilitatrice.

I più recenti studi hanno dimostrato che fin dalla nascita i bambini prestano grande attenzione a tutto ciò che è nuovo per loro, una capacità che li rende propensi all’apprendimento. Possono imparare senza problemi due o tre schemi linguistici contemporaneamente distinguendo molto bene tali “suoni” come lingue madri. Questo gli permette di riconoscere e rilevare le differenze dei suoni tra le due lingue madri ed impararle perfettamente senza fatica e senza il rischio di confonderle.

Se si desidera ottenere un bilinguismo “naturale”, spontaneo, radicato, prima si inizia meglio è.

QUANDO INIZIA A LEGGERE E SCRIVERE È TROPPO TARDI?

Non è mai troppo tardi per iniziare ad apprendere un nuovo idioma, tuttavia superati i 6 o 7 anni è meno facile rispetto a chi inizia un percorso già in tenera età. Nella fascia d’età scolare l’assorbimento di una seconda lingua non è più considerato dal cervello come lingua madre. Ciò non toglie che in questa tappa dello sviluppo il bambino ha comunque la capacità di acquisire una fluidità e una sicurezza significativi e assimilabili al livello di un madrelingua. Ovviamente, vanno poste certe condizioni, quali per esempio il proseguimento degli studi per tutto il percorso primario e secondario (di primo e possibilmente di secondo livello).

I BENEFICI

I benefici di padroneggiare perfettamente due lingue sono numerosi. Tra questi vogliamo menzionarne alcuni tra i più importanti:

– miglior sviluppo intellettuale

– maggiore facilità alle interazioni sociali

– aumento della capacità di sviluppare livelli di controllo cognitivo più elevati

– potenziamento della concentrazione con conseguente riduzione delle distrazioni mentali

– maggiori sbocchi lavorativi in età adulta

SCUOLA BILINGUE

L’obiettivo delle scuole bilingui è quello di offrire una preparazione culturale di altissimo livello basata sul programma di studi ministeriale italiano. L’intero percorso formativo è però basato su un approccio bilingue secondo il quale le materie e le nozioni vengono trasmesse, oltre che in italiano, anche nella seconda lingua. Nella quasi totalità dei casi la parte teorica dell’insegnamento è affiancata da una parte pratica, specialmente negli istituti dell’infanzia e primari. Un buon istituto bilingue integra nel suo percorso formativo attività pratiche svolte totalmente nella seconda lingua, non limitandosi a insegnare la lingua “secondaria” (di solito ma non necessariamente l’inglese) solamente durante le lezioni in classe.

Mediamente le ore di attività formativa in inglese (piuttosto che francese, spagnolo, tedesco o portoghese, giusto per citare le seconde lingue più comuni) sono comprese tra le 10 e le 20 settimanali, con la maggior parte degli istituti che si concentra su una media compresa tra le 10 e le 15 ore settimanali.

Nel rispetto delle capacità e del livello di apprendimento dei bambini, alcune scuole bilingue, come la St. Philip School di Roma, offrono, fin dalla dall’infanzia, una guida e un’istruzione culturale e linguistica adatta e commisurata ai giovani studenti.Il piano di studi seguito è quello stabilito dal Ministero dell’Istruzione, pertanto gli allievi si uniformeranno al programma dei loro coetanei. Se l’istituto è altresì paritario, qualora un alunno dovesse passare a una scuola pubblica, non dovrà sostenere nessun esame di ammissione.

Un bilinguismo che inizia dalla tenera età e che durerà nel periodo di crescita e sviluppo del bambino garantirà ottimi risultati.

Cyberbullismo e educazione digitale: cosa possono fare scuola e genitori

Cyberbullismo ed educazione digitale: ne sappiamo abbastanza?
Non sempre il fenomeno del cyuberbullismo viene chiamato con il suo nome.
A volte i ragazzi dicono solo di essere stati insultati su Facebook o che qualcuno ha inondato il loro telefono di messaggi meschini. Mentre la maggior parte di questi incidenti si verificano a casa o fuori, i problemi poi si riversano anche in classe, rendendo il cyberbullismo un problema che gli insegnanti non possono ignorare.

La risposta non è vietare la tecnologia, affermano gli esperti, ma sapere usare la tecnologia nel modo giusto. Per prima cosa, sia come genitori sia come insegnati o educatori, dobbiamo promuovere un clima di rispetto. Per prima cosa dobbiamo educare noi stessi al digitale e poi stare attenti ai segnali di pericolo. 

Come riconoscere il cyberbullismo

Il cyberbullismo è molto diffuso: ragazze soggette a critiche per una foto o video, ragazzi presi in giro per essere diversi o non ‘adatti’. Una volta che qualcosa diventa virale, le molestie sono continue perché sono condivise, ripetute e quasi impossibili da cancellare. Nei casi più estremi, il cyberbullismo può scatenare la violenza o il suicidio. E diversamente dal bullismo tradizionale, il bullo può rimanere anonimo e ignaro del dolore inflitto al suo bersaglio.

Come si può riconoscerlo? Partendo dai comportamenti a scuola.
La scuola è il centro della vita dei ragazzi. Le molestie online possono aver luogo durante la notte e a casa, ma la ricaduta è spesso osservata a scuola e può interferire con l’ambiente educativo. Nel peggiore dei casi, gli studenti sono così preoccupati per il cyberbullismo che non possono concentrarsi sui loro studi o hanno paura di andare a scuola.

La svogliatezza e la paura ad uscire di casa poi si ripercuote anche nella vita domestica, con molti dei ragazzi che si rinchiudono in sé stessi senza voler vedere nessuno.

Cosa fare

Le scuole e alcune associazioni stanno lottando per creare politiche che affrontino il cyberbullismo e l’uso dei telefoni cellulari e dei social network. Come riportato all’inizio la soluzione non è vietare la tecnologia ma imparare ad usarla meglio.

Prima di tutti impariamo noi stessi i termini giusti e gli ambienti in cui si muovono bulli, haters e hacker online. Dopodiché prendiamo sul serio ciò che avviene online: non sono solo sciocchezze ma possono compromettere seriamente la vita di un ragazzo.

Educhiamo i ragazzi all’uso positivo di internet: non postare contenuti sensibili, non commentare con disprezzo, non far girare video pericolosi. Internet è un grande strumento per fare ricerca e per conoscere nuove realtà, ma stiamo bene attenti a che dati diffondiamo online e con chi parliamo. Più il materiale scambiato online è imbarazzante più è probabile che diventi di dominio pubblico e che provochi danni.

Forniamo ai nostri ragazzi una modalità per affrontare il cyberbullismo anche attraverso degli strumenti per proteggersi online come possono essere antivirus, firewall e connessioni VPN. Infine, fai sapere ai bambini che ti importa e vuoi aiutare.

Se c’è un problema, li sosterrai, non li punirai e non porterai via i loro dispositivi tecnologici. Il bullismo si interrompe quando le vittime parlano. Fatevi mostrare le prove, come screenshot o le chat stesse, salvate tutti i dati possibili e parlatene più possibile, sia con la vittima (da cui va tolto il senso di colpa) sia con il bullo (a cui spesso va fatto comprendere l’impatto delle proprie azioni).

La risposta al cyberbullismo non è solo punizione e silenzio ma è anche educazione e parlarne più possibile.

Creare account Android ai bambini: come avviene il controllo con Family Link?

Dopo aver spiegato a cosa serve Family Link, vediamo i dettagli delle opzioni che permettono di controllare le attività dei figli.

