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Creare account Android ai bambini: come avviene il controllo con Family Link?

Dopo aver spiegato a cosa serve Family Link, vediamo i dettagli delle opzioni che permettono di controllare le attività dei figli.

I controlli principali sui quali i genitori hanno potere decisionale sono 3, cioè possono:

  • Sapere quanto tempo passa il minore su ogni singola applicazione
  • Possibilità di stabilire a priori a che ora il telefono si blocca/sblocca
  • Sapere il tempo cumulativo che il minore ha passato sullo smartphone nella giornata

Il controllo Family Link sulle singole applicazioni

La schermata di sintesi permette di vedere il tempo speso su ogni singola App mediante un grafico a nastro: ovviamente, il genitore può escludere a priori determinate App o permettere solo quelle classificate con Codice Pegi adatto all’età. Cos’è il codice Pegi?

Il Pan European Game Information (PEGI) è il metodo di classificazione valido su quasi tutto il territorio europeo usato per classificare i videogiochi attraverso cinque categorie di età e otto descrizioni di contenuto. Ha sostituito altre classificazioni come l’ELSPA dall’aprile 2003.


controllo pegi minori

(Fonte testo e immagine : https://it.wikipedia.org/wiki/Pan_European_Game_Information )

Quindi, stabilito l’accesso ad alcune o a qualsiasi app (spero che non venga lasciato tutto aperto, altrimenti non ha neanche molto senso controllare un minore di 13 anni…), il genitore può supervisionare il tempo speso in giornata su ognuna.

Orari di utilizzo: limite giornaliero e ora di andare a dormire

Il genitore può gestire dal suo smartphone:

sia gli orari fissi (ora serale di blocco, ora di sblocco durante la giornata), programmabili per i 7 giorni della settimana

sia l’orario cumulativo (esempio max due ore, dopodiché, il telefono si blocca) , anche questo programmabile per giorni

Ovviamente si può anche utilizzare una combinazione di entrambi: esempio, il telefono è attivo dalle 12 alle 18 ed è utilizzabile al max per 2 ore.

L’utilizzo del tempo premio

A pochi minuti dal blocco , il ragazzo riceve un avviso o una notifica dello scadere del suo tempo massimo e dell’avvicinarsi dell’ora dello spegnimento; spesso capita che stia facendo qualcosa di specifico e che chieda di poter avere altri 5 o 10 minuti: Family Link ha previsto anche questa opzione, si chiama Tempo Premio.

Il tempo Premio consiste nel poter aggiungere minuti di attività rispetto a ciò che è programmato, cioè il genitore con un semplice clic può aggiungere 5,10, 20, 30, 60 minuti.

Ho utilizzato diverse volte questa funzione, ma devo dire che la dicitura “tempo premio” non mi piace per niente, non può essere un premio l’utilizzo del cellulare!
Ogni genitore sa come e perché utilizza Family Link, di certo respingerlo a priori per il mio punto di vista è sbagliato, perché a 9 o 10 anni i bambini non possono essere lasciati soli con un cellulare da adulti.
Ma usare Family link come ricatto morale o premio sarebbe davvero assurdo!
Ricordiamoci sempre di farne un uso sano e di ricordarci sempre che coi figli ci dobbiamo parlare e soprattutto li dobbiamo ascoltare…a orecchie ben aperte!

Addobbi natalizi: 3 idee da realizzare coi piccoli

Addobbi natalizi

Il Natale si sta avvicinando: è ora di cominciare a pensare a come rendere calda e accogliente la propria casa per questo periodo dell’anno così magico. Ecco qui una guida per creare bellissimi addobbi natalizi fai da te con i propri bimbi… e come sempre tutto all’insegna del green e del risparmio.

Segnaposto
Iniziamo subito con dei carinissimi segnaposto che potrete realizzare con pochissimi prodotti. Ti serviranno delle pigne, delle tempere, dei tappi di sughero e della colla. Insieme a tuo figlio puoi fare una bella passeggiata per trovare qualche pigna caduta da poter utilizzare.

addobbi-natalizi

Una volta raccolte le pigne potete iniziare a creare l’addobbo. Con le tempere fai sporcare le manine al bimbo, dopodiché incolla il tappo di sughero alla pigna e il gioco è fatto 🙂 Se vuoi abbellire un po’ di più la pigna di natale ritaglia una piccola stella di carta e incollala alla cima.

Portacandela

Un altro addobbo natalizio che puoi creare sono dei portacandela fatti con la buccia dell’arancia. Anche per questo progetto ti serviranno pochi elementi: un’arancia, una formina di quelle dei biscotti e dei chiodi di garofano per decorare. Prendi un’arancia e tagliala a metà, poi, cerca di togliere la buccia dal resto senza che questa si rompa, in modo da formare due semisfere.

 

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Con l’aiuto del tuo bimbo puoi utilizzare la formina per bucare una delle due semisfere che hai creato precedentemente. Infine, posiziona i chiodi di garofano dove preferisci e inserisci la candelina nell’altra semisfera non bucata. Riunisci le due semisfere ed ecco creato il portacandela natalizio.

Campanella

L’ultima idea che proponiamo è un ottimo esempio su come riciclare creativamente le cialde di caffè, con queste è possibile realizzare delle campanelle da far suonare il giorno di natale a l’ora del pranzo.

 

addobbi-natalizi

Ciò che ti occorre è una cialda finita di caffè, un nastro in tessuto e una perlina del colore che preferisci o un campanellino. Anche questo è un addobbo che puoi realizzare con il tuo bimbo, l’unica cosa che dovrai fare tu è il buco nella capsula che servirà a far passare il nastro. Dopodiché sarà il tuo bimbo a far passare il filo e a legare all’estremità la perlina scelta. E… ta-dan! Campanellina pronta! Se vuoi renderla più natalizia consigliamo di colorarla di rosso o di aggiungere qualche glitter.

 

Se vuoi conoscere tanti altri modi per risparmiare e far felice il tuo bambino visita il nostro blog blog.chebuoni.it , ti aspettiamo!

 

Raccolta di idee per un albero di Natale originale, rigorosamente senza pino

Natale originale…

Non ho nulla contro i pini, ma…un albero di Natale originale, ogni tanto, va fatto.

