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Sicurezza, internet e tutele varie

sicurezza internet

Anno 2017…bambini e sicurezza internet: moltissimi genitori sono digitalmente evoluti, ma tanti altri no: come si fa a tutelare il proprio figlio, se non si è capaci di tutelare se stessi?

Sappiamo bene, da giudiziosi genitori, cosa permettere ai nostri figli e cosa no, in base a età, richieste, esigenze, contesto in cui si vive, attitudini e carattere del proprio figlio. Ogni famiglia adotta un proprio stile educativo e lo persegue, magari ogni tanto con qualche dubbio, ma con una forte consapevolezza: sa cosa vuole per i propri figli.

Moltissime delle regole “vigenti” nelle case non sono uguali per tutte le famiglie: c’è chi deve mangiare per forza a tavola, chi non si può alzare da tavola se prima non si finisce tutti insieme, chi deve togliersi le scarpe, chi non può stare scalzo, chi non può avere la tv in camera, chi può vedere max 1 ora di tv al giorno, chi due, chi infinite…Chi deve guadagnarsi la paghetta, chi riceve un regalo a fine scuola, e così via.

Ognuno sceglie in base ai propri gusti, e cerca di trasmettere al figlio quelle che sono le scelte famigliari, motivandole e cercando di far capire ai propri pargoli determinate scelte di famiglia. Viene fatto lo stesso in tema di sicurezza internet?

Qualche mese fa, da un’indagine svolta su 1350 famiglie, è risultato che “Un genitore su tre usa tablet e cellulare per tener buoni i bimbi”.
Questi strumenti hanno un grande potere sui bimbi, li tengono buoni e concentrati, anche i piccoli;
si parla anche di bimbi di età inferiore all’anno: sicurezza internet, età opportuna, eventuali rischi…vengono valutati bene?

I livelli di consapevolezza sono molto variabili e le attitudini in parte contraddittorie: nonostante molti genitori si dichiarino consapevoli di alcuni rischi per la salute psicofisica, almeno una parte ammette di usare le tecnologie per tenere buoni i bambini già a partire dal primo anno di vita e in misura crescente in seguito (si passa dal 30% intorno all’anno per arrivare al 60% circa verso i due anni» (Elena Meli, Corriere delle Sera, Aprile 2017)

In effetti, la diffusione degli smartphone ha avuto un picco a ridosso degli anni 2012/2013:  dal 28% sulla popolazione del 2012 si è passati subito al 41% nel 2013. La penetrazione è rimasta crescente, e i dati del 2016 indicano che più del 60% della popolazione tra 11 e 74 anni ha uno smartphone e lo utiliza per navigare. Ecco i grafici:sicurezza internet

 

 

sicurezza internet

 

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Ma come lo usano i genitori di bimbi molto piccoli?

Come si può leggere in questo articolo di Gennaio 2017, l’impiego dello smartphone come passatempo inizia sempre più presto: ormai, essendo diffuso a tutti i livelli della società, praticamente tutti i bambini che nascono hanno il primo contatto con lo smartphone entro il primo anno di vita.

Smartphone e tablet battono ormai la vecchia tv e spesso gli schermi vengono usati dai genitori per spegnere le bizze

(Repubblica, Gennaio 2017)

Pertanto, ciò che fino a pochissimi anni fa era il passatempo virtuale per bambini di 5,6 anni di età, adesso è diventato uno srumento di distrazione e intrattenimento anche di veri e propri lattanti!

Non è più neanche uno stimolo assimilabile ai vecchi videogiochi, che comunque, se utilizzati con criterio, sono passatempi che possono anche avere risvolti positivi, per la capacità di concentrazione, per la manualità, per la coordinazione tra occhi e mani.

Nè alla televisione, che, per quanto l’abbia fatta da padrona a tavola o in salotto, o in camera da letto, non si portava dietro anche in auto, in gita, al mare, in montagna. Purtroppo lo smartphone è talmente comodo e potente che…arriva a sostituire parole, discorsi, ninne nanne, passeggiate tranquillanti. Il bambino di pochi mesi resta comunque attratto dallo schermo, anche se non ha ancora sviluppato le sue abilità principali, come camminare, mangiare da solo, parlare.

 

E…Watsapp?

I livelli di problematicità degli smartphone sono diversi: dal lattante, al bimbo grandicello che inizia a usare lo schermo e le app pensate per lui, al bimbo scolarizzato che ne fa un uso più consapevole e più assimilabile a quello dei videogame, all’adolescente o preadolescente che usa il web per esplorare il mondo esterno che lo affascina e lo intimorisce allo stesso tempo, per creare la sua rete di coetanei di cui sentirsi parte e da cui sentirsi gratificato in diversi modi.

L’uso delle chat: a volte deleterio per gli adulti (vedi distrazioni alla guida),  complicato per l’età adolescente, inquietante per i minorenni; l’età di utilizzo della chat è sceso anche sotto gli 8 anni, e i bambini di ogni età, che sappiano leggere e scrivere, utilizzano gli smartphone di famiglia e imparano presto a comunicare con foto, emoticons, audio…

Nel peggiore dei casi hanno uno smartphone tutto loro che possono utilizzare liberamente. Siamo sicuri di percepire l’influenza che tutto questo può avere sul futuro dei nostri figli? E la sicurezza, è a un livello accettabile? Percepita realmente?