I controlli principali sui quali i genitori hanno potere decisionale sono 3, cioè possono:

  • Sapere quanto tempo passa il minore su ogni singola applicazione
  • Possibilità di stabilire a priori a che ora il telefono si blocca/sblocca
  • Sapere il tempo cumulativo che il minore ha passato sullo smartphone nella giornata

Il controllo Family Link sulle singole applicazioni

La schermata di sintesi permette di vedere il tempo speso su ogni singola App mediante un grafico a nastro: ovviamente, il genitore può escludere a priori determinate App o permettere solo quelle classificate con Codice Pegi adatto all’età. Cos’è il codice Pegi?

Il Pan European Game Information (PEGI) è il metodo di classificazione valido su quasi tutto il territorio europeo usato per classificare i videogiochi attraverso cinque categorie di età e otto descrizioni di contenuto. Ha sostituito altre classificazioni come l’ELSPA dall’aprile 2003.


controllo pegi minori

(Fonte testo e immagine : https://it.wikipedia.org/wiki/Pan_European_Game_Information )

Quindi, stabilito l’accesso ad alcune o a qualsiasi app (spero che non venga lasciato tutto aperto, altrimenti non ha neanche molto senso controllare un minore di 13 anni…), il genitore può supervisionare il tempo speso in giornata su ognuna.

Orari di utilizzo: limite giornaliero e ora di andare a dormire

Il genitore può gestire dal suo smartphone:

sia gli orari fissi (ora serale di blocco, ora di sblocco durante la giornata), programmabili per i 7 giorni della settimana

sia l’orario cumulativo (esempio max due ore, dopodiché, il telefono si blocca) , anche questo programmabile per giorni

Ovviamente si può anche utilizzare una combinazione di entrambi: esempio, il telefono è attivo dalle 12 alle 18 ed è utilizzabile al max per 2 ore.

L’utilizzo del tempo premio

A pochi minuti dal blocco , il ragazzo riceve un avviso o una notifica dello scadere del suo tempo massimo e dell’avvicinarsi dell’ora dello spegnimento; spesso capita che stia facendo qualcosa di specifico e che chieda di poter avere altri 5 o 10 minuti: Family Link ha previsto anche questa opzione, si chiama Tempo Premio.

Il tempo Premio consiste nel poter aggiungere minuti di attività rispetto a ciò che è programmato, cioè il genitore con un semplice clic può aggiungere 5,10, 20, 30, 60 minuti.

Ho utilizzato diverse volte questa funzione, ma devo dire che la dicitura “tempo premio” non mi piace per niente, non può essere un premio l’utilizzo del cellulare!
Ogni genitore sa come e perché utilizza Family Link, di certo respingerlo a priori per il mio punto di vista è sbagliato, perché a 9 o 10 anni i bambini non possono essere lasciati soli con un cellulare da adulti.
Ma usare Family link come ricatto morale o premio sarebbe davvero assurdo!
Ricordiamoci sempre di farne un uso sano e di ricordarci sempre che coi figli ci dobbiamo parlare e soprattutto li dobbiamo ascoltare…a orecchie ben aperte!

Creare un account ai bambini: Family Link è la soluzione?

A un certo punto della vita genitoriale, si presenta la fatidica questione, se comprare o meno un cellulare al proprio figlio, uno smartphone, se attivargli una SIM, se connettere anche le sue attività a un account bambini (personale) anziché lasciarlo navigare con il nostro account “da adulti”.
La risposta ideale non esiste, perché le varie spinte ed esigenze dei ragazzi dipendono da mille variabili che sono diverse da famiglia a famiglia, così come sono diverse le risposte e le reazioni.

In ogni caso, ogni genitore ha bisogno di un minimo di comprensione dei meccanismi che accompagneranno bambini e ragazzi nel loro ingresso nel modo digitale interconnesso.
Quindi…come si fa?

 Esiste un requisito di età minima per la creazione di un Account Google per un bambino tramite Family Link?

No. Sta a te decidere quando è il momento giusto per consentire a tuo figlio di utilizzare un telefono o un tablet Android.



Logo e colori di Family Link – Per creare account bambini

Una volta eseguito l’accesso al suo Account Google, mio figlio vedrà annunci pubblicitari?

Sì. I servizi Google sono supportati grazie agli annunci pubblicitari, quindi tuo figlio potrebbe vedere annunci pubblicitari quando utilizza i nostri prodotti.

Posso utilizzare Family Link per controllare le attività di un adolescente?

Sì, Family Link può essere utilizzato per supervisionare gli adolescenti (bambini di età superiore ai 13 anni o all’età minima richiesta nel paese in cui ti trovi). A differenza dei bambini di età inferiore all’età minima, gli adolescenti hanno la possibilità di interrompere la supervisione in qualsiasi momento, ma se lo fanno, i genitori vengono informati e i loro dispositivi vengono temporaneamente bloccati e resi inutilizzabili.



Queste sono le prime indicazioni reperibili dalla pagina dedicata di Google. 
Cosa ne pensi?

Lo smartphone è adatto a ragazzi minori di 14 anni?
Ed è giusto dare in mano ai minori i cellulari dei genitori, quindi aperti e non controllabili a posteriori?
Questa e tante altre domande riguardano genitori di 10enni, 11 enni , ma anche 9enni e 8enni…


Perché utilizzare un programma per creare account bambini come Family Link?



  • Perché inserendo un account da minorenne su uno smartphone, automaticamente scattano alcuni processi automatici di protezione da contenuti non adatti
  • Perché uno o più adulti possono essere collegati a quell’account e farne una stretta supervisione
  • Perché anche i ragazzi devono abituarsi ad avere una propria identità digitale, e ad assumersi la responsabilità di agire sul web con la propria persona e non attraverso un “aggeggio” dei grandi

Sei d’accordo? Perché?
Qui trovi il seguito dell’articolo: Come avviene il controllo con family-link?

Il freddo non fa ammalare i bambini…finalmente un poster virale!

Ripartono i primi freddi e ripartono i sintomi tipici delle infezioni alle vie aeree…
Quest’anno una simpatica sorpresa, vagando sul web ho visto che qualcuno ha creato un poster ad hoc e…incredibile, è diventato “virale”!

Il freddo non fa ammalare!

Virale, in questo caso, è proprio la parola azzeccata…dovrebbero saperlo tutti che i virus circolano meglio se ci sono tante persone nello stesso posto che se lo passano…proprio come avviene sui social.

Il freddo non fa ammalare, se si è coperti

Ovviamente dire che il freddo non faccia ammalare non significa che possiamo starcene spensierati, in maniche corte, anche quando ci sono temperature rigide.
Il concetto che fa fatica a passare è che, data una buona condizione generale di salute, non è il freddo a causarci i malanni di stagione, bensì è il passaggio di virus e germi in ambienti chiusi e aria secca.
Tutto il discorso nasce dal grande equivoco che se si sta chiusi in casa o altrove, col termosifone acceso e poco cambio d’aria…si sta al sicuro!
E invece no. L’ambiente ottimale non dev’essere caldo e chiuso, bensì fresco e arieggiato, e le persone devono imparare a coprirsi in modo adeguato e a strati, per potersi coprire e scoprire in caso di variazioni di temperatura.