Che sia a casa, in un negozio o a scuola, o nel proprio ufficio, ecco diverse idee per un albero di Natale concettuale, che di quello classico ha poco o nulla!

Ma come si realizza un albero di natale originale…? Si va da alberi più ricchi ed estrosi, a quelli più impegnativi tecnicamente a quelli del tutto minimali o adatti a bambini anche molto piccoli.

In base alle capacità artistiche e tecniche, insomma, sicuramente troverete un’idea fattibile per voi.

 

Se si hanno bambini piccoli, l’albero classico può essere complicato da mantenere intatto: palline, cordicelle, attraggono spesso i piccoli che tirano toccano e possono anche combinare guai. Si sono viste tante foto di alberi addobbati solo nella metà superiore; di certo, la tradizione va mantenuta ma una volta si può provare a realizzare qualcosa di originale insieme al bimbo e che poi col bimbo possa tranquillamente convivere.

Con cartoncini e ritagli, si possono creare sagome, anelli, da assemblare o dipingere. O un cono rivestito di stoffa, può diventare un gioco di stacca e attacca di ritagli natalizi. Non sembrano così complicati da realizzare:

 

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Se invece si vuole semplicemente addobbare in maniera insolita, si possono prendere queste idee “da muro”: che siano palline, ciondolini vari, con o senza cornice, nelle immagini di seguito si vedono degli addobbi davvero di effetto e adattabili più o meno a qualsiasi ambiente…anche qui, una volta trovato il materiale non appare eccessivamente tecnica la realizzazione del vostro albero di Natale originale:

 

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Andando più sul pesante, sia come struttura in sé, sia come impegno diciamo di forze necessarie per le creazioni, c’è il legno: che siano bancali industriali o semplici tavole, con gli attrezzi giusti e pochissimo materiale per l’addobbo, si ottengono effetti forti, sicuramente adatti ad ambienti tipo baite o taverne. Il migliore per me è quello alla fine, che integra albero e presepe, una genialata:

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Se si hanno doti manuali e artistiche più consistenti, si può provare a utilizzare materiali estrosi come il tulle, bianco o colorato oppure pezzi da assemblare come nell’esempio dell’uncinetto: il risultato è sicuramente più chic, ma la lavorazione è più complessa e sicuramente richiede di seguire un tutorial, per chi fosse incuriosito. L’albero a cerchi sospesi, con luce centrale, sicuramente è uno dei più raffinati della raccolta. Raccomandato, però, a chi sa avviarsi con largo anticipo:

 

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Qui di seguito, invece ho raccolto le idee più eleganti per l’albero di Natale: cioè quelle che possono stare in ambienti raffinatissimi o in cui colori sgargianti o volumi grossolani potrebbero stonare. Insomma per gli amanti del minimal: ci si può arrabattare anche in quel  caso. Scelti con cura i materiali, la realizzazione di uno di questi  alberi chic non dovrebbe richiedere l’intervento di un interior specialist. Potrebbe bastare un buon fornitore dei supporti necessari, e via.

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Infine, l’ultima carrellata è la mia preferita…la vorrei definire, la sezione dei “non c’ho voglia”, di cui molto spesso mi sento parte. Mi piacerebbe creare e spaziare con la fantasia, ma mi capita spesso di perdere la pazienza o di lasciare i lavori a metà per mancanza del giusto tempo e della giusta dedizione.

Per chi ha comunque voglia di creare qualcosa da sé, ma magari non è nato esattamente per il bricolage…ecco alcune idee che possono sembrare banali ma che con l’opportuno accostamento di colori e situazioni, secondo me, potrebbero fare la loro comparsata con dignità.

Ecco esempi di albero di natale originale per chi al massimo vuole spenderci un’oretta e poco più!

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Puoi leggere una raccolta analoga di idee per il presepe:anche in quel caso, le idee originali per addobbare sono su diversi livelli…
E in più, un post fatto per decorazioni varie lo trovi qui!

 

Tutte le immagini che trovate nel post sono reperibili sul mio account Pinterest , nell’album Alberi di Natale, con relative fonti e tutorial!

 

Bambini e Natale: presepe fai da te, molto fai da te

Arriva l’ atmosfera unica dicembrina:  bambini e Natale significa albero e presepe!

Ecco qui qualche spunto per un presepe facile da realizzare e soprattutto adatto anche a chi non è un grande appassionato del fai da te.

Ho preso idee per il presepe a prova di principianti…ognuno può trovare l’idea adatta alla propria abilità manuale e a quella dei propri bimbi.

 

Presepe realizzato con cartoncino:

Il cartoncino è uno dei materiali più semplici da utilizzare anche coi più piccoli. L’idea col cartoncino delle uova è davvero graziosa, ma anche realizzare statuine semplici e incollarle su una cassettina di legno non è così complicata e neanche ingombrante. Se vi occorre un tutorial iscrivetevi su qualche social di immagini come Pinterest: la scelta è davvero enorme!

, av trä m.m. Josef och Maria är 9 cm höga. Satsen innehåller kulor av trä, hobbyfärg (brun, mellanbrun, mörkblå), filt, tandpetare, glitter, piprensare, garn, hö, röd penna, pensel. lim och vägledning. Komplettera själv med en liten äggkartong.

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Presepe realizzato con sassi:

Questi sono i miei preferiti: il sacchetto che raccoglie i sassi coi vari personaggi è uno dei più semplici da realizzare anche se non si è molto esperti di pittura. Per chi invece si sente più artista, il sasso decorato sicuramente in casa farà il suo effetto originale…attenzione ai bimbi piccoli però!

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Presepe “al barattolo”:

Altra idea che mi affascina: niente oggettini sparsi qui e là, ma un barattolo che racchiude il senso del presepe. Ottima idea anche per chi ha poco spazio o pochissime superfici di appoggio libere!

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Presepe profilato:

Per chi ama il minimalismo: niente raccolta di materiali vari, assemblamento, posizionamenti strategici…Per avere un bel presepe può bastare anche un semplice materiale rigido profilato o intagliato con forme stilizzate; e perché no anche dipinto, magari con degli stencil che immagino siano facilmente acquistabili in giro.