Watsapp nasce come app vietata ai minori di 16 anni, proprio perché è uno strumento che richiede una certa maturità e destrezza nel discernere. Ma quanti conoscono questa limitazione, e soprattutto, quanti la rispettano?

 L’app più utilizzata al mondo ha una serie di avvertenze inserite nel contratto, vediamo quali.

Intanto appunto l’uso inibito ai minori di 16 anni, un divieto che è regolarmente violato: basti pensare che Mec-Skuola-net ha fatto un sondaggio che dimostra che il 70% dei ragazzi minori di 16 anni utilizza l’app ogni giorno.

Contenuti porno vietati per tutti: i messaggi contenenti contenuto pornografico non sono ammessi, così come non lo sono quelli che contengano messaggi di natura razzista, offensiva, minacciosa, diffamatoria e naturalmente illegale.

Può essere vietata se vai in vacanza: i cittadini che si collegano a internet da Paesi che sono soggetti ad embargo da parte degli USA o sono ritenuti “simpatizzanti dei terroristi” o, ancora, che facciano parte di una delle liste “proibite” dalla Casa Bianca.

fonte: La legge per tutti, Giugno 2016

Il mondo della sicurezza internet è pertanto, sempre più complesso, perchè ogni fascia di età avrebbe un’esigenza diversa rispetto all’uso che ne fa. In rete si trovano diversi decaloghi e consilgi per minori e bambini, consigli su app specifiche, app per neonati. La giungla è molto fitta e districarsi è davvero molto complicato.

Anche affrontare tutto con leggerezza, però, sembra insostenibile. Sono ragazzi, si divertono, non c’è nulla di male in una chat…

Ma è davvero così?

Sicuramente un uso contenuto dello smartphone sfugge di mano anche agli adulti: pertanto, una regolata va data.

Per il momento, cercare di evitare device per bimbi sotto i 5 anni e cercare di evitare di dare uno smartphone con accesso libero alla rete fino agli 11 anni sembrano le raccomandazoni più adeguate da tenere presente. Oltre, ovviamente, a un uso condiviso degli strumenti, che permetta ai minori di comprenderne rischi, limiti e…falsi positivi.

 

 

Il dovere dell’adulto

 

scuola sicura

 

Qual è il dovere dell’adulto?

Libri, corsi, blog, vignette, aforismi…

Ma cos’è che un adulto deve assolutamente fare?

Insegnare?

Mostrare il buon esempio? Indicare la giusta strada?

Punire quando è il momento di punire?

Tacere quando è il momento di tacere?

Mostrarsi presenti nei momenti difficili.

Dare speranza.

tutto giusto, ma c’è un ma. Se non siamo pronti ad ascoltare quello che il bambino chiede, se non siamo pronti a dare almeno quello che un bambino merita…

Siamo davvero adulti che stanno facendo il proprio dovere?

Non lo so. I ragazzi ci mostrano la strada, la penso così…sono loro che ci svelano il futuro, che ci insegnano a non rassegnarci, e ad avere sempre pronti un pensiero nuovo, una pretesa nuova, un mondo nuovo.

“Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale e in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità e al libero sviluppo della sua personalità.”

 

Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino.

Maria Montessori

 

Il #Fertilityday nel mondo che vorrei

 

 

Assodato dunque, come ha detto la ministra, che la campagna per il fertilityday non sia piaciuta, cerchiamo di dare un contributo positivo e di dare una mano. Invece di lamentarci. Lamentarsi soltanto non serve a nulla, ed è anche vero che è troppo comodo mettersi lì a criticare mentre si sta seduti sul divano a fare i propri comodi.

Allora, innanzitutto è difficile piacere a tutti: figuriamoci su temi delicati come questo. Quindi l’obiettivo di questa campagna non può essere quello di essere fighi e acclamati di gioia dalla gente;

ma trasmettere un messaggio, che riguarda la salute pubblica. Come i messaggi sulle sigarette. Insomma ci siamo capiti. Non è campagna elettorale, quindi non si devono ricevere consensi: si deve informare la gente. Però qualsiasi sia lo scopo (prendere voti, informare, infangare la concorrenza, ecc ecc ) cerchiamo di non dimenticare la buona educazione.

Cioè l’educazione, normale, neanche quella proprio perfetta. Un pochino di educazione e di rispetto.

 

 

fertility-figlio

Innanzitutto, nel mondo che vorrei questa immagine qui sopra dovrebbe rappresentare ignoranza, mediocrità, e dovrebbe essere postata ( se proprio non se ne può fare a meno)

da un webete o da un insensibile, o da un invasato, o da una persona davvero ma davvero triste.

Non dal ministero della salute che vuole aiutare le coppie a capire meglio la loro fertilità.

 

“Porta al figlio unico” sembra quasi che il figlio unico sia una malattia.

