Archivi categoria: Relazioni familiari

Due è già troppo, in Italy

Passare da uno a due figli per me è stato decisamente “frettizzante”. Un termine inventato ora da me…per esprimere la sensazione che vivo ormai da più di due anni.

Le mie attività sono frettizzate. Non frettolose. E’ diverso.

Mi si è frettizzata la vita. Nel senso che in ogni momento, sono necessariamente concentrata sul momento successivo. I pensieri corrono sempre a qualche ora dopo, qualche giorno dopo, qualche mese dopo. Un accavallamento di cose, nomi, appuntamenti, orari, richieste, fogli da firmare, presentare, consultare cerca costantemente di essere districato e portato di pari passo allo scorrere dei giorni sul calendario.

Giochi, vestiti che diventano piccoli, menu da inventare, merende da preparare, ingredienti da controllare si accatastano nella mente…Zainetti, intimo, bagnetti, tutto più schedato e più schematico, rispetto al figlio unico. Frettizzato e anche organizzato, magari male organizzato, ma necessariamente più metodico.

Tant’è che il mio relax mood in cui ho sempre vissuto ha iniziato a essere un tantino insufficiente e ho dovuto necessariamente fare delle scelte organizzative in casa: comprare divisori per armadi, decidere di sistemare i giochi in uno scaffale, decidere di togliere alcuni giochi dalla circolazione, e così via.

Ma tutto sommato, non ho trovato questo passaggio faticoso, a livello materiale: gli oggetti essenziali e più ingombranti erano già in casa, la consapevolezza che anche il secondo figlio avrebbe potuto dormire poco, e comunque la distanza di età tra i miei figli (5 anni) mi stanno permettendo di affrontare i vari passi con una certa praticità.

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A livello mentale invece la stanchezza si fa sentire, molto probabilmente perché ho dei figli psicologicamente stancanti, più che fisicamente. Non sono dei gran corridori/ arrampicatori/ stravolgitori di arredamento, riescono a stare a tavola seduti, vengono volentieri in macchina e non piantano un capriccio nel bezzo mezzo del supermercato affollato. No, loro sono apparentemente tranquilli. Il che significa che se li incontri per strada o se ci vieni a trovare, loro appaiono calmi. Ma è solo una copertura…:) Continua la lettura di Due è già troppo, in Italy

Li avete, 35 bei ricordi d’infanzia?

35 cose belle: avevo iniziato questo post il giorno del mio compleanno per festeggiare i miei 35 anni, col desiderio di scrivere una lista di 35 cose belle della mia infanzia che ho trovato bellissime quando le hanno rivissute i miei figli. Diciamo fino ai 7/8 anni, l’età della mia pargola maggiore. Poi l’ho lasciato in bozze, e nel frattempo sono accaduti diversi avvenimenti che mi hanno distratta dal blog, e che hanno portato a un piccolo vuoto creativo.

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Niente, lo riprendo e lo trasformo in una specie di post pre-natalizio…sulla scia dell’emotività regnante sul web in questo periodo, continuo l’elenco sperando di tirare fuori un sorriso o dei teneri ricordi ai miei coetanei, e, se vi va, qualche condivisione (visto che ormai gli alberi di Natale li avete postati tutti…vi fornisco nuovo materiale da diffondere!). E, ovviamente, sono tutte , o quasi, cose che si possono fare o vivere solamente da bambini, ed è proprio in questo che sta la loro bellezza. Continua la lettura di Li avete, 35 bei ricordi d’infanzia?

3 punti per l’autonomia dei nostri figli

I nostri figli sono un pezzo di noi, ma coincidono con noi? Dove arriva il limite della pertinenza del nostro intervento?

I figli vanno incoraggiati a fare da soli o vanno seguiti, con una presenza palpabile, affinché ci sentano sempre al loro fianco? E fino a che età?

Boh.