E neanche i più pigri e maldestri avranno scuse…

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presepe profilato

Presepe cucito:

chi ha una maggiore manualità col cucito, può realizzare presepi o decorazioni molto più elaborati e personalizzabili; ho comunque scelto alcuni esempi di presepi che siano comunque minimali e raccolti. Appendere i personaggi a un filino sul muro, o realizzare il libricino/capanna che contiene i vari pezzi…davvero fattibile in poco tempo e facili da mettere via dopo le feste.

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Presepe con vari oggetti di recupero:

Qui ci sono invece immagini di veri e propri presepi di recupero: oggettistica varia che, con qualche pezzetto di stiffa, un po’ di colla e vernice…diventano splendidi esempi di presepi sostenibili! Molte volte sono proprio gli oggetti che abbiamo tra le mani tutti i giorni, quelli che possono diventare davvero i migliori “lavoretti”. Sono idee ottime anche da far fare a scuola!

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Presepi vari e idee aggiunte per il Natale 2019 (teniamoci aggiornati!):

Qui di seguito riporto alcuni presepi di vario genere, realizzati con carta o cartoncino semplice, carta piegata, filo esteso, filo in rocchetti, filo di ferro…insomma ci vuole davvero pochissimo materiale, facilissimo da reperire, per creare un presepe estroso. Mi piace in particolare quello coi rocchetti di filo e i bottoni!

 

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Qui trovi anche una raccolta analoga di idee per creare un albero di Natale originale: le idee spaziano tra diversi tipi di materiali, rigorosamente senza albero.

Qui, invece, una raccolta di spunti per decorazioni fai da te, con pigne, carta, materiali di vario genere, sempre all’insegna del fai da te…come dire…facile!

Tutte le immagini che trovate nel post sono reperibili sul mio account Pinterest , nell’album presepi, con relative fonti e tutorial!

Clicca e fai girare!

 

Deduzioni varie sull’autosvezzamento

Il mio secondo figlio sta per compiere tre anni, e posso quindi fare qualche piccolo resoconto sulla scelta di autosvezzarlo;

con la prima figlia avevo seguito la prassi “pediatrica” di pappe, seggiolone separato, pasto separato, acquisti separati. Conosco quindi entrambi gli approcci e posso confrontarli.

Ecco 3 domande che mi sono posta ed ecco le risposte:

1.Hai trovato qualche differenza sostanziale nel modo di mangiare dei tuoi figli? Secondo te cosa è cambiato tra l’uno e l’altro?

I miei figli, come tutti i bambini, hanno caratteristiche e gusti unici, indipendentemente dallo stile alimentare che adotta la famiglia.

Detto questo, i miei bimbi hanno sempre mangiato piuttosto volentieri e si adattano a gran parte dei pasti improvvisati o che non posso programmare. Detto questo, l’autosvezzamento tende ad assecondare di più l’appetito del bambino, e da quello che vedo, il bimbo autosvezzato si sa regolare di più. E’ come se conosca meglio la quantità di cibo di cui ha bisogno. Per esempio, il mio secondo bimbo, ha un appetito diverso a seconda che abbia fatto attività o meno, e se è concentrato o dispiaciuto o triste, tende a mangiare nello stesso modo di sempre.

autosvezzamento

Mia figlia invece, tende più a cercare cibo continuamente, anche quando è annoiata. Non fa differenza il suo stato di stanchezza o di appetito, lei mangia comunque, se vede che è pronto. Se è giù o arrabbiata spesso chiede cibo e se dobbiamo andare da qualche parte, già pensa a cosa mangeremo. Lei si adatta di più, nel senso che mangia anche alimenti poco elaborati, poco conditi e poco gustosi. Diciamo che è più il tipo che dice: è ora di mangiare, e si mangia. Se c’è un piatto che non gradisce si incupisce e si offende. Il fratello è più il tipo che dice: se mi va e mi piace, mangio, altrimenti non mi interessa.

Riconducibile al tipo di svezzamento? Forse, un po’!

2. Ci sono cibi che non mangiano affatto?

La prima esclude patate e verdure cotte, il secondo non vuole pasta ripiena, pasta dalle forme strane,  crackers. Entrambi mangiano da sempre verdure crude, frutta, senza che io abbia mai  insistito. Il piccolo preferisce assaggiare cose diverse nello stesso pasto, la grande no. Quindi, direi, nessuna differenza: sono semplici gusti, e sono cose che hanno sempre rifiutato fino da piccolissimi.

3. Devi insistere per farli sedere a tavola?

La grande, avendo quasi 8 anni, ovviamente non ha più questo tipo di problema. Spesso apparecchia, mi aiuta a cucinare, quindi sa che al momento di mangiare ci si mette tutti a tavola. Lei ha un appetito particolarmente aggressivo, quindi ha sempre preso parte molto volentieri ai pasti, mai pregata. Il secondo invece è diverso, non è concentrato sul cibo e si ricorda di avere fame solo quando vede la tavola imbandita. A volte non vuole sedersi (perché ha già mangiucchiato qualcosa) e io non insisto. Se invece ha il giusto appetito, si siede, mangia il necessario e poi si allontana. A volte vuole stare in braccio a me e vuole mangiare dal mio piatto, forse gli ricorda l’infanzia 🙂 .

autosvezzamento

Come se l’autosvezzamento abbia dato “meno” importanza a questo rito del mangiare e riempirsi. Insomma avere la pancia piena non dovrebbe essere una sensazione quotidiana, da cercare a tavola. Dovrebbe essere qualcosa che capita ogni tanto…ecco, credo che l’autosvezzamento aiuti in questo senso: a non abituarsi all’abbuffo. La nostra prima figlia è una buona forchetta, a volte da contenere: chi saprà mai se con l’autosvezzamento sarebbe stato diverso?

Quindi, in definitiva: non credo che l’autosvezzamento possa determinare così tanto il tipo di alimentazione del bimbo; quello che incide moltissimo, di sicuro, è il tipo di alimentazione che la famiglia segue quotidianamente e a cui tutti i bimbi, prima o poi, si abituano (gli autosvezzati lo fanno solo con più anticipo e più libertà di scelta).

Secondo me è la strada più semplice da seguire, sia per i genitori che per i bambini, e tende a seguire l’istinto naturale di cibarsi quando si sente la fame e quando si vede qualcosa di attraente.

