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Il freddo non fa ammalare i bambini…finalmente un poster virale!

Ripartono i primi freddi e ripartono i sintomi tipici delle infezioni alle vie aeree…
Quest’anno una simpatica sorpresa, vagando sul web ho visto che qualcuno ha creato un poster ad hoc e…incredibile, è diventato “virale”!

Il freddo non fa ammalare!

Virale, in questo caso, è proprio la parola azzeccata…dovrebbero saperlo tutti che i virus circolano meglio se ci sono tante persone nello stesso posto che se lo passano…proprio come avviene sui social.

Il freddo non fa ammalare, se si è coperti

Ovviamente dire che il freddo non faccia ammalare non significa che possiamo starcene spensierati, in maniche corte, anche quando ci sono temperature rigide.
Il concetto che fa fatica a passare è che, data una buona condizione generale di salute, non è il freddo a causarci i malanni di stagione, bensì è il passaggio di virus e germi in ambienti chiusi e aria secca.
Tutto il discorso nasce dal grande equivoco che se si sta chiusi in casa o altrove, col termosifone acceso e poco cambio d’aria…si sta al sicuro!
E invece no. L’ambiente ottimale non dev’essere caldo e chiuso, bensì fresco e arieggiato, e le persone devono imparare a coprirsi in modo adeguato e a strati, per potersi coprire e scoprire in caso di variazioni di temperatura.

Arieggiare le stanze e le aule: ma coi vestiti sempre asciutti

Purtroppo l’adulto, timoroso delle basse temperature, evita di arieggiare spesso gli ambienti di casa, magari relegando la faccenda al giorno delle grandi pulizie; addirittura può arrivare a chiedere agli insegnanti di evitare di arieggiare le aule durante le lunghissime ore di scuola.
Sapendo bene che caldo, starnuti, contatto stretto tra i banchi creano un ambiente ideale per la diffusione dei virus: e allora perché è così diffusa questa visione distorta?

Forse perché non si è abituati a gestire il sudore…Il sudore regola la temperatura corporea, e se l’ambiente è troppo caldo o se ci si muove per diversi minuti in effetti si suda, e, eposti a correnti fresche o fredde, si rischia di prendersi un raffreddore!
Ma ecco, l’ideale sarebbe cercare di insegnare ai bambini a gestire il sudore, e anziché “proibire di sudare” potremmo abituare i nostri bimbi a vestire particolarmente leggeri e a portarsi una maglietta di ricambio per cambiarsi dopo l’attività motoria, sia a scuola che in altri ambienti dove si pratica sport.

Per saperne di più, leggi qui un altro articolo a riguardo o visita il celebre articolo de ll Post!

nobodyshame – vestirsi nella giungla dopo la 46

 

La donna dalla 46 in su.

Non solo ha i chili in più da togliere/nascondere/mimetizzare/dissimulare, e non solo deve sentirsi per forza fuori volume massimo; una delle cose che deve affrontare quotidianamente è…

la mancanza di taglie nei negozi!

O meglio: la mancanza totale di scelta quando deve vestirsi. E voi mi direte: ma prova a dimagrire, piuttosto! E io vi rispondo: ma nel frattempo cosa mi metto?? Dovrò pur deambulare.

Vediamo meglio la questione: cos’è che manca?

Negozi con taglie oltre la 46 esistono e negli ultimi anni sono più forniti e hanno linee più decenti e graziose rispetto agli anni passati. Spesso, chi ha qualche chiletto in più o un fisico un po’ sproporzionato, trova qui e là consigli sul tipo e taglio di vestiti da indossare, per armonizzare la figura e sentirsi più a proprio agio. Il problema qual è?

 

 

curvy

 

 

Che già dalla 46, la varietà dell’offerta tende subito allo zero. Già la 46 è una taglia per cui trovi molto spesso solo colori scuri, poche fantasie, pochi capi, poca varietà. Figuriamoci 48 o 50.

Che dopotutto, non corrispondono a casi estremi di donne extra-obese che hanno un problema serio.