Arieggiare le stanze e le aule: ma coi vestiti sempre asciutti

Purtroppo l’adulto, timoroso delle basse temperature, evita di arieggiare spesso gli ambienti di casa, magari relegando la faccenda al giorno delle grandi pulizie; addirittura può arrivare a chiedere agli insegnanti di evitare di arieggiare le aule durante le lunghissime ore di scuola.
Sapendo bene che caldo, starnuti, contatto stretto tra i banchi creano un ambiente ideale per la diffusione dei virus: e allora perché è così diffusa questa visione distorta?

Forse perché non si è abituati a gestire il sudore…Il sudore regola la temperatura corporea, e se l’ambiente è troppo caldo o se ci si muove per diversi minuti in effetti si suda, e, eposti a correnti fresche o fredde, si rischia di prendersi un raffreddore!
Ma ecco, l’ideale sarebbe cercare di insegnare ai bambini a gestire il sudore, e anziché “proibire di sudare” potremmo abituare i nostri bimbi a vestire particolarmente leggeri e a portarsi una maglietta di ricambio per cambiarsi dopo l’attività motoria, sia a scuola che in altri ambienti dove si pratica sport.

Per saperne di più, leggi qui un altro articolo a riguardo o visita il celebre articolo de ll Post!

Organizzazione della prima comunione…cosa manca?

Organizzare la prima comunione: cos’altro aggiungere?

La prima comunione dovrebbe rappresentare un momento importante nel percorso di crescita di nostro figlio, si è impegnato al catechismo per avere la possibilità di unirsi nel rito dell’eucarestia al resto della comunità cristiana, è maturo per ricevere la grazia di sentirsi perdonati ed essere pronto, a sua volta, a perdonare il prossimo.
E’ quindi un giorno speciale a cui solitamente segue una bella festa alla quale partecipano anche parenti lontani che non frequentiamo assiduamente. L’importanza di questo evento prevede impegno e dedizione, dopo il battesimo è il sacramento che richiede una pianificazione considerevole da curare nei dettagli, per questo molti siti web decidono di sviscerare tutti gli aspetti più significativi per una organizzazione perfetta della prima comunione, anch’io ho dato il mio contributo con questo articolo, dando però una lettura tutta mia sull’argomento 🙂

Scegliere la location

Mesi prima della cerimonia scatta la corsa alla location perfetta, quella con il giardino, la piscina, il parco giochi per l’intrattenimento dei bimbi. Ce ne sono poche con queste caratteristiche vicino alla vostra parrocchia. Considerando che nello stesso giorno ad assaggiare per la prima volta l’ostia ci saranno almeno 40 bambini e quindi 40 feste, non sarà semplice accaparrarsi uno di questi ristoranti.
Se il numero di invitati non è eccessivo e soprattutto se avete a disposizione un bel giardino, forse potreste defilarvi da questa competizione e affidarvi ad un catering e alla vostra fantasia. Aprire le porte di casa ai vostri invitati, in un ambiente rilassato e senza le formalità del ristorante, garantirà quella convivialità che contribuirà a rendere questa giornata ancora più speciale.

Festa a casa: come addobbare il giardino?

Il periodo della comunione solitamente coincide con la primavera, quindi se organizzate la festa in un giardino fiorito non avrete bisogno di particolari addobbi.
I palloncini sono un “evergreen” da non abbandonare assolutamente che i bambini gradiranno.
Lasciate che i colori sgargianti e i fiori siano un elemento conduttore della festa, magari preparare una bella decorazione floreale per il tavolo del buffet.
Le bomboniere
La tradizione impone di lasciare un ricordo per gli invitati, si può optare per la tradizionale bomboniera in argento, ma anche decidere di coinvolgere vostro figlio per produrre qualcosa di artigianale e personalizzato. Mi è capitato di partecipare alla comunione di un parente particolarmente fantasioso che ha regalato delle piante grasse, il cui vasetto era stato sapientemente decorato a mano dal figlio con tanto di firma. Quando sono state consegnate gli invitati non hanno fatto altro che lodare le doti artistiche del ragazzo, che ha concluso la giornata al settimo cielo in un effluvio di complimenti.

La scelta dell’abito

Non sarà una giornata di gala ma è comunque un evento che merita il vestito delle grandi occasioni.
Per questo motivo consigliamo di optare per un look elegante ma non eccessivamente pomposo, anche i colori sgargianti sono da prendere in considerazione se proposti con i giusti accessori, del resto è bello sentirsi una estensione della primavera ed esprimere la gioia di questo giorno speciale.
Evitiamo scollature vertiginose e tacco alto: si tratta pur sempre di un sacramento, quindi meglio non dare spettacolo in chiesa e diventare motivo di inutili gossip.
Per l’uomo la scelta dell’outfit è innegabilmente più semplice: jeans e camicia, un bel paio di scarpe e per i più eleganti giacca e cravatta il tutto in stile casual. A vestire con il consueto completo è rimasto il nonno e i pochi adepti del taglio sartoriale, ciò non toglie che in questa occasione vestirsi di tutto punto potrebbe anche essere una scelta originale e controtendenza.
Idee alternative, o pazze al punto giusto
Piuttosto che noiosa “Famola strana”, se sei un fun dei personaggi di Carlo Verdone potresti anche prendere in considerazione delle idee folli al punto giusto, originali tanto da rimanere impresse nella mente degli invitati per un lungo periodo.
Ricordati sempre che alla festa parteciperanno anche persone anziane e che saranno le prime a dare un giudizio netto e negativo se non si sentiranno a proprio agio, quindi meglio non esagerare!
Magari piuttosto che organizzare uno spettacolo da baraccone cercate di rendere “unici” dei momenti della giornata, giusto per fare un esempio vediamo una opzione fuori dalle righe che ben si sposa con una organizzazione nel giardino di casa:

Dopo l’elegante cerimonia, festa a tema: invita tutti i bambini e gli invitati più spiritosi a partecipare alla giornata vestendosi o richiamando in qualche modo il tema proposto. Ad esempio, se a nostro figlio sta particolarmente a cuore IL LIBRO DELLA GIUNGLA decidiamo che il tema sono GLI ANIMALI.

Non avete idea di quanti vestiti di carnevale sono stati cuciti per emulare l’animale preferito dei bambini, il vostro giardino si trasformerà in una foresta, nella gioia di vostro figlio e di tutti i cuginetti. Se i bambini sono tanti potreste anche chiamare un trucca bimbi, in modo che anche chi non sarà dotato di un vestito potrà partecipare attivamente al gioco.

Attività manuali ideali per bambini in età prescolare

Attività manuali in tenerissima età: se tuo figlio è un bambino in età prescolare probabilmente già sai che lo sviluppo di abilità motorie di base è importantissima.

Attività motorie per bambini in età prescolare

I bambini hanno bisogno di buone capacità motorie per poter svolgere semplici compiti quotidiani come vestirsi, mangiare, allacciarsi i lacci delle scarpe ecc. A scuola, devono essere in grado di tagliare, incollare, disegnare e di avere il controllo appropriato delle mani per scrivere .

I primi anni di vita sono il periodo in cui queste abilità devono essere completamente sviluppate.

Mentre ci sono infinite idee di attività su Pinterest e Google per attività di motore estremamente creative, ho pensato che avrei semplificato le cose condividendo 10 delle cose più elementari che puoi lasciare fare a tuo figlio.

Ecco 10 attività di base che i tuoi bambini dovrebbero svolgere quasi quotidianamente per garantire che sviluppino le loro abilità motorie. Ho anche suggerito diversi modi per fare ogni attività. Ricorda: più l’attività è libera, migliore sarà per lo sviluppo e la creatività del tuo bambino.
Non è necessario preparare tutte queste attività o renderle elaborate o complicate.