Per questo motivo lo raccomanderei a tutti, ma anche e soprattutto per vivere il momento del pasto con meno ansia: il bambino se lasciato libero si autoregola e tende a mangiare da solo, quindi perché forzare e rendere il pasto un momento complicato?

 

Qui un mio breve post sul tema e qui un articolo di Uppa, che dovrebbe rassicurare i dubbiosi.

nobodyshame – Nessuna vergogna del proprio corpo

Su Twitter, in cerca di “controargomenti” da trattare sul mio blog  -in questo periodo di prova costume-mania- , mi sono imbattuta nell’hashtag  nobodyshame.

Un hashtag che si porta dietro questa nuovissima e innovativa corrente di pensiero che invita tutti, e in particolare le donne, a non vergognarsi del proprio corpo.

Il motivo per  cui ogni donna debba per forza sentirsi esteticamente sbagliata è complicato da definire;

il problema più generale è che spesso si associa l’idea di un corpo magro e tonico, a una persona riuscita, soddisfatta, con una buona forza di volontà.

 

Si associa cioè, la forma del corpo, a qualità positive; mentre a corpi in sovrappeso si associano (molto frettolosamente e senza alcun fondamento) qualità negative, come il non sapersi gestire, il non saper resistere alle tentazioni, la pigrizia o l’accidia, la mancanza di gusto estetico. E anche cose peggiori.

Molto, molto, molto spesso, ho visto donne parlare della taglia 44 come una taglia “fuori misura”, e dalla 44 inizia a delinearsi il profilo di una donna che deve sicuramente e senza fiatare, vergognarsi un po’ di ciò che è. Deve quasi scusarsi delle sue forme, e correre ai ripari per trasformarsi il prima possibile in qualcosa di diverso, con un certo senso di urgenza.

 

Cosa c’è di fondato nelle qualità positive associate a corpi in peso forma?

Per me, molto poco. Spesso (non sempre ok, ma spesso) le doti fisiche sono innate. Spesso chi ha molta cura del proprio fisico ha già un fisico ben strutturato oppure lo ha avuto da giovanissimo. Indipendentemente dal motivo per cui una certa persona abbia un buon tono muscolare e un buon rapporto massa magra vs massa grassa, che sia dovuto a ore e ore di allenamenti, a una cura estrema della propria alimentazione, o a un buon corredo genetico – o a tutte e tre insieme-,

quella persona ha semplicemente una dote, ha una caratteristica, che probabilmente garantisce un buono stato di salute generale.

Nessuno ci dice niente su cosa fa o non fa la persona in esame: se ha uno dei sei vizi capitali esistenti oltre quello della gola, se si dopa, se è affidabile, se ha buona volontà. Se è simpatica o meno, o se è capace di portare a termine un obiettivo. Non lo sappiamo, ma tendiamo a credere che avrà sicuramente qualcosa di positivo, dentro di sè.

Diverso è il caso degli atleti: in quel caso, la cura e l’allenamento del proprio corpo sono parte della loro vita, del loro lavoro, della loro quotidianità. E il corpo lo dimostra, indubbiamente. Ma sono appunto, persone che investono il loro tempo, molto del loro tempo, alla cura del proprio fisico.

La grande verità, è che avere il giusto peso, assicura un certo stato di salute, il buon funzionamento del metabolismo, articolazioni non sovraccaricate, agilità, prestanza,  quindi  sicuramente uno stato a cui dovremmo aspirare un po’ tutti. Ma è un discorso di salute, e non di altri aspetti. Non si può pensare che chi sia in sovrappeso sia sbagliato. Probabilmente è meno in salute di un’altra persona, e non mi sembra che ci si preoccupi così tanto della salute in generale, se non quando è strettamente associata all’aspetto fisico.

 

Cosa c’è di fondato nelle qualità negative associate a corpi in sovrappeso?

Per me, nessuna. Ma non è stato sempre così. Anch’io pensavo che il sovrappeso fosse una stonatura, una specie di “errore”da correggere, proprio visivamente.

E per molte persone è uno stato di “gaffe” continua, diciamo quasi umiliante. Nell’immaginario collettivo il cicciotto passa le sue giornate a sbafare cibo grasso, unto, bevande gasate e zuccherate, passa dal divano all’auto e non si muove. Non importa se lavora, se ha successo, se è comunque in buona salute, se fa comunque la sua discreta attività fisica. O se mangia sano. Non importa nulla, perché il suo corpo parla chiaro, e chi non ha mai approfondito la cosa, associa l’eccesso di peso a un qualche eccesso che la persona non sa gestire o controllare. Sicuramente, porterà qualcosa di negativo, dentro di sè.

E invece, molto spesso, semplicemente non è vero. Probabilmente la persona in sovrappeso ama la buona cucina, o ripone nel cibo un significato particolare, potrebbe usarlo come consolazione o averne fatto un vero e proprio vizio.

Riporre in qualcosa un significato particolare, usarlo come consolazione o farne un vero e proprio vizio, lo fanno un po’ tutti, solo che chi non lo fa col cibo, non ha effetti visibili all’esterno.

Questo brevissimo stralcio di Kung fu Panda è divertentissimo…e tutto il film rispecchia molto questo modo di giudicare troppo in fretta chi non appare così tanto in forma.

 

 

E così, ho visto in giro alcuni video e alcuni slogan, e ho deciso di raccogliere un po’ di materiale e di scrivere qualche pezzo in difesa di chi ha addosso dei chili in più ma si è stufato di doversene vergognare. A volte ci propinano modelle cosiddette curvy, che poi in realtà sono donne in formissima e proporzionate, solo con curve un po’ più accentuate. Lo slogan #nobodyshame invece si rivolge proprio a tutti, cicciottelli, superobesi, ma anche solo chi ha una forma troppo a pera, le caviglie troppo spesse, la ciambella alla vita o le gambe storte e il collo corto. Basta! Diffondiamo questo nobodyshame. Che spesso è anche un discorso frainteso, come è accaduto in questo caso.

Tema del prossimo pezzo: la difficoltà di vestirsi oltre la 46 e oltre la 4° di reggiseno. A presto.