Fornire dati sulla fertilità è un lavoro serio e avrà (si spera) un certo impatto sulla gente. Non è un gioco e non dev’essere un messaggio da far arrivare in qualsiasi modo, purché arrivi. Insomma, non si può improvvisare. Non è la giornata dedicata agli innamorati o al pesce di lago, o ai viaggi in roulotte. Non è la giornata del sorriso. Insomma ha un tantino di spessore in più.

E la solita risposta, anche abbastanza corretta se presa da sola, si sa qual è:

la campagna è rivolta a chi ha problemi di fertilità o a chi non è abbastanza informato sul tema e rischia di sottovalutare certi fattori come il tempo, l’età

Ma questo non deve dare il permesso di schernire, sminuire e giudicare tutto il resto della popolazione.

Perché è questo che è stato fatto. I consensi non ci sono stati perché è stato semplicemente un insieme di messaggi maleducati e irrispettosi.

Forse si fa fatica ad essere educati e anche efficaci, perché lo stile bullo è sempre quello che premia di più, ovunque, anche in campagna elettorale – e più il messaggio è forte e scomodo e più arriva.

Ma si fa davvero fatica a pensare che quella campagna sia stato il frutto di una sottile strategia del tipo  almeno se ne parlerà.

Sembrava semplicemente sottovalutare l’esistenza di persone fuori dal binario, che non schedulano la loro vita a scaglioni quinquennali con precise scadenze

sia volontariamente che per forze maggiori.

Ecco almeno a me basterebbe poco, basterebbe che si considerino cittadini degni di vivere anche quelli fuori dallo schemino, ché lo schemino molti lo seguono solo perché fa comodo e li libera dall’ansia di doversi scegliere ciò che fare della loro vita.

Deduzioni varie sull’autosvezzamento

Il mio secondo figlio sta per compiere tre anni, e posso quindi fare qualche piccolo resoconto sulla scelta di autosvezzarlo;

con la prima figlia avevo seguito la prassi “pediatrica” di pappe, seggiolone separato, pasto separato, acquisti separati. Conosco quindi entrambi gli approcci e posso confrontarli.

Ecco 3 domande che mi sono posta ed ecco le risposte:

1.Hai trovato qualche differenza sostanziale nel modo di mangiare dei tuoi figli? Secondo te cosa è cambiato tra l’uno e l’altro?

I miei figli, come tutti i bambini, hanno caratteristiche e gusti unici, indipendentemente dallo stile alimentare che adotta la famiglia.

Detto questo, i miei bimbi hanno sempre mangiato piuttosto volentieri e si adattano a gran parte dei pasti improvvisati o che non posso programmare. Detto questo, l’autosvezzamento tende ad assecondare di più l’appetito del bambino, e da quello che vedo, il bimbo autosvezzato si sa regolare di più. E’ come se conosca meglio la quantità di cibo di cui ha bisogno. Per esempio, il mio secondo bimbo, ha un appetito diverso a seconda che abbia fatto attività o meno, e se è concentrato o dispiaciuto o triste, tende a mangiare nello stesso modo di sempre.

autosvezzamento

Mia figlia invece, tende più a cercare cibo continuamente, anche quando è annoiata. Non fa differenza il suo stato di stanchezza o di appetito, lei mangia comunque, se vede che è pronto. Se è giù o arrabbiata spesso chiede cibo e se dobbiamo andare da qualche parte, già pensa a cosa mangeremo. Lei si adatta di più, nel senso che mangia anche alimenti poco elaborati, poco conditi e poco gustosi. Diciamo che è più il tipo che dice: è ora di mangiare, e si mangia. Se c’è un piatto che non gradisce si incupisce e si offende. Il fratello è più il tipo che dice: se mi va e mi piace, mangio, altrimenti non mi interessa.

Riconducibile al tipo di svezzamento? Forse, un po’!

2. Ci sono cibi che non mangiano affatto?

La prima esclude patate e verdure cotte, il secondo non vuole pasta ripiena, pasta dalle forme strane,  crackers. Entrambi mangiano da sempre verdure crude, frutta, senza che io abbia mai  insistito. Il piccolo preferisce assaggiare cose diverse nello stesso pasto, la grande no. Quindi, direi, nessuna differenza: sono semplici gusti, e sono cose che hanno sempre rifiutato fino da piccolissimi.

3. Devi insistere per farli sedere a tavola?

La grande, avendo quasi 8 anni, ovviamente non ha più questo tipo di problema. Spesso apparecchia, mi aiuta a cucinare, quindi sa che al momento di mangiare ci si mette tutti a tavola. Lei ha un appetito particolarmente aggressivo, quindi ha sempre preso parte molto volentieri ai pasti, mai pregata. Il secondo invece è diverso, non è concentrato sul cibo e si ricorda di avere fame solo quando vede la tavola imbandita. A volte non vuole sedersi (perché ha già mangiucchiato qualcosa) e io non insisto. Se invece ha il giusto appetito, si siede, mangia il necessario e poi si allontana. A volte vuole stare in braccio a me e vuole mangiare dal mio piatto, forse gli ricorda l’infanzia 🙂 .

autosvezzamento

Come se l’autosvezzamento abbia dato “meno” importanza a questo rito del mangiare e riempirsi. Insomma avere la pancia piena non dovrebbe essere una sensazione quotidiana, da cercare a tavola. Dovrebbe essere qualcosa che capita ogni tanto…ecco, credo che l’autosvezzamento aiuti in questo senso: a non abituarsi all’abbuffo. La nostra prima figlia è una buona forchetta, a volte da contenere: chi saprà mai se con l’autosvezzamento sarebbe stato diverso?