Mi piacerebbe chiederlo a qualche esperto, magari un giorno intervisterò qualcuno, ma per il momento mi piace scrivere sul blog ciò che penso io, una mamma qualunque, perché il mondo è fatto di mamme qualunque come me, e non di iper-extra-arci-laureati in materie psicologiche e sociologiche. Quindi, vediamo, che ne penso? Mia figlia ha quasi 7 anni, ed è questa l’età in cui lei sta facendo  le prime cose “da sola”: per esempio, resta in palestra da sola, va dai nonni da sola, scende a comprare il pane al negozietto sotto casa…e cose del genere.

Per i compiti, ha raggiunto una certa autonomia ma preferisce che io sia lì a fianco a lei, o poco distante, e che controlli senza invadere troppo. Ma come si fa a restare alla giusta distanza?

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Come si fa a non finire nel sostituirsi si figli e fare le loro cose, al posto loro? Spesso, nei compiti, sarebbe tanto più facile suggerire e aiutare i propri figli: si farebbe prima, i figli avrebbero una spiegazione in più, un’occasione in più per ascoltare la regola o la definizione…Ma stiamo veramente facendo i genitori, in questo modo?

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Nomi, tu a quale scaglione appartieni?

Nomi e scelte.
Non mi piacciono, in generale, gli incolonnamenti in categorie, soprattutto quando si parla di genitori. E’ divertente, e anche abbastanza facile categorizzare e deridere i vari stili genitoriali e di comportamento, e di solito non lo faccio perché credo che sia una cosa riduttiva e poco utile, se non per farsi due risate. Ma dopo aver sentito che la Canalis ha dato un nome molto particolare a sua figlia ( non leggo questo genere di notizie, ma te le fanno spuntare ovunque!)…ho deciso, lo farò pure io un post sulle categorie di nominatori di figli.
Tu, che nominatore sei?

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Lo storico-epico

Il genitore che vuole riportare in voga nomi ormai desueti perché troppo antichi, per stufo o per  personaggi troppo particolari ad essi associati.

Tutti i nomi che troviamo nei libri di storia e probabilmente in molti musei.

Romolo, Achille, Dedalo e Icaro, Ulisse, Cleopatra, ce ne sono tanti, nomi di mitologia greca o romana, o di storia dell’Italia e dell’Europa…Cristoforo, per esempio, non è un nome qualsiasi. E neanche Aristotele. E neanche Atena o Penelope. Isacco o Giacobbe…sono tutti bei nomi, ma senza dubbio, da un certo gusto evocativo rivolto al (tra)passato.

Il classico a tutti i costi

Per forza nome classico. Non troppo particolare nè straniero, non suoni troppo complicati. Non troppo antico nè troppo moderno. Classico, e basta. Maria Roberto e i 4 evangelisti. Tutto è il resto è azzardo senza senso. Tutti gli altri fanno del male ai loro figli. I nomi classici sono stupendi, peccato che siano pochi, se uno fa 4 figli è già in difficoltà.

L’esotico

Può essere come vuole, l’importante è che suoni strano. Che metta in difficoltà chi dovrà scriverlo o comprenderlo. Per il resto va bene tutto. Il top dell’esotico è il nome Rosario per una bambina. Diffuso dove, in America Latina? Sicuramente bello ma, per me, metterlo altrove, è proprio l’emblema del genitore che gode nel dire: lo chiamo come cazzo mi pare.

Il ricercato

Il genitore che sceglie un nome molto particolare, spesso con un significato nascosto profondo e misticheggiante. Oppure con una significato legato a qualche sua passione. Non mi viene in mente nessun esempio scrivibile. Forse una volta ho letto di una certa Persefone che si chiamava così perché sua madre amava la danza classica e la mitologica Persefone ne era in qualche modo legata. In questo caso sfiora anche l’epico-nostalgico, ma insomma il succo è questo: non metto mica un nome così alla leggera, tanto per urlare al parchetto. Metto un nome con un senso.