 

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immagine donne: www.wdonna.it

Il primo compleanno e un incontro speciale

Il blog compie un anno…mi sarebbe piaciuto stupire i lettori con qualcosa di speciale: un’infografica, una novità, qualche dato statistico su quest’anno di blogging, una dedica, dei ringraziamenti. Ma purtroppo non ho abbastanza tempo per cose fighe, non sono così perfettamente organizzata ed è già tanto se ho la connessione che va e una mezz’ora per scrivere. Ho creato questo blog per usare il poco tempo libero in maniera nuova, per non fare della rete un vizio pigro, e per rendere un po’ virtuoso il tempo speso online.

compleanno enigmamma

 

Così ho deciso che -oltre a dire grazie a tutti quelli che hanno letto e apprezzato- per l’occasione, delizierò i  lettori con…un semplice racconto-testimonianza del mio fantastico, unico, sensazionale e forse irripetibile….

incontro con un lupo!

Nella mia descrizione personale spiego sempre che guardo orizzonti green…cioè che cerco sempre di avere attenzioni e cura per l’ambiente, ma non mi ritengo una ecologista radicale, perché non riesco a fare tutto quello che vorrei, in questo ambito, e pur facendo tante scelte ecologiche, non sono così tanto immersa in una vera vita a impatto zero, come mi piacerebbe.

Quello che voglio dire oggi col mio racconto, che forse non ho mai spiegato davvero per bene, è che la mia tendenza green…è una tendenza spontanea. Sono nata e cresciuta in campagna e non sono interessata a temi ambientali per ragioni lavorative, di studio, di appartenenza a un partito: io sono proprio abituata a un certo stile di vita, che è quello della campagna semplice . E ogni volta che sento parlare di qualcosa che è sostenibile e a basso impatto ambientale, mi sento come pervasa da un senso di giustizia, da un senso di pace interiore, che mi riporta alla vita campestre semplice e sana dei miei nonni.

Mi sento green perché i miei nonni e i miei genitori erano green per forza, e non per scelta.

Passo quindi al rmaiella abruzzoacconto: i miei genitori vivono in aperta campagna e quando vado a trovarli ho a disposizione diverse strade, la più cittadina ( la statale), la più rapida(quella che passa per alcune frazioni piccole) e la più panoramica, che forse è la più lunga e dissestata ma offre un paesaggio che toglie il fiato.Ovviamente la panoramica è quella che percorro meno spesso, ma più volentieri. Il paesaggio il giorno del racconto è più o meno così, come in foto;

 

è un giorno di febbraio, sono sola in macchina, pioviccica e sento il mio animo green che ha voglia di essere coccolato, così scelgo di andare da mia mamma facendo la strada di aperta campagna. Vado piano sia perché pioviggina, sia perché voglio far durare questo mio piccolo rito rigenerante il più possibile.

A un certo punto la strada si fa così piena di buche che mi tocca rallentare, fino a fermarmi e reinserire di nuovo la prima. In quel momento, con la coda dell’occhio mi accorgo di una macchia. Una macchia marrone immobile a circa due metri dal lato passeggero. Mi fermo e vedo un animale, forse un cane?

Spengo la macchina. Guardo meglio. Il finestrino è pieno di goccioline e non vedo bene. Giro il quadro e abbasso il finestrino. C’è il lupo.

Lo guardo negli occhi, e mi guarda negli occhi.

Eh.

Continuo a guardarlo, e lui pure. Non so come spiegarlo, ma avevo la testa vuota. Non ho neanche riflettuto sul fatto che fosse un lupo. Lo guardavo e basta, e dentro la mia testa risuonava solo la frase: vediamo che fa.

Con la mano frugo in borsa e prendo lo smartphone. Tra aprire la fotocamera, puntarla e avvicinarmi al finestrino, ovviamente, la belva si è indispettita e ha indietreggiato di qualche passo. Restando comunque a guardarmi.

 

Poi si è avviata verso un lato. E così ho la foto. Lupo Appenninico in piovoso pomeriggio abruzzese di febbraio.

Eccola.

lupo maiella enigmamma

Fatta la foto, ho continuato a seguire con lo sguardo l’animale, che balzellando balzellando è tornato giù per la piccola scarpata da cui probabilmente era arrivato.

Qual è la cosa meravigliosa di questo incontro?

Che, lì per lì, l’ho dimenticato. Ero talmente immersa in una specie di meditazione bucolica, che non ci ho pensato più, per niente. Sono arrivata dai miei e l’avevo già rimosso. Ero stata veramente in uno stato meditativo profondo? Forse sì.

Non mi ero fatta domande, non mi ero chiesta se fosse un lupo vero o solo un cane molto simile al lupo.

Non avevo ragionato su dov’ero, che stagione fosse, che clima, non avevo usato la mia parte “evoluta” di cervello, ma solo quella più istintiva, più pratica. Forse se fossi stata a piedi mi sarei messa a correre o avrei cercato di seguirlo.

Non lo so! Fatto sta, che dopo qualche tempo, guardando le foto, qualcuno mi ha chiesto: dove l’hai fotografato questo lupo?

E io: lupo? Che lupo? Ho dovuto guardare la foto e ricordarmi della cosa…Poi ho finalmente realizzato che avevo incontrato un lupo e lo avevo anche guardato negli occhi, e grossomodo credo di aver rimosso il fatto di averlo fotografato perché, presa dal trasporto meditativo, ero convinta che l’immagine fosse troppo sfocata, e che la figura dell’animale non fosse abbastanza definita.

Non avevo neanche rivisto la foto per capire se fosse venuta bene. Era stato tutto un susseguirsi di azioni istintive. Cercavo di stare ferma immobile e di osservare. Ho vissuto un momento di estraniamento. Il lupo è riuscito a portarmi in uno stato diverso da quello in cui sono quando guido, parlo, rifletto e analizzo.

Uno stato green-meditativo che auguro a tutti di vivere – credo che possa capitare la stessa cosa anche coi panorami o con l’osservazione di altri fenomeni tanto semplici da vivere quanto ormai dati per scontati . Come un forte temporale, il mare mosso d’inverno o un’uscita subacquea.