Quindi, in definitiva: non credo che l’autosvezzamento possa determinare così tanto il tipo di alimentazione del bimbo; quello che incide moltissimo, di sicuro, è il tipo di alimentazione che la famiglia segue quotidianamente e a cui tutti i bimbi, prima o poi, si abituano (gli autosvezzati lo fanno solo con più anticipo e più libertà di scelta).

Secondo me è la strada più semplice da seguire, sia per i genitori che per i bambini, e tende a seguire l’istinto naturale di cibarsi quando si sente la fame e quando si vede qualcosa di attraente.

Per questo motivo lo raccomanderei a tutti, ma anche e soprattutto per vivere il momento del pasto con meno ansia: il bambino se lasciato libero si autoregola e tende a mangiare da solo, quindi perché forzare e rendere il pasto un momento complicato?

 

Qui un mio breve post sul tema e qui un articolo di Uppa, che dovrebbe rassicurare i dubbiosi.

L’abitudine al gioco libero

Anche se ho sempre pensato che il gioco libero fosse un toccasana per i bambini,  – un momento non strutturato, insomma, in cui non ci sia qualcosa di preciso da fare –

all’improvviso mi sono accorta che, se non c’è abitudine al gioco libero, lasciare i bambini senza impegni non è poi così fruttuoso.

 

gioco libero

Fino a pochi mesi fa, come avevo anche già scritto qui, credevo che l’idea fosse valida per bambini di tutte le età.

Quindi che un bambino, lasciato solo con pochi oggetti, possa essere stimolato a crearsi un gioco originale, una situazione immaginaria o anche ad annoiarsi un poco e abituarsi che ne so, a fantasticare, a osservare meglio quello che ha intorno, e cose del genere.

Invece mi sono resa conto che quando il bambino è scolarizzato, quindi abituato ad avere orari precisi con attività precise, scadenze, compiti, test di verifica, la campanella che suona e quant’altro, poi fa fatica a passare le prime giornate libere di vacanza.

Non sa esattamente cos’è che deve fare. Si chiede continuamente che ore siano, non riesce a rilassarsi. Vuole fare i compiti delle vacanze così rivive lo schema scolastico: siediti, prendi le penne, leggi, scrivi, completa, colora. Poi non sa se vuole uscire o stare in casa, si lamenta più o meno di tutto e assume un atteggiamento capriccioso.

Ho pensato che fosse l’impatto con le vacanze, così ho lasciato passare qualche giorno, e ho anche pensato che magari con gli amici sarebbe stato più semplice. Invitiamo gli amici.

Peggio che peggio. Erano in 3 ad essere lamentosi e perplessi. Me li sono ritrovati intorno che mi dicevano di quanto fosse meglio andare a scuola e avere qualcosa da fare. Fate un disegno, guardate un film, fate un lego.

Siamo stufi di disegnare, guardare la tv e fare i lego.

Inventatevi un gioco.

Inventare un gioco come? Ci aiuti?

Come si inventa un gioco?

Bè, a quel punto, ho capito. Anche per giocare all’aperto, in casa o in giardino, ci vuole allenamento. Non ci pensi neanche, ad arrampicarti sull’albero o a costruire una casa di stracci.

Non immagini che puoi prendere un secchio, riempirlo d’acqua, e fare a gara a chi riesce a riempire per primo una bottiglia. Il nascondino non sa di nulla, se non sei abituato ad avere un posto enorme in cui correre a perdifiato per un minuto intero per fare tana.

Forse i parchetti sono troppo piccoli, si passa troppo tempo al chiuso e i bambini, una volta lasciati da soli, si divertono solo se sono al mare o in un altro posto che offra davvero qualcosa di speciale, come la possibilità di tuffarsi, nuotare, fare scivoli e cose del genere.

Un normale giardino di casa, o un salotto con qualche gioco, sono diventati uno sfondo troppo statico e poco stimolante: ma com’è possibile?

Non lo so, fatto sta che anche l’arte di giocare arrangiandosi, va allenata: proprio come la memoria per le tabelline, come i muscoli per saltare e la manualità per colorare dentro i bordi.

Portiamo regolarmente i nostri figli ad annoiarsi da qualche parte: il loro muscolo della creatività va allenato, e se offriamo sempre attività preconfezionate, finirà che crederanno di non poter giocare bene, senza un obiettivo preciso, o senza una struttura ricettiva o il mare. Alleniamo i nostri figli, regolarmente, segnamocelo sul calendario: dalle 16 alle 18 – stanza semivuota , giardino senza altalena, o altri luoghi apparentemente piatti…

A forza di farlo, mi auguro che prima o poi avranno quel sano desiderio che arrivi l’ora del “fai quello che vuoi” e che permetterà loro di inventarsi qualsiasi cavolata, che però sarà completamente frutto dell’istintiva propensione al gioco – che nessuno dovrebbe dimenticarsi di lasciare crescere selvaggiamente.