Più semplice è, meglio sarà.

1. Taglio

Il taglio è un’abilità importante che dovrebbe essere praticata regolarmente. Con il tempo i bambini imparano a tenere un paio di forbici correttamente e tengono il foglio con l’altra mano, controllando la carta mentre tagliano. Se hanno 5 anni e stanno tenendo le forbici in modo errato, dimostrano la presa corretta e aiutano a correggerla quando necessario. Le attività di taglio includono:

  • Tagliare la carta senza linee – tagliando liberamente
  • Tagliare lungo le linee – ad es. linee rette, linee ondulate
  • Ritagliare forme – per esempio quadrati, triangoli, cerchi
  • Ritagliare immagini lungo le linee

2. Strappo

Lo strappo è un’attività eccellente per lo sviluppo dei muscoli delle dita. All’inizio i pezzi saranno grandi e casuali ma, alla fine, il bambino avrà il controllo per strappare piccoli pezzi di pezzi nelle dimensioni che vogliono.

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Lascia che il tuo bambino o bambino in età prescolare (anche il tuo bambino) strappi liberamente e abituati a controllarlo con le dita.
Crea un collage con carta colorata o riviste e pezzi di carta lacrima da incollare sull’immagine.
Crea diversi confetti colorati strappando piccoli fogli e separandoli in base al colore.
Strappa materiali diversi: giornali, carta, carta da riviste, cartone, carta velina, ecc.

3. Playdò

Playdò era il mio passatempo preferito in classe. Non solo il playdò rinforza le dita e sviluppa il controllo motorio, ma stimola anche la creatività e le capacità di pensiero.

Concedi un sacco di tempo per giocare liberamente con la plastilina, senza fretta.
Altre volte, fornire formine per biscotti, coltelli, ecc.
Incoraggia il tuo bambino a trovare i propri oggetti da usare con la plastilina (che non fa parte di un set), come le tazze della cucina.
Usa i giocattoli per andare avanti con le loro creazioni a forma di gioco (come i dinosauri nella loro montagna di playdò) e incoraggiare qualche gioco di fantasia allo stesso tempo. La prossima volta possono anche far uscire il dinosauro dal playdough.

4. Incollare

I bambini hanno bisogno di tempo per imparare come applicare la giusta quantità di colla a qualcosa (sia liquido che a bastoncino), come incollarlo esattamente dove vogliono, incollare è dritto ecc. Incollare può essere fatto in vari modi:

Usa la colla liquida (soprattutto per i bambini più piccoli) e lascia che ci mettano le dita dentro! Molti bambini fanno fatica a sporcarsi le mani nella sabbiera o con colla e vernice. Esponile presto
Incolla le lacerazioni o ritagli di carta casuali con colla artigianale, colla per legno ecc.
Costruisci con carta e scatole e usa la colla per legno. Incoraggiali a persistere quando cercano di mettere insieme qualcosa. Estrarre rotoli di nastro e farli sperimentare con taping insieme.

5. Disegno

I bambini dovrebbero disegnare ogni giorno senza fallo. Vogliono disegnare e creare per natura. Utilizzare l’opportunità di introdurre mezzi diversi, come ad esempio:

  • Disegnare con pastelli di diverse dimensioni e spessori
  • Disegnare con pastelli, matite colorate, matite a led, penne, pennarelli e evidenziatori.
  • Disegnare su una tavola con il gesso o sul marciapiede esterno con il gesso (usa gesso grosso e gesso sottile).
  • Usa qualsiasi altro mezzo a cui riesci a pensare. Fai abituare il bambino a tenere utensili di diverse dimensioni e forme e imparare a controllarli.

Mentre potrebbe essere allettante comprare il tuo bambino colorando libri e lasciandoli colorare in foto pre-disegnate, questo è un killer assoluto di creatività !! La carta bianca stimolerà il disegno creativo, una colorazione nella pagina non farà nulla!

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6. Pittura

La pittura è un altra attività amata dai bambini. Più è varia l’attività, meglio è! Esistono molti modi diversi per dipingere:

Dipingi su carta con pennelli di diversi spessori e dimensioni
Prova a creare modelli e impronte con vernici a dita.
Dipingi con foglie, ramoscelli o altri materiali naturali.
Aggiungi il liquido per i piatti alla vernice e soffia bolle, quindi cattura le bolle sulla carta.
Usa diversi tipi di vernice – ad es. colori ad acqua e vernice a base di olio.

7. Threading – Infilatura

L’infilatura è un’attività eccellente per sviluppare abilità motorie. Molti fanno davvero fatica a farlo, è una priorità insegnare ai bambini a fare collanine di vario tipo.

Inizia con grandi perline o anche pasta e infila una collana semplice.
Con il passare del tempo, passare a piccole perle che richiedono molta concentrazione e sforzo per infilare.

8. Costruzione

La costruzione è una grande attività per lo sviluppo sia del controllo grossolano che motorio. Questo può includere la costruzione di blocchi come lego o costruzione con scatole e prodotti di scarto.

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Mentre i pacchetti di costruzione acquistati in negozio sono ottimi (ad esempio un kit per la costruzione di un aereo), sono assolutamente inutili. Avere un grande cesto in casa – come probabilmente il bambino ha a scuola – e riempirlo con rotoli di carta igienica, scatole, carta e altri materiali di scarto utili. Guarderai il tuo bambino che si scervella per cercare di far sì che l’ala rimanga o l’edificio non collassi e impareranno a risolvere problemi che non incontreranno nei pacchetti già pronti.
Sono disponibili tutti i tipi di blocchi per costruzioni, in diverse dimensioni. Man mano che i blocchi diventano più piccoli, il tuo bambino farà sempre più affidamento sul controllo motorio per manipolarli.

9. Puzzle

I puzzle sono grandiosi in quanto li sviluppo sviluppa capacità cognitive e abilità motorie.

Inizia con grandi puzzle di legno…andando avanti, riconosci il livello giusto dal puzzle che tuo figlio ama e può fare, con minima difficoltà. Se lasciano il puzzle e rinunciano subito, probabilmente il gioco proposto è troppo avanzato.
Man mano che il tuo bambino matura, passa a puzzle con pezzi più piccoli e numerosi. Questi richiedono un gran controllo delle attività  motorie, per unirli e abbinarli, con una grande e positivo sforzo dei vostri piccoli!

10. Pegboard

I pegboard sono fantastici perché i pezzi sono piccoli e il bambino deve imparare a tenerli correttamente, per il verso giusto, e inserirli con cura nei fori.

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Inizia con le schede peg che sono più grandi e passa a quelle più piccole in seguito.
Permetti al tuo bambino di fissare i chiodini a caso fino a quando non sono pronti a creare modelli o immagini (liberamente).
Introduci con gradualità modelli che tuo figlio possa seguire per ricreare un motivo prestabilito.

Ricerca sempre un’attività che possa davvero stimolare la creatività, la capacità di risoluzione dei problemi, le abilità fini e grossolane!
Dimentica l’iPad, la TV e le app online … queste attività di base per lo sviluppo di abilità tra i 3 e i 6 anni manterranno i tuoi bambini occupati per ore e impareranno così tanto!

Regalo per la prima comunione: cosa scegliere?

Individuare il regalo giusto per un’occasione speciale quale la Prima Comunione non è impresa semplicissima. Se le idee scarseggiano rischiamo di incappare nell’errore di affidarci agli acquisti dell’ultimo minuto, che potrebbero poi risultare poco azzeccati.