Quindi ecco, ringrazio ogni lettore che ha apprezzato i miei pezzi, e con questo racconto vi invito a vivere la greenitudine per voi stessi, in prima persona, per ricordarvi ogni tanto che oltre a tante altre belle cose, siamo semplicemente degli animali che fanno parte di un ecosistema più grande e più potente di qualsiasi tecnologia.

Non dimentichiamolo mai!

Breve guida a siti green #2

Il mio blog tratta diversi temi,  tenuti insieme dal filo contorto della vita genitoriale: risparmio, scelte ecologiche, attenzione alle relazioni coi figli; un filone abbastanza ampio definibile come “stile di vita naturale”, che detto in termini internazionali potrebbe definirsi Green lifestyle.

Con questo post di oggi vi indico altri siti green (l’articolo con la prima lista la trovate qui) che ho trovato interessanti, finora, e da cui a volte prendo spunti. Sono in ordine casuale, alcuni li leggevo anche prima di aprire il mio blog e continuo a seguirli, altri li ho incontrati nel tempo, sui vari social. 

green naturale

I- Econote Portale che si occupa di tematiche ambientali, sostenibilità e risparmio. E di tanto altro, sempre in veste “green”. Ha anche una sezione per mamme e papà, ma personalmente lo seguo maggiormente per i numerosi spunti che offre in generale per la vita quotidiana, e anche riguardo a scelte ed acquisti. Una delle ultime pagine che ho letto e apprezzato è stata sul tema del turismo sostenibile. Il portale affronta molti temi diversi, ed è proprio per questo che trovo sempre qualche “curiosità” davvero interessante.

II- Bioradar Uno dei più famosi green magazine, probabilmente anche il più conosciuto e condiviso su facebook. Il sito ha la sezione magazine e quella social; di solito mi soffermo soltanto sugli articoli: la scelta è davvero vastissima, gli articoli interessanti, e i contenuti abbastanza diversificati: ci sono articoli su vari temi come ricette, fai da te, curiosità e anche video e podcast. Una raccolta particolarmente ricca, molto attiva anche sui social. Oggi ho visto questo articolo  sulla coltivazione di frutta e verdura: non credo che riuscirò a metterlo in pratica…il mio pollice non è proprio così green. Ma l’ho trovato comunque molto interessante e ben fatto!

III- Around Family  Sito che offre idee e spunti per fare gite in famiglia. Per visitare il sito è necessario registrarsi o accedere con account Facebook; io ho scelto di registrarmi. Poi vanno inseriti i propri dati e, sicuramente, tutto questo appare un po’ macchinoso e poco invitante. Ma ritengo che ne sia valsa la pena perché il sito offre mappe, itinerari eventi per famiglie con bimbi da 0 a 12 anni. La parte più bella di questo portale è che, una volta entrati, potete voi stessi inserire vostri itinerari, recensioni, commenti e contribuire alla crescita delle opzioni a disposizione. Il sito si dichiara indipendente, questo significa che i consigli non sono sponsorizzati ma solo frutto delle esperienze di altri genitori.

Pertanto, la forzatura a registrarsi ha proprio questo senso: quello di garantire una certa affidabilità dei contenuti. Provatelo!

IV- Mammole Un classico portale per mamme e future mamme, con una particolare inclinazione verso tematiche naturali. Vedrete già da subito la differenza da altri portali -più famosi e “standard”- dal tipo di banner pubblicitari che compaiono. E, soprattutto, dal team di persone che compone la redazione: sono garantite elevata professionalità ed esperienza pluriennale.  Ecco uno degli articoli che mi è capitato di leggere ultimamente, sul tema del co-sleeping.

 

Conoscete già questi siti? Ne leggete altri? Commentate!

Vita genitoriale: non avrei mai immaginato che…

 

Quando da piccola o da adolescente immaginavo la mia vita adulta, avevo una vaga certezza che avrei avuto dei figli, questo sì. Ecco, finora, di tutto quello che avevo immaginato, questa è l’unica aspettativa che si è realizzata in pieno, anche in anticipo rispetto ai miei programmi iniziali.

In che cosa, invece, le mie aspettative genitoriali sono rimaste, come dire, soltanto congetture e immagini sbiadite che non fanno assolutamente  parte della mia realtà odierna, ve lo spiego subito:

1.Mi aspettavo che i figli avessero un’autonomia molto molto limitata nei primi anni di vita

Praticamente, credevo che ai bambini andasse insegnato tutto, ma proprio tutto. Non sapevo che avessero già un set completo di comportamenti istintivi, non sapevo che imparassero a mangiare, esprimersi, camminare e lamentarsi da soli. Addirittura rimasi meravigliata nello scoprire che appena nati si attaccano al seno e iniziano a poppare.

Non so perché: forse l’abitudine alle bambole ferme e ignare di tutto (che non mi sono mai piaciute…), forse perché non avevo mai riflettuto su quanto l’essere umano sia “animalesco” come tutti gli altri esseri viventi, insomma fatto sta che, soprattutto con la mia prima figlia, mi sono ritrovata a dirmi: e caspita, ma questa fa tutto da sola! Ricordo in particolare quando nelle prime settimane di vita, lei già faceva tantissime espressioni facciali legate a ciò che succedeva intorno a lei: ma chi gliele ha insegnate?

2.Immaginavo pomeriggi silenziosi, notti tranquille e risvegli fiabeschi

Sapevo che i bambini piangono, che hanno bisogno di molta assistenza e che non possono essere lasciati soli, ma non sapevo che possono anche non avere nessuna regolarità col sonno, anche per diversi anni. Immaginavo la mia vita con bimbi piccoli fatta di torte fatte in casa, pomeriggi davanti alla tv con copertina e tisana, domeniche tranquille col sugo a bollire per due ore e l’arrosto in forno arrotolato da me in persona, mentre i bambini dormono fino alle 12. Oppure immaginavo che avrei finalmente coltivato hobby e letto tanti libri, dato che sarei uscita di meno e la vita mondana sarebbe crollata a picco.