 

I miei TED talk preferiti #4 – La nostra vulnerabilità

 

Il Ted che vi linko oggi mi è piaciuto particolarmente, perché la donna che parla ammette di aver sbagliato di grosso, a voler pensare di poter controllare tutto e prevedere tutto.

Un errore che facciamo tutti spessissimo, e che causa frustrazione e severità eccessiva verso se stessi.

Il tema principale è la vulnerabilità, ma il discorso tocca svariati punti altrettanto importanti, compreso qualche accenno anche alla vita genitoriale.

 

Buona visione!

 

 

I miei TED talk preferiti #2 – Sull’introversione

 

Mi pare che questo qui sia stato proprio in assoluto il primo TED talk che ho visualizzato in vita mia: qualcuno lo aveva condiviso su Fb e sono rimasta affascinata sia dal tema che dall’idea in sé del programma TED. Ho notato che, ad oggi, si trova in classifica tra i primi 20 Ted più visti in assoluto.

Questi dati fanno riflettere: se un discorso sul fatto che gli introversi debbano smettere di sforzarsi di essere più estroversi, ha avuto tanto successo, vuol dire che buona parte della gente che è introversa ha vissuto questa cosa sulla propria pelle: quella di sentirsi un po’ sbagliata.

 

introverso

 

Personalmente condivido tutto, ma soprattutto il discorso del lavoro di gruppo che, se forzato o troppo incalzante, rende le capacità dei singoli meno “libere” e quindi meno creative, ma anche meno spontanee. Un vero lavoro di gruppo è quello che si ottiene come raccolta finale di idee e creatività dei singoli: in questo modo, non solo si confrontano realmente più teste, ma si percepisce anche meglio chi ha fatto cosa, e chi è più portato per cosa.

Buona visione, lettori introversi ed estroversi…

 

Vi è piaciuto il video?

Commentate!

I miei Ted talk preferiti #1 – Emilie Wapnick

Qualche tempo fa, cercando un tema da sviluppare, mi sono ritrovata ad ascoltarmi un TED talk: ho trovato la cosa talmente tanto affascinante, che ho scaricato anche l’App per Android e ho iniziato a passare con TED il mio (seppur poco) tempo libero.

Ma cos’è TED?

Da Wikipedia:

TED (Technology Entertainment Design) è una conferenza che si tiene ogni anno a Vancouver, Columbia Britannica e, recentemente, ogni due anni in altre città del mondo.

La sua missione è riassunta nella formula “ideas worth spreading” (idee che val la pena diffondere). Le migliori conferenze sono state pubblicate gratuitamente sul sito web del TED. Le lezioni abbracciano una vasta gamma di argomenti che comprendono scienza, arte, politica, temi globali, architettura, musica e altro. I relatori stessi provengono da molte comunità e discipline diverse […] Al TED Conference si è aggiunto il TED Global, che si svolge in varie località. Ancora, esistono i TEDx, eventi organizzati in modo autonomo ma basati sulla filosofia TED, e nel pieno rispetto delle linee guida TED.

La sede centrale del personale del TED è a New York City e a Vancouver.

Le conferenze sono tenute in diverse lingue; la maggior parte delle volte è possibile visualizzare i sottotitoli in inglese, solo a volte le conferenze sono tradotte in italiano. Tra le conferenze più interessanti che ho trovato, ce ne sono anche alcune tenute proprio in Italia e in italiano: ma finora, le mie preferite, sono soltanto in inglese. Ho pensato di postare un articolo ogni tanto con un link a un TED talk che mi abbia particolarmente colpito.

Il primo con cui voglio inaugurare questa rassegna è il TED talk di Emilie Wapnick sulla Multipotenzialità: dedicato alle persone che non hanno una specifica “chiamata” lavorativa, che non hanno un unico obiettivo,  ma riescono a realizzare, comunque, “tante cose belle”.

Buona visione e a presto con il prossimo talk!


 

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Vita genitoriale: non avrei mai immaginato che…

 

Quando da piccola o da adolescente immaginavo la mia vita adulta, avevo una vaga certezza che avrei avuto dei figli, questo sì. Ecco, finora, di tutto quello che avevo immaginato, questa è l’unica aspettativa che si è realizzata in pieno, anche in anticipo rispetto ai miei programmi iniziali.

In che cosa, invece, le mie aspettative genitoriali sono rimaste, come dire, soltanto congetture e immagini sbiadite che non fanno assolutamente  parte della mia realtà odierna, ve lo spiego subito:

1.Mi aspettavo che i figli avessero un’autonomia molto molto limitata nei primi anni di vita

Praticamente, credevo che ai bambini andasse insegnato tutto, ma proprio tutto. Non sapevo che avessero già un set completo di comportamenti istintivi, non sapevo che imparassero a mangiare, esprimersi, camminare e lamentarsi da soli. Addirittura rimasi meravigliata nello scoprire che appena nati si attaccano al seno e iniziano a poppare.