Il giorno della Comunione è una tappa che resta indelebile nella memoria, sia per il suo significato sacro, sia come parentesi di gioia e di festa. I bambini vivono una cerimonia che segna un momento cruciale del proprio percorso di fede, ma al tempo stesso si aspettano di ricevere doni come se fosse il giorno del loro compleanno.

Che si tratti di un bambino o di una bambina, la scelta del regalo di Comunione adatto deve rappresentare il risultato di un perfetto mix di pazienza e originalità.

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Idee regalo per la Prima Comunione

Si sta avvicinando la Prima Comunione di vostro figlio/a o di un vostro nipote? Un’amica vi ha invitato alla Prima Comunione del suo bambino e non sapete proprio cosa regalargli?

Se non siete a conoscenza dei desideri del festeggiato o della festeggiata, ecco una guida pratica, con alcune valide proposte regalo.

Scegliere cosa regalare a un maschietto…
Quando si sceglie un dono per la Prima Comunione è necessario tener conto della diversità di esigenze e gusti che caratterizza i maschietti e le femminucce. Nel caso di un bambino, alcune ottime proposte regalo potrebbero essere:

  • dispositivi tecnologici:i più gettonati sono chiaramente gli smartphone, i tablet, i lettori mp3 e i pc portatili
  • lezioni di nuoto, calcio o di altre discipline sportive
  • libri, dizionari, atlanti ed enciclopedie
  • orologi o smartwatch
  • bracciali in oro e gemelli da polsino
  • uno zaino per la scuola
  • abbigliamento tecnico per le attività sportive

…e per le bambine!

Se invece cercate un regalo adatto a una bambina, la scelta è oltremodo ampia e altre idee potrebbero essere:

  • bracciali con ciondoli personalizzabili (tipo Kidult o Pandora)
  • orecchini e ciondoli per collane
  • lezioni di danza, canto, pittura o altro
  • sneakers da personalizzare, per le bimbe più modaiole
  • capi di abbigliamento
  • accessori per i capelli
  • accessori hi-tech di tendenza (ad esempio auricolari con strass, a forma di fiore o cuore)
  • kit per creare gioielli, ideali per le bambine che amano dilettarsi con il fai da te
  • orologi colorati
  • cd musicali (preferibili quelli del cantante o della cantante preferita della bambina)
  • biglietto per un concerto
  • set per il make up, ideali per le bambine che amano divertirsi con il trucco
  • un ritratto a olio originale da conservare, un’opera d’arte realizzata ad hoc!

Temete che il festeggiato o la festeggiata, possa già possedere l’oggetto che avete in mente di acquistare e vi state facendo tentare dall’idea di regalare la classica busta con biglietto di auguri e denaro contante, ma avete paura che possa non comprenderne il significato?

Ecco, qui di seguito, una serie di alternative originali, per non sbagliare.

  • buoni acquisto: questi ultimi consentirebbero al bambino (o alla bambina) di acquistare i libri, i giochi, gli articoli sportivi e di abbigliamento che preferisce, presso il punto vendita che ha rilasciato il buono
  • abbonamento a una rivista: ovviamente una specifica per giovani
  • ingresso a un museo, zoo o parco divertimenti: sarebbe opportuno, in questo caso, prevedere un secondo biglietto per un accompagnatore.

Se invece volte puntare su un regalo che rievochi la sacralità dell’evento, ecco una serie di proposte a tema:

  • angioletto soprammobile: simbolo dell’angelo custode che veglia sul bambino anche nel giorno importante della Prima Comunione. La statuetta è acquistabile anche on line.
  • e-book: la tecnologia è in grado di suscitare nei bambini il desiderio di leggere. Quale miglior dono, allora, di un e-book reader? Trattandosi di un regalo per la Prima Comunione, magari si possono caricare, preventivamente, nella memoria dell’e-book, la Bibbia o i Vangeli.
  • bibbia dei ragazzi: si tratta di un’edizione del testo sacro, studiata appositamente per i bambini di età compresa fra gli 8 e i 12 anni e arricchita da illustrazioni. È un regalo ideale per l’occasione.
  • scatola degli eroi: quest’ultima non contiene i classici soldatini di piombo, bensì statuette di un’altra tipologia di eroi, ovvero i Santi. Esempi sono San Pio da Pietrelcina, San Francesco di Assisi e così via.
  • braccialetto con l’incisione di una preghiera: si tratta di un dono semplice e classico, di un braccialetto che riporta le parole delle preghiere più conosciute (ad esempio il Padre Nostro).
  • benedizione Apostolica del Papa: è una pergamena che attesta la benedizione di Papa Francesco, per il sacramento ricevuto. La si può richiedere interfacciandosi con l’ Elemosineria apostolica del Vaticano.
  • adozione di un delfino o di un altro animale:con la modica cifra di 40 euro, è possibile adottare un delfino in pericolo e ricevere, successivamente, un poster, un libro, una maglietta e la scheda di adozione da donare al festeggiato/a. Un regalo educativo e solidale, che avvicina il bambino al confronto con temi delicati.
  • angioletto USB: nell’era del digitale, non si può fare a meno di una chiavetta USB. È questo, allora, un dono appropriato e in tema con la circostanza.
  • macchina fotografica: utile per catturare gli istanti più belli della vita.
  • portafoto: la foto più significativa del giorno della Prima Comunione ha bisogno di una cornice che la renda ancora più preziosa. L’ideale è una cornice in argento, con la raffigurazione del calice e dell’ostia.
  • album fotografico: utile per conservare gli scatti più emozionanti della celebrazione e della festa. Magari, durante il banchetto, amici e parenti del festeggiato potrebbero compilarlo con simpatici e affettuosi pensieri.
  • penna: anche questo un dono classico. In passato, si regalavano penne stilografiche con l’incisione delle iniziali. Ad oggi, si trovano in commercio cofanetti a tema.
  • croce: è il simbolo religioso più consono al sacramento della Prima Comunione.
  • candele: sono indicate, in particolare, quelle con l’immagine del volto di Gesù, come simbolo dell’illuminazione data dalla fede.

Non vi resta che definire un budget, selezionare il regalo che ritenete più adatto e formulare un pensiero di auguri carino e personale. Rifuggite dagli acquisti anonimi, privi di significato e non ponderati. Il piccolo o la piccola festeggiata vi ringrazierà!

Coding a scuola: innovazione o forzatura?

Coding a scuola, ormai presente ovunque: volantini, iniziative, gare, giornate…
Tempo fa avevo parlato del coding, avendolo sentito nominare in giro come argomento da introdurre nella scuola e anche nella vita dei bambini.
Poi ho scoperto che l’introduzione del coding a scuola fa parte di un progetto molto ampio ed è diventato una specie di slogan della nuova scuola, innovativa e moderna.

Non frequentando la scuola dal lato docente, non ho idea di cosa si tratti effettivamente questa spinta verso attività del genere. Di certo, è un’idea che va al passo coi tempi, ma purtroppo va meno al passo con l’evoluzione tecnologica della gente comune. In questo progetto che io apprezzo molto e di cui condivido lo spirito, ci sono diverse cose che effettivamente fanno riflettere assai…e anche un po’ stranire.

Perchè coding? Perché l’inglesismo?