Macchè. Se la domenica riusciamo a uscire per una passeggiata senza aver prima messo sottosopra tutto ciò che non è fissato ai muri, è già tanto. Se riesco a comprare gli ingredienti per una torta e a usarli prima che scadano, mi sento realizzatissima. Con l’arrivo del secondo figlio, la quantità di alimenti preparati con cura e dedizione, o con preparazioni lunghe, è scesa vicinissima allo zero, e se penso che da giovane universitaria con una cucina 2×2 condivisa in 5 mi dicevo: quando avrò la mia cucina, piena di giusti attrezzi e in cui io possa muovermi, darò libero sfogo alla mia creatività …Devo dire che mi sento davvero una che non aveva capito niente. In effetti adesso regna la regola: qualsiasi cosa vuoi fare, l’importante è che non richieda più di 10/12 minuti. Quindi ricette veloci, libri letti a colpi di due o tre pagine alla volta, riviste lette dopo 3-4 mesi dalla loro entrata in casa..film…cosa? Un film??

3.Supponevo una conoscenza maggiore  da parte dei genitori, del mondo dei figli, della loro psicologia, delle loro esigenze

Nella mia fervida immaginazione di ragazza, pensavo che i genitori fossero molto preoccupati della crescita (anche emotiva) dei loro figli; e che, non so attraverso quale canale o quale ambito, ricevessero qualche indicazione o suggerimento per la loro educazione e per capire le loro esigenze. Invece, nada. Deserto. Voragini. Il nulla eterno. All’educazione dei figli, ci pensano la scuola, il catechismo, e l’improvvisazione. Chi ha figli più complicati da gestire…si attacca!! O inizia iter irritantissimi e costosi tra diagnosi varie, richieste di sostegni alla scuola, definizioni varie di disturbi più o meno eidenti e tanto altro ancora.

In questo sono rimasta molto delusa…siamo sicuri, di essere così tanto evoluti come crediamo?

4.Immaginavo una regolarità e una scansione dei tempi definibile a priori

Sempre a causa della mia immaginazione ingenua e martellante, mi aspettavo che la vita genitoriale fosse, diciamo, più scandita e regolare di quella da gente senza figli. I figli vanno a nanna presto, hanno i loro impegni, ci sono orari precisi da rispettare e quasi quasi ci si annoia… Il weekend si pianifica, il ristorante si prenota, la vacanza si decide con calma, tutto è più schedulato.

Anche qui, profonda sorpresa. I figli ti insegnano a vivere sulla cresta dell’onda, momento per momento, senza fare piani troppo ardimentosi e ottimisti. La regolarità diventa solo quella di andare a fare la fila dal pediatra: tutto il resto è improvvisazione, last minute, lo decido il nanosecondo prima di farlo, vediamo come sta, a volte tutto in pomeriggio va deciso in base a se e come è stato fatto un opportuno sonnellino. Quella volta che si addormenta e credi di avere solo 20 minuti di respiro, è la volta che dorme 5 ore filate e tu avresti potuto fare il cambio di stagione a 4 armadi , farti la tinta e preparare le lasagne per il freezer. Ma non lo hai fatto, perché sai che non puoi iniziare lavori del genere e poi lasciarli a metà.

Forse qui il problema è mio. Accetto consigli.

5.Mi aspettavo…una maggiore facilità nella gestione degli affari famigliari

Mi aspettavo una gestione della vita dei piccoli un poco più sostenibile. Attività, campi estivi, locali adatti ai bambini, reti di babysitter…Diventa tutto molto, molto complicato se la mamma deve lavorare e non ha una o più nonne a totale disposizione. E non è solo una questione di fatica o di spese: ci sono proprio dei vuoti, assenza di servizi, assenza di spazi pensati per i bambini, assenza di idee per genitori sommersi dagli impegni. Il bambino diventa qualcosa a cui trovare una sistemazione, e per questo molto spesso i bambini sono sovraesposti ad attività varie, palestre, lingue, musica ecc ecc: perché i genitori hanno bisogno di un sostegno, e non possono più permettersi di stare a casa coi bambini fino alla loro maggiore età. Che si fa se i genitori devono uscire di sera? Che si fa se un genitore è fuori e l’altro ha impegni impellenti?

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Che si fa d’estate? Dove vanno i bambini quando la scuola è chiusa?Boh! Avverto un po’ di senso di abbandono, della serie, hai voluto i figli, e adesso ti attacchi.

 

Queste sono state le mie perplessità di madre, finora, che hanno completamente spiazzato il mio ideale giovanile di vita coi figli. Ho parlato soprattutto di vita pratica, perché è proprio quella che immaginavi diversa. Il resto, sentimenti, emozioni e legami, non sono neanche immaginabili a priori, e , com’è giusto che sia, soltanto l’arrivo del figlio crea quel senso di meraviglia e di desiderio di giustizia nel mondo. Che quando non hai figli, puoi solo immaginare e pregustare; quando poi arrivano, diventano un’inspegabile forza  che ti fa sopportare tutto il resto!

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Questo post partecipa al progetto #Stormoms sul tema di Marzo: Grandi speranze e grandi aspettative

L’intricato senso della parola “naturale”

 

Una parola abusata, o meglio usata a casaccio e col significato che fa più comodo.Ma che significa naturale?

Significa istintivo, animalesco. Oppure significa logico, semplice, scorrevole. Oppure significa privo di artificialità.

Insomma significa ( o dovrebbe significare) una caratteristica nativa, che nasce spontaneamente e resta com’è, senza interventi invasivi, senza interferenze, ma anche reale, vero, e quindi, giusto.

Non si può, però, confondere i due termini, naturale e giusto.

Per tanti motivi. Perché la natura, seppur perfetta nei suoi cicli, pone all’uomo tanti limiti, che è giusto tenere a bada, con gli artifici umani.

La natura va osservata e capita per poterla gestire, per poterla in qualche modo controllare e per non esserne inghiottiti. Non tutto quello che è naturale, è bene assoluto, per quanto riguarda la vita sulla Terra. Ma allora, perché all’aggettivo naturale viene affibbiata questa idea di sano, giusto e pulito?

Gli istinti sono tutti giusti?

Gli alimenti che troviamo in natura sono tutti sani?

Io vedo una gran confusione su questo senso della parola naturale: troppo spesso viene appiccicata anche a consuetudini che di naturale, istintivo e nativo non hanno nulla.

Diventa naturale qualsiasi cosa, se ti abitui all’idea. Diventa naturale un maltrattamento, un sopruso, un tradimento. Anche una legge ingiusta o obsoleta, è ritenuta naturale.