Non so perché: forse l’abitudine alle bambole ferme e ignare di tutto (che non mi sono mai piaciute…), forse perché non avevo mai riflettuto su quanto l’essere umano sia “animalesco” come tutti gli altri esseri viventi, insomma fatto sta che, soprattutto con la mia prima figlia, mi sono ritrovata a dirmi: e caspita, ma questa fa tutto da sola! Ricordo in particolare quando nelle prime settimane di vita, lei già faceva tantissime espressioni facciali legate a ciò che succedeva intorno a lei: ma chi gliele ha insegnate?

2.Immaginavo pomeriggi silenziosi, notti tranquille e risvegli fiabeschi

Sapevo che i bambini piangono, che hanno bisogno di molta assistenza e che non possono essere lasciati soli, ma non sapevo che possono anche non avere nessuna regolarità col sonno, anche per diversi anni. Immaginavo la mia vita con bimbi piccoli fatta di torte fatte in casa, pomeriggi davanti alla tv con copertina e tisana, domeniche tranquille col sugo a bollire per due ore e l’arrosto in forno arrotolato da me in persona, mentre i bambini dormono fino alle 12. Oppure immaginavo che avrei finalmente coltivato hobby e letto tanti libri, dato che sarei uscita di meno e la vita mondana sarebbe crollata a picco.

Macchè. Se la domenica riusciamo a uscire per una passeggiata senza aver prima messo sottosopra tutto ciò che non è fissato ai muri, è già tanto. Se riesco a comprare gli ingredienti per una torta e a usarli prima che scadano, mi sento realizzatissima. Con l’arrivo del secondo figlio, la quantità di alimenti preparati con cura e dedizione, o con preparazioni lunghe, è scesa vicinissima allo zero, e se penso che da giovane universitaria con una cucina 2×2 condivisa in 5 mi dicevo: quando avrò la mia cucina, piena di giusti attrezzi e in cui io possa muovermi, darò libero sfogo alla mia creatività …Devo dire che mi sento davvero una che non aveva capito niente. In effetti adesso regna la regola: qualsiasi cosa vuoi fare, l’importante è che non richieda più di 10/12 minuti. Quindi ricette veloci, libri letti a colpi di due o tre pagine alla volta, riviste lette dopo 3-4 mesi dalla loro entrata in casa..film…cosa? Un film??

3.Supponevo una conoscenza maggiore  da parte dei genitori, del mondo dei figli, della loro psicologia, delle loro esigenze

Nella mia fervida immaginazione di ragazza, pensavo che i genitori fossero molto preoccupati della crescita (anche emotiva) dei loro figli; e che, non so attraverso quale canale o quale ambito, ricevessero qualche indicazione o suggerimento per la loro educazione e per capire le loro esigenze. Invece, nada. Deserto. Voragini. Il nulla eterno. All’educazione dei figli, ci pensano la scuola, il catechismo, e l’improvvisazione. Chi ha figli più complicati da gestire…si attacca!! O inizia iter irritantissimi e costosi tra diagnosi varie, richieste di sostegni alla scuola, definizioni varie di disturbi più o meno eidenti e tanto altro ancora.

In questo sono rimasta molto delusa…siamo sicuri, di essere così tanto evoluti come crediamo?

4.Immaginavo una regolarità e una scansione dei tempi definibile a priori

Sempre a causa della mia immaginazione ingenua e martellante, mi aspettavo che la vita genitoriale fosse, diciamo, più scandita e regolare di quella da gente senza figli. I figli vanno a nanna presto, hanno i loro impegni, ci sono orari precisi da rispettare e quasi quasi ci si annoia… Il weekend si pianifica, il ristorante si prenota, la vacanza si decide con calma, tutto è più schedulato.

Anche qui, profonda sorpresa. I figli ti insegnano a vivere sulla cresta dell’onda, momento per momento, senza fare piani troppo ardimentosi e ottimisti. La regolarità diventa solo quella di andare a fare la fila dal pediatra: tutto il resto è improvvisazione, last minute, lo decido il nanosecondo prima di farlo, vediamo come sta, a volte tutto in pomeriggio va deciso in base a se e come è stato fatto un opportuno sonnellino. Quella volta che si addormenta e credi di avere solo 20 minuti di respiro, è la volta che dorme 5 ore filate e tu avresti potuto fare il cambio di stagione a 4 armadi , farti la tinta e preparare le lasagne per il freezer. Ma non lo hai fatto, perché sai che non puoi iniziare lavori del genere e poi lasciarli a metà.

Forse qui il problema è mio. Accetto consigli.

5.Mi aspettavo…una maggiore facilità nella gestione degli affari famigliari

Mi aspettavo una gestione della vita dei piccoli un poco più sostenibile. Attività, campi estivi, locali adatti ai bambini, reti di babysitter…Diventa tutto molto, molto complicato se la mamma deve lavorare e non ha una o più nonne a totale disposizione. E non è solo una questione di fatica o di spese: ci sono proprio dei vuoti, assenza di servizi, assenza di spazi pensati per i bambini, assenza di idee per genitori sommersi dagli impegni. Il bambino diventa qualcosa a cui trovare una sistemazione, e per questo molto spesso i bambini sono sovraesposti ad attività varie, palestre, lingue, musica ecc ecc: perché i genitori hanno bisogno di un sostegno, e non possono più permettersi di stare a casa coi bambini fino alla loro maggiore età. Che si fa se i genitori devono uscire di sera? Che si fa se un genitore è fuori e l’altro ha impegni impellenti?