E qui potrebbe partire una filippica…”perché l’informatica è fatta tutta di termini inglesi, corti, rapidi ed efficaci”

Uhm, sì, in Italia sì. Altrove no. Nel resto dell’Europa si traducono tutti i termini nella lingua nazionale e se ne promuove l’uso. Ma non tocchiamo questo tasto del confrontarci sempre con gli altri se no si viene accusati di esterofilia.

Insomma…perché coding e non programmazione?

In teoria il coding a scuola sarebbe questo, programmare, ed è sempre esistito un termine italiano che esprime benissimo il concetto.

 

Come si fa a insegnare logica, sequenzialità, cicli, prima ancora di aver preso possesso della matematica di base, anche solo delle 4 operazioni? (che prima della terza elementare sono del tutto incomplete)

Come si fa a diffondere la cultura del coding se gli insegnanti di scuola primaria non hanno mai programmato in vita loro?

coding a scuola

Il mio punto di vista non è positivo, e alle volte mi sembra che stiano preparando solamente i nuovi operai informatici, che non devono essere altamente formati, ma solo avere manualità grossolana con gli strumenti digitali. Anche il benvenuto agli smartphone…per me è completamente fuori dai binari dell’educazione, per come la immagino io.
Non serviranno solo operai del codice in futuro:avremo sempre bisogno di persone libere di pensare, creative, riflessive, acculturate, curiose…

 

E come mai il coding a scuola è così capillarmente imposto mentre, per esempio, non c’è la stessa attenzione per formare i ragazzi alle emergenze, alla cultura locale, al lavoro manuale e artistico, alla ricerca delle proprie vocazioni?

Secondo me andrebbero stimolati, della primaria, questi aspetti qui nella vita del bambino; lasciandolo piuttosto libero da imposizioni così “fredde” come quella di capire che un tablet ti permette di programmare a blocchi come un puzzle.
Avevo anche pubblicato un post con un TED sul tema Coding, qui, e mi piace ancora tantissimo…ma all’epoca non avevo ancora visto e toccato con mano questa presenza un po’ “tentacolare” del coding, buttato lì come si butta un forte diserbante su un prato che si vuole ottenere più verde…A discapito della salute del terreno.

 

è bene che i bambini sappiano che dietro un programma informatico ci sia un programmatore

va bene che un bambino osservi e sviluppi capacità logiche e sequenziali tipiche della programmazione informatica, fin dalla primaria,( vedi link del progetto a una pagina del Miur)

ottimo che la scuola sia in qualche modo connessa col mondo esteriore e che  continui ad adattare i programmi al tempo presente e alle esigenze pratiche della vita quotidiana

ma…come dice un detto modaiolo del nostro tempo…

Qualquadra non cosa!

Come educare i bambini alla felicità?

Educare i bambini è il compito più difficile che spetta ai genitori e sono tanti i dubbi che si possono avere durante le varie tappe di crescita dei propri figli. 
Educarli alla felicità e non alla perfezione è la cosa ideale da fare per la loro salute fisica e mentale.
Come fare? Ecco a voi una serie di consigli da mettere in pratica fin da subito che faranno sentire i vostri bambini amati, liberi di conoscere il mondo che li circonda e non giudicati.

 

I rischi della perfezione

I genitori ambiscono ad avere figli che abbiano successo nella vita ma rischiano di esigere da loro la perfezione fin da piccoli. In questo modo si innesca una competizione non sempre benefica fra bambini e chi non riesce a mantenere il passo degli altri inevitabilmente si sentirà escluso e infelice. Un articolo pubblicato dalla rivista Psicoadvisor ha stilato un elenco da tenere in considerazione se invece che alla perfezione, si ambisce alla felicità dei nostri figli.

La perfezione: i 5 svantaggi

1)Troppi impegni privano i bambini dei necessari momenti di gioco e svago. L’infanzia è un momento magico per ogni individuo. È il momento per giocare, divertirsi e immaginare tutto ciò che si desidera. I bambini devono avere tempo in abbondanza per giocare con gli amici, annoiarsi, divertirsi da soli e, perché no, commettere anche qualche errore. Riempirgli la giornata con sport, corsi di ogni tipo e attività obbligate, toglierà loro la possibilità di vivere un’infanzia ricca di ricordi.

2)Togliere il piacere di fare le cose. Se i genitori insistono sull’ottenimento sempre  di ottimi risultato senza premiare mai lo sforzo, i bambini perdono il piacere di fare le cose. Trasmettete piuttosto il messaggio che è importante provarci e che il risultato in fondo non è fondamentale. In questo modo impareranno anche che a scuola è fondamentale imparare e non esclusivamente i voto conseguito.

3)Non istillate la paura di fallire. Fino da piccoli, stimolare i bambini ad avere successo, significa insegnargli la paura di fallire. Il rischio è che da adulti non diventino indipendenti e intraprendenti ma al contrario, sempre timorosi e non sicuri delle proprie potenzialità.

4)La perdita di autostima. Se fin da piccoli i bambini vengono spinti verso il perfezionismo, crescendo inizieranno a temere che non sia mai sufficiente il risultato raggiunto. Con questo pensiero fisso in testa si rischia di porre le basi per avere adulti insicuri e con nessuna autostima.

Le 8 regole per crescere bambini felici

1)Fate sentire il vostro amore incondizionato ai figli. Gli errori li commettiamo tutti e in qualsiasi momento della vita. Fate capire con i gesti e non solo a parole che i vostri bambini li amate incondizionatamente, nonostante ciò che facciano o dicano.

2)Con voi i bambini devono sentirsi al sicuro e protetti.

3)I bambini devono poter perdere tempo giocando serenamente.

4)Fate sentire i bambini speciali e unici, proprio come uniche lo sono tutte le altre persone del mondo.

5)Ogni bambino merita rispetto. Rispettatelo sempre e insegnategli a rispettare il prossimo.

6)Tenete sempre in considerazione che ogni bambino apprende secondo il proprio personale ritmo. Stimolare l’apprendimento va benissimo ma esercitare una pressione eccessiva è solo controproducente.

7)Dedicategli molto tempo. La cosa che più influisce sul carattere dei bambini ma anche sul rendimento scolastico è il tempo che dedicate ai vostri figli. Non è necessario che abbiano molti giochi di ultima generazione o chissà cosa ma piuttosto hanno bisogno di attenzioni.

8)Lasciateli liberi di giocare. Evitate di brontolargli se si sporcano con la terra mentre giocano o cose simili. Hanno bisogno della propria libertà e di conoscere le cose giocando. Se ne parla anche in questo articolo: il miglior gioco!

 

Non pretendere che tuo figlio sia il migliore, pretendi piuttosto che sia felice!

 

 

Sicurezza, internet e tutele varie

sicurezza internet

Anno 2017…bambini e sicurezza internet: moltissimi genitori sono digitalmente evoluti, ma tanti altri no: come si fa a tutelare il proprio figlio, se non si è capaci di tutelare se stessi?

Sappiamo bene, da giudiziosi genitori, cosa permettere ai nostri figli e cosa no, in base a età, richieste, esigenze, contesto in cui si vive, attitudini e carattere del proprio figlio. Ogni famiglia adotta un proprio stile educativo e lo persegue, magari ogni tanto con qualche dubbio, ma con una forte consapevolezza: sa cosa vuole per i propri figli.

Moltissime delle regole “vigenti” nelle case non sono uguali per tutte le famiglie: c’è chi deve mangiare per forza a tavola, chi non si può alzare da tavola se prima non si finisce tutti insieme, chi deve togliersi le scarpe, chi non può stare scalzo, chi non può avere la tv in camera, chi può vedere max 1 ora di tv al giorno, chi due, chi infinite…Chi deve guadagnarsi la paghetta, chi riceve un regalo a fine scuola, e così via.

