A me è andata così, quindi è così.

Negli anni dei social si è diffusa la mania di commentare sempre e comunque ciò che si legge sul web.

Tutti commentano tutto: a qualcuno questo dà fastidio, e non sopporta (molto anti-democraticamente) che ognuno possa dire la propria. A me invece fa piacere, per diversi motivi: tra tutti, il principale è che viene meglio fuori il profilo reale della persona.

Nel senso, che avendo davanti uno schermo, anziché una persona o un gruppo di persone,  è più facile sostenere la propria idea, argomentarla ben benino e dedicarsi all’argomento quando se ne abbiano tempo e  voglia. Questo per me è uno dei benefici maggiori del web. Oltre a quello supremo, di poter trovare argomenti di discussione che ci interessano.

Perché prima, se non amavi calcio, Gp e Formula 1, oppure gossip di vario livello, non è che avevi molto spazio e molti spunti per metterti a parlare di qualcosa, con qualcuno, così per puro cazzeggio, ovunque tu fossi. Dovevi per forza leggere un libro o una rivista, e non sempre uno ha voglia di leggere un libro. Magari hai solo voglia di parlare. E non del meteo. Ecco, col web e coi commenti puoi parlare degli argomenti che ti piacciono con altre persone a cui quegli argomenti piacciono e così via.

Qual è invece la cosa più aberrante che ho trovato su questa nuova pratica, il discussionismo?

Che le persone non hanno ben capito cosa significa che qualcosa provochi qualcos’altro. Il famoso causa-effetto. Eppure non è difficile. Una cosa ne causa un’altra, ma non sempre la stessa causa ha lo stesso effetto.

Per dirla in termini calcistici, se uno tira un rigore, e fa goal, una interpretazione sbagliata è: -siccome io ho tirato un rigore e ho fatto goal, vuol dire che tirare un rigore equivale a fare goal.

E voi direte: infatti, devi vedere se lo fai, il portiere potrebbe parare, la palla andare fuori o sul palo etc etc (quali sono poi altri casi?…illuminatemi).

 

E invece il discussionista vi dirà: ma se ti sto dicendo che io ho tirato il rigore e ho fatto goal, perché metti in discussione quello che dico? Ti assicuro che è così, ho fatto davvero un bel goal e ho preso anche applausi e ola.

E voi inizierete una discussione lunghissima dove interverranno persone di una fazione, persone dell’altra, persone che vi diranno che la ragione sta nel mezzo e altre figure ricorrenti, come quello che sicuramente vi dirà che l’Italia ha altri problemi quindi inutile stare a parlare di rigori.

ciclone

Vi è capitato vero?

Perché, mi chiedo, si fa fatica a capire che la propria esperienza non è una legge indiscutibile, ma è appunto solo una personale esperienza? Solo uno dei vari esiti possibili di una serie di cause?

Non lo so. Ma è dura. E questa cosa accade ovunque, su qualsiasi argomento. C’è sempre qualcuno pronto ad assicurarti che a lui è andata così, quindi è così. Se a te non va allo stesso modo, sei un bugiardo. O un fanatico.

Insomma, non la stai raccontando giusta. Come una volta, quando ero incinta, una signora vedendo il mio pancione a punta, mi chiese, è un maschio vero? -No, è femmina. -Ma impossibile, è proprio la pancia da maschio. -Eppure è femmina, m’hanno detto. E lei mi fece: -mah! Come per dire: questa è scema, se la pancia a punta contiene un maschio, perché lei deve pensare che sia femmina?

Probabilmente lei aveva avuto un pancione a punta e aveva avuto un figlio maschio. Quindi per lei era quella la regola. Gli altri si dovevano adattare. Ora, questo è un esempio scemo, come quello del rigore, ma quante cose si sentono di questo genere, tutti i giorni? Io ne leggo tantissime, su argomenti di maternità, puericultura, educazione, alimentazione, sanità, psicologia…In pratica su tutti gli argomenti che tratto nel blog.