Magari una donna ha un bel seno prosperoso, o è molto alta, o una coscia particolarmente cicciotta. E arrivare alla 48 non è così fuori dal mondo. Non devi pesare 150 kg, insomma, c’è una bella fetta di mercato di gente in salute che comprerebbe la 46, la 48, la 50. Ma allora perché nei negozi non ci sono?

Credo per questioni statistiche. La donna italiana media è alta circa 165, ha in media una 2/3 di seno e ingrassa omogeneamente su tutte le parti del corpo. Le forniture di taglie ruotano intorno a questi dati. Più ci si allontana da queste taglie, meno si ha la certezza di vendere ( che poi le 46 finiscono sempre ovunque e immediatamente…).

Chiunque non rientri negli standard, deve girare, girare, girare, e sperare che l’unica maglietta che le sta bene non abbia una tigre glitterata o una scritta I’m sexy con la stampa di un paio di occhiali da sole.

Quindi i consigli su come camuffare, su che tipo di abito o scollatura scegliere, su come abbinare i pezzi…valgono solo per le donne magre o mini, che possono trovare qualsiasi capo desiderano.

Le altre, con la commessa sfiancata di fatica nel trovare tra magazzini  vari, una taglia giusta e calzabile, devono accontentarsi dei pinocchietti beige o della camicia color rame.

Poi non chiedetevi perché non sono mai vestite carine. I vestiti carini da comprare noi non li troviamo. Soprattutto non ovunque nè a poco prezzo.

E non parliamo dei costumi da bagno o dell’intimo.

Se però decidi di spendere tutti i tuoi averi, quindi di non mangiare più (così magari dimagrisci anche), qualche capo si trova, o comunque investendo tempo e (molto)denaro si sa, tutto si risolve.

Ma non è giusto. Non siamo una popolazione mini, c’è anche tanta gente maxi. Quindi dateci queste 46 e 48 così rare e sfuggenti, questa xl così complicata da vendere, insomma fatelo un bikini che non sia un filino colorato con tre pezzoline di 3 cm per coprire le vergogne.

Cioè, produceteli questi abiti, così magari non ci  saranno più solo magrettine fashion a farsi i selfie e a vestirsi carine, e ci sarà anche meno ossessione del dover dimagrire.

 

Il periodo della mia vita in cui ho vissuto meglio è stato un breve lasso di tempo in cui sono stata in Germania, dove io risultavo una taglia media, potevo provare abiti di una o due taglie in più (mai successo in vita mia…con abiti veri, non con abiti tagliati senza grazia e colorati malissimo), addirittura anche con i giacconi invernali! I collant salivano fino alla vita senza essere strappati e le scarpe da donna c’erano in abbondanza fino al 43. Insomma, tutto è relativo, hai voglia noi a cercare di diventare diverse. Se una donna è giunonica, le consiglio shopping tedesco.

Inutile cercare di girarci intorno, se i vestiti non ti vanno, e se la 48 non c’è mai, c’è anche un problema nella produzione e distribuzione di vestiti – non è colpa solo del panino con la salsiccia.

 

Purtroppo noto questo dramma anche per i vestiti dei bambini, dove si inizia già dalla nascita, con le taglie striminzite e tendenti sempre al meno, mai al di più. Quand’è che ci sarà una svolta, se ci sarà?

Spero presto…

 

 

L’allattamento e il suo significato profondo: sono solo opinioni?

Col mio primo figlio, l’immagine mentale che avevo dell’allattamento era questa: la donna partorisce, produce latte, il bimbo beve, poi dopo un po’ si aggiunge il latte in polvere perché quello materno non basta, poi si passa piano piano ai primi cibi diversi, pappine, brodini, e poi in una data non precisa si passa al cibo spezzettato dei grandi. Non avendo parenti coi bimbi piccoli, e non frequentando nessuna persona con bimbi piccoli o che lavora in ambienti  dedicati all’infanzia, non potevo avere altre fonti, se non quella della pubblicità. Continua la lettura di L’allattamento e il suo significato profondo: sono solo opinioni?

A me è andata così, quindi è così.

Negli anni dei social si è diffusa la mania di commentare sempre e comunque ciò che si legge sul web.