E diventa naturale (col senso di ovvio) anche andare contro la legge, aggirarla o trovare delle scappatoie, per sopravvivere. Quindi, cos’è, e quando è giusta, questa naturalità?

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Il termine io lo uso spessissimo e sulla naturalità, ho anche basato un po’ l’idea del mio blog.

Per una vita genitoriale più naturale, per gestire l’educazione e le varie tappe dei miei figli in maniera più naturale. Per porsi delle questioni su quanto è giusto stravolgere per partito preso la nostra natura “animalesca”a vantaggio di pratiche, usi, costumi, stili educativi che spesso ci spersonalizzano e, più che esseri viventi, ci fanno diventare solo esseri ubbidienti e consumanti.

I campi di applicazione della parola naturale sono così vari, che farne un’analisi dettagliata diventa insostenibile. Politica, diritti, alimentazione, cure mediche, prodotti cosmetici, giocattoli…Tutto può essere definito naturale, ma in contrapposizione a cosa, esattamente?

Ogni volta che definiamo qualcosa “naturale”, stiamo veramente parlando di un qualcosa che è strettamente legato alla natura e non alla creazione, ingegno, sotterfugio, marketing spinto….dell’essere umano che crea artifici pericolosi per sè e per gli altri umani?

Una naturalità davvero sostenibile è quella che ci faccia progredire, vivere meglio, con una salute migliore e tutelata. Che ci renda facile intessere  rapporti interpersonali, che ci renda possibile risparmiare ma anche acquistare e produrre beni utili a noi, i nostri figli, i nostri genitori, i nostri posteri.

Ciò che  va sostenuto per la sua naturalità, sono le pratiche, i giochi, le iniziative, i progetti, che tengono conto di quello che siamo, che non ci allontanino troppo dalle persone, dai luoghi della natura, dai valori di libertà, libertà di scelta, libertà di vivere secondo i nostri gusti  senza invadere libertà altrui. Che tengano conto delle esigenze reali di adulti e bambini, e non solo delle esigenze di apparenza o di consumo, che pur essendo una parte importante della nostra vita, non possono essere le nostre uniche preoccupazioni.

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Quando sento stravolgere questo senso di sostenibilità, mi sento mancare, la Natura è qualcosa di prezioso con cui dovremmo convivere e con cui bisognerebbe cercare continuamente nuovi equilibri; anche perdendoci dietro tempo, risorse ed energie.

Dovremmo averne grandissima cura, e invece spesso ci si ritrova a nominarla e a renderla partecipe delle nostre vite, unicamente quando qualcuno vuole avere più ragione di un’altro, e appiccicando a caso la parola naturale, rende la sua idea o la sua convinzione, più appetibile e legittima, e falsamente etica.

Tutto ciò che nuoce alla natura stessa, e quindi anche ciò che nuoce all’uomo, non è naturale.

Naturale, è ciò che possiamo portare avanti senza fare danni a casaccio, e che ci renda  liberi. E che ci permetta di riuscire a godere di  questa libertà anche in un futuro molto lontano.

 

Breve guida a siti green

Il mio blog tratta diversi temi,  tenuti insieme dal filo contorto della vita genitoriale: risparmio, scelte ecologiche, attenzione alle relazioni coi figli;un filone abbastanza ampio definibile come “stile di vita naturale”, che detto in termini internazionali potrebbe definirsi Green lifestyle.

Con questo post di oggi vi indico alcuni dei siti che ho trovato più interessanti, finora, e da cui a volte prendo spunti. Sono in ordine casuale, alcuni li leggevo anche prima di aprire il mio blog e continuo a seguirli, altri li ho incontrati col mio percorso nel web. 

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Vivibilità e ordine per famiglie coi bimbi

Sulla scia del mio entusiasmo per la lettura del libro della Kondo, (articolo con recensione qui), ho approfondito anche la raccomandazione che mi ha colpito di più, che  è stata: immagina come vuoi i tuoi spazi. Cosa che in genere siamo abituati a fare al contrario: guardiamo degli spazi e cerchiamo di capire se ci vanno a genio.

In questo modo è garantito che si passeranno tante ore a cercare, senza sapere esattamente cosa stiamo cercando. Sicuramente avere spirito di osservazione aiuta a crearsi un’idea di ciò che si vuole, e soltanto avendo tante possibilità di fronte si capisce cosa possa fare al caso nostro. Ma  è anche vero che dobbiamo sapere cosa vogliamo.

Mi viene spontaneo citare un famoso adagio di Seneca:

nessun vento è favorevole

per il marinaio che non sa a quale porto voglia approdare

Nessuno mai ci manderà per posta un’immagine della nostra casa ideale…e no, non valgono cataloghi monomarca: quegli arredi ci piacciono, ci incuriosiscono, ci fanno accendere una lampadina. Ma cosa vogliamo (e cosa non vogliamo) noi in casa nostra possiamo trovarlo soltanto da soli.

Un po’ come per tutti gli altri aspetti della nostra esistenza: se non sappiamo cosa vogliamo, come potremo ottenerlo?

Mi sono messa quindi alla ricerca di quello che voglio: voglio una casa vivibile, comoda, pratica ma anche accogliente e rassicurante. L’essenzialità estrema sicuramente aiuta con l’ordine, ma a quale livello riusciamo ad arrivare, in questa scala dell’ essenzialità? Basta togliere di mezzo tutto? Accessori, soprammobili?

Comprare solo mobili totalmente chiusi per evitare l’effetto “roba in vista”?

E non si rischia di finire per avere un arredo asettico, stile camera sterile?

La mia angoscia nei confronti dell’ordine è sempre stata questa: troppo rigore mi trasmette un senso di vuoto e di noia.

 

Jugendstil Wohnung/ Endetage/ Harvestehude/ Hamburg / Living-Room : Sala da pranzo moderna di Studio Stern

Studio Stern/ Homify.it

 

Cercando di avere bene in mente cosa voglio e cosa si adatta al mio appartamento, quindi immedesimandomi in un marinaio che sa dove deve andare ad attraccare, mi sono messa alla ricerca di ciò che ci vuole per me. Continua la lettura di Vivibilità e ordine per famiglie coi bimbi