Ognuno sceglie in base ai propri gusti, e cerca di trasmettere al figlio quelle che sono le scelte famigliari, motivandole e cercando di far capire ai propri pargoli determinate scelte di famiglia. Viene fatto lo stesso in tema di sicurezza internet?

Qualche mese fa, da un’indagine svolta su 1350 famiglie, è risultato che “Un genitore su tre usa tablet e cellulare per tener buoni i bimbi”.
Questi strumenti hanno un grande potere sui bimbi, li tengono buoni e concentrati, anche i piccoli;
si parla anche di bimbi di età inferiore all’anno: sicurezza internet, età opportuna, eventuali rischi…vengono valutati bene?

I livelli di consapevolezza sono molto variabili e le attitudini in parte contraddittorie: nonostante molti genitori si dichiarino consapevoli di alcuni rischi per la salute psicofisica, almeno una parte ammette di usare le tecnologie per tenere buoni i bambini già a partire dal primo anno di vita e in misura crescente in seguito (si passa dal 30% intorno all’anno per arrivare al 60% circa verso i due anni» (Elena Meli, Corriere delle Sera, Aprile 2017)

In effetti, la diffusione degli smartphone ha avuto un picco a ridosso degli anni 2012/2013:  dal 28% sulla popolazione del 2012 si è passati subito al 41% nel 2013. La penetrazione è rimasta crescente, e i dati del 2016 indicano che più del 60% della popolazione tra 11 e 74 anni ha uno smartphone e lo utiliza per navigare. Ecco i grafici:sicurezza internet

 

 

sicurezza internet

 

sicurezza internet

 

Ma come lo usano i genitori di bimbi molto piccoli?

Come si può leggere in questo articolo di Gennaio 2017, l’impiego dello smartphone come passatempo inizia sempre più presto: ormai, essendo diffuso a tutti i livelli della società, praticamente tutti i bambini che nascono hanno il primo contatto con lo smartphone entro il primo anno di vita.

Smartphone e tablet battono ormai la vecchia tv e spesso gli schermi vengono usati dai genitori per spegnere le bizze

(Repubblica, Gennaio 2017)

Pertanto, ciò che fino a pochissimi anni fa era il passatempo virtuale per bambini di 5,6 anni di età, adesso è diventato uno srumento di distrazione e intrattenimento anche di veri e propri lattanti!

Non è più neanche uno stimolo assimilabile ai vecchi videogiochi, che comunque, se utilizzati con criterio, sono passatempi che possono anche avere risvolti positivi, per la capacità di concentrazione, per la manualità, per la coordinazione tra occhi e mani.

Nè alla televisione, che, per quanto l’abbia fatta da padrona a tavola o in salotto, o in camera da letto, non si portava dietro anche in auto, in gita, al mare, in montagna. Purtroppo lo smartphone è talmente comodo e potente che…arriva a sostituire parole, discorsi, ninne nanne, passeggiate tranquillanti. Il bambino di pochi mesi resta comunque attratto dallo schermo, anche se non ha ancora sviluppato le sue abilità principali, come camminare, mangiare da solo, parlare.

 

E…Watsapp?

I livelli di problematicità degli smartphone sono diversi: dal lattante, al bimbo grandicello che inizia a usare lo schermo e le app pensate per lui, al bimbo scolarizzato che ne fa un uso più consapevole e più assimilabile a quello dei videogame, all’adolescente o preadolescente che usa il web per esplorare il mondo esterno che lo affascina e lo intimorisce allo stesso tempo, per creare la sua rete di coetanei di cui sentirsi parte e da cui sentirsi gratificato in diversi modi.

L’uso delle chat: a volte deleterio per gli adulti (vedi distrazioni alla guida),  complicato per l’età adolescente, inquietante per i minorenni; l’età di utilizzo della chat è sceso anche sotto gli 8 anni, e i bambini di ogni età, che sappiano leggere e scrivere, utilizzano gli smartphone di famiglia e imparano presto a comunicare con foto, emoticons, audio…

Nel peggiore dei casi hanno uno smartphone tutto loro che possono utilizzare liberamente. Siamo sicuri di percepire l’influenza che tutto questo può avere sul futuro dei nostri figli? E la sicurezza, è a un livello accettabile? Percepita realmente?

Watsapp nasce come app vietata ai minori di 16 anni, proprio perché è uno strumento che richiede una certa maturità e destrezza nel discernere. Ma quanti conoscono questa limitazione, e soprattutto, quanti la rispettano?

 L’app più utilizzata al mondo ha una serie di avvertenze inserite nel contratto, vediamo quali.

Intanto appunto l’uso inibito ai minori di 16 anni, un divieto che è regolarmente violato: basti pensare che Mec-Skuola-net ha fatto un sondaggio che dimostra che il 70% dei ragazzi minori di 16 anni utilizza l’app ogni giorno.

Contenuti porno vietati per tutti: i messaggi contenenti contenuto pornografico non sono ammessi, così come non lo sono quelli che contengano messaggi di natura razzista, offensiva, minacciosa, diffamatoria e naturalmente illegale.

Può essere vietata se vai in vacanza: i cittadini che si collegano a internet da Paesi che sono soggetti ad embargo da parte degli USA o sono ritenuti “simpatizzanti dei terroristi” o, ancora, che facciano parte di una delle liste “proibite” dalla Casa Bianca.

fonte: La legge per tutti, Giugno 2016

Il mondo della sicurezza internet è pertanto, sempre più complesso, perchè ogni fascia di età avrebbe un’esigenza diversa rispetto all’uso che ne fa. In rete si trovano diversi decaloghi e consilgi per minori e bambini, consigli su app specifiche, app per neonati. La giungla è molto fitta e districarsi è davvero molto complicato.

Anche affrontare tutto con leggerezza, però, sembra insostenibile. Sono ragazzi, si divertono, non c’è nulla di male in una chat…

Ma è davvero così?

Sicuramente un uso contenuto dello smartphone sfugge di mano anche agli adulti: pertanto, una regolata va data.

Per il momento, cercare di evitare device per bimbi sotto i 5 anni e cercare di evitare di dare uno smartphone con accesso libero alla rete fino agli 11 anni sembrano le raccomandazoni più adeguate da tenere presente. Oltre, ovviamente, a un uso condiviso degli strumenti, che permetta ai minori di comprenderne rischi, limiti e…falsi positivi.

 

 

Io non voglio fare pena

Sono abruzzese, e non voglio fare pena.

Mi rincuora la solidarietà ma non voglio fare pena a nessuno.

Per diverso tempo, negli ultimi mesi, mi è capitato -quotidianamente- di chiedermi:

Sono stupida?

Sono immatura?

Sono ancora intrappolata in quella specie di sogno utopico-romantico della tarda adolescenza che ci fa credere a tutti, chi più chi meno, che può esistere un mondo migliore?

Sono rimasta troppo inchiodata alle favole musicali di Imagine e de La canzone popolare?

Diversi giorni mi sono risposta anche di sì. Ci sono i mutui, le bollette, i figli da crescere, l’auto da riparare e non si può sempre pensare a queste cavolo di teorie e alle cover della canzone popolare. Non si può sognare. Non si può pretendere di essere ascoltati e non si può neanche lamentarsi sempre per quello che non va. Non è che i diritti siano per forza dei diritti da riscuotere. Intanto sono scritti sulla carta e già ti devi accontentare.