Il modaiolo

Assolutamente nome contemporaneo. Banditi i nomi dello scorso decennio, figuriamoci un nome storico. Nomi biblici? E mica siamo sul set dei 10 comandamenti? Qui siamo nel tremila, i nomi devono essere al passo coi tempi. I nomi che mi ispirano modaiolità sono quelli tipo Aaron e Swuami. I nostri nonni non avrebbero neanche saputo leggerli, quindi sono moderni il giusto. Anche su questa scia possono trovarsi gran bei nomi, anche italiani, tipo Iurih, ma peccato che a volte i nonni vivano abbastanza per poterli chiamare o per dover compilare un loro modulino per la scuola. Cioè va bene tutto, ma il gusto di mettere altri in difficoltà, no. L’importante è fare un bel cartellino chiaro in modo che possano ricordarsi lo spelling, almeno i familiari.

Il melodico

L’importante è il suono. E l’accoppiata col cognome. Non importa se chiamo mia figlia Minima o Mela. Suona bene col cognome. A parte gli scherzi, io forse sono un po’ di questa categoria, il suono conta molto per me, visto che poi dovrà echeggiare per anni e anni nella nostra vita…Scegliere un bel suono per me è un’ottima scelta.

Il composto

I genitori compostanti per me sono quelli che hanno sempre avuto il nome del cuore e non riescono a rinunciarvi: allora ben venga, aggiungere il nome in più, che sia un ricordo o una fissa o un legame o quant’altro. Mi sarebbe piaciuto un nome composto per i miei figli, ma non trovavamo accordi su un nome, figuriamoci su due! Però ha il suo fascino, e di certo, in caso di omonimie, è molto più carino avere un secondo nome che essere chiamato nome+cognome, o peggio ancora solo col cognome.

L’estroso

L’estroso è quello che gode della mia ammirazione: abbina le tipologie precedenti creando nomi unici e particolari. Oppure, sceglie nomi che non sono comunemente usati come nomi, riuscendo comunque ad ottenere un buon risultato e una sensazione piacevole a chi ascolta. Un grande esempio: Africa. Una coppia di miei conoscenti ha scelto questo nome e io ne sono rimasta affascinata. Coraggio quanto basta, voglia di dare un senso, melodicità, esoticità. Certo non è un nome classico, ma avrebbe potuto esserlo.

Il rinominatore

Rinomina i figli coi nomi dei propri genitori. Per alcuni non è una scelta:si fa così e basta, per altri una scelta un poco obbligata. Per altri (come nel mio caso) è un colpo di fortuna, perché si ha un nome che piace e che accorda due genitori sprovvisti di un nome preferito. Secondo me molto adatto anche agli indecisi, o a chi ha paura di sbagliare. Però attenzione, andiamoci piano, perché se il modaiolo a tutti i costi rischia di cadere nel ridicolo, certi nomi di nonni e bisnonni, pure non scherzano. Ci vuole un po’ di coscienza.

Tu come hai scelto il nome, o come lo sceglieresti? Io in definitiva mi pongo tra un melodico e un nostalgico, di certo mi sento poco modaiola e non mi piacciono i nomi che contengano le lettere straniere. Ma ammiro molto chi sceglie un nome molto particolare, senza sfiorare quell’alone di difficoltà nella scrittura o nella pronuncia che, secondo me, non è bene trasmettere come eredità ai nostri pargoletti. Dover ripetere il proprio nome per incomprensibilità per me no, non è un bel fare. Sempre per quel discorso, che il figlio sì, è nostro, ma ancora prima di chiamarlo per nome per la prima volta, dobbiamo ricordarci di rispettarlo.

Figli: e il pezzo di vita senza di loro, dove lo mettiamo?

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Oggi parlerò di uno dei ricordi più cari, più bistrattati e sicuramente più fraintesi e incatalogabili: il ricordo di quando non ero ancora diventata mamma.