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Che si fa d’estate? Dove vanno i bambini quando la scuola è chiusa?Boh! Avverto un po’ di senso di abbandono, della serie, hai voluto i figli, e adesso ti attacchi.

 

Queste sono state le mie perplessità di madre, finora, che hanno completamente spiazzato il mio ideale giovanile di vita coi figli. Ho parlato soprattutto di vita pratica, perché è proprio quella che immaginavi diversa. Il resto, sentimenti, emozioni e legami, non sono neanche immaginabili a priori, e , com’è giusto che sia, soltanto l’arrivo del figlio crea quel senso di meraviglia e di desiderio di giustizia nel mondo. Che quando non hai figli, puoi solo immaginare e pregustare; quando poi arrivano, diventano un’inspegabile forza  che ti fa sopportare tutto il resto!

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Questo post partecipa al progetto #Stormoms sul tema di Marzo: Grandi speranze e grandi aspettative

…e che gli regalo?

Regalo da prendere a una festa di compleanno all’ultimo minuto?Andate a cena da amici e volete portare un pensiero ai piccoli? Si avvicina Natale e non sapete che fare?Una persona che non ha figli o che ha figli di altre età, spesso non sa come muoversi.

Per fare un regalo adatto alle varie fasi di crescita, una breve guida per capire da che parte cominciare, !

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Il regalo per i neonati:

Scegliere un regalo per un neonato non è mai facile, ma non spendere troppo per oggetti o vestitini dedicati ai primissimi giorni di vita, è già un grande passo.
I genitori hanno già un corredino, e faranno a malapena in tempo a usare quello.
Se acquistate altri capi probabilmente resteranno non messi o al massimo indossati una sola volta.
Guardate più in avanti, scegliete taglie 3 mesi o più, anche per i giochini.

Se volete regalare qualcosa di più importante o costoso, come giochi medio-grandi, radioline di sicurezza, seggiolone e company, chiedete direttamente ai genitori se gradiscono la vostra idea o se hanno fatto una lista.

Il bimbo non sa nulla, i genitori saranno presi da tante novità…evitiamo i doppioni o il giro in negozio per cambiare l’articolo!

Per andare sul sicuro? Copertine, giochi classici tipo palla morbida, sonaglietti, carillon.

Libricini semplici, felpine e tute di media pesantezza: tutto ciò che il bambino potrà usare nel primo anno di vita e che non costituirà un oggetto troppo ingombrante, in caso di doppione.

Consiglio dell’ultimo minuto: set pappa + bicchierino in plastica con beccuccio

Il regalo per bimbi fino ai 2-3 anni:

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In questi due anni il bambino attraversa tante fasi diverse, dallo stare seduto, inizierà a mangiare, a gattonare,  a camminare…Fare regali in questa fascia è abbastanza semplice, ma occorre stare molto attenti a cosa si regala, per il pericolo di soffocamento con oggetti piccoli e colorati.

Quindi sempre molta attenzione a regalare oggetti sicuri e di buona fattura: con l’indicazione dell’età del bimbo e possibilmente il marchio CE.

Inizia la fase di mattoncini, pupazzi, palla, trottoline, lavagnette o tavolini con attività, ma anche libri più strutturati, tipo pop up o con finestrelle e semplici puzzle. Già da questa età il bambino gradisce molto il regalo, e se trova un capo d’abbigliamento resterà un po’ deluso…

Se volete andare sull’utile, la mamma sarà contentissima, ma aggiungete comunque un piccolo gadget per il bimbo: sarà contentissimo anche con una semplice macchinina o un librottino colorato.

Il momento è buono per giochi come tricicli, bici senza pedali e banchetti da lavoro o mini-cucine: anche in questo caso, accertiamoci che in casa non siano già presenti!

Consiglio dell’ultimo minuto: set di animali in plastica

Il regalo per i bambini 3-5 anni:

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Compiendo i tre anni, al bambino si aprono tanti nuovi orizzonti: ha acquisito abbastanza padronanza delle sue azioni e capisce se è il caso o meno di mettere oggetti in bocca.
Ovviamente il bambino dev’essere sempre supervisionato quando gioca con oggetti piccoli, per la sua innata tentazione a portarli in bocca o a infilarli nel naso.

Ma dai 3 anni tanti giochi diventano diciamo permessi, come i lego classici, i colori, i timbrini, i crea gioielli, la pasta modellabile, le sorprese degli ovetti e così via.


L’offerta si ingrandisce tantissimo e fare un regalo sarà piuttosto complicato per la vastità degli oggetti ma anche per le stampe, i personaggi in voga, le preferenza di ogni bimbo.