Tutti commentano tutto: a qualcuno questo dà fastidio, e non sopporta (molto anti-democraticamente) che ognuno possa dire la propria. A me invece fa piacere, per diversi motivi: tra tutti, il principale è che viene meglio fuori il profilo reale della persona.

Nel senso, che avendo davanti uno schermo, anziché una persona o un gruppo di persone,  è più facile sostenere la propria idea, argomentarla ben benino e dedicarsi all’argomento quando se ne abbiano tempo e  voglia. Questo per me è uno dei benefici maggiori del web. Oltre a quello supremo, di poter trovare argomenti di discussione che ci interessano.

Perché prima, se non amavi calcio, Gp e Formula 1, oppure gossip di vario livello, non è che avevi molto spazio e molti spunti per metterti a parlare di qualcosa, con qualcuno, così per puro cazzeggio, ovunque tu fossi. Dovevi per forza leggere un libro o una rivista, e non sempre uno ha voglia di leggere un libro. Magari hai solo voglia di parlare. E non del meteo. Ecco, col web e coi commenti puoi parlare degli argomenti che ti piacciono con altre persone a cui quegli argomenti piacciono e così via.

Qual è invece la cosa più aberrante che ho trovato su questa nuova pratica, il discussionismo?

Che le persone non hanno ben capito cosa significa che qualcosa provochi qualcos’altro. Il famoso causa-effetto. Eppure non è difficile. Una cosa ne causa un’altra, ma non sempre la stessa causa ha lo stesso effetto.

Per dirla in termini calcistici, se uno tira un rigore, e fa goal, una interpretazione sbagliata è: -siccome io ho tirato un rigore e ho fatto goal, vuol dire che tirare un rigore equivale a fare goal.

E voi direte: infatti, devi vedere se lo fai, il portiere potrebbe parare, la palla andare fuori o sul palo etc etc (quali sono poi altri casi?…illuminatemi).

 

E invece il discussionista vi dirà: ma se ti sto dicendo che io ho tirato il rigore e ho fatto goal, perché metti in discussione quello che dico? Ti assicuro che è così, ho fatto davvero un bel goal e ho preso anche applausi e ola.

E voi inizierete una discussione lunghissima dove interverranno persone di una fazione, persone dell’altra, persone che vi diranno che la ragione sta nel mezzo e altre figure ricorrenti, come quello che sicuramente vi dirà che l’Italia ha altri problemi quindi inutile stare a parlare di rigori.

ciclone

Vi è capitato vero?

Perché, mi chiedo, si fa fatica a capire che la propria esperienza non è una legge indiscutibile, ma è appunto solo una personale esperienza? Solo uno dei vari esiti possibili di una serie di cause? Continua la lettura di A me è andata così, quindi è così.

Madri, figli, merletti e rock’n’roll

Non so perché, sulle riviste e in tv, quando viene inserita un’immagine di una mamma, c’è sempre una figura di donna molto molto precisa: la mamma standard.

cuori

Certo, per far sentire rappresentate un po’ tutte, il pubblicitario sceglie una mamma nè troppo appariscente, nè troppo sciatta, nè troppo truccata, nè troppo alla moda…insomma alla fine sceglie una mamma troppo niente. Continua la lettura di Madri, figli, merletti e rock’n’roll

Il post-parto, il baby-blues, ma anche un sano sticazzi

Quando si parla di depressione post-parto, babyblues, crolli ormonali e altri malesseri dell’anima -più o meno riconoscibili- che si riscontrano con una certa frequenza nella vita delle neo-mamme, l’atmosfera si fa subito seria, e grave.

Viene in mente un quadretto costituito da un misto di noia, solitudine, pensieri troppo profondi, ma scavati in una profondità sbagliata e inquietante. Un orologio che scorre troppo lento, o troppo veloce, una cena preparata con troppa ansia o con troppa poca voglia. Una casa di neogenitori supersilenziosa o troppo ordinata, o troppo disordinata e rumorosa. Viene in mente un bambino urlante e qualcuno che dice: vedrai passerà, quando crescono i figli, poi sì che sarà peggio. Viene in mente un desiderio di stoppare tutto e andarsene, che in realtà non si vuole mettere in atto, ma che appare al momento l’unica strada possibile, visto che non si intravede nessuna altra opzione. O meglio, nessuna sopportabile.