Poi, che io abbia deciso di non perderci neanche del tempo, dietro a chi si espone così, è un altro discorso. Ma il problema resta.

La persona che si sente una regola dell’universo di solito è poco abituata al confronto, alla discussione e all’approfondimento delle cose, nella vita reale.

A quanto pare, ha iniziato a confrontarsi col mondo esterno solo tramite il web, e non perché gli interessi l’argomento, ma perché si è ritrovato nella discussione per caso e dice la sua. Non la sa dire. Non riesce a esprimere bene i concetti quindi spesso è anche frainteso, oltre che per il motivo già detto (quello di credere che la sua esperienza vale e varrà per sempre, per tutti) anche perché non essendo abituato a considerare anche le esperienze altrui, non si accorge dei messaggi sbagliati che invia (e che altre persone poco attente o senza esperienza in quell’ambito, potrebbero prendere come verità).

Attenzione quindi a raccontare e a raccontarvi, se voi non avete mai usato un farmaco e state bene, non dite che è un farmaco inutile, se non avete voluto allattare e i vostri figli sono sanissimi e bellissimi, non date delle esaurite a chi lo fa e sostiene la pratica, se date ai vostri figli da mangiare quando hanno due o tre mesi, non dite che stanno bene e sono cresciuti bene, quindi si fa così…e come questi tanti altri esempi…non è che se voi avete preso le sberle da piccoli e siete cresciuti bene, questo significa che chi non prende sberle crescerà male.

Insomma il web e i suoi modi sono democratici, democraticissimi, però bisogna imparare anche a starci al mondo, quindi sia nella realtà che nel virtuale, ricordatevi che il vostro caso specifico è solo un caso, e che quando vi esprimete o commentate, state esponendo ai lettori il vostro caso singolo, il vostro tiro in porta, e il vostro personale esito. Lo stesso vale se leggete delle informazioni. Che le leggiate su in sito di bufale, su siti istituzionali, di persone serie, di cui vi fidate ecc ecc…Sono solo parole, non sono verità. Ammesso che siano veri, sono solo casi.

Non un effetto assicurato.

tiro

 

Aprirsi all’altro e pensare che a noi o a loro, poteva anche andare diversamente, è il primo passo per un godimento ottimale delle discussioni con gli altri essere umani; in tal modo il tempo passato a discutere diventa puro arricchimento, e non più solo una sterile esposizione dei fatti propri.

 

 

 

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6 thoughts on “A me è andata così, quindi è così.

  1. Il web è carico di informazioni, opinioni, cronache. Ognuna di queste va presa per quello che è, di ognuna è bene prendere solo il meglio. Quando non c’è proprio nulla di buono, conviene cambiare pagina

  2. Io penso anche che, se la propria esperienza non può diventare regola, altrettanto non può invalidare una serie di osservazioni sistematiche che diventano statistiche e si chiamano fatti scientifici.
    Cioè se la scienza dice che mangiare una mela al giorno leva il medico di torno, vuol dire che in una percentuale statisticamente alta di casi, mangiare mele fa bene (ovviamente ci sono sempre i distinguo, e la scienza non va presa come oro colato). Se poi io sono allergica, o non mi piace la mela o ho dei valori che mi impediscono di mangiare mele, non vuol dire che il fatto statistico/scientifico in sé non abbia una sua verità.

    Quello che dici mi fa fare però un bell’esame di coscienza, perché al di là di tutto, ogni opinione va rispettata, perché la persona va rispettata. Grazie della riflessione.

    1. Ma sai che stavo aggiungendo un pezzo in cui dicevo che, invece, studi documentati, pubblicati e consultabili, hanno tutt’altro peso nelle discussioni? Ma mi sembrava di andare fuori tema… Diciamo che c’è un seguito, al discorso. Cioè mi hai scritto un commento che mi sarei scritta anch’io, in pratica. Batti 5. 🙂

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