Non è che siccome hai visto una città dove tutto funziona, allora puoi paragonarla alla tua. Non puoi fare la snob. Non puoi pensare che il mondo vada come pensi tu. Non puoi credere che riesci a fare una protesta fatta perbene tu e i tuoi 4 gatti di amici che ti fanno compagnia. Non puoi e non devi. Piuttosto vai a lavoro, paga, spendi e ricordati di andare a votare contro le trivelle e al referendum di Renzi, perché se sei una cittadina col senso civico non puoi non andare a votare.

Devi capire tutto quello che c’è dietro e dire la tua.

Ma non ti mettere a cercare di capire perché non hai garantiti i tuoi diritti di base. Quella è solo teoria.

Ricordati di indignarti perché Charlie Hebdo fa una vignetta orribile e ricordati che quando c’è al potere il tuo partito, o il tuo preferito, o il tuo amico, devi dire o fare qualcosa per la causa e prendere una posizione. Chiara. Cerca pure di spingere per la tua scelta politica, cioè cerca di infangare perbenino quelli “dell’altra parte”.

Insulta Salvini coi MoonBoot.

Ok me lo ricorderò, non so se lo farò. Però ho capito che si dovrebbe fare così.

Per me però è più importante fare altro. Non mi interessa chi c’è al potere in questo momento, se scopro che vengono fatte cose alla buona. Non mi interessa chi ho votato se vedo qualcosa che va storto. Me ne frego altamente se un grillino viene indagato appena di insedia o se una grande compagnia petrolifera trivellerà per 25 anni, per 30 o per 35. Per me prima verrebbero i diritti di base.

abruzzo

Per primo, quello di avere una scuola a norma, antisismica, nel 2017.

Non ce l’abbiamo. Ma come non ce l’hanno i miei figli, non ce l’hanno manco i miei conterranei, nè metà dell’Italia centrale, e forse anche di più. Questa immagine qui sopra che dice “Non posso credere che sto protestando per questa merda nel 2016″, me la sono guardata spesso, nei mesi scorsi, in pratica dopo ogni scossa di terremoto. Quindi molto spesso.

La guardavo e mi chiedevo, ma sono io che sono stupida a voler protestare per questa merda?

terremoto abruzzo

Terremoti e scuole – Italia

Magari quelle donne della foto protestano perché hanno fame, perché non hanno assistenza medica, perché vivono male. Io invece vivo bene. Ho una casa calda e i soldi per comprare i beni di base. Cosa avranno da protestare? Chi è che riesce davvero a protestare?

Poi c’è quest’altra foto, che pure ho osservato con un misto di trasporto, emozione, e con quelle canzoni che ho detto sopra che rimbombavano dentro la testa. Le donne polacche contro il divieto di abortire. Loro ce l’hanno fatta.

abruzzo

Sono tante, in una piazza, fanno rumore, ce l’hanno fatta. Perché quello che si vuole fare quando si protesta (senza la bandierina politica a corredo) è fare luce…dove non c’è. La bandierina la puoi pure mettere…ma significa che non protesteresti contro la tua bandiera, se vedessi un’ingiustizia.

Quindi non ti credi vittima di un’ingiustizia, stai solo facendo campagna per altri. Io parlo proprio di protestare veramente, opporsi a qualcosa che non va bene, non di tifo politico o di simpatie e antipatie.

A volte ho pensato di avere una fissazione, a volte ho pensato di essere paranoica o di soffrire di manie di protagonismo. Insomma le ho pensate tutte. Ho cercato di comprendere il senso dell’eccesso di aiuti arrivati dopo il terremoto di Amatrice, perché così tanti aiuti da non sapere dove metterli? Cosa smuove il terremoto nelle coscienze degli altri? Perché per stare bene nel nostro territorio ci vogliono gli aiuti? Perché ci sono persone che devono restare senza nulla e devono essercene altre che le riempiono di beni, come a volerle abbracciare, e a voler dividere quel che si ha? Che lo sappiamo tutti, quello che abbiamo è sempre un pochino di più di quello che davvero ci serve.

Forse è proprio questo stare bene che ci frena? Ci frena dall’aprire gli occhi, dal bussare a tutte le porte, dal protestare a oltranza? Anche quando ci negano un diritto di importanza apparentemente secondaria, come quello di avere una scuola che soddisfi appieno certi requisiti?

Non so cosa ci frena. Cosa mi frena. Mi frena tutto. Tutto tende a restare com’è. Chi viene colpito da una disgrazia, se l’è cercata oppure non poteva fare nulla.

La scossa è stata anomala.

La neve è stata eccezionale.

Non si può prevedere niente.

Non ci sono fondi.

L’amministrazione precedente bla bla bla.

L’attuale amministrazione bla bla bla.

Vi siete fissati con questa cosa della sicurezza, ma l’ingegnere assicura che è sicuro.

Si fa il possibile.

Non disturbare la gente che lavora.

La legge non permette altro.

Non esagerare.

No io non voglio esagerare. Non è un hobby. Non è un vizietto. Non sto lasciandomi andare. Sono presente, molto lucida.

Sono al massimo del mio senso civico in questo periodo, come credo tutti gli Abruzzesi e molti centro-italiani, e anche italiani che stanno altrove, soprattutto ex-terremotati o ex-inondati o ex-slavinati e quant’altro…

Dove si sbaglia, in tempo di pace? Perché l’ardore che si mostra in questi giorni, non c’è in tempi di calma apparente ? Abbiamo paura di rompere l’idillio di vivere in una società evoluta e che ci tutela? Non vogliamo pensare al peggio proprio quando sembra che finalmente tutto sia a posto?

Ci basta o ci facciamo bastare che finalmente ci sia il nostro partito o personaggio preferito al comando – e ci sembra che stia male metterci a fare protesta proprio in questo momento apparentemente “giusto”?

Le risposte non le ho, ma io come abruzzese non credo di aver molto bisogno di aiuti post terremoto e di compassione quando nevica. Io credo che la cosa a cui aspira ogni abruzzese con un po’ di buon senso sia quella di poter arrivare a superare quell’abisso che c’è – perché c’è – nel modo di porsi rispetto ai diritti fondamentali conquistati negli anni.

La tendenza a rimandare, a nascondere un po’ il malessere sotto il tappeto, a tapparsi gli occhi nel vedere il malvedere…O il tirare a campare, il ritenersi troppo fortunati per doversi ritrovare senza nulla, la convinzione che “siccome siamo brava gente” non ci capiterà mai niente di brutto, o che al massimo se capita qualcosa “era destino”…

Per me sono retaggi dell’arretratezza civile del popolo: di cui faccio parte, e di cui tante volte ho sentito sulla mia pelle i limiti e la mentalità ancora troppo chiusa rispetto a un vero reale e moderno “diritto al benessere”.

Io non voglio essere ascoltata quando sono incastrata nella neve a chiedere aiuto…voglio essere ascoltata quando dico che è inutile di fare finta di nulla, se ti accorgi che certi meccanismi sono rimasti fermi a livello di società sottosviluppate.

 

e prendiamola fra le braccia questa vita danzante
questi pezzi di amore caro, quest’esistenza tremante
che sono io e che sei anche tu, che sono io e che sei anche tu
alzati che sta passando la canzone popolare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c’è qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c’è qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c’è qualcosa da chiarire ancora, ce lo dirà
se c’è qualcosa da cantare ancora, ce lo dirà