Insomma quando si parla esplicitamente di depressione si fa presto a collegare situazioni pesanti e stati d’animo altrettanto gravi, e non si pensa mai a quanto, invece, la depressione sia diffusa in contesti, ambienti, case e neomamme che invece appaiono, a chi sta loro accanto, completamente e indiscutibilmente NORMALI. Continua la lettura di Il post-parto, il baby-blues, ma anche un sano sticazzi

Esperimenti sociali, complotti e ingenuità

arcobaleno

 

Non so se anche voi fate parte del popolo che qualche tempo fa si è arcobalenizzato!

Cioè se avete reso la vostra foto dei profili social a strisce colorate, cliccando su un tasto che attiva una specifica app, lanciata in occasione del sì alle unioni civili in tutti gli Stati Uniti.

La bandiera a strisce colorate, associata alla pace a ai diritti umani, si è vista dilagare in trasparenza su tantissimi profili, Continua la lettura di Esperimenti sociali, complotti e ingenuità

Il rispetto si guadagna con l’età?

Ogni volta che ho approfondito il tema dell’educare e del convivere felicemente coi bambini, e ogni volta che ho visto funzionare qualche tecnica suggerita per stabilire una buona comunicazione coi bimbi, c’è stata un grande attenzione al rispetto.

bambino-rispetto

Ognuno di noi ha la sua personale concezione del rispetto, ma, in generale, sappiamo tutti cos’è: non sopraffare, non denigrare, non deridere, non lasciarsi andare a considerazioni affrettate…Insomma avere rispetto di qualcuno significa tenere in considerazione la sua sensibilità, i suoi gusti, le sue esigenze e tante altre cose ancora. Ma, sostanzialmente, l’essenza vera del rispetto è il non imporre se stessi all’altro. Non appena imponiamo una nostra idea, una nostra esigenza o una nostra priorità a quelle di un’altra persona, arrecandole un danno o un fastidio, stiamo mancando di rispetto.

 

Perché è così facile credere che i bambini non meritino il rispetto? O che il rispetto verso di loro, si debba manifestare in modalità diverse da quelle usate tra adulti? Continua la lettura di Il rispetto si guadagna con l’età?

Mamme cedevoli e morbide

Stavolta non mi riferisco allo stile educativo…Mi riferisco alle curve e alla tonicità della pelle, insomma al fisico!

Tempo fa ho letto la notizia di una mamma, una certa Rachel Hollis, che ha pubblicato sui social  la sua foto in bikini mostrando senza pudore la sua trippetta rimasta dopo 3 gravidanze. Dice che ha messo la foto sul web per tranquillizzare le altre mamme e per avere finalmente una foto realistica, di una plurimamma con le sue plurismagliature, che è comunque in pace con la sua immagine.

Fin qui tutto bello. Bella idea. Sosteniamo un po’ queste povere mamme tarchiatelle che non riescono a rimettersi in sesto dopo il parto e che si sentono un po’ a disagio con le loro nuove curve.

BOTERO

 

Ma…cos’è che mi ha colpita? Da brava donna (e non solo mamma) in sovrappeso, ho studiato a fondo l’immagine, mm per mm, Continua la lettura di Mamme cedevoli e morbide

Pensare fuori dal coro: è una moda?

coro-lego

Mi capita spesso di notare che ci sono molti modi di fare e di pensare che a un certo punto della storia dell’umanità, vengono detti “di moda”.

Diventa di moda essere vegetariano,  essere cattolico ma non praticante, amare gli States, amare l’Africa, amare la vacanza in un villaggio all-inclusive, amare gli animali, convivere invece di sposarsi, fare figli fuori dal matrimonio, fare figli a 41 anni, fare figli a 19 anni, seguire la paleodieta, farsi il tatuaggio ecc ecc… potrei andare avanti per molto.

Quando qualcuno manifesta un suo interesse o compie una certa azione, si sente una vocina stridula…ah sì, adesso va di moda. Ma è davvero così? A me pare di no… Continua la lettura di Pensare fuori dal coro: è una moda?