Noi abbiamo attraversato il periodo di Hello Kitty, quello di Peppa Pig e quello di Violetta abbastanza tranquillamente; adesso credo che per la bambine di 2-3 anni sia il momento di Masha e Orso; comunque, ogni paio d’anni esplode un personaggio: il mio consiglio è, se potete, quello di mantenervi distanti dal personaggio top del momento e andare su generi più neutri.
Questo semplicemente perché il bimbo stesso chiede ai genitori quei prodotti, per cui ne saranno già ampiamente forniti.

In questo periodo arriverà anche l’abilità di usare il monopattino o la bici da “grande”. 

Consiglio dell’ultimo minuto:  libricini da colorare + colori, puzzle, automobiline.

Il regalo per bambini 5-8 anni:

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Durante i primi anni delle elementari il bambino inizia a leggere, e a sviluppare tutte le abilità manuali, anche le più raffinate.

Il bambino è pronto per strumenti più avanzati, come orologi, tablet, giochi di società, scacchi e dama, mattoncini di piccolo taglio, videogames e consolle.

Inizia a differenziarsi il gusto “di genere”, quindi le bambine gradiranno bambole, principesse, libricini di moda e similari. I ragazzi mostri e personaggi più o meno aggressivi o misteriosi, e mezzi di trasporto. In generale, se non si conoscono gusti o passioni particolari, conviene andare sui classici, come libri, raccolte di stickers, mattoncini, dvd.

Consiglio dell’ultimo minuto:  libro di lettura, una confezione di lego friends o lego city.

Per i regali da 8 anni in su…ehm…ti farò sapere quando ci sarò passata!

Ti è mai capitato di dover fare un regalo, e non sapere da che parte cominciare?

Che tipo di regali preferite ricevere, tu o i tuoi bambini? Io adoro questi qui, in legno!

 

 

Due è già troppo, in Italy

Passare da uno a due figli per me è stato decisamente “frettizzante”. Un termine inventato ora da me…per esprimere la sensazione che vivo ormai da più di due anni.

Le mie attività sono frettizzate. Non frettolose. E’ diverso.

Mi si è frettizzata la vita. Nel senso che in ogni momento, sono necessariamente concentrata sul momento successivo. I pensieri corrono sempre a qualche ora dopo, qualche giorno dopo, qualche mese dopo. Un accavallamento di cose, nomi, appuntamenti, orari, richieste, fogli da firmare, presentare, consultare cerca costantemente di essere districato e portato di pari passo allo scorrere dei giorni sul calendario.

Giochi, vestiti che diventano piccoli, menu da inventare, merende da preparare, ingredienti da controllare si accatastano nella mente…Zainetti, intimo, bagnetti, tutto più schedato e più schematico, rispetto al figlio unico. Frettizzato e anche organizzato, magari male organizzato, ma necessariamente più metodico.

Tant’è che il mio relax mood in cui ho sempre vissuto ha iniziato a essere un tantino insufficiente e ho dovuto necessariamente fare delle scelte organizzative in casa: comprare divisori per armadi, decidere di sistemare i giochi in uno scaffale, decidere di togliere alcuni giochi dalla circolazione, e così via.

Ma tutto sommato, non ho trovato questo passaggio faticoso, a livello materiale: gli oggetti essenziali e più ingombranti erano già in casa, la consapevolezza che anche il secondo figlio avrebbe potuto dormire poco, e comunque la distanza di età tra i miei figli (5 anni) mi stanno permettendo di affrontare i vari passi con una certa praticità.

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A livello mentale invece la stanchezza si fa sentire, molto probabilmente perché ho dei figli psicologicamente stancanti, più che fisicamente. Non sono dei gran corridori/ arrampicatori/ stravolgitori di arredamento, riescono a stare a tavola seduti, vengono volentieri in macchina e non piantano un capriccio nel bezzo mezzo del supermercato affollato. No, loro sono apparentemente tranquilli. Il che significa che se li incontri per strada o se ci vieni a trovare, loro appaiono calmi. Ma è solo una copertura…:) Continua la lettura di Due è già troppo, in Italy

Li avete, 35 bei ricordi d’infanzia?

35 cose belle: avevo iniziato questo post il giorno del mio compleanno per festeggiare i miei 35 anni, col desiderio di scrivere una lista di 35 cose belle della mia infanzia che ho trovato bellissime quando le hanno rivissute i miei figli. Diciamo fino ai 7/8 anni, l’età della mia pargola maggiore. Poi l’ho lasciato in bozze, e nel frattempo sono accaduti diversi avvenimenti che mi hanno distratta dal blog, e che hanno portato a un piccolo vuoto creativo.

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Niente, lo riprendo e lo trasformo in una specie di post pre-natalizio…sulla scia dell’emotività regnante sul web in questo periodo, continuo l’elenco sperando di tirare fuori un sorriso o dei teneri ricordi ai miei coetanei, e, se vi va, qualche condivisione (visto che ormai gli alberi di Natale li avete postati tutti…vi fornisco nuovo materiale da diffondere!). E, ovviamente, sono tutte , o quasi, cose che si possono fare o vivere solamente da bambini, ed è proprio in questo che sta la loro bellezza. Continua la lettura di Li avete, 35 bei ricordi d’infanzia?