Un ricordo sempre estremizzato: ci sono i negazionisti (quando non avevo figli, non esistevo/ero una nullità/non capivo niente), i super- nostalgici (quando non avevo figli non avevo responsabilità e potevo scolarmi i rhum e pera tutto il weekend/non capivo niente/non dovevo preoccuparmi di nulla), i traumatizzati (quando non avevo figli comandavo la mia vita, ora no/ non capivo niente), e gli adultizzati (da quando sono genitore capisco i miei genitori/non capivo niente)

Il fattore comune è sempre: non capivo niente. Comunque si senta questo ricordo, almeno per quello che sento e leggo io, ciò che accomuna tutti è la sensazione di avere ricevuto una grande rivelazione sulla vita, diventando genitori. Sicuramente è verissimo e affascinante, ma:

un ricordo positivo verso noi stessi, perché non riusciamo a visualizzarlo?

Perché dobbiamo per forza sminuire il nostro io precedente? Continua la lettura di Figli: e il pezzo di vita senza di loro, dove lo mettiamo?

Mamme e figli anni 80: un mosaico irripetibile

Sono nata esattamente nel 1980: un anno facile facile per fare i conti. Nel 2000 avevo vent’anni.

Non capita a tutti di vivere a cavallo di un nuovo secolo, a vent’anni poi! Qualcuno si ricorda la febbre del Millennium Bag?Che bei ricordi.

Dunque, anni 80 vissuti in pieno, o meglio, li ho vissuti da bambina, ma comunque c’ero, e mi ricordo benissimo alcuni dei fenomeni di quegli anni. Oltre a programmi tv come Bim Bum Bam e Drive In, ricordo i cartoni animati giapponesi sui canali privati e le monete da 1,2, 5 e 20 lire. Riesco perfino a ricordare che c’erano ancora alcuni beni che costavano 25 lire (le caramelle alla menta). Il ghiacciolo base già costava 50 lire, nei miei ricordi.

Ma cosa ricordo di più e con più affetto? La mia infanzia…campestre! Certo perché dalle mie parti, negli anni 80, c’erano ancora moltissimi contadini con piccole campagne e piccoli allevamenti di proprietà, quindi molti dei miei coetanei hanno avuto nonni contadini o allevatori, con relativa fattoria e attività scadenzate dallo scorrere delle stagioni.

 

Le mie nonne avevano ( e ovviamente usavano) entrambe la zappa, la falce, il forcone, tagliavano l’erba, davano da mangiare agli animali, raccoglievano le uova ancora calde e così via. Per un bambino dai 2 anni in su tutto questo è bellissimo.

Quello che mi fa strano e chi mi fa riflettere sulle generazioni è tutto questo: Continua la lettura di Mamme e figli anni 80: un mosaico irripetibile

Madri, figli, merletti e rock’n’roll

Non so perché, sulle riviste e in tv, quando viene inserita un’immagine di una mamma, c’è sempre una figura di donna molto molto precisa: la mamma standard.

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Certo, per far sentire rappresentate un po’ tutte, il pubblicitario sceglie una mamma nè troppo appariscente, nè troppo sciatta, nè troppo truccata, nè troppo alla moda…insomma alla fine sceglie una mamma troppo niente. Continua la lettura di Madri, figli, merletti e rock’n’roll

Il post-parto, il baby-blues, ma anche un sano sticazzi

Quando si parla di depressione post-parto, babyblues, crolli ormonali e altri malesseri dell’anima -più o meno riconoscibili- che si riscontrano con una certa frequenza nella vita delle neo-mamme, l’atmosfera si fa subito seria, e grave.

Viene in mente un quadretto costituito da un misto di noia, solitudine, pensieri troppo profondi, ma scavati in una profondità sbagliata e inquietante. Un orologio che scorre troppo lento, o troppo veloce, una cena preparata con troppa ansia o con troppa poca voglia. Una casa di neogenitori supersilenziosa o troppo ordinata, o troppo disordinata e rumorosa. Viene in mente un bambino urlante e qualcuno che dice: vedrai passerà, quando crescono i figli, poi sì che sarà peggio. Viene in mente un desiderio di stoppare tutto e andarsene, che in realtà non si vuole mettere in atto, ma che appare al momento l’unica strada possibile, visto che non si intravede nessuna altra opzione. O meglio, nessuna sopportabile.

Insomma quando si parla esplicitamente di depressione si fa presto a collegare situazioni pesanti e stati d’animo altrettanto gravi, e non si pensa mai a quanto, invece, la depressione sia diffusa in contesti, ambienti, case e neomamme che invece appaiono, a chi sta loro accanto, completamente e indiscutibilmente NORMALI. Continua la lettura di Il post-parto, il baby-blues, ma anche un sano sticazzi

Tu, genitore, non scordare chi sei

L’allontanamento sempre più esteso dalla nostra vita istintiva ci fa solo del male?

Il discorso dell’evoluzione e del progresso c’entrano, ma fino a un certo punto: dobbiamo, pur avendo a nostra disposizione beni di consumo, farmaci, apparecchi tecnologici, e tante conoscenze approfondite, stare attenti a non dimenticarci chi siamo. Che tu sia un genitore green o meno, ti sarai fermato qualche volta a riflettere su cosa sono i nostri istinti più profondi e la nostra indole, anche assistendo così da vicino e quotidianamente  alla crescita dei tuoi figli.

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Ecco, essere genitore ti  riavvicina molto ai tuoi istinti: già il solo fatto di aver cercato dei figli, è una necessità profonda e che va oltre l’era precisa in cui si vive. Continua la lettura di Tu, genitore, non scordare chi sei

Tu, quanta pazienza hai?

Perché ci sono tante persone con pazienza in formato mini? Come mai è così facile sbottare coi propri figli, e perché vedere una persona con una pazienza apparentemente infinita, stimola ancora più nervosismo?

Oggi voglio dedicare il post a questa dote, di cui poche persone riescono ad avere abbastanza riserve. Soprattutto, vorrei capire meglio cos’è che asciuga tanto in fretta le nostre piccole o grandi riserve.


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Vacanze e opzioni green: la staycation

Come capita spesso, il tema green si associa benissimo anche a un’idea di risparmio; che non dev’essere però sinonimo di triste rinuncia, bensì un concetto più vicino a quello di evitare uno spreco evitabile e al sapersi godere anche  qualcosa che non deve essere per forza un bene acquistato.

Ho appurato  i questi giorni che esiste un termine: Staycation, per indicare la vacanza di chi resta a casa: dall’inglese stay,  restare, più -cation, parte finale della parola vacation, che vuol dire vacanza. Certo non c’era bisogno di una parola, perché non andare in vacanza è una pratica che è sempre esistita; e mai nessuno ha sentito il bisogno di battezzarla. Ma mi ha incuriosito, resto sempre affascinata da certe novità. Soprattutto se si rifanno a un’idea di risparmio, godereccio però. Credo che quest’anno anch’io opterò per la Staycation.

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In pratica: si deve decidere esattamente quanto durerà, Continua la lettura di Vacanze e opzioni green: la staycation

Il rispetto si guadagna con l’età?

Ogni volta che ho approfondito il tema dell’educare e del convivere felicemente coi bambini, e ogni volta che ho visto funzionare qualche tecnica suggerita per stabilire una buona comunicazione coi bimbi, c’è stata un grande attenzione al rispetto.

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Ognuno di noi ha la sua personale concezione del rispetto, ma, in generale, sappiamo tutti cos’è: non sopraffare, non denigrare, non deridere, non lasciarsi andare a considerazioni affrettate…Insomma avere rispetto di qualcuno significa tenere in considerazione la sua sensibilità, i suoi gusti, le sue esigenze e tante altre cose ancora. Ma, sostanzialmente, l’essenza vera del rispetto è il non imporre se stessi all’altro. Non appena imponiamo una nostra idea, una nostra esigenza o una nostra priorità a quelle di un’altra persona, arrecandole un danno o un fastidio, stiamo mancando di rispetto.

 

Perché è così facile credere che i bambini non meritino il rispetto? O che il rispetto verso di loro, si debba manifestare in modalità diverse da quelle usate tra adulti? Continua la lettura di Il rispetto si guadagna